Il primo capitolo del REGALO NATALIZIO del QUADERNO DI UN BIBLIOTECARIO


Copertina Avanti e Indietro ebook

Un assaggio del regalo natalizio del “Quaderno di un bibliotecario“.

Il primo capitolo di “Avanti e indietro”, romanzo di Gabriele Prinelli, già scaricabile integralmente da queste pagine (trovate i collegamenti ai file .pdf, .epub e .mobi in fondo all’articolo).

Buona lettura!

I

A.D. 1649

«Sono Antonio di San Michele
e tutto va a gonfie vele».

«Qui Aimone
ogni cosa procede secondo l’intenzione».

«Parla Ivo
non c’è in giro nessuno che sia vivo».

«Risponde Bonaventura:
non si muove creatura».

Alla filastrocca, che giungeva dalla parte destra della strada, rispose la poesia proveniente dal lato sinistro.

«Da Santa Maria dice Dionigi:
in paese sono tutti bigi».

«Conferma Eriberto:
qui sembra un deserto».

«Melchiorre
nulla vede dalla torre».

«Infin è Ezio:
dalla mia parte un gran silenzio».

Ultimo fu un tale che urlò da una via laterale:
«Sono Toni
e ci avete rotto i coglioni».

Un flebile applauso si levò dalle case circostanti.

«E che colpa ne abbiamo?
Con questa maledetta nebbia nulla vediamo
e il confine sorvegliare dobbiamo» rispose, alla voce misteriosa, un piccato Antonio.
«Non fosse così fitta, faremmo segnali con le lanterne. Così, però, non so nemmeno da che parte sto guardando» urlò Eriberto, irritato dall’anonima canzonatura.
«Siamo a posto, allora! Figuratevi com’è ben difesa la frontiera… Smettetela di prendere umido e di rompere le orecchie a noi poveracci che cerchiamo di dormire. Tornatevene a casa!».
Il termine della breve arringa fu sottolineato dal tonfo di una porta sbattuta con forza.

Ai guardiani della notte prudevano le mani. Magari avessero potuto avere tra le grinfie quel sovversivo che, celato dalla bruma, da giorni e giorni completava a quel modo i loro richiami: lo avrebbero certamente castigato a dovere.
Il furbacchione, nascosto dietro una voce falsata e un nome fittizio, profittava della scarsa visibilità per compiere le sue scorrerie vocali, mentre loro, a stento, sapevano dove si trovavano in quel momento.
Solo Melchiorre, in cima al torrione, aveva la consapevolezza di dove fosse esattamente, ma non era decisamente il più sveglio della compagnia. L’avevano posto, infatti, di guardia lassù proprio perché, già più di una volta, si era smarrito durante la ronda, varcando inavvertitamente il confine e rimanendo prigioniero della parte nemica per intere settimane.
Al suo signore, riportarlo in servizio, erano costati non poca fatica e molti denari.

***

Dopo un autunno fin troppo mite, erano arrivati giorni di pioggia torrenziale. Il diluvio aveva abbassato la temperatura, impaludato per bene le campagne attorno a Lomello e ingrossata l’Agogna che aveva allagato prati e boschi prossimi alle sue rive. Per fortuna il borgo sorgeva su un’altura, altrimenti gli abitanti si sarebbero ritrovati con i piedi ammollati.

Quando finalmente le nubi si alzarono, a scendere, al posto dell’acqua, fu una spessa coltre di nebbia che cancellò dalla vista ogni cosa. Dal fossato del castello non si scorgeva nulla della chiesa di San Rocco posta lì innanzi; dal lato della piazza appartenente a Santa Maria non si vedeva la fila di case site pochi passi più in là nel territorio di San Michele; da queste ultime non si distinguevano le imponenti mura del maniero di fronte. Succedeva pure che, dal basso, non si avvistasse la cima della torre e, da questa, non si riconoscesse nessuno, se non a malapena delle sbiadite e anonime ombre.

Gli alberi, carichi d’umido, gocciolavano come se stesse piovendo. Il viandante per strada aveva i capelli e i vestiti fradici, come se fosse stato sorpreso da uno scroscio improvviso. Sulle vie, si affondava nella melma con tutta la caviglia e si scivolava alquanto. Più di una volta, oltretutto, si era rischiato l’incidente quando qualche intrepido, per non dire spericolato e disgraziato cavaliere, lanciato con la sua cavalcatura a velocità sostenuta, aveva scartato, per un pelo, il malcapitato di turno, non visto lungo i sentieri che si dipartivano dal villaggio.

Continuando così, si diceva in borgo, si sarebbero dimenticati i visi delle persone amiche ed era diventato uso riconoscersi solo dalle relative fattezze.
Era normale intravedersi solamente a pochi passi di distanza e chiedersi: «Tu, chi sei?»; e, dall’altra parte, sentirsi rispondere: «Chi sei tu, piuttosto?». Ognuno timoroso di avere di fronte un abitante della parte avversa, con il terrore di aver attraversato, involontariamente, il confine.
Quando ciò accadeva, addio giornata. L’interrogatorio proseguiva per ore e ore alla ricerca di presunte spie: ciò si ripeteva anche quando il fermato era già stato ospite, più volte, della cella destinata agli invasori ed era assai noto agli inquisitori. Solamente al vespro si veniva riaccompagnati al limite della propria porzione di paese e rispediti, malamente, ai propri affetti.

Suoni e rumori giungevano alle orecchie ovattati, leggeri, sussurrati come accade durante le fitte nevicate. Le voci non parevano più quelle consuete e le campane delle chiese, che di solito spaccavano i timpani e non soltanto quelli, stentavano a diffondere il loro richiamo fino alla campagna circostante.
Così capitava, a chi lavorava fuori dal borgo, privo della meridiana e impedito ad ascoltare l’Ave Maria, di trovarsi a passare dalla grigia aria del giorno a quella tetra del tardo crepuscolo senza averne avuto sentore.

Orientarsi con il buio e con la nebbia non era cosa semplice.
Ci si affidava allora alle proprie bestie che la via di casa, o meglio della mangiatoia, la ritrovavano sempre. Si saltava sull’asino o sul biroccio e si lasciavano le redini. Sempre sperando che l’animale, se comprato di seconda mano, non ritornasse dal vecchio padrone.
Tutto ciò avveniva di giorno. Figuriamoci la notte.

***

Le filastrocche proseguirono fino a quando l’orizzonte non cominciò a tingersi di uno stanco colore lattiginoso.
Fu allora che due drappelli di tre uomini – uno per fazione – marciando compatti fino all’estremo della piazza appartenente alla propria contrada, presero posto e a turno annunciarono a gran voce:
«È giunta l’alba:
è l’ora del cambio della guardia».

«Il sole si avvicina,
tocca a noi della mattina».

Come risposta, da entrambe le parti, si ebbero dei sonori starnuti dai raffreddati guardiani.

«Ammazza che fantasia,
non si può cambiare poesia?
Non è che, col chiarore,
possiam mutare rimatore?»
e si udì ancora il tonfo della porta sbattuta.

Sghignazzi, per niente sommessi, si levarono dalle abitazioni lì attorno

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Scaricatelo GRATUITAMENTE cliccando sui seguenti collegamenti (i files sono ospitati sulla piattaforma Dropbox):

Pubblicato per la prima volta nel 2011 da Loquendo Editrice, “Avanti e indietro” è oggi riproposto in una nuova versione rivista dall’autore.

TRAMA

Cuniberto Piovera, sagrestano di Santa Maria, estirpando una pianta di fico, trova un cunicolo e, dentro a esso, il leggendario tesoro di Teodolinda: gioielli e oro per cambiare vita e abbandonare, finalmente, quel noioso del suo prete.

Arduino Cardana, suo acerrimo avversario nonché collega di San Michele, certo di essere inseguito dal Diavolo, precipita in una buca. Convinto di essere caduto all’Inferno, scopre, bensì, il Paradiso: una fortuna e l’opportunità di lasciarsi alle spalle una vita monotona.

Innamorati alla finestra scorgono ombre misteriose aggirarsi in giardino attorno a uno scavo abilmente celato. Nel nascondiglio trovano beni preziosi per riscattare il loro amore osteggiato.

In una Lomello del 1649, avvolta nella nebbia, ricoperta dalla neve e contesa tra i fratelli Crivelli, un organo positivo, equamente diviso tra le due fazioni per volontà del Vescovo, fa avanti e indietro tra le chiese rivali. Ciò che una volta era considerato un’onta, sta per trasformarsi nell’occasione della vita. E, quando tutto sembra pronto a realizzarsi…

Genere: Commedia

L’AUTORE

Gabriele Prinelli nasce a Milano nel 1972 ed è, oggi, un bibliotecario. Trascorre molte ore della giornata in compagnia dei libri, e ha una predilezione particolare per la letteratura italiana di fine Ottocento e di inizio Novecento.
Ha anche una vita virtuale: gestisce il blog “Quaderno di un bibliotecario” e ha fondato uno dei più importanti forum d’Italia dedicato ai libri.
Bibliografia: La mano dell’organista, 2009 – Avanti e indietro, 2011 – Il generale alla fermata del tram, 2013 – Il cane del santo, 2013 – L’oro di san Giorgio, 2014.

Per scrivere all’autore: gprinelli@gmail.com

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Il regalo del QUADERNO DI UN BIBLIOTECARIO: “Avanti e indietro” romanzo e-book gratuito di Gabriele Prinelli


Copertina Avanti e Indietro ebook

In attesa della pubblicazione del suo settimo romanzo (febbraio 2016), il Quaderno di un bibliotecario, in occasione del Natale 2015, regala ai suoi lettori AVANTI E INDIETRO, romanzo e-book, di Gabriele Prinelli.

Scaricatelo GRATUITAMENTE cliccando sui seguenti collegamenti (i files sono ospitati sulla piattaforma Dropbox):

Pubblicato per la prima volta nel 2011 da Loquendo Editrice, “Avanti e indietro” è oggi riproposto in una nuova versione rivista dall’autore.

TRAMA

Cuniberto Piovera, sagrestano di Santa Maria, estirpando una pianta di fico, trova un cunicolo e, dentro a esso, il leggendario tesoro di Teodolinda: gioielli e oro per cambiare vita e abbandonare, finalmente, quel noioso del suo prete.

Arduino Cardana, suo acerrimo avversario nonché collega di San Michele, certo di essere inseguito dal Diavolo, precipita in una buca. Convinto di essere caduto all’Inferno, scopre, bensì, il Paradiso: una fortuna e l’opportunità di lasciarsi alle spalle una vita monotona.

Innamorati alla finestra scorgono ombre misteriose aggirarsi in giardino attorno a uno scavo abilmente celato. Nel nascondiglio trovano beni preziosi per riscattare il loro amore osteggiato.

In una Lomello del 1649, avvolta nella nebbia, ricoperta dalla neve e contesa tra i fratelli Crivelli, un organo positivo, equamente diviso tra le due fazioni per volontà del Vescovo, fa avanti e indietro tra le chiese rivali. Ciò che una volta era considerato un’onta, sta per trasformarsi nell’occasione della vita. E, quando tutto sembra pronto a realizzarsi…

Genere: Commedia

L’AUTORE

Gabriele Prinelli nasce a Milano nel 1972 ed è, oggi, un bibliotecario. Trascorre molte ore della giornata in compagnia dei libri, e ha una predilezione particolare per la letteratura italiana di fine Ottocento e di inizio Novecento.
Ha anche una vita virtuale: gestisce il blog “Quaderno di un bibliotecario” e ha fondato uno dei più importanti forum d’Italia dedicato ai libri.
Bibliografia: La mano dell’organista, 2009 – Avanti e indietro, 2011 – Il generale alla fermata del tram, 2013 – Il cane del santo, 2013 – L’oro di san Giorgio, 2014.

Per scrivere all’autore: gprinelli@gmail.com

Panzini, la lanterna e la ricerca dell’uomo


panzini

Diogene una volta uscì con una lanterna di giorno, e, alla domanda su che cosa stesse facendo, rispose: “Cerco l’uomo!”.

Alfredo Panzini, con la sua lanterna, percorre,  in bicicletta, la strada che da Milano giunge a Bellaria sull’adriatico. Giuntovi ne esplora il mondo circostante alla ricerca dell’umanità che lì vi abita. Pescatori, ragazzi, preti, ferrovieri, donne umili e altolocate, bizzarri commercianti… sono i protagonisti delle sue storie che, avvolte da una natura quasi selvaggia e capricciosa, si presentano come brevi racconti legati però in un anomalo romanzo.

Sono la Terra e l’Acqua a plasmare il carattere di questi personaggi che, lontani dalle città, vivono ancora secondo la tradizione, ignorando i modelli convenzionali prodotti dalla crescente urbanizzazione o, comunque, rielaborandoli con una certa rusticità. Come le dune di sabbia che sorprendono, con il loro moto, il viandante lungo la strada per Comacchio e Pomposa, così gli uomini e le donne di questa regione sanguigna sorprendono, per il loro temperamento, lo scrittore.

Lettura assai gradevole, ma non per tutti. L’essere l’autore un lessicografo si percepisce nettamente e la citazione classica e il linguaggio alto, mai banale, mi fanno consigliare quest’opera ad un pubblico colto, che ne saprebbe apprezzare le sfumature.

  • Autore: ALFREDO PANZINI
  • Titolo: LA LANTERNA DI DIOGENE
  • Editore: TREVES
  • Anno: 1918
  • Pagine: 276

“Il mistero di Marignano”: il seguito de “La mano dell’organista” di Gabriele Prinelli – Hanno scritto del primo episodio…


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Il sesto romanzo di Gabriele Prinelli “Il mistero di Marignano” (clicca sul titolo per scoprire trama, personaggi e luoghi) è il seguito de “La mano dell’organista”, il fortunato noir di ambientazione milanese e lombarda pubblicato nel 2009.

Ripercorriamo insieme quanto è stato scritto sul primo episodio della serie.

mano

FAMIGLIA CRISTIANA

http://lamanodellorganista.wordpress.com/2009/11/02/la-recensione-di-famiglia-cristiana-del-1-novembre-2009/

IL GIORNO

http://lamanodellorganista.wordpress.com/2010/01/25/la-mano-su-il-giorno-del-25-gennaio-2010/

IL CITTADINO DI LODI

http://lamanodellorganista.wordpress.com/2009/05/12/il-cittadino-del-12-maggio-2009/

MILANONERA

http://www.milanonera.com/?p=5924

GIALLO PISTOIA

http://lamanodellorganista.wordpress.com/2010/01/29/la-recensione-de-i-giovedi-del-giallo-di-giuspeppe-previti/

RADIO ONDA D’URTO

http://lamanodellorganista.wordpress.com/2010/01/19/la-mano-a-radio-onda-durto-foto/

SUSSURRI DAL CUORE

http://sussurridalcuore.splinder.com/tag/intervista+a+Gabriele+Prinelli

LA VIBRAZIONE NERA

http://lavibrazionenera.blogspot.com/2009/08/la-mano-dellorganista-di-gabriele.html

IL MELEGNANESE

http://lamanodellorganista.files.wordpress.com/2009/07/melegnanese27062009.pdf

CORRIERE ADRIATICO

http://lamanodellorganista.wordpress.com/2010/09/10/breve-recensione-apparsa-su-il-corriere-adriatico/

Recensione del critico letterario Giuseppe Panella su “La poesia e lo spirito”

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2011/08/03/storia-contemporanea-n-79-il-mistero-dell%E2%80%99organo-di-melegnano-gabriele-prinelli-la-mano-dell%E2%80%99organista-melegnano-1817/

Recensione del critico letterario Andrea Borghi su IL PUNTO:

http://lamanodellorganista.wordpress.com/2010/11/22/recensione-de-il-punto-a-cura-di-andrea-borghi-del-19-novembre-2010/

3 novembre… arriva IL MISTERO DI MARIGNANO il seguito de LA MANO DELL’ORGANISTA


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Arriva in libreria il secondo episodio della saga “La mano dell’organista”,  il fortunato noir d’ambientazione lombardo-milanese di Gabriele Prinelli.

Gaspare, costruttore d’organi e musicista è chiamato a Rocca Brivio, una lussuosa villa alle porte del borgo di Melegnano, per suonare al matrimonio di Paola, l’affascinante nipote del nobile Annibale. Il palazzo è infestato da una misteriosa creatura che di notte turba il sonno dei pacifici abitanti del luogo e crea scompiglio tra la servitù. Cecilia, moglie di Gaspare, nel frattempo, gelosa dell’attraente marchesina, minaccia di tornare dai suoi genitori, spezzando così la pace coniugale.  Il ritrovamento del cadavere di Invidiato, lo stalliere, precipita la situazione. Gli sponsali sono rimandati sine die, e Gaspare, timoroso della reazione di Cecilia per le sue continue assenze, e commosso dalla triste vicenda di Paola, si trova, suo malgrado, coinvolto in un intricato mistero. Chi è il fantasma? Cosa cerca? E, soprattutto, perché ha ucciso?

Gabriele Prinelli nasce a Milano nel 1972 ed è, oggi, un bibliotecario. Trascorre molte ore della giornata in compagnia dei libri, e ha una predilezione particolare per la letteratura italiana di fine Ottocento e di inizio Novecento.
Ha anche una vita virtuale: gestisce il blog “Quaderno di un bibliotecario” e ha fondato uno dei più importanti forum d’Italia dedicato ai libri.
L’oro di Marignano è il suo sesto romanzo: La mano dell’organista, 2009 – Avanti e indietro, 2011 – Il generale alla fermata del tram, 2013 – Il cane del santo, 2013 – L’oro di san Giorgio, 2014.

Informazioni bibliografiche

  • Titolo del Libro: Il mistero di Marignano
  • Autore: Gabriele Prinelli
  • Editore: Gemini Grafica Editrice
  • Collana: Ad Aemilum Nonum
  • Data di Pubblicazione: NOVEMBRE 2014
  • ISBN-13: 978-88-97742-32-6
  • € 13,90

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Letture: Giacomo Locampo di Parmenio Bettoli


Giacomo Locampo di Parmenio Bèttoli

Giacomo Locampo di Parmenio Bèttoli

Dramma partenopeo di fine ottocento caratterizzato da un lungo flashback centrale e dal gusto per l’avventura esotica. La lingua del Bèttoli mostra la sua età (1874), tuttavia il romanzo è di facile lettura. Un incrocio tra Dumas e Salgàri. Finale davvero tragico.

TRAMA

Il marchese di Villabruna, sedotta la giovane popolana Luisa, è costretto ad abbandonarla per sfuggire alla giustizia del regno di Napoli (siamo nel 1848), che lo vorrebbe perseguire per l’uccisione di un soldato svizzero. Per un incidente di navigazione, durante la fuga, è dichiarato morto. Luisa è incinta e il padre, per salvare l’onore della famiglia, chiede soccorso a Giacomo Locampo che accetta di sposarla. Ella acconsente purché a Giacomo si taccia la sua disavventura. Egli però ne conosce il segreto, ma per riconoscenza nei confronti dell’amico, nasconde la verità. Diciotto anni dopo, Locampo, prossimo alla bancarotta, ricorre all’aiuto del conte brasiliano Las Navas. Questi in realtà è il redivivo marchese di Villabruna che, introdotto in casa Locampo, ha modo di rivedere l’amata mai dimenticata e l’ignara figlia Valentina. Locampo, all’oscuro della vera identità di Las Navas, messo in allarme dal suo fido servitore Lasca, che ha sorpreso Luisa in atteggiamenti di confidenza con l’ospite, accecato dall’ira propone al nobile di sposare la figlia. Si svela quindi l’intreccio. Locampo colto da rimorso, decide di uccidersi, per donare la libertà alla moglie, alla figlia e al Villabruna.

Scheda del libro

Autore principale: Bettoli, Parmenio <1835-1907>
Titolo: Giacomo Locampo : racconto / Parmenio Bettoli
Pubblicazione: Milano : Fratelli Treves, 1874
Descrizione fisica 182 p. ; 20 cm.

Ritorna il “QUADERNO DI UN BIBLIOTECARIO”

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Giacomo Locampo di Parmenio Bèttoli

Giacomo Locampo di Parmenio Bèttoli

Vacanze lunghe, quest’anno, per il “Quaderno di un bibliotecario”. Ci voleva, però! Un periodo di riposo dalla “bloggite” è, di tanto in tanto, necessario. Eccomi, comunque, di ritorno. Si riparte segnalando un audace romanzo di Parmenio Bèttoli (1835-1907): il Giacomo Locampo (1874).

Collaboratore del Corriere della sera (si occupò di cultura), giornalista e direttore della Gazzetta di Parma, Parmenio Bèttoli, fu, all’epoca, noto autore teatrale.

Dalla Treccani, traggo questo curioso episodio biografico in quanto di interesse “bibliotecario”.

Nel 1874 giocò un’ardita burla ai danni di un capocomico e di un bibliotecario. L’episodio è raccontato parzialmente mi un opuscolo del B. stesso, Storia della commedia “L’egoista per progetto” e di P. T. Barti, Milano 1875: irritato con il Bellotti-Bon che non gli rappresentava più le commedie, il B.,  preso il manoscritto di una sua commedia in tre atti,  Il signor Prosdocimo, lo tradusse in linguaggio goldoniano: sotto il falso nome di Pier Taddeo Barti, lo fece esaminare da un bibliotecario della Marciana di Venezia il quale non escluse che il manoscritto fosse di epoca goldoniana; il B. quindi lo vendette al Bellotti-Bon. Nel 1874 “L’egoista per progetto” fu rappresentato dalle sue tre compagnie, al Teatro Valle di Roma, al Gerbino di Torino e al Niccolini di Firenze: nei primi due piacque e fu replicato, nel terzo gli spettatori fiorentini, subodorando l’inganno, ne accusarono il capocomico come autore. Critici e letterati si divisero: per la mistificazione si schierò, insieme con Yorick  [L. Sterne], F. Martini, per l’autenticità si pronunciò, con V. Bersezio e G. Giacosa, P. Ferrari, il quale sospettò, peraltro, che poteva anche trattarsi di un’opera dei comici goldoniani. “L’egoista per progetto”, nonostante gli editori Treves ne avessero acquistati i diritti, non fu mai pubblicato.

 

Del Giacomo Locampo, di cui parleremo nei prossimi giorni, a lettura terminata, nel web non si trova traccia (esclusi i rimandi a quelle librerie che dispongono ancora di sparute copie). Anticipo comunque che, a mio giudizio, il romanzo/racconto, da cui emerge uno spiccato interesse per l'”esotico”, è precursore delle avventure di Emilio Salgàri, che, nel 1874, anno di pubblicazione del Locampo, aveva appena 12 anni.

Parole dimenticate


Dizionario

Matteo Benvenuti e il suo Duca d’Ossuna, propongono un lessico “alto”. Di alcune parole, penso, sia sia dimenticato l’uso. Alcuni esempi ricavati dalle prime 100 pagine.

MONGIBELLO: Propriam., nome proprio, altra denominazione dell’Etna, vulcano della Sicilia, esteso talora, nell’uso letter., al sign. generico e antonomastico di vulcano, o a indicare, in similitudini e come termine di paragone, violenta fiammata, accensione improvvisa, anche di passioni e sentimenti, o persona impulsiva

ATTORMATO : Attorniato? Non presente sui vocabolari consultati (molti).

TURCIMANNO: Lo stesso che dragomanno; è forma oggi usata in tono scherz., anche col sign. estens. di interprete in genere (e talvolta con quello di mezzano)

BARBASSORO: Persona di gran conto o che si dà grande importanza.

SCIAMITO: Drappo di seta pesante, di vario colore (spesso vermiglio o rosso amaranto), simile al velluto.

L’INTERVISTA


L’intervista, apparsa sul quotidiano IL GIORNO del 4 marzo 2014, è a cura di Alessandra Zanardi.

Clicca sull’immagine per ingrandire e leggere.

Il giorno 4 marzo 2014

oppure clicca qui: Leggi l’articolo in pdf

Il ritorno di un capolavoro: ARABELLA di Emilio De Marchi


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Sono molto felice di segnalarvi questa nuova edizione di Arabella di Emilio De Marchi (é il seguito del Demetrio Pianelli) curata dalla Gemini Grafica Editrice.  Di questo romanzo, scrivevo qualche tempo fa qui sul blog: https://letture.wordpress.com/2013/09/07/541-lettura-arabella-di-emilio-de-marchi/

Ai colleghi bibliotecari, suggerisco di non lasciarsi sfuggire questa bella pubblicazione, dal costo oltretutto molto contenuto.

Protagonisti della vicenda sono il ricco borghese e affarista Tognino Maccagno, suo figlio Lorenzo, dissipatore delle sostanze del padre, e la moglie di quest’ultimo, Arabella, di estrazione più umile e pronta a sacrificare se stessa per mero senso del dovere.
Per salvare la sua famiglia, rovinata economicamente da un’infame truffa del Maccagno, la ragazza accetta di sposarne il giovane e scioperato figlio. La storia prende spesso pieghe melodrammatiche, in armonia col gusto proprio del feuilleton. Il romanzo di scuola verista e naturalista presenta notevoli pagine di ricostruzione dell’ambiente milanese piccolo-borghese.

Emilio De Marchi (1851-1901), laureatosi in lettere nel 1874, si dedicò all’insegnamento presso l’Accademia Scientifica e Letteraria di Milano.  Accanto alla docenza, De Marchi si impegnò in numerose iniziative benefiche, volte alla diffusione dell’educazione presso i ceti popolari. Si misurò con la Scapigliatura milanese, che dominava l’ambiente letterario meneghino nella seconda metà dell’Ottocento, distaccandosene però quasi subito per trovare una via personale alla scrittura, di impostazione chiaramente naturalista. Il suo romanzo più conosciuto è Demetrio Pianelli, pubblicato nel 1890; di tre anni più tardi è Arabella; nel poemetto in prosa ritmata Milanin Milanon rievoca in dialetto una Milano perduta. Dal suo romanzo Redivivo (edito postumo nel 1909), Pirandello trasse la vicenda narrata in Il fu Mattia Pascal. Fu autore anche di testi teatrali e di opere di critica letteraria.

In copertina: Adolfo Tommasi; contadina, secolo XIX
collezione privata.

Informazioni bibliografiche

  • Titolo del Libro: Arabella
  • Autore: Emilio De Marchi
  • Editore: Gemini Grafica Editrice
  • Collana: Ad Aemilum nonum
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2014
  • ISBN-13: 978-88-97742-19-7
  • € 10,00

548 lettura – Lo scolaro di maestro Michele di Caterina Benedicti


Lo scolaro di maestro michele di Caterina Benedicti

Lo scolaro di maestro michele di Caterina Benedicti

Un tempo avremmo detto: Lo scolaro di maestro Michele è un romanzo per signorine e signorini. Del resto è scritto anche nel sottotitolo: Romanzo educativo. E’ una storia molto carina di moderata disobbedienza, di buoni sentimenti e amori puri. La storia di Caterina Benedicti è divertente, consolatoria nel finale, garbata nello stile, insomma un testo d’altri tempi. Nel tourbillon dei primi sentimenti amorosi di Gigino (il protagonista) e per i caratteri dei personaggi mi ha ricordato le opere di Jane Austin.

Voto: 8,5/10

CURIOSITA’

Su Lo scolaro scrisse nel 1894 la rivista La civiltà cattolica:

Non possiamo tacere che trattandosi di un romanzo educativo, riesce cosa singolare che la religione non vi trovi un cantoncino; il che ove si fosse avverato, non per questo si avrebbero avute le prediche morali, che sogliono riuscire di sovente più fastidiose che utili (avvertimento agli Editori).

LA STORIA

Gigino è un un vero discolo: salta la scuola, disobbedisce al proprio tutore ed è il cruccio della madre. Un giorno, sfuggendo a una punizione, ascolta suonare Maestro Michele e da quel momento decide che da grande sarà, anche lui, un maestro di musica. Lo zio prete si oppone fieramente, lo vorrebbe in seminario e poi all’università, ma maestro Michele persuade il severo parente ad affidarglielo: il ragazzo frequenterà il liceo e lui stesso provvederà, nel tempo libero, alla sua educazione musicale. Il successo, a seguito di alcune fortunate esecuzioni, sorride a Gigino che, terminata la scuola, vuol frequentare il conservatorio di Milano, entrando in conflitto con lo zio. Il ragazzo, ormai adolescente, s’innamora della nipote di maestro Michele, Elisa; tuttavia a Milano è molto corteggiato da Rosetta, figlia di un suo benefattore. Il trionfo di Spartaco, la sua prima opera, conclude la vicenda e anche la delicata storia d’amore…

SCHEDA DEL LIBRO

Autore principale: Benedicti, Caterina
Titolo: Lo scolaro di maestro Michele : romanzo / Caterina Benedicti
Edizione: 2. ed
Pubblicazione : Milano : G. Agnelli, 1928 (Alba, Scuola Tip.)
Descrizione fisica: 287 p. ; 19 cm.

547 lettura – Nel sogno di Neera


Neera

Neera ovvero Anna Zuccari Radius

Nel sogno è  la drammatica storia di due sorelle gemelle, Maria e Mària, orfane e affidate alle cure di un prete asceta, considerato dai montanari un santo. Lui vorrebbe preservare le fanciulle dal male, crescendole isolate dall’umanità e circondate di pace e di serenità. Se Maria conosce solo il bene, per Mària invece non è così: curiosa indaga la natura umana, allontanandosi spesso da casa, e un giorno fuggirà per amore, distruggendo il mondo ideale dei suoi cari. Il tema dominante della narrativa di Neera è l’analisi della condizione femminile. L’autrice, tuttavia, accetta il ruolo socialmente subordinato della donna e si limita, anche in questa vicenda, a rivendicare le ragioni del cuore e della sensibilità femminile. Il romanzo è ben scritto e scorre veloce sotto gli occhi del lettore; comunque, la parte centrale della storia è decisamente più accattivante dell’incipit e dell’excipit. Lettura per un pubblico femminile e adulto.

Benedetto Croce scrisse di Neera:

Quant’abbondanza di pensieri e di affetti nei libri di Neera: a lei bastava aprire le chiuse dell’anima perché ne prorompesse un’onda copiosa e calda…sentiva e meditava come respirava e scriveva allo stesso modo, senza sforzo.

Voto: 7/10

CURIOSITA’

  • Neera è lo pseudonimo di Anna Zuccari Radius.
  • Dimostrò fin da bambina poca propensione allo studio ed insofferenza alla scuola.

SCHEDA DEL LIBRO

Autore principale: Neera
Titolo: Nel sogno / Neera ; con disegno di G. Segantini
Pubblicazione: Milano : Galli di C. Chiesa e F. Guindani, 1893
Descrizione fisica: 156 p., [2] carte di tav. : ill. ; 20 cm.

545 lettura finita – Il ritorno di Bertoldo di Alfredo Panzini


Il ritorno di Bertoldo di Alfredo Panzini

Panzini mi ha divertito con il suo ritorno di Bertoldo: una suggestiva apologia dell’agricoltura di un tempo davanti al progresso che allora avanzava. E’ un’opera narrativa e non un saggio (così secondo l’opac del sistema bibliotecario nazionale), anche se io propenderei più per classificarla secondo quest’ultimo genere piuttosto che per l’altro. E’ opera ricca di citazioni greche e latine dal lessico colto, più orientato a un pubblico “alto” piuttosto che ai Bertoldi, ossia i contadini, di cui ne narra le gesta. Panzini mescola tradizione popolare e cultura classica giocando e stupendo allo stesso tempo il lettore. La critica, però, non ha sempre apprezzato ciò. Infatti, Cesare Angelini, nel 1942 scriveva:

E con la difficoltà a disciplinare l’incoerenza della vita, ne segue spesso la difficoltà a armonizzare i toni della scrittura. Sicché, da una pagina ov’è l’eco lucente d’un pensiero di Platone, caschi in un’altra ove stride la barzelletta di Bertoldo, o in un’altra dove il nostro filosofo, vittima delle contraddizioni in cui s’impiglia, somiglia a don Ferrante che se la prende con le stelle.

L’ultima edizione dell’opera è del 1936 ed è, a mio parere, assente ingiustificata dalle librerie.

Voto: 8,5/10

BERTOLDO, un sagace contadino da Treccani .it

Il personaggio di Bertoldo trae le sue origini dal modello popolare dell’uomo rozzo, incolto, non nobile, ma dotato di naturale intelligenza e di cervello fino. Egli vuole rivendicare la dignità umana di tutti i contadini, soggetti a millenarie umiliazioni. Questo modello era già presente nel Medioevo, soprattutto nelle novelle narrate dai cantastorie nelle piazze, nelle fiere e durante le feste.

CURIOSITA’ cristinacampo.it

Nel 1936 fece pervenire alla segreteria di Mussolini il “romanzo” Il ritorno di Bertoldo, corredato d’una dedica autografa che risentiva, in quel tempo d’autarchia, dei crescenti umori ruralistici “A S. E. Benito Mussolini. (Questa è la prima copia del libro. Possa essere accolto con benevolenza da Lei che ha ridato nobiltà all’agricoltura. Devotamente, Alfredo Panzini, Primavera, 1936. XIV”).

Scheda del libro

Autore principale: Panzini, Alfredo
Titolo: Il ritorno di Bertoldo / Alfredo Panzini
Pubblicazione: Milano : A. Mondadori, ©1936
Descrizione fisica: 165 p. ; 20 cm

544 lettura – IL FALCO E LA QUERCIA di Chiara Milani


Il falco e la quercia di Chiara Milani

Il falco e la quercia di Chiara Milani

Una bella fiaba d’amore per giovani lettori e non solo. “Il falco e la quercia” è un cosiddetto crossover, ovvero un romanzo adatto sia a un pubblico adolescente sia a un pubblico adulto. L’ambientazione svedese, dona al romanzo un’atmosfera internazionale e l’accuratezza con cui sono ricostruiti i luoghi della vicenda permette al lettore di vivere la storia accanto ai protagonisti. “Il Falco e la quercia” è anche un romanzo musicale: pur calato nella realtà di oggi, è ispirato ai grandi gruppi rock svedesi hard & heavy degli anni Ottanta. Infine, è da sottolineare lo stile dell’autrice: curato e garbato.

LA STORIA

Sullo sfondo e talvolta con la complicità degli splendidi paesaggi urbani e rurali della Svezia meridionale, il musicista e la studentessa diventano presto inseparabili e sono risucchiati in una moderna fiaba, nonostante le loro diverse aspirazioni e gli opposti approcci alla vita. La purezza del sentimento che li lega sembra inizialmente avere la meglio sul fascino del successo e sugli ostacoli frapposti dalle rispettive carriere. Almeno finché il falco Rolf non decide di spiccare il volo verso nuovi promettenti cieli, lontano dalla tranquillizzante stabilità della quercia Camilla che rifiuta di tagliare le proprie radici. Su binari paralleli i due giovani cercheranno di realizzare i propri sogni, ma il destino imporrà loro una brusca fermata per fare i conti con il passato e il sentimento sopito.

L’AUTRICE

Chiara Milani è nata a Magenta (MI) nel 1975. Diplomata al Liceo Linguistico e laureata in Lettere Moderne, è docente di scuola secondaria. Da diversi anni divide poco equamente il tempo libero tra i suoi variegati hobby: la scrittura, la cucina e il volontariato in ambulanza. L’intento di avvicinare i ragazzi alla lettura per diletto è la molla che l’ha spinta a cimentarsi con la narrativa.
Il falco e la quercia è il suo romanzo d’esordio, ispirato dalla passione per la Svezia e per la musica dei “favolosi” Anni Ottanta.

SCHEDA DEL LIBRO

Titolo del Libro: Il Falco e la Quercia
Autore: Chiara Milani
Editore: Gemini Grafica Editrice
Collana: La Nuova Generazione
Data di Pubblicazione: noivembre 2013
ISBN-13: 9788-88-97742-21-0
Prezzo: € 10,00

[LIBRI] Un click per diventare “GRANDI”


NOEAP

Per i piccoli editori indipendenti, e con essi gli autori che pubblicano con loro (anch’io faccio parte di questa schiera di coraggiosi), prendere a spallate il muro della distribuzione libraria è impresa ardua. Se poi aggiungiamo che il piccolo editore indipendente decide di essere un editore NO EAP (cioè non chiede un centesimo per pubblicarti il testo e si accolla di conseguenza tutte le spese), la contesa con il mondo del libro diventa quasi impossibile. Le condizione poste dal mercato sono pesanti: sconti sul prezzo di copertina che sfiorano il 60% (ecco perché i libri nei webstore e nei supermercati li trovate scontati ancora prima che escano), il conto vendita, il rischio di trovarsi una montagna di resi e pagamenti a 180 giorni; magari ottenendo in cambio, per i propri titoli, nemmeno una spinta per arrivare in libreria.

Un libro se non sta in vetrina non si vende e vende pochissimo on line, se per averlo ci vogliono 3 settimane…

Noi però crediamo nella qualità delle nostre opere e non ci arrendiamo. Vi chiediamo, quindi, un aiuto per scavalcare (sfondare è impensabile) quell’enorme baluardo che si chiama distribuzione. Infatti se un titolo diventa “popolare”, si mette in moto un sistema virtuoso di richieste che permette di vincere l’ostacolo più grande di cui ho appena scritto.

Come fare? Vi chiediamo un semplice click del vostro mouse (in verità sono due): prima sull’immagine che trovate qui sotto e, poi, sul mi piace.

IL CANE DEL SANTO di Gabriele Prinelli | Promuovi anche tu la tua Pagina

Grazie a tutti gli amici del QUADERNO che vorranno darci una mano.

***

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Sul piccolo borgo di Riozzo, il vento pare sollevare un’immensa nuvola di polvere. Sul villaggio, in realtà, si sono abbattuti contemporaneamente ben tre accadimenti infausti: la chiesa di Santa Maria della Sorgente è crollata sotto il gravame degli anni, i due borghigiani più avvenenti del luogo vi sono rimasti sepolti, e la fonte miracolosa del Riozzello, meta di pellegrinaggio e fonte di ricchezza per la popolazione, si è completamente prosciugata. Rimosse le macerie, dei corpi del bel don Gianni e dell’affascinante Lia, la prostituta più richiesta dell’intero circondario, non si trova alcuna traccia. Si dice che lui le abbia toccato il cuore, e in conseguenza di ciò entrambi sono ascesi al Paradiso…
Allora, per risollevare le sorti dello sfortunato abitato, i nobili possidenti del paese, i cugini e rivali Pietro e Paolo, decidono, ciascuno per propria convenienza, di ricostruire il sacro tempio e di ripristinare la prodigiosa polla. Il destino, tuttavia, sembra voler osteggiare i loro lodevoli propositi…

Gabriele Prinelli nasce nel 1972. Frequentate le scuole magistrali, consegue dapprima il diploma in flauto traverso, poi la laurea in musicologia. Dopo un’esperienza lavorativa come organizzatore di eventi culturali, dal 2000 è bibliotecario.
Per carattere, mal sopporta la città ed è nostalgico della vita di campagna. Trascorre molte ore della giornata in compagnia dei libri, e ha una predilezione particolare per la letteratura italiana di fine Ottocento e di inizio Novecento.
Ha anche una vita virtuale: gestisce il blog “Quaderno di un bibliotecario” e ha fondato uno dei più importanti forum d’Italia dedicato ai libri.
Ha pubblicato i romanzi: La mano dell’organista, 2009 – Avanti e indietro, 2011 – Il generale alla fermata del tram, 2013.

IL CANE DEL SANTO… è in libreria


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Il bel dipinto di Luigi Gioli, 1880, da cui sarà tratta la copertina de "Il cane del santo".

Il bel dipinto di Luigi Gioli, 1880, da cui sarà tratta la copertina de “Il cane del santo”.

LA TRAMA

Genere:  Romanzo breve – commedia a sfondo storico.

Sul piccolo borgo di Riozzo, il vento pare sollevare un’immensa nuvola di polvere. Sul villaggio, in realtà, si sono abbattuti contemporaneamente ben tre accadimenti infausti: la chiesa di Santa Maria della Sorgente è crollata sotto il gravame degli anni, i due borghigiani più avvenenti del luogo vi sono rimasti sepolti, e la fonte miracolosa del Riozzello, meta di pellegrinaggio e fonte di ricchezza per la popolazione, si è completamente prosciugata. Rimosse le macerie, dei corpi del bel don Gianni e dell’affascinante Lia, la prostituta più richiesta dell’intero circondario, non si trova alcuna traccia. Si dice che lui le abbia toccato il cuore, e in conseguenza di ciò entrambi sono ascesi al Paradiso…
Allora, per risollevare le sorti dello sfortunato abitato, i nobili possidenti del paese, i cugini e rivali Pietro e Paolo, decidono, ciascuno per propria convenienza, di ricostruire il sacro tempio e di ripristinare la prodigiosa polla. Il destino, tuttavia, sembra voler osteggiare i loro lodevoli propositi…

Pagine 100

ISBN – 978-88-97742-16-6

Prezzo 10 €.

IL BLOG

http://ilcanedelsanto.wordpress.com/

Ecco i commenti di coloro che “Il cane del santo” l’hanno letto nella sua prima versione elettronica (fonte il social network anobii).

Il buonumore è assicurato. Un racconto godibilissimo e sarcastico che ride delle miserie umane. A me ha ricordato un pò, per l’ambientazione e l’atmosfera, il film “Non ci resta che piangere”.(Stefania)

Delizioso racconto. Lo leggi e senti il profumo della legna che brucia, il gusto del buon vino semplice, il sapore dei cibi buoni della campagna lombarda. E lo leggi come se ascoltassi i racconti di una volta, al crepuscolo, intorno al fuoco. (Giò)

Decisamente una piacevole lettura. (Deborah)

Una storia lieve, di paese, di quelle che fanno ridere grasso ma anche con leggerezza, scritta con uno stile scorrevole e ironico che ti fa calare nella storia, come un curioso che ascolta i pettegolezzi e le malignità dei paesani. Direi una storia anche molto “padana”, nel senso geografico del termine. Veramente bello e piacevole. (M3b)

Letto d’un fiato, a gargarozzo. E durante la lettura, tanti sorrisi e risate hanno accompagnato ogni pagina. 
Mentre “ero” in quel di Riozzo, ho pensato che il “Cane” è “un cunto de li cunti”. Al posto del magico reame il postribolo campagnolo, invece della principessa, una prostituta, al posto del principe azzurro, un falso prete, invece di una battaglia col drago, una chiesa crollata su se stessa e a intessere il tutto, un paesino di santi e bevitori e una natura dotata di volontà autonoma e molto sense of humour. Una storia come quelle che durante le fiere di paese venivano raccontate nelle taverne con gran sgnignazzi… (Phra)

Un gradevole e facile racconto adatto a tutti capace di accendere un sorriso che dall’inizio ti accompagna fino alla fine. (Flaviocrem)

Un racconto davvero piacevole. (Lorimeyers82)

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L’Angiolina che pareva un banco del mercato


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La copertina dell’edizione Gemini Grafica.

Angiolina è una fruttivendola del Verziere di Milano e De Marchi la descrive come un banco del mercato.

L’angiolina, invece del solito vestito di cotone e del solito scialle color frittata, che l’allacciava come una mortadella di Bologna, aveva un bel vestito di seta verdognola, con fosforescenze d’ale di farfalla, con una catena al collo, con anelli sui grossi diti, con buccole massicce negli orecchi, d’un oro giallo come il risotto, che litigava col pomodoro del suo faccione ancora fresco.

Tratto da Arabella di De Marchi, prossimamente pubblicato da Gemini Grafica Editrice.

Il 18 NOVEMBRE arriva IL CANE DEL SANTO


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Il bel dipinto di Luigi Gioli, 1880, da cui sarà tratta la copertina de "Il cane del santo".

Il bel dipinto di Luigi Gioli, 1880, da cui sarà tratta la copertina de “Il cane del santo”.

Il prossimo 18 novembre, edito dalla Gemini Grafica Editrice, vedrà la luce la prima edizione cartacea de “Il cane del santo”. Prima di trasformarsi in un libro, “Il cane del santo” è stato per 5 anni un e-book. Distribuito gratuitamente con lo pseudonimo di Lele Lampione, lo considero, a tutti gli effetti, la mia opera prima, che da novembre diventerà di fatto la mia opera quarta. L’esperienza elettronica mi è stata, senza ombra di dubbio, utile per approciarmi al mondo della scrittura e per confrontarmi direttamente con i lettori.

“Il cane del santo” si conferma uno scritto in controtendenza. Nel 2008, quando lo pubblicai in rete, di e-book si cominciava solamente a discutere; ora, che il libro elettronico è entrato nella quotidianità, invece “Il cane del santo” prenderà la forma del più tradizionale e consolidato prodotto dell’editoria: il libro. Per l’occasione, il romanzo è stato completamente riscritto.

In attesa di vederlo sugli scaffali delle librerie e delle biblioteche, vi lascio i commenti di coloro che “Il cane del santo” l’hanno letto nella sua prima versione (fonte il social network anobii).

Il buonumore è assicurato. Un racconto godibilissimo e sarcastico che ride delle miserie umane. A me ha ricordato un pò, per l’ambientazione e l’atmosfera, il film “Non ci resta che piangere”. (Stefania)

Delizioso racconto. Lo leggi e senti il profumo della legna che brucia, il gusto del buon vino semplice, il sapore dei cibi buoni della campagna lombarda. E lo leggi come se ascoltassi i racconti di una volta, al crepuscolo, intorno al fuoco. (Giò)

Decisamente una piacevole lettura. (Deborah)

Una storia lieve, di paese, di quelle che fanno ridere grasso ma anche con leggerezza, scritta con uno stile scorrevole e ironico che ti fa calare nella storia, come un curioso che ascolta i pettegolezzi e le malignità dei paesani. Direi una storia anche molto “padana”, nel senso geografico del termine. Veramente bello e piacevole. (M3b)

Letto d’un fiato, a gargarozzo. E durante la lettura, tanti sorrisi e risate hanno accompagnato ogni pagina.
Mentre “ero” in quel di Riozzo, ho pensato che il “Cane” è “un cunto de li cunti”. Al posto del magico reame il postribolo campagnolo, invece della principessa, una prostituta, al posto del principe azzurro, un falso prete, invece di una battaglia col drago, una chiesa crollata su se stessa e a intessere il tutto, un paesino di santi e bevitori e una natura dotata di volontà autonoma e molto sense of humour. Una storia come quelle che durante le fiere di paese venivano raccontate nelle taverne con gran sgnignazzi… (Phra)

Un gradevole e facile racconto adatto a tutti capace di accendere un sorriso che dall’inizio ti accompagna fino alla fine. (Flaviocrem)

Un racconto davvero piacevole. (Lorimeyers82)

LA TRAMA

Genere:  Romanzo breve – commedia a sfondo storico.

Sul piccolo borgo di Riozzo, il vento pare sollevare un’immensa nuvola di polvere. Sul villaggio, in realtà, si sono abbattuti contemporaneamente ben tre accadimenti infausti: la chiesa di Santa Maria della Sorgente è crollata sotto il gravame degli anni, i due borghigiani più avvenenti del luogo vi sono rimasti sepolti, e la fonte miracolosa del Riozzello, meta di pellegrinaggio e fonte di ricchezza per la popolazione, si è completamente prosciugata. Rimosse le macerie, dei corpi del bel don Gianni e dell’affascinante Lia, la prostituta più richiesta dell’intero circondario, non si trova alcuna traccia. Si dice che lui le abbia toccato il cuore, e in conseguenza di ciò entrambi sono ascesi al Paradiso…
Allora, per risollevare le sorti dello sfortunato abitato, i nobili possidenti del paese, i cugini e rivali Pietro e Paolo, decidono, ciascuno per propria convenienza, di ricostruire il sacro tempio e di ripristinare la prodigiosa polla. Il destino, tuttavia, sembra voler osteggiare i loro lodevoli propositi…

Pagine 100

ISBN – 978-88-97742-16-6

Prezzo 10 €.

IL BLOG

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543 lettura – La trappola di Delfino Cinelli


Delfino Cinelli - La trappola

Il romanzo “La trappola” di Delfino Cinelli è stato pubblicato, per l’ultima volta, nel 1934. E’ la storia di Paolo Mortarelli, marchese di Ciciano che, seppur di carattere schivo, s’innamora della bella Armida, moglie di un cacciatore di frodo, e oste del borgo, chiamato Pulce. Questi, anni prima, aveva teso un’imboscata al guardiacaccia del marchese, Stefano, che da allora gli aveva giurato vendetta. I rapporti tra Pulce e Mortarelli si deteriorano, fino a quando l’oste decide di eliminare il rivale in amore. Stefano e Paolo preparano “la trappola” per far sì che Pulce scopra le sue reali intenzioni. Il finale è un crescendo drammatico: Pulce convinto di aver colpito a morte il marchese, se lo ritrova invece dinnanzi e, incredulo e spaventato, perde il senno.

Nato a Signa (Firenze) il 16 ag. 1889 da Oreste e da Diornira Bellini, di famiglia agiata, dopo aver frequentato il collegio Cicognini di Prato.e poi il collegio S. Giorgio all’Ardenza, intraprese gli studi commerciali. Il padre era un industriale della paglia, e fino a trentacinque anni il C. si occupò degli affari dell’industria patema all’estero. Fu un anno a Londra, sui diciotto anni, poi in Svizzera, in Germania, negli U.S.A. più volte, a partire dal 1909, Al ritorno da Londra lanciò l’idea della imitazione in paglia dei tessuti alla moda. Nel 1915a Detroit sposò France Hartz. Nel 1925 Si ritirò dall’industria e rilevò unazienda agricola vicino Siena, La Spannocchia, dove morì il 1° maggio, 1942. CONTINUA

Scheda del libro

Autore principale: Cinelli, Delfino
Titolo: La trappola : romanzo / Delfino Cinelli
Edizione: 2. ed. riveduta e corretta
Pubblicazione: Milano : L’eroica, c1929

Il libro in formato elettronico

http://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cinelli/la_trappola/pdf/cinelli_la_trappola.pdf

540 lettura: I quattro amori di Claudia di Cletto Arrighi


La copertina del 1877

La copertina del 1877

Fuilleton? Romanzo d’amore? Tragedia? Commedia?

C’è tutto in questo dimenticato romanzo di Cletto Arrighi scrittore scapigliato e milanese di fine Ottocento. Scrivere una trama dettagliata è impresa titanica, perché l’intreccio è complesso e il colpo di scena è sempre dietro la pagina. Una settimana da Dumas, mi verrebbe da scrivere, con la stessa atmosfera dei Moschettieri e del Conte di Montecristo, senonchè l’avventura, qui, è un complicato intreccio amoroso. Il carattere di Claudia, la protagonista, è di stampo fortemente scapigliato, ma il restante è da romanzo d’appendice. Libro sorprendentemente dimenticato. Unica edizione ritracciata è quella del 1877.

Voto: 8,5/10

Trama

Claudia è amata, in pochi anni, da 4 uomini. Il primo l’abbandona, ma la sposa in punto di morte; il secondo fugge dopo aver ferito gravemente il suo primo amante; il terzo è un corteggiatore senza speranza; il quarto è un amore corrisposto, ma impossibile per differenze sociali e per le idee del pretendente. Vedova, ricca e esasperata, con i suoi capricci, arriva a mettere l’uno contro l’altro i 3 spasimanti superstiti. A porre fine alla complicata situazione, ci penseranno il tempo, una cospicua e travagliata eredità, e un’amica della protagonista che, pazientemente, tesserà la tela per riannodare i fili spezzati.

Scheda del libro

Autore principale: Righetti, Carlo <1830-1906>
Titolo: I quattro amori di Claudia : romanzo contemporaneo / Cletto Arrighi
Pubblicazione: Milano : Natale Battezzati, 1877
Descrizione fisica: 180 p. : ill. ; 28 cm.
Collezione: I romanzi d’amore

CLETTO ARRIGHI

Carlo Righetti, vero nome dell’autore divenuto famoso come Cletto Arrighi (Milano, 1828 – Milano, 3 novembre 1906), è stato un giornalista, politico e scrittoreitaliano, tra i massimi esponenti della corrente della scapigliatura. Fin da giovanissimo adottò delle nuove generalità, che costituivano l’anagramma del suo nome ufficiale. CONTINUA A LEGGERE…

************* ILLIBRO DELL’ESTATE *************

copertina generale

Nel 1885 l’Italia è già unita, ma gli italiani non si sentono ancora tali. L’amministrazione comunale di Melegnano, capeggiata da un patriota della prima ora, delibera di porre in opera un busto di Garibaldi nell’omonima piazza che ospita lo snodo tranviario.

Peccato che la scultura debba erigersi a lato dell’osteria El gamba de legn, gestita da Lindo, nipote del primo cittadino e fanatico assertore della Lombardania, una sospirata terra promessa sita tra Adda e Ticino…