Panzini, la lanterna e la ricerca dell’uomo


panzini

Diogene una volta uscì con una lanterna di giorno, e, alla domanda su che cosa stesse facendo, rispose: “Cerco l’uomo!”.

Alfredo Panzini, con la sua lanterna, percorre,  in bicicletta, la strada che da Milano giunge a Bellaria sull’adriatico. Giuntovi ne esplora il mondo circostante alla ricerca dell’umanità che lì vi abita. Pescatori, ragazzi, preti, ferrovieri, donne umili e altolocate, bizzarri commercianti… sono i protagonisti delle sue storie che, avvolte da una natura quasi selvaggia e capricciosa, si presentano come brevi racconti legati però in un anomalo romanzo.

Sono la Terra e l’Acqua a plasmare il carattere di questi personaggi che, lontani dalle città, vivono ancora secondo la tradizione, ignorando i modelli convenzionali prodotti dalla crescente urbanizzazione o, comunque, rielaborandoli con una certa rusticità. Come le dune di sabbia che sorprendono, con il loro moto, il viandante lungo la strada per Comacchio e Pomposa, così gli uomini e le donne di questa regione sanguigna sorprendono, per il loro temperamento, lo scrittore.

Lettura assai gradevole, ma non per tutti. L’essere l’autore un lessicografo si percepisce nettamente e la citazione classica e il linguaggio alto, mai banale, mi fanno consigliare quest’opera ad un pubblico colto, che ne saprebbe apprezzare le sfumature.

  • Autore: ALFREDO PANZINI
  • Titolo: LA LANTERNA DI DIOGENE
  • Editore: TREVES
  • Anno: 1918
  • Pagine: 276
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545 lettura finita – Il ritorno di Bertoldo di Alfredo Panzini


Il ritorno di Bertoldo di Alfredo Panzini

Panzini mi ha divertito con il suo ritorno di Bertoldo: una suggestiva apologia dell’agricoltura di un tempo davanti al progresso che allora avanzava. E’ un’opera narrativa e non un saggio (così secondo l’opac del sistema bibliotecario nazionale), anche se io propenderei più per classificarla secondo quest’ultimo genere piuttosto che per l’altro. E’ opera ricca di citazioni greche e latine dal lessico colto, più orientato a un pubblico “alto” piuttosto che ai Bertoldi, ossia i contadini, di cui ne narra le gesta. Panzini mescola tradizione popolare e cultura classica giocando e stupendo allo stesso tempo il lettore. La critica, però, non ha sempre apprezzato ciò. Infatti, Cesare Angelini, nel 1942 scriveva:

E con la difficoltà a disciplinare l’incoerenza della vita, ne segue spesso la difficoltà a armonizzare i toni della scrittura. Sicché, da una pagina ov’è l’eco lucente d’un pensiero di Platone, caschi in un’altra ove stride la barzelletta di Bertoldo, o in un’altra dove il nostro filosofo, vittima delle contraddizioni in cui s’impiglia, somiglia a don Ferrante che se la prende con le stelle.

L’ultima edizione dell’opera è del 1936 ed è, a mio parere, assente ingiustificata dalle librerie.

Voto: 8,5/10

BERTOLDO, un sagace contadino da Treccani .it

Il personaggio di Bertoldo trae le sue origini dal modello popolare dell’uomo rozzo, incolto, non nobile, ma dotato di naturale intelligenza e di cervello fino. Egli vuole rivendicare la dignità umana di tutti i contadini, soggetti a millenarie umiliazioni. Questo modello era già presente nel Medioevo, soprattutto nelle novelle narrate dai cantastorie nelle piazze, nelle fiere e durante le feste.

CURIOSITA’ cristinacampo.it

Nel 1936 fece pervenire alla segreteria di Mussolini il “romanzo” Il ritorno di Bertoldo, corredato d’una dedica autografa che risentiva, in quel tempo d’autarchia, dei crescenti umori ruralistici “A S. E. Benito Mussolini. (Questa è la prima copia del libro. Possa essere accolto con benevolenza da Lei che ha ridato nobiltà all’agricoltura. Devotamente, Alfredo Panzini, Primavera, 1936. XIV”).

Scheda del libro

Autore principale: Panzini, Alfredo
Titolo: Il ritorno di Bertoldo / Alfredo Panzini
Pubblicazione: Milano : A. Mondadori, ©1936
Descrizione fisica: 165 p. ; 20 cm