I libri gialli di Corcos


corcos ingrandimento libri

Particolare da “Sogni”

Il giallo in questione non si riferisce al genere, ma al colore.

E’ impossibile non notare, nei quadri di Vittorio Matteo Corcos (Livorno, 4 ottobre 1859 – Firenze, 8 novembre 1933), le pile di libri gialli: macchie di colore vivace dipinte sulla tela.

Corcos - In lettura sul mare - 1910

Lettura sul mare

Corcos - Pomeriggio in terrazza

Pomeriggio in terrazza

Corcos - Sogni -1896

Sogni

La mia curiosità, che segue quella di molti altri, è la seguente: sono libri reali? Se sì, di quale editore?

La rete già ci aiuta, individuando due soluzioni che hanno diversa fortuna: Flammarion o Treves.

Recenti studi propendono per l’editore francese, tuttavia, obietto io, uno dei ritratti più famosi di Corcos è proprio quello dell’amico Emilio Treves.

Approfondiamo, allora, l’argomento dell’articolo con alcuni esempi.

I libri gialli di Treves

Treves Spagna De Amicis

Treves Novelle

Treves Eros Verga

Giallo Treves

I libri gialli di Flammarion

Libro giallo Flammarion

Flammarion

Flammarion costa

Flammarion 2Conclusione

A mio modo di vedere, c’è un vincitore (Treves) perché:

  • In “Sogni” sulla copertina s’intravvedono i quattro angoli di una cornice (vincitore Treves. Flammarion, dai volumi che ho rintracciato, non la usa).
  • In “Pomeriggio in terrazza”, la copertina ha la cornice (vincitore Treves).
  • In “Lettura sul mare” si scorgono le sole coste, ma la ripartizione dello spazio è simile in entrambi i Tipi…

Consoliamoci: al di là del vincitore, che poco cambia sull’assoluta qualità dell’arte di Corcos, quei giovani leggevano e, quindi, saranno stati, si spera, giovani migliori.

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Panzini, la lanterna e la ricerca dell’uomo


panzini

Diogene una volta uscì con una lanterna di giorno, e, alla domanda su che cosa stesse facendo, rispose: “Cerco l’uomo!”.

Alfredo Panzini, con la sua lanterna, percorre,  in bicicletta, la strada che da Milano giunge a Bellaria sull’adriatico. Giuntovi ne esplora il mondo circostante alla ricerca dell’umanità che lì vi abita. Pescatori, ragazzi, preti, ferrovieri, donne umili e altolocate, bizzarri commercianti… sono i protagonisti delle sue storie che, avvolte da una natura quasi selvaggia e capricciosa, si presentano come brevi racconti legati però in un anomalo romanzo.

Sono la Terra e l’Acqua a plasmare il carattere di questi personaggi che, lontani dalle città, vivono ancora secondo la tradizione, ignorando i modelli convenzionali prodotti dalla crescente urbanizzazione o, comunque, rielaborandoli con una certa rusticità. Come le dune di sabbia che sorprendono, con il loro moto, il viandante lungo la strada per Comacchio e Pomposa, così gli uomini e le donne di questa regione sanguigna sorprendono, per il loro temperamento, lo scrittore.

Lettura assai gradevole, ma non per tutti. L’essere l’autore un lessicografo si percepisce nettamente e la citazione classica e il linguaggio alto, mai banale, mi fanno consigliare quest’opera ad un pubblico colto, che ne saprebbe apprezzare le sfumature.

  • Autore: ALFREDO PANZINI
  • Titolo: LA LANTERNA DI DIOGENE
  • Editore: TREVES
  • Anno: 1918
  • Pagine: 276

Nel dì di festa a Firenze (1876)


Brueghel - La kermesse di san Giorgio

Brueghel – La kermesse di san Giorgio

La descrizione che vi propongo qui di seguito è di Cesare Donati ed è tratta da Flora Marzia, romanzo pubblicato nel 1876. Mi pare di immaginare un dipinto fiammingo…

Nei dì di festa, il popolo minuto di dentro e il contado a qualche mezzo miglio all’intorno, si davano la posta sul terreno comune del sobborgo, dove gentili forosette, in capelli o colla pamela, e giovanotti in giacchetta e paiolino, parlavano d’amore e di centro altre belle cose, un po’ colla bocca, un po’ cogli occhi, e un poco ancora colle gomitate; e se la passeggiavano in su e giù, per diritto e per traverso. Se volete compire il quadro, mettete nel piazzale, presso alla porta, o dove vi piace meglio, uno di quei giocolieri che non ardiscono varcare le mura, e un circolo compatto che gli faccia corona, coi colli allungati e la bocca aperta; mettete nelle osterie qualche dozzina di esseri che si propongono l’incremento dell’enologia per mezzo della consumazione, e ne’ pallottolai partite grossissime di giuocatori; mettete dappertutto fra gli amori, i beoni, i giocolieri, per ogni dove insomma, un esercito di monelli che giuocano alle piastrelle, alla palla, con la trottola, e corrono e rincorrono, e urlano, e bestemmiano (i nostri figlioli comincian di buon’ora), e s’accapigliano, e s’atterrano, e piangono, e ridono, e danno la berta a chi passa e levano un polverone da accecare; e avrete il sobborgo fiorentino qual era vent’anni fa in ognuna delle feste dell’anno, che sono da noi più fitte dei giorni di magro. (Capitolo XII)

Errori e sviste…


Errore

Scrivo di “Flora Marzia: storia di mezzo secolo fa”, romanzo di Cesare Donati, 1876. A pagina 12, ovvero a vicenda appena cominciata, leggiamo:

“Come soleva avvenire da trent’anni che facevano vita insieme, il marito dovette anco questa volta cedere al volere della moglie”.

Per precisare, aggiungo che il marito è Bernardo e la moglie Teresa, i genitori adottivi della protagonista. La frase è collocata nel momento dell’ingresso in scena di Flora Marzia infante.

A pagina 99, l’eroina della nostra storia è ormai sedicenne. Si legge:

“Il primo aveva perduto in Teresa la compagna per ben trent’anni fedele.”

Il primo è da intendersi qui Bernardo. I conti, allora, non tornano: gli anni avrebbero dovuto essere 46 ossia la somma di 30 della prima citazione e 16 gli anni di Flora Marzia…

L’autore

DONATI, Cesare. – Nato a Lugo di Romagna (Ravenna) il 10 sett. 1826 da Giuseppe e Rosa Sinigallia, ebbe impediti gli studi da vicende familiari. Non perse però la voglia dell’apprendere. Lettore onnivoro, andò formandosì presto una ricca riserva di nozioni e stirnoli che poi furono essenziali alla sua attività di pubblicista e narratore. Gli eventi del 1848 lo colsero a Finale Emilia, dove si trovava con la famiglia; dopo glì sfortunati avvenimentì della guerra d’indipendenza il D. ed i suoi ripararono in Toscana. Grazie all’aiuto di alcuni amici poté seguire gli studi giuridici presso l’università di Pisa, poi la morte del padre lo costrinse a concorrere al mantenimento della famiglia. Continua