514 lettura finita (15/VI anno) – La marcia Radetzky di Joseph Roth


Lettura di febbraio 2012

A catturare la mia attenzione è stato in primis il titolo, poi l’indolente scorrere delle parole e, infine, impigliato nella tela intessuta dallo scrittore, la curiosità di assistere alla “catastrofe” finale. Lo stile non è elegante, la scelta dei vocaboli quasi giornalistica – lui lo era -, tuttavia con pochi vocaboli imbastisce ambientazioni notevoli, sarei tentato di scrivere sensoriali (si vedono e si odono).

Voto:  8,5/10

Incipit

I Trotta erano un casato di recente nobiltà. Il loro progenitore aveva ricevuto il titolo dopo la battaglia di Solferino. Era sloveno. Sipolje – il nome del villaggio d’origine – divenne il suo predicato nobiliare.

Ite missa est

… instancabile, scorreva sui vetri.

Plus

Le descrizioni ambientali.

Minus

Lo stile a tratti trascurato.

Quale lettore

Un pubblico adulto, da romanzo storico.

Trama da wikipedia

La vicenda ha inizio con Joseph, sergente dell’esercito austro-ungarico di origini slovene. Al comando del suo plotone partecipa alla battaglia di Solferino. Gli italiani sono in ritirata su tutto il fronte, ma continuano ad impegnare le truppe imperial-regie con le loro retroguardie. Il sergente scorge un gruppo di ufficiali dello stato maggiore, tra i quali riconosce la figura del giovane imperatore Francesco Giuseppe. Il gruppo avanza verso i soldati, senza rendersi conto di essere esposto al tiro della retroguardia italiana. Il sergente, resosi conto della gravità della situazione, si dirige in tutta fretta verso il gruppo e incurante di tutto protegge l’imperatore con il suo corpo, buttandolo a terra. In quel medesimo istante un colpo viene esploso verso di lui e lo colpisce alla spalla. L’imperatore, resosi conto di quanto avvenuto e grato verso il suo salvatore, dà disposizioni affinché il sergente Trotta venga curato.

Scheda del libro

Autore principale: Roth, Joseph
Titolo: La marcia di Radetzky / Joseph Roth
Edizione: 5. ed
Pubblicazione: Milano : Adelphi, 2001
Descrizione fisica: 424 p. ; 20 cm
Collezione: Gli Adelphi ; 94
Note generali
Trad. di Laura Terreni e Luciano Foa.
Numeri: [ISBN] 88-459-1187-X
Traduzione di Radetzkymarsch. | Roth, Joseph
Nomi: [Autore] Roth, Joseph
Classificazione Dewey
833 (19.) NARRATIVA TEDESCA

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Jospeh Roth

La marcia su wikipedia

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AVANTI E INDIETRO ovvero la congiura dei sagrestani – Loquendo editrice

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440 lettura finita (25/V anno) – Il ranch della giumenta perduta di Georges Simenon


Il ranch della giumenta perduta di Georges Simenon

Lettura di novembre 2010

Curioso questo Simenon da Far West. Abituato ai Maigret, ho fatto fatica a ritrovare l’autore che conoscevo. Una lettura, comunque, decisamente piacevole. Un west ormai contaminato dalla società moderna (non è quella dei film alla Sergio Leone)  e una storia che trova soluzione dopo 38 anni… Ambientazione affascinante.

Voto: 9/10

Plus

Un libro col ritmo giusto.

Minus

Nessuno.

Quale lettore?

Pubblico adulto, secondo me più per uomini.

Incipit

Non si era svegliato di cattivo umore. Non era allegro, certo, né particolarmente di Buonumore. Sapeva che era martedì, perché era il giorno in cui andava a Tucson.

L’Ite Missa est

… li guardò con l’aria di non capire.

Trama

Sullo sfondo – come in un campo lunghissimo di John Ford o di Sergio Leone le montagne dell’Arizona, che sembrano “racchiudere il mondo da tutti i lati”; in primo piano un uomo a cavallo, che percorre la pista che conduce alla statale per Tucson: il “Grande Passaggio, attraverso il quale, ai tempi in cui non esistevano né treni né automobili, erano transitati uomini e mandrie, e buoi, cavalli e carri a migliaia”. Oggi, 7 ottobre 1947, l’uomo a cavallo, John Evans detto Curly John, il rispettato proprietario del ranch della Giumenta perduta, compie sessantotto anni, ma in sella si tiene ancora ritto come quando ne aveva venti. Come quando lui e il suo amico Andy Spencer erano arrivati dal Connecticut in cerca di fortuna. C’è un punto della pista dove, ogni volta che ci passa, a Curly John sembra quasi di “provare il dolore di quel giorno”: il giorno in cui, proprio lì, trentotto anni prima, ha ucciso Romero, il messicano che qualcuno aveva pagato per farlo fuori. Dopo, tutto è stato diverso: Andy, che Curly John sospetta di essere il mandante del tentato omicidio, è diventato per lui Valtro, “l’Innominabile”. Ma il caso – una vendita all’asta in cui quasi a malincuore Curly John entra in possesso di un vecchio baule verde – cambierà le carte in tavola. L’amicizia virile, la vendetta, il perdono; e le miniere, il deserto, i saloon e le case da gioco: gli elementi del buon western ci sono tutti, e con questi Simenon ci offre una sua trascinante variazione sul tema.

Scheda del libro

Autore: Simenon, Georges
Titolo: Il ranch della giumenta perduta / Georges Simenon ; traduzione di Alessandra Berello
Pubblicazione: Milano : Adelphi, 2010
Descrizione fisica: 191 p. ; 22 cm
Collezione: Biblioteca Adelphi ; 553
Titolo uniforme: jument perdue
Numeri: ISBN – 9788845924576
Nomi: Simenon, Georges
Berello, Alessandra
Classificazione:     843 – NARRATIVA FRANCESE

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Simenon su Il quaderno

Tutti i Maigret letti

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417 lettura finita (2/V anno) – Al paese dei libri di Collins Paul


Al paese dei libri di Paul Collins

Lettura di settembre 2010

La classificazione CDD (quella usata da molte biblioteche pubbliche, quasi tutte) lo “piazza” tra i saggi (anche se altri lo inseriscono nella letteratura americana. Vabbè tralasciamo le beghe tra i catalogatori :-)). Comunque sia, questo libro si legge assai meglio di molti romanzi. Si parla di libri (si svolge in un paese di librai) e mescola citazioni dotteirriverenti e tranci di vita. Impressionante la quantità di libri dimenticati citati. E’, in fin dei conti, una miscellanea di stramberie libresche… molto carine.
Voto: 8,5/10

Plus

Davvero originale e “inglese” (nonostante l’autore sia americano).

Minus

Nessuno.

Quale lettore?

Tutti, dai 20 in su.

Incipit

Non avevo mai fatto caso al panorama che si vede dal Flatiron Building. Guardando con la giusta inclinazione, Manhattan diventa una scultura strana e affascinante.

L’Ite Missa est

Ps. Diana adesso sta bene.

Trama

Ma che idea, lasciare la California per un brumoso paesino della campagna gallese! Se non fosse che il paesino è Hay-on-Wye, “la Mecca dei bibliofili”, dove c’è una libreria antiquaria ogni quaranta abitanti, e dove si celebra ogni anno uno dei più noti Festival della Letteratura – e se non fosse che il pellegrino è Paul Collins, instancabile e ardimentoso cacciatore di libri perduti e stravaganti. Ingaggiato nel 2000 da Richard Booth, il libraio che nel 1977 si proclamò Re del Principato Autonomo di Hay, Collins si è potuto dedicare per sei mesi alla sua attività preferita: frugare tra cataste di “libri effimeri che fin dall’inizio non erano destinati a durare”, e tramandarci le loro storie. Ed ecco le ponderose raccolte di riviste obsolete, le memorie apocrife o anonime, gli autori che scrivono dall’aldilà, e le prime edizioni “grigie e pesanti come tombini”. Mentre cerca casa, fantasticando di stabilirsi definitivamente in un grande “pub sconsacrato” del Seicento, il Sixpence House, Collins riesce anche a far domanda per un seggio alla Camera dei Lord (quella “specie di governo mediante copula. Una spermocrazia, se preferite”). Oltre che una incantevole tranche de vie, “Al paese dei libri” è una sorprendente meditazione sul valore dei libri nel tempo – e sulla volubile sbadataggine del passato, “l’unico paese dove è ancora lecito prendersi gioco degli indigeni”.

Scheda del libro

Autore: Collins, Paul <1969- >
Titolo: Al paese dei libri / Paul Collins ; traduzione di Roberto Serrai
Pubblicazione: Milano : Adelphi, 2010
Descrizione fisica: 216 p. ; 23 cm.
Collezione: Fabula ; 220
Titolo uniforme:     Sixpence house.
Numeri: ISBN – 9788845924880
Nomi: Collins, Paul <1969- >
Serrai, Roberto
Soggetti: Bibliofilia
Hay-on-Wye – 2000 – Diari e memorie
Classificazione:     813 – NARRATIVA AMERICANA IN LINGUA INGLESE

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Paul Collins

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383 lettura finita (46/IV anno) – L’arte del romanzo di Milan Kundera


L'arte del romanzo di Milan Kundera

Lettura di luglio 2010

Un libro che andrebbe centellinato, analizzato, capito. A volte mi ha trovato d’accordo, altre volte per niente. Sette saggi “riorganizzati” con la dichiarazione di tradurre in teoria anni di pratica. Lo rileggerò quando potrò vantare qualche anno di pratica in più. Magari condividerò più cose. O forse… nessuna.

Voto: 8/10

Incipit

I testi qui riuniti, benché nati per la maggior parte in diverse circostanze particolari, sono stati concepiti con l’idea che un giorno sarebbero stati legati gli uni agli altri in un unico libro-saggio, bilancio delle mie riflessioni sull’arte del romanzo.

Descrizione

In sette testi relativamente indipendenti ma collegati come altrettante tappe di un singolo saggio, Kundera ci parla di quella creatura singolare, imprevedibile, grandiosa e delicata che è il romanzo europeo (“arte nata come eco della risata di Dio”). Il suo discorso scavalca con sicurezza ogni pretesa di rigido inquadramento teorico e si dedica invece a un’analisi amorosa di ciò che il romanzo, creatura polimorfa, diventa nelle mani di scrittori così diversi come Kafka e Cervantes, Broch e Tolstoj, Gombrowicz e Flaubert, Diderot e Musil, Rabelais e Sterne – e infine Kundera: perché qui si troveranno i due testi dove Kundera ha detto l’essenziale per chi vuole accedere al segreto dei suoi romanzi. Anche come saggista, Kundera ha il dono stupefacente della trasparenza: le questioni più intricate appaiono nelle sue parole con una nettezza e un’evidenza tali da farci pensare che le stiamo vedendo per la prima volta. E l’aspetto di confessione, da parte di Kundera, sull’arte che oggi egli conosce più di ogni altro, dà a questo libro una pulsazione ulteriore, per noi preziosa: “Devo sottolineare che non ho la minima intenzione di fare della teoria e che tutto il libro non è altro che la ‘confessione di uno che fa della pratica?’ L’opera di ogni romanziere contiene implicitamente una visione della storia del romanzo, un’idea di cos’è il romanzo; ed è proprio quest’idea, insita nei miei romanzi, che ho cercato di far parlare”.

Scheda del libro

Autore: Kundera, Milan
Titolo: L’ arte del romanzo : saggio / Milan Kundera
Pubblicazione: Milano : Adelphi, (c)1988
Descrizione fisica: 228pp. ; 18 cm
Collezione: Piccola biblioteca Adelphi ; 210
Note Generali:    Tit. orig. L’art du roman. Essai
Nomi: Kundera , Milan

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Milan Kundera

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364 lettura finita(27/IV anno) – Sull’amore di Plutarco


Plutarco - Sull'amore

Lettura di maggio 2010

Regalo inatteso e assai gradito. Libro che esula parecchio delle mie letture. Non sono solito leggere Trattati. Tuttavia mi ha incuriosito e, perchè no, divertito. Alla fine è impossibile schierarsi. Ottimo per capire gli orizzonti culturali dell’epoca romano-ellenica.

Voto: 8/10

Incipit

Si tennero sull’Elicona, diciAutobulo, quelle conversazioni su Eros, che ti appresti a riferirci per compiacere al nostro desiderio? A quanto pare, tu ne hai tratto un resoconto scritto, oppure ti si sono impresse nella memoria per i freuqneti racconti di tuo padre.

La recensione de L’indice da Ibs

Proseguendo nella meritoria impresa di rendere accessibili al vasto pubblico i ” Moralia ” di Plutarco, Del Corno presenta ora il dialogo ” Sull’amore “, con l’efficace traduzione e ricche note di V. Longoni. A scandire il ritmo della narrazione è un personaggio femminile, la giovane, ricca e bella vedova Ismenodora: contravvenendo ad ogni convenzione sociale, si innamora di un ragazzo più giovane di lei, Baccone, che è anche oggetto di desiderio omosessuale, e alla fine, sfidando ogni perbenismo, lo rapisce e lo sposa. Intorno a queste vicende ruotano i nuclei tematici dello scritto: il confronto tra amore omosessuale e amore eterosessuale e l’indagine sulla natura e il valore dell’unione matrimoniale. Vera, inventata o autobiografica che sia, la storia rivela un totale ribaltamento di ruoli rispetto al canone tradizionale: entrata in scena a turbare le acque dell’omosessualità, è ora la donna a svolgere in amore la funzione prima assegnata all’uomo, diventando così protagonista e rendendo necessario il ricorso a nuovi parametri per interpretare il rapporto uomo-donna. Questo fa dell’opera plutarchea lo specchio di un’epoca di crisi e di transizione: risoluto a non tradire il venerato modello platonico e tuttavia incalzato dai tempi nuovi, Plutarco prospetta infine la propria concezione dell’amore come momento unificante di Eros e Afrodite.

Scheda del libro

Autore: Plutarchus
Titolo: Sull’amore / Plutarco ; Introduzione di Dario Del Corno
Pubblicazione: Milano : Adelphi, 1986
Descrizione fisica: 160 p. ; 18 cm
Collezione:  Piccola biblioteca Adelphi ; 188
Note Generali: Data di copyr
Nomi:  lutarchus
Del Corno, Dario
Paese di pubblicazione: GRECIA

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Plutarco

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292 lettura finita (24/III anno) – Ashenden o l’agente segreto di W. Somerset Maugham


Ashenden di W. Somerset Maugham

Ashenden di W. Somerset Maugham

Lettura del novembre 2008

Non è certamente una lettura travolgente e ricca di colpi di scena. Tuttavia è un libro piacevole, scritto con bravura e una vena ironica che accompagna tutti i racconti anche i più tragici. E’ presentato come fosse un romanzo, ma in realtà sono un insieme di racconti che spaziano sia nella geografia sia nel tempo. L’atmosfera dei racconti per molte cose mi ricordano le avventure di Bond… che Fleming abbia preso spunto da Maugham?

Voto:8/10

Incipit
Questo libro è basato sulle mie esperienze nel Servizio Informazioni britannico durante la Grande Guerra, rielaborate e fini narrativi. La realtà è una novelliera mediocre: comincia una storia a casaccio, generalmente molto prima dell’inizio, procede tra divagazioni incongrue, e termina lasciando una quantità di cose in sospeso, senza una conclusione.

Trama. Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera
Benché a differenza di molti suoi colleghi non ne abbia mai fatto mistero, pochi sanno che W. Somerset Maugham è stato a lungo un agente segreto al servizio di sua Maestà Britannica, e non di secondo piano, se lo scopo del suo viaggio nella Russia del 1917 era, lo dice lui stesso, “impedire lo scoppio della rivoluzione bolscevica e mantenere il paese in guerra”. Nella realtà, sempre un po’ più brutale della sua rievocazione, Maugham era stato spedito a Lucerna sotto copertura, la copertura essendo un necessario periodo di isolamento da dedicare alla scrittura di una commedia. Nella Svizzera di quegli anni, assai più vivace rispetto alla sua iconografia corrente, il materiale narrativo certo non mancava: lo spettro del comunismo si aggirava per l’Europa, e i fantasmi degli imperi, estinti e sopravvissuti, continuavano con altri mezzi la guerra appena conclusa. Così, appena smessa l’uniforme virtuale, Maugham si inventò una delle sue controfigure più celebri: Ashenden appunto, scrittore come lui, come lui di stanza nella Confederazione, e come lui atterrito in parti uguali dagli intrighi internazionali, dagli agenti nemici, dalle perversioni burocratiche dei propri compatrioti, e dagli inquilini più imprevedibili del continente europeo: gli elvetici. Il che spiega come mai queste storie di spie, per quanto ritoccate e reinventate, abbiano un’altissimo tasso di verosimiglianza, e un altrettanto formidabile potenziale di commedia.

Scheda del libro
Autore: Maugham, W. Somerset
Titolo: Ashenden, o L’agente inglese / W. Somerset Maugham ; traduzione di Franco Salvatorelli
Pubblicazione: Milano : Adelphi, [2008!
Descrizione fisica: 277 p. ; 22 cm.
Collezione: Biblioteca Adelphi ; 528
Numeri: ISBN – 9788845923050
Nomi: Maugham, W. Somerset
Salvatorelli, Franco
Altri titoli collegati: [Titolo originale] Ashenden Altri titoli collegati: [Variante del titolo] L’ agente inglese.
Classificazione: 823.912 – NARRATIVA INGLESE, 1900-1945

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Somerset Maugham

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291 lettura finita (23/III anno) – I Pitard di Georges Simenon


I Pitard di Georges Simenon

I Pitard di Georges Simenon

Lettura del novembre 2008

Questo libro è la conseguenza di quello precedente. Camilleri ne parla nell’ultimo Montalbano e così l’ho ordinato in biblioteca e… ottima scelta. Un romanzo equilibrato in tutte le sue parti, ottimamente scritto, ben tradotto… insomma BELLO. E’ stato definito dalla critica il romanzo perfetto di Simenon. Concordo. Un imperdibile che finisce diretto nella classifica dei miei preferiti.

Voto: 10/10

Incipit

Nella rubrica “Movimenti del Porto” del giornale di Rouen si leggeva: “Salpati: Fulmine del cielo, comandante Lannec, destinazione Amburgo, 500 tonnellate di merce varia…”.

Trama. Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera
L’ha avuta finalmente la sua nave, il capitano Lannec, dopo anni passati a comandare quelle degli altri armatori! E nonostante le proteste della suocera e le lacrime della moglie l’ha chiamata “Fulmine dal cielo”, a evocare la sua imprecazione preferita. Ma dei soldi della suocera, della sua malleveria, ha pur avuto bisogno per poterla comprare. Ed è per questo che sua moglie Mathilde, ha preteso di fare il primo viaggio insieme a lui, anche se tutto le sembra sporco, anche se soffre il mal di mare, anche se perfino a bordo non le riesce di abbandonare le sue maniere affettate. E un po’ alla volta Lannec comincia a sentirsi inquieto, tanto più che prima di partire ha ricevuto un biglietto, anonimo e minaccioso.

Scheda del libro
Autore: Simenon, Georges
Titolo: I Pitard / Georges Simenon ; traduzione di Eliana Vicari
Edizione: 5. ed
Pubblicazione: Milano : Adelphi, 2006
Descrizione fisica: 144 p. ; 20 cm.
Collezione: Gli Adelphi ; 178
Numeri: ISBN – 88-459-1571-9
Nomi: Simenon, Georges
Vicari Fabris, Eliana
Altri titoli collegati: [Titolo originale] Les Pitard

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George Simenon – Biografia

Il commissario Maigret – Analisi del personaggio

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268 lettura finita (138/II anno) – La pazza di Itteville di Georges Simenon


Lettura del settembre 2008

Il Simenon prima della cerazione del Commissario Maigret, quando ancora cercava il “personaggio” che lo avrebbe fatto diventare un grande. E’ un ispettore: G7. Di Maigret ha poco o niente: trentenne, rosso di capelli, aria timida e guida la macchina. Romanzo brevissimo, quasi un racconto, in cui comunque si coglie  l’essenza dell’abilità narrativa e d’intreccio del giovane scrittore. Le atmosfere sono già quelle parigine della saga del commissario.

Voto: 7,5/10

Incipit

Cinquanta chilometri, in piena notte, sotto una pioggia battente, senza riuscire a vedere nient’altro che l’alone sfocato dei fari. Tutto sommato, più che ridicoli dovevamo essere patetici, con il motore che ansimava, la 5 CV che traballava sulle ruote deformate, e il vento che tentava di strapparci la capote.

Trama. Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera
Spesso i lettori chiedono: che cosa c’era prima di Maigret? In questo racconto del 1931 troveranno una risposta: quando ancora non aveva individuato nel commissario il personaggio che lo avrebbe accompagnato fino al 1972, Georges Simenon ha infatti tentato altre strade, altri personaggi destinati alla serialità. Uno di questi è l’ispettore G.7 – trent’anni, capelli rossi, l’aria timida -, che qui si trova a dover risolvere una faccenda assai intricata, che comincia con la sostituzione, e poi la sparizione, di un cadavere, e ha al centro una bellissima bionda, delicata e un po’ folle.

Scheda del libro
Autore: Simenon, Georges
Titolo: La pazza di Itteville / George Simenon ; a cura di Ena Marchi ; traduzione di Massimo Scotti
Pubblicazione: Milano : Adelphi, 2008
Descrizione fisica: 82 p. ; 17 cm.
Collezione: Biblioteca minima ; 25
Numeri: ISBN – 9788845922763
Nomi: Simenon, Georges
Marchi, Ena
Scotti, Massimo
Altri titoli collegati: [Titolo originale] La folle d’Itteville.

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George Simenon – Biografia

Il mio “Progetto Maigret”

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249 lettura finita (119/II anno) – Il cavaliere e la morte di Leonardo Sciascia


Questa volta Sciascia mi ha lasciato l’amaro in bocca. Di solito mi piace molto come scrittore. Questo romanzo mi ha deluso. L’ho trovato debole, poco ispirato con un finale brusco e imprevisto. Un romanzo di rassegnazione: privo dell’ ironia, seppur amara, che avevo trovato negli altri scritti. Libro comunque molto attuale. Siamo anni luce da Il giorno della Civetta.

Voto: 6,5/10

Incipit
Quando alzava gli occhi dalle carte, e meglio quando appoggiava la testa sull’orlo dell’alto e duro schienale, la vedeva nitida, in ogni particolare, in ogni segno, quasi il suo sguardo acquistasse un che di sottile e puntuto e il disegno rinascesse con la stessa precisione e meticolosità con cui, nell’anno 1513, Albrecht Durer lo aveva inciso.

Scheda del libro
Autore: Sciascia, Leonardo
Titolo: Il cavaliere e la morte
Editore: Adelphi
Anno: 1988
Collana: Fabula 28
Descrizione fisica: 21 cm, p. 92

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Leonardo Sciascia

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248 lettura finita (118/II anno) – Senza domani di Vivant Denon


Brevissimo manuale di seduzione femminile di fine ‘700. Lettura propedeutica per “La lentezza” di Kundera (libro che recensirò a breve). Mi aveva incuriosito. Lettura da un’oretta e mezza senza pretese e con poca qualità. Romanzo di maiera. La morale del libro? Chi la fa l’aspetti.
Voto: 6,5/10

Incipit
Amica mia carissima è accaduto di recente, non so più per colpa di quale étourdì, che la conversazione divagasse dai meriti del vostro spirito e dalla grazia abbagliante della vostra persona – o natura, artista senza uguale! – per toccare il tema del rococò…

Scheda del libro

Autore: Denon, Vivant
Titolo: Senza domani
Editore: Adelphi
Anno: 1989
Collana: Piccola biblioteca 228
Descrizione fisica: p. 89
Isbn: 884590685X

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Denon Vivant

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221 lettura finita (91/II anno) – Maigret si diverte di Georges Simenon


Maigret si diverte di Georges Simenon

Inizio lettura 19 aprile 2008 – Termine lettura 21 aprile 2008

Bello questo Maigret che si può riassumere in questa frase tratta dal libro: “giocava al detective dilettante, lui che i detective dilettanti li prendeva sempre in giro”. Maigret è in vacanza nascosto a Parigi. Vorrebbe ma… da semplice cittadino segue il caso dai giornali; ogni tanto suggerendo… Molto gradevole.

Voto: 9/10

Incipit
Il vecchietto con il pizzo uscì di nuovo, a ritroso, dall’ombra del magazzino; guardò a sinistra e a destra gesticolando con entrambe le mani come se volesse attirare verso di sè il pesante camion a cui dava indicazioni di manovra.

Trama. Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera.
Sui giornali del mattino non c era nulla. Si accontentavano di riproporre, con minori dettagli, quanto pubblicato il giorno prima sui fogli della sera. Improvvisamente si era creato un vuoto, come se il caso fosse giunto a un punto morto. Si sentiva frustrato. Il suo primo pensiero fu: “Ma che diavolo fanno?”. Pensava a Janvier e agli altri del Quai des Orfèvres: risolvere il problema era il loro mestiere, no? Passarono diversi minuti prima che il suo senso dello humour riprendesse il sopravvento e lui riuscisse a farsi beffe di se stesso. Aveva reagito da lettore medio: non gli avevano servito la sua sbobba biquotidiana e ne era indispettito. Per un momento aveva avuto l’impressione che la polizia non facesse il suo dovere…


Scheda del libro
Autore: Simenon, Georges
Titolo: Maigret si diverte / Georges Simenon ; traduzione di Valeria Fucci
Edizione: 3. ed
Pubblicazione: Milano : Adelphi, 2007
Descrizione fisica: 159 p. ; 20 cm
Collezione: Gli Adelphi ; 282
Note Generali: In cop.: Le inchieste di Maigret
Titolo uniforme: Maigret s’amuse. –
Numeri: ISBN – 9788845920486

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Il commissario Maigret – Analisi del personaggio

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218 lettura finita (88/II anno) – Maigret si mette in viaggio di Georges Simenon


Maigret si mette in viaggio di Georges Simenon

Inizio lettura 14 aprile 2008 – Termine lettura 15 aprile 2008

L’assassino è sempre stato sotto il naso, ma per prenderlo Maigret dovrà viaggiare parecchio: far su e giù per la Francia con una puntata Svizzera. Maigret comincia ad essere “schiavo” della modernità. Agli inizi si muoveva a piedi e in bicicletta, poi arrivò sempre più spesso il treno, poi l’auto, infine si affacciò l’aereo che in questo romanzo diventa quasi protagonista. Il principio di globalizzazione non risparmia il nostro commissario. Decisamente migliore di Maigret si confida.

Voto: 7,5/10

Incipit
Le cose più seccanti sono quelle che agli inizi sembrano così banali che nessuno annette loro la benchè minima importanaza. Un pò quel che accade con certe malattie che iniziano subdole, nient’altro che vaghi malesseri, e quando alla fine le si prende sul serio è sovente troppo tardi.

Trama. Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera.
Nel suo lussuoso appartamento all’hotel Georges V, uno dei più eleganti di Parigi, la contessa Palmieri assume un intero tubetto di sonniferi, ma poco dopo si pente del tentato suicidio e fa chiamare un medico. Viene trasportata d’urgenza all’ospedale americano di Neuilly. A Lucas non sembra un fatto di primaria importanza e decide di non segnalarlo al commissario Maigret. L’errore di Lucas è madornale e sarà destinato a complicare l’inchiesta condotta da Maigret e da tutta la Polizia Giudiziaria. Poche ore dopo infatti, in un’altra stanza dello stesso hotel, viene scoperto il cadavere del famoso colonnello David Ward, uomo d’affari miliardario e amante della contessa Palmieri. Il commissario segue l’evolversi dell’inchiesta spostandosi in aereo da Parigi a Nizza, e poi da Monte Carlo a Losanna, e quindi di nuovo a Parigi, insinuandosi nei luoghi prediletti dal jet set internazionale: grandi alberghi e locali di lusso. Per tutta la durata dell’inchiesta Maigret soffre di uno strano disagio venendo a contatto con miliardari e personaggi da copertina, in quanto sembrano oltre modo ricordargli le sue origini piccolo borghesi.


Scheda del libro
Autore: Simenon, Georges
Titolo: Maigret si mette in viaggio / Georges Simenon ; traduzione di Leopoldo Carra
Pubblicazione: Milano : Adelphi, [2007]
Descrizione fisica: 159 p. ; 20 cm
Collezione: Gli Adelphi ; 314
Note Generali: In cop.: Le inchieste di Maigret
Numeri: ISBN – 9788845921988

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Il commissario Maigret – Analisi del personaggio

Il mio “Progetto Maigret”

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197 lettura finita (67/II anno) – Morte dell’inquisitore di Leonardo Sciascia


Morte dell'inquisitore di Leonardo Sciascia

Inizio lettura 17 febbraio 2008 – Termine lettura 18 febbraio 2008

Romanzo o saggio? Per la classificazione che utiliziamo noi bibliotecari (non tutti però, esistono diverse scuole di pensiero) è narrativa. Secondo me è saggio. Costruito e scritto come un’inchiesta ben documentata, ricorda molto (o forse è meglio invertire i termini di questo paragone, visto che Sciascia è antecedente) le inchieste di Andrea Camilleri non Montalbano (La concessione del telefono, Il Birraio di preston etc etc). Ne emergono tutte le contraddizioni dell’isola e del suo modo di vivere e di vedere la vita. Reo o eroe, animale o uomo, sacrilego o santo? Dipende dai punti di vista… sembrerebbe. Lavoro certosino di ricostruzione storica e lettura piacevole.

Voto: 8,5/10

Incipit
Pacienza Pane, e tempo. Queste parole, graffite sul muro di una cella del palazzo Chiaramonte, sede del Sant’Uffizio dal 1605 al 1782, Giuseppe Pitré riesce a decifrare nel 1906: insieme ad altre di disperazione, di paura, di avvertimento, di preghiera; tra immagini di santi, di allegorie, di cose ricordate o sognate.

Trama. Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera
Morte dell’inquisitore (1964) occupa un luogo del tutto a parte nell’opera di Leonardo Sciascia. La ragione ne fu data dall’autore stesso: «è un libro non finito, che non finirò mai, che sono sempre tentato di riscrivere e che non riscrivo aspettando di scoprire ancora qualcosa». Un libro, dunque, fondato su un mistero non del tutto svelato, forse non del tutto svelabile. E inoltre il libro dove Sciascia ha disegnato la figura di un suo antenato ideale, l’eretico Diego La Matina («personaggio che non doveva più lasciarmi»). Il tema dell’Inquisizione, infine, rimane (e rimarrà sempre) quanto mai delicato, perché – come scrisse Sciascia stesso con memorabile efficacia – «appena si dà di tocco all’Inquisizione, molti galantuomini si sentono chiamare per nome, cognome e numero di tessera del partito cui sono iscritti». Parole che ci fanno intendere, come meglio non si potrebbe, l’attualità immediata che questo libro ha per noi e confermano un’altra annotazione di Sciascia: «Mi sono interessato all’Inquisizione poiché questa è lungi dal non esistere più nel mondo».

Scheda del libro
Autore: Sciascia, Leonardo
Titolo: Morte dell’inquisitore / Leonardo Sciascia
Edizione: 3. ed
Pubblicazione: Milano : Adelphi, 1992
Descrizione fisica: 117 p. ; 18 cm.
Collezione : Piccola biblioteca Adelphi ; 279
Numeri: ISBN – 88-459-0877-1

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Leonardo Sciascia

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182 lettura finita (52/II anno) – Il più grande uomo scimmia del Pleistocene di Row Lewis


Il più grande uomo scimmia del pleistocene

Inizio lettura 12 gennaio 2008 – Termine lettura 14 gennaio 2008

Come scritto nella prefazione di questo libro, forse poco conosciuto, ma considerato un cult, è un romanzo di fantascienza. Siamo nel pleistocene, l’uomo scimmia ha appena comniciato a vivere eretto e a terra, abbandonando la vita sugli alberi, ed è colto dal dilemma. Vivere secondo natura facendosi dominare dalla madre terra o diventare dominatore. La storia delle grandi scoperte che hanno fatto dell’umanità qual’è oggi; lo scontro tra Zio Vania che incarna il conservatore, e papà Edward il visionario scienziato ante tempore che è per il progresso a tappe forzate. Il libro, umoristico, mi ha messo a disagio per tutto il tempo… e quando un libro ti fa sentire fuori posto è un buon libro, anche se magari non ti piace. Difficile da giudicare.

Incipit
Quando i venti soffiavano forte da nord, spifferando gelidi che la grande cappa di ghiaccio continuava la sua avanzata, noi ammucchiavamo tutte le nostre riserve di legna e fascine davanti alla caverna e facevamo un gran fuoco, convinti che per quanto a sud si fosse spinta stavolta, fino in Africa, addirittura, noi eravamo perfettamente in grado di affrontarla e vincerla.

Trama. Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera.
La narrazione è affidata al figlio Ernest, cronista attento e minuzioso (Roy Lewis è – ricordiamo – principalmente giornalista) e intorno a lui ruotano i familiari tra cui spiccano Oswald, William e le zie Mildred, Aggie e Nellie, nomi inglesissimi che fanno di questi personaggi parodia di una petulante “middle class” inglese trasferita con la tecnica dell’anacronismo nella Preistoria e con sarcasmo postcoloniale proprio in Africa. Zio Vania si differenzia dagli altri protagonisti non soltanto per il suo nome di origine slava e il suo collegamento intertestuale con un noto personaggio di Cechov, ma per le sue idee conservatrici assolutamente contrarie a qualsiasi forma di evoluzione; in un dibattito riconducibile all’opposizione binaria natura vs progresso ripete la sua argomentazione come un ritornello “Davvero, stavolta l’hai proprio fatta grossa, Edward ” e Edward, paladino dell’evoluzione, difende ogni volta a spada tratta ciò che scopre o inventa. Al lettore è lasciato il compito, se lo ritiene opportuno, di riflettere su tematiche anche serie ma sempre alleggerite da una scrittura ironica.

Scheda del libro
Autore: Lewis, Roy
Titolo: Il piu grande uomo scimmia del Pleistocene / Roy Lewis ; traduzione di Carlo Brera
Edizione: 2. ed
Pubblicazione: Milano : Adelphi, 1992
Descrizione fisica: 178 p. ; 22 cm.
Collezione :  Fabula
Numeri: ISBN – 88-459-0880-1

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Analisi del libro 

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178 lettura finita (48/II anno) – La sovrana lettrice di Alan Bennett


La sovrana lettrice di Alan Bennett

Inizio lettura 09 gennaio 2008 – Termine lettura 09 gennaio 2008
Prima fatica (piacevole) del Gruppo di Lettura Virtuale. Questo veloce volumetto non può mancare nel repertorio di un accanito lettore. Il vero appassionato si riconoscerà al 100% nei sintomi che la regina d’Inghilterra (una perfetta Elisabetta II) prova dopo aver scoperto per caso la biblioteca e i libri. Interessante anche il punto di vista che i non lettori hanno di un divoratore di libri, visto come una strana creatura… quasi un ammalato . E da sottolineare pure l’effetto devastante che un libro può fare quando entra negli ingranaggi della vita moderna, un bullone impazzito che blocca tutti i processi in corso e da cui se ne esce soltanto con una visione nuova della propria esistenza quotidiana. Uniche pecche di un libro breve, sincero, originale e divertente alcuni brevi passi in cui il racconto sembra “incartarsi” la dove, forse, nella traduzione non si riesce a rendere bene i giochi di parole presenti nella versione originale e difficili da tradursi. Del resto gli esperti mi dicono che una traduzione è come una donna. Se è bella non è fedele, se è fedele non è bella. Da leggere.

Voto: 9/10

Incipit
A Windsor quella sera c’era il banchetto ufficiale, e mentre il presidente francese si affiancava a Sua Maestà la famiglia reale si schierò alle loro spalle, e la processione si avviò lentamente verso la sala Waterloo.

Trama. Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera.
A una cena ufficiale, circostanza che generalmente non si presta a un disinvolto scambio di idee, la regina d’Inghilterra chiede al presidente francese se ha mai letto Jean Genet. Ora, se il personaggio pubblico noto per avere emesso, nella sua carriera, il minor numero di parole arrischia una domanda del genere, qualcosa deve essere successo. Qualcosa in effetti è successo, qualcosa di semplice, ma dalle conseguenze incalcolabili: per un puro accidente, la sovrana ha scoperto la lettura di quegli oggetti strani che sono i libri, non può più farne a meno e cerca di trasmettere il virus a chiunque incontri sul suo cammino. Con quali effetti sul suo entourage, sui suoi sudditi, sui servizi di security e soprattutto sui suoi lettori lo scoprirà solo chi arriverà all’ultima pagina, anzi all’ultima riga.

Scheda del libro
Autore: Bennett, Alan
Titolo: La sovrana lettrice / Alan Bennett ; traduzione di Monica Pavani
Edizione: 2. ed
Pubblicazione: Milano : Adelphi, 2007
Descrizione fisica: 95 p. ; 22 cm.
Collezione : F abula ; 190
Numeri: ISBN – 9788845922091

Ex libro
Stava anche scoprendo che un libro tira l’altro; ovunque si voltava si aprivano nuove porte e le giornate erano sempre troppo corte per leggere quanto avrebbe voluto. Pag. 22.

Il giovane, decisamente poco ossequioso, disse che magari la sicurezza l’aveva scambiato per un ordigno. E la regina: “Ma certamente. Perchè lo è. Un libro è un ordigno per infiammare l’immaginazione”. Pag. 32.

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