538 lettura – Flora Marzia di Cesare Donati


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La lettura è piacevole, condita di un linguaggio vivace per niente imbalsamato nei rigori dell’italianità. Peccato che sia praticamente introvabile sia in edizione cartacea che in quella elettronica.

Voto: 8/9

TRAMA

Durante il carnevale, in una culla, celata dai fiori, viene abbandonata in una povera casa una bambina frutto di un amore proibito. Mentre Flora Marzia cresce nella sua nuova famiglia, i genitori sono travolti dalle vicende di una vita travagliata. Il padre è incarcerato dal nonno dell’infante e la madre è costretta a vivere segregata nella lontana Sicilia fino al matrimonio. Il prigioniero fugge e riprende in continente la sua attività di medico. Incontra, dopo molti anni, la figlia  (che ignora di esserne la nipote) con il vecchio avo che necessita di cure…

L’AUTORE

Nato a Lugo di Romagna (Ravenna) il 10 sett. 1826 da Giuseppe e Rosa Sinigallia, ebbe impediti gli studi da vicende familiari. Non perse però la voglia dell’apprendere. Lettore onnivoro, andò formandosì presto una ricca riserva di nozioni e stirnoli che poi furono essenziali alla sua attività di pubblicista e narratore. Gli eventi del 1848 lo colsero a Finale Emilia, dove si trovava con la famiglia; dopo glì sfortunati avvenimentì della guerra d’indipendenza il D. ed i suoi ripararono in Toscana. CONTINUA

SCHEDA DEL LIBRO

Autore principale: Donati, Cesare <1826-1913>
Titolo: Flora Marzia : storia di mezzo secolo fa / per Cesare Donati
Pubblicazione: Milano : Treves, 1876
Descrizione fisica: 275 p. ; 19 cm.

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La descrizione che vi propongo qui di seguito è di Cesare Donati ed è tratta da Flora Marzia, romanzo pubblicato nel 1876. Mi pare di immaginare un dipinto fiammingo…

Nei dì di festa, il popolo minuto di dentro e il contado a qualche mezzo miglio all’intorno, si davano la posta sul terreno comune del sobborgo, dove gentili forosette, in capelli o colla pamela, e giovanotti in giacchetta e paiolino, parlavano d’amore e di centro altre belle cose, un po’ colla bocca, un po’ cogli occhi, e un poco ancora colle gomitate; e se la passeggiavano in su e giù, per diritto e per traverso. Se volete compire il quadro, mettete nel piazzale, presso alla porta, o dove vi piace meglio, uno di quei giocolieri che non ardiscono varcare le mura, e un circolo compatto che gli faccia corona, coi colli allungati e la bocca aperta; mettete nelle osterie qualche dozzina di esseri che si propongono l’incremento dell’enologia per mezzo della consumazione, e ne’ pallottolai partite grossissime di giuocatori; mettete dappertutto fra gli amori, i beoni, i giocolieri, per ogni dove insomma, un esercito di monelli che giuocano alle piastrelle, alla palla, con la trottola, e corrono e rincorrono, e urlano, e bestemmiano (i nostri figlioli comincian di buon’ora), e s’accapigliano, e s’atterrano, e piangono, e ridono, e danno la berta a chi passa e levano un polverone da accecare; e avrete il sobborgo fiorentino qual era vent’anni fa in ognuna delle feste dell’anno, che sono da noi più fitte dei giorni di magro. (Capitolo XII)

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Dizionario

Mi occupo, anche oggi, di Flora Marzia: storia di mezzo secolo fa di Cesare Donati, pubblicato nel 1876. La prosa del Donati è ampia, articolata a tratti colloquiale (Toscana), ma a colpire è il lessico utilizzato nel romanzo.  Di letteratura ottocentesca ne ho letta molta, ma tante parole inusuali, tutte in una volta, non le ricordo. Mi pare di poter scrivere che l’autore abbia un certo gusto per la parola nascosta tra le pieghe del dizionario, per il vocabolo desueto. Ecco qualche esempio:

  • Amendue per entrambi
  • Trilustre per quindicenne
  • Avvegnaché per benché, quantunque
  • Imperocché sta per il fatto che
  • Alla perfine per alla fine
  • Beva sta per essere in affare di suo genio
  • Telonio per dazio
  • Amasia per amante
  • Incomportevole per insopportabile
  • Arroge per aggiungere

E mancano ancora 100 pagine alle fine della storia…

Errori e sviste…


Errore

Scrivo di “Flora Marzia: storia di mezzo secolo fa”, romanzo di Cesare Donati, 1876. A pagina 12, ovvero a vicenda appena cominciata, leggiamo:

“Come soleva avvenire da trent’anni che facevano vita insieme, il marito dovette anco questa volta cedere al volere della moglie”.

Per precisare, aggiungo che il marito è Bernardo e la moglie Teresa, i genitori adottivi della protagonista. La frase è collocata nel momento dell’ingresso in scena di Flora Marzia infante.

A pagina 99, l’eroina della nostra storia è ormai sedicenne. Si legge:

“Il primo aveva perduto in Teresa la compagna per ben trent’anni fedele.”

Il primo è da intendersi qui Bernardo. I conti, allora, non tornano: gli anni avrebbero dovuto essere 46 ossia la somma di 30 della prima citazione e 16 gli anni di Flora Marzia…

L’autore

DONATI, Cesare. – Nato a Lugo di Romagna (Ravenna) il 10 sett. 1826 da Giuseppe e Rosa Sinigallia, ebbe impediti gli studi da vicende familiari. Non perse però la voglia dell’apprendere. Lettore onnivoro, andò formandosì presto una ricca riserva di nozioni e stirnoli che poi furono essenziali alla sua attività di pubblicista e narratore. Gli eventi del 1848 lo colsero a Finale Emilia, dove si trovava con la famiglia; dopo glì sfortunati avvenimentì della guerra d’indipendenza il D. ed i suoi ripararono in Toscana. Grazie all’aiuto di alcuni amici poté seguire gli studi giuridici presso l’università di Pisa, poi la morte del padre lo costrinse a concorrere al mantenimento della famiglia. Continua