Meteorologia e libri

Meteorologia e libri

La meteorologia è una delle mie passioni più vive e quindi non poteva mancare una sezione in cui riportare passi riguardanti eventi atmosferici “particolari”.

Il temporale in Resurrezione di Lev Tolstoj.

Il nuvolone nero aveva invaso tutto il cielo. Ai bagliori erano susseguiti i lampi, che rischiaravano il cortile e la casa diroccata coi gradini rotti. Il tuono rumoreggiò sulla testa di Necliudov, tutti gli uccelli tacquero, mentre le foglie cominciavano a stormire. Il vento soffiò sui gradini dove era seduto Necliudov, scompigliandogli i capelli. Cadde una goccia, poi un’altra, tamburellando sulle foglie di bardana, sulle lamiere del tetto, e tutta l’aria s’accese di bagliori. Si fece un profondo silenzio e Necliudov non arrivò a contare fino a tre, che proprio sulla sua testa rintronò un terribile scoppio. Parte II Capitolo VII.

La nebbia secondo Bacchelli da Il mulino del Po.

Ed ecco la stagione delle grandi nebbie. Da qualche tempo il sole e la brezza dell’alba stentavano a dissipare i veli e i fumacchi bianchi, esalati dalle acque e dalla terra fracida e torbosa dei canneti e delle barene, che indugiavano fra le canne e sugli specchi d’acqua tersa. La sera, dopo i crepuscoli autunnali splendidi, inenarrabili, quando ai fulgori squillanti nel cielo rossi e vermigli e rosati e ranci, e verde più smeraldini, rispondeva sulle acque lagunari un azzurro brunito; e la violenza corrusca dei colori diventava disperata e soave in cielo e in terra, fin sulla visione fatata dei lontani Appenini; la sera, dopo i crepuscoli autunnali, fumigava e caligava. Il vento, soffiasse dalla terra o dalla marina, invece di portarsela via, cominciava ad aggiunger nebbia a nebbia, che il sole diurno imbiancava e illustrava senza più vincerla; e s’udiva il verso degli uccelli di passo e il ciarlio delle anitre selvatiche di giorno in giorno più numerose, a portar l’inverno. Ed ecco che la nebbia, col suo bianco tenebrore, stagnò umida e greve, punse frigidamente, quando il vento la scosse a folate; e parva vasta quando il mondo e senza fine […] Camminava lungo il muro per una strada larga senz’un’anima e senza voci; e la nebbia non lasciava scorger tre passi distante; e non trapelava lume dalle finestre chiuse: soltanto dagli orti, abbondanti in quel quartiere, la campanella d’un convento o di un oratorio squillava con una tristezza affranta e soffocata. III

La nebbia secondo Simenon
E, ora, attraverso i vetri su cui gocciolava il vapore condensato, si scorgeva una nebbia spessa che foderava di un alone le luci della strada ferrata […] Sono le sette. L’umidità dell’aria è così densa che la luce dei fanali, sul marciapiede, riesce appena a penetrare la coltre lattiginosa. Da Maigret e il porto delle Nebbie, Capitolo I.

La pioggia
La pioggia cadeva a dirotto, una pioggia normanna pareva scagliata da una mano furiosa, una pioggia obliqua, fitta come una tenda, simile a un muro di strisce oblique, una pioggia che sferzava, schizzava, sommergeva ogni cosa, una vera pioggia dei dintorni di Rouen… da La signorina Fifì di Moupasant

Lo Scirocco
Era di luglio, un torrido pomeriggio. Il lastricato era caldo da poterci cuocere il pane, la camicia, subito fradicia, mi s’incollava addosso e, su tutto l’orizzonte, ondeggiava un tenue vapore bianco, l’ardente vampa dello scirocco che sembra calore palpabile. Scesi verso il mare e, facendo il giro del porto, mi misi a percorrere la riva lungo la bella baia, dove sono i bagni. La montagna ripida, coperta di cedui, di alte piante aromatiche dagli odori possenti, si arrotonda intorno alla piccola insenatura in cui s’immergono, giro giro, scuri roccioni. Non c’era anima viva; nulla che si muovesse; non un grido d’animale, nè un d’uccello, nè un rumore; neppure uno sciacquio, tanto il mare immobile pareva intorpidito sotto il sole. Da Marroca di Maupassant.

Nella notte era spirato un certo vento che soffia d’improvviso tra i monti, se c’è neve la scioglie, e in breve fa spuntare foglie e fiori dove prima c’erano arbusti rinsecchiti stretti nel ghiaccio. E’ il vento delle montagne che i latini chiamano “Favonio”. Fonde le stalattiti di ghiaccio che pendono dai tetti, gocciole schioccano allegre sulle pietre della corte e le finestre si aprono per far entrare col sole il profumo della primavera. Laura Mancinelli, Biglietto d’amore, Il “processo d’amore”, Einaudi 1992.

George prese il giornale, e ci lesse le notizie di sinistri alle imbarcazioni, e le previsioni del tempo; queste ultime profetizzavano “pioggia, freddo, umido, con tendenza al bello” (quanto di più spaventevole ci possa essere nel tempo). “Temporali vari con scariche elettriche, vento dall’est, depressione sulla contea di Midland (Londra e Manica). Barometro in discesa.” Io pensavo che tra tutte le stupide, irritanti cretinerie che ci affliggono, questa della “previsione del tempo” è forse la più perversa. Essa “prevede” esattamente quello che successe ieri o l’altro ieri e altrettanto esattamente l’opposto di quanto succederà oggi. Ricordo che mi rovinai completamente le vacanze ad autunno inoltrato, appunto per avere tenuto conto delle previsioni del tempo del giornale locale. “Per oggi si prevedono forti piogge a carattere temporalesco”, diceva al lunedì, e così noi rimandammo il pic-nic e rimanemmo chiusi in casa per tutta la giornata in attesa della pioggia. La gente passava davanti alla nostra porta e se ne andava fuori tutta allegra e felice su carrozze e carrozzini, il sole bruciava e non c’era una nuvola in cielo. – Ah! Ah! – dicevamo noi guardando attraverso i vetri. Torneranno a casa inzuppati come spugne! Ghignavamo, pensando alla doccia che si sarebbero buscata, e tornavamo ad attizzare il fuoco, a riprendere in mano i libri, a mettere in ordine i nostri esemplari di alghe marine e di conchiglie. Verso mezzogiorno col sole che penetrava nella stanza, il caldo divenne opprimente e cominciammo a chiederci quando sarebbero arrivati gli scrosci di pioggia. – Vedrai! Cominceranno nel pomeriggio, stanne certo, – ci dicevamo l’un l’altro. – Poveretti quelli, come si bagneranno! Sarà uno spasso. All’una la padrona di casa venne giù e ci chiese se non saremmo usciti, con quella bella giornata. – No! No! – rispondemmo con un sorriso furbo, – noi non abbiamo nessuna voglia di bagnarci, sa! Passò quasi tutto il pomeriggio e non si vide nessun segnale di pioggia ed allora cercammo di confortarci pensando che sarebbe caduta improvvisamente, tutta d’un colpo, proprio nel momento in cui i gitanti si trovavano sulla strada per far ritorno a casa e quindi lontani da ogni ricovero in modo che si sarebbero bagnati più che mai. Ma intanto non veniva giù neanche una goccia; la giornata passò e sopravvenne una notte incantevole. Al mattino seguente leggemmo che il tempo sarebbe stato “caldobello – con tendenza alla stabilità – molto caldo”; e allora ci vestimmo di abiti leggeri ed uscimmo. Mezz’ora dopo che eravamo partiti cominciò a piovere forte, si levò un vento freddo e tutti e due durarono per l’intera giornata e noi ritornammo pieni di raffreddori e di reumatismi e ci dovemmo mettere a letto. Il tempo è una cosa che supera completamente le mie capacità. Non ci capisco niente. E il barometro è inutile; ti trae in inganno come le previsioni del giornale. Ve n’era uno appeso in un albergo di Oxford dove scesi la primavera scorsa. Al mio arrivo, segnava “tempo bello stabile”. Fuori, l’acqua veniva giù che Dio la mandava e così era stato per tutto il giorno. Io non ci capivo nulla. Detti un colpettino al barometro, che saltò e segnò “molto secco”. Stava passando il facchino dell’albergo il quale si fermò e disse che secondo lui il barometro si riferiva a domani. Avanzai l’ipotesi che si riferisse a due settimane prima, ma il facchino disse che no, non lo credeva. Al mattino seguente detti qualche altro colpettino e il barometro salì ancora mentre la pioggia scendeva sempre più violenta. Al mercoledì ritornai a battere e la lancetta passò dal “bello stabile”, “molto secco”, al “molto caldo” fino a che non poté più muoversi perché c’era un bottone d’arresto. Fece invero del suo meglio; ma lo strumento era stato costruito in modo che non poteva profetizzare bel tempo con maggiore entusiasmo senza rompersi. Era chiaro che avrebbe voluto proseguire, per pronosticare siccità, mancanza di acqua, colpi di sole, venti caldi del deserto, “et similia”, ma il bottone di arresto glielo proibiva e quindi doveva contentarsi di indicare sempre quel banalissimo “molto secco”. Intanto la pioggia continuava a venir giù ininterrotta e il fiume, straripato, aveva allagato i quartieri bassi. Il facchino disse che era certo che una volta o l’altra avremmo avuto una sequenza di tempo magnifico e lesse due versi scolpiti sulla custodia di quell’oracolo. Lontana previsione, dura assai. Predetta da vicino, azzecca mai. Quell’estate il tempo bello non si vide. Immagino che quella macchina si riferisse alla primavera successiva. Ci sono poi i barometri di stile moderno, quelli lunghi a tubo diritto. Non ne capisco né capo né coda. C’è un lato per le dieci del mattino di ieri e un lato per le dieci del mattino di oggi, ma ammetterete che non si può fare sempre una alzataccia per arrivare lì alle dieci del mattino. Questo barometro sale o scende a seconda di pioggia o bel tempo, di molto o poco vento, e ad un capo c’è scritto “Nly” e all’altro “Ely” (ma che cosa c’entra la piccola Elisa?), e se gli date una bottarella non vi indica nulla. Inoltre occorre fare la correzione col livello del mare e la riduzione in gradi Fahrenheit; ma neanche questo basta perché si possa capire quello che il barometro dice. Ma chi mai desidera farsi predire il tempo che farà? Non è cosa già abbastanza molesta quando arriva? Perché sobbarcarsi anche alla tortura di saperlo prima? Il profeta più gradito è il vecchietto che in qualche mattino nero di una giornata che si vorrebbe bella, scruta l’orizzonte col suo occhio esperto e ci dice: – Niente paura, signori. Credo che schiarirà e sarà una bellissima giornata. Vedrà che schiarirà benissimo, signore. – Se ne intende, – diciamo noi mentre gli diamo il buon giorno e partiamo, – è straordinario come sono esperti, questi vecchietti! Per quest’uomo noi sentiamo affetto, un affetto che non diminuirà per colpa della circostanza che invece il tempo non schiarisce affatto, e per tutta la giornata piove in continuazione. – Pazienza, – pensiamo, – ha fatto del suo meglio. Invece per quello che ci ha profetizzato tempo cattivo nutriamo solo antipatia e pensieri vendicativi. Nel passare gli gridiamo allegramente: – Crede che schiarisca? – No, signori. Potrei sbagliarmi, ma credo che per oggi si manterrà così, – ci risponde scuotendo la testa. – Pezzo di cretino! – borbottiamo, – che cosa ne sai tu, del tempo? – Se poi succede che aveva ragione torniamo indietro ancora più incolleriti con lui e con una vaga idea che ci sia stato un po’ del suo zampino. Quella mattina in particolare, però, era troppo bella, troppo piena di sole; non potevamo lasciarci turbare fuor di misura dalla raccapricciante lettura di George che diceva “barometro in discesa”, “perturbazioni atmosferiche in movimento sull’Europa meridionale”, “pressione in aumento”. Perciò, visto che non riusciva a rattristarci e che stava solo sprecando il fiato, egli sgraffignò la sigaretta che m’ero arrotolata con tanta cura e se ne andò. Jerome, J.K. Tre uomini in barca, capitolo V

Mentre Astioco navigava verso sud per far arrivare la scorta ad Antistene il più presto possibile, le navi della sua flotta, a causa della pioggia e di una fitta nebbia, si dispersero, e nella confusione egli s’imbattè nella forza ateniese. Kagan Donald, La guerra del Peloponneso, p.356.

Durante la battaglia lo scoppio di un temporale con pioggia, tuoni e fulmini terrorizzò i siracusani, contribuendo probabilmente a fiaccarne il morale, mentre gli ateniesi, più esperti, non ne furono intimoriti. Kagan Donald, La guerra del Peloponneso, p.280.

In una notte carica di nubi dei primi di marzo del 431 [A.C.], oltre trecento tebani s’infiltrarono a Platea… Intanto era iniziata a cadere una fitta pioggia… Era previsto che, nel caso in cui i trecento si fossero trovati in difficoltà, in loro aiuto sarebbe accorso l’esercito tebano, ma il piano non funzionò: la pioggia aveva gonfiato l’Asopo, fiume che separava il territorio di Tebe da quello di Platea, e all’arrivo dell’esercito gli invasori erano già stati fatti prigionieri. Kagan Donald, La guerra del Peloponneso, p.76.
[1284] E’ da saver che in tutto il mese di marzo e tutto il mese di aprile non venne giù acqua dal cielo: solamente nella festa di San Giorgio scendeva una piogerellina a guisa di rugiada; e poi ancora la festa di San Michele, a maggio. Salimbene de Adam, Cronaca nella Traduzione di Giuseppe Tonna, Diabasis 2006, pag. 329.

[1284] E quell’anno la festa di San Tommaso Apostolo [21 dicembre] venne di giovedì: e la notte del venerdì verso l’ora di mattutino c’erano lampeggiamenti intorno per il cielo e si udivano di gran tronate: e l’era una cosa insolita che si udissero i tuoni in tale stagione. E allora a Venezia ci furono allagamenti vasti con mareggiate, quali mai g’era stati, come dicono i vecchi, da quando la città fu costruita sovra acque insino ai dì nostri. E affondarono le barche e si annegò la gente: e le mercanzie che non erano nei piani superiori delle case, andarono del tutto perdute. Un simile disatro ci fu nella città di Chioggia che si trova sulle lagune: là dove si fa il sale. E lo stesso anno (1276), un martedì sul finire di giugno, la vigilia di San Giovanno Battista, venne giù un gran diluvio di acque da ogni parte del cielo. E il Crostolo cresceva tanto che da Rivalta insino a Bagnolo tutta la terra andò sott’acqua: e molte persone i s’èn negade overossia affogarono dentro i gorghi e perirono. […] E le biade furono portate via dai campi, di luogo in luogo, dalla violenza delle conrrentie e distrutti i ponti che erano sopra i fiumi. E le case furono guastate e rotte per dilagare delle acque e i coltivi sommersi a maraviglia: e la strada che va a Reggiolo, troncata e rotta presso Bagnolo. E la pioggia irruente e la corsa delle acque spazzava via la ghiaia messa sulla strada, dentro i campi e i fossati. Mai sera sentito dire di un diluvio tale. E neppure i vecchi ricordavano fosse venuto nei tempi indietro. E il Crostolo cresceva e dilagava un’altra volta presso i borghi di Santo Stefano e d’Ognissanti fuori porta: e l’inondazione salendo invase la strada nel borgo d’Ognissanti nella città di Reggio. E si empivano le case del borgo, da una parte e dall’altra della strada, dell’acqua che veniva dal Crostolo: e tutta la strada era piena di acqua e dell’allagamento, tanto che una barca poteva sì andare in per strada su tutta quell’acqua. E tutto l’ospedale di Santa Caterina ne era pieno e sì ancora l’ospedale di San Geminiano era pieno d’acqua: e pareva la strada un grande naviglio. E un danno assai grave ebbe a soffrire questo ospedale di San Giminiano, di biade e di altri generi portati via dalle acque: e tutta la strada di Modolena sembrava essere un naviglio. E si riuniva tutta l’acqua del fiume Modolena con l’acqua del Crostolo e correvano quei torrenti per i campi e dentro le case. Pareva ci fosse il mare là. E molte bestie si annegarono: così le mandrie dell’ospeale di San Pietro in Vincoli in Modolena e altri animali assai. Mai s’era sentito dire nè s’era veduto un diluvio tale: nè di un allagamento compagno avevano i vecchi memoria. E duravano le piogge e i rovesci per l’intera estate e l’intero autunno: e così la gente non poteva seminare. E nella villa del Crostolo presso Mazzenzatico le case tutte erano piene di acqua: e in quel tempo durava la pioggia ben quattordici mesi. Salimbene de Adam, Cronaca nella Traduzione di Giuseppe Tonna, Diabasis 2006, pag. 305.

E lo stesso anno (1276), un martedì sul finire di giugno, la vigilia di San Giovanno Battista, venne giù un gran diluvio di acque da ogni parte del cielo. E il Crostolo cresceva tanto che da Rivalta insino a Bagnolo tutta la terra andò sott’acqua: e molte persone i s’èn negade overossia affogarono dentro i gorghi e perirono. […] E le biade furono portate via dai campi, di luogo in luogo, dalla violenza delle conrrentie e distrutti i ponti che erano sopra i fiumi. E le case furono guastate e rotte per dilagare delle acque e i coltivi sommersi a maraviglia: e la strada che va a Reggiolo, troncata e rotta presso Bagnolo. E la pioggia irruente e la corsa delle acque spazzava via la ghiaia messa sulla strada, dentro i campi e i fossati. Mai sera sentito dire di un diluvio tale. E neppure i vecchi ricordavano fosse venuto nei tempi indietro. E il Crostolo cresceva e dilagava un’altra volta presso i borghi di Santo Stefano e d’Ognissanti fuori porta: e l’inondazione salendo invase la strada nel borgo d’Ognissanti nella città di Reggio. E si empivano le case del borgo, da una parte e dall’altra della strada, dell’acqua che veniva dal Crostolo: e tutta la strada era piena di acqua e dell’allagamento, tanto che una barca poteva sì andare in per strada su tutta quell’acqua. E tutto l’ospedale di Santa Caterina ne era pieno e sì ancora l’ospedale di San Geminiano era pieno d’acqua: e pareva la strada un grande naviglio. E un danno assai grave ebbe a soffrire questo ospedale di San Giminiano, di biade e di altri generi portati via dalle acque: e tutta la strada di Modolena sembrava essere un naviglio. E si riuniva tutta l’acqua del fiume Modolena con l’acqua del Crostolo e correvano quei torrenti per i campi e dentro le case. Pareva ci fosse il mare là. E molte bestie si annegarono: così le mandrie dell’ospeale di San Pietro in Vincoli in Modolena e altri animali assai. Mai s’era sentito dire nè s’era veduto un diluvio tale: nè di un allagamento compagno avevano i vecchi memoria. E duravano le piogge e i rovesci per l’intera estate e l’intero autunno: e così la gente non poteva seminare. E nella villa del Crostolo presso Mazzenzatico le case tutte erano piene di acqua: e in quel tempo durava la pioggia ben quattordici mesi. Salimbene de Adam, Cronaca nella Traduzione di Giuseppe Tonna, Diabasis 2006, pag. 298.

Ancora sì nello stesso anno, cioè nel 1275, cominciava a venire pioggia fra le tempora della fiera di San Maurizio [18-22 settembre]: e avanti la Natività del Signore venne giù un grande diluvio di acque e durava parecchi giorni. E ci furono vaste innondazioni e i fiumi dilagavano e sortivano fora dai so’ letti e si spandevano largamente per la diocesi di Reggio. E l’intera invernata fu piovosa. E quell’anno e nel seguente ci furono piogge e violenti acquazzoni nella pianura. E lo stesso anno nelle montagne erano le nevicate oltre misura folte e spesse: e oltre misura alta in alcuni luoghi era sì la neve, fino a 5 braccia nelle parti di montagna e ancor di più in certi posti, fino a sei. E durava la neve diversi mesi in quell’anno e nel seguente. E ci fu una grande moria di maiali e altre bestie in quelle contrade montane per via della fame. Non sapevamo cosa dar da mangiare, a stè bestie. E cuocevano loro del fieno e lo pestavano lungamente, come pastura per maiali. Salimbene de Adam, Cronaca nella Traduzione di Giuseppe Tonna, Diabasis 2006, pag. 297.

E quest’anno (1265) verso la festa della Natività del Signore, veinavano i francesi […] E avvenne un miracolo grande. Chè l’anno di lor venuta, non faceva per niente freddo: non c’erano gelate ne ghiaccia o neve , ne fanga all’ingiro o piogge, ma la strada era bellissima, facile e piacevole come fosse il mese di maggio. Salimbene de Adam, Cronaca nella Traduzione di Giuseppe Tonna, Diabasis 2006, pag. 295.


E così non ci fu per quell’anno una buona raccolta di frumento: ma per quei generi che i villani i ciama i minuzii, ci fu una produzione da non credere e cioè di panico, miglio, sorgo, fagioli e rape. Di vino ne venne in abbondanza; ma in molti posti la tempesta ha devastato le vigne. Ancora si lo stesso anno, durante la stagione estiva, si fecero sentire all’ingiro delle tronate spaventose, pareva quasi di averle sotto gli occhi, lì e palpabili: e molti spauriti cadevano a terra nell’ora della sera. E anche la notte se ne udirono di simili. […] Ancora sì nello stesso anno, cioè nel 1283, quando abitavo nel convento di Reggio, la festa d’Ognisanti, uscendo dopo mattutino di chiesa entrai nel chiostro e stetti sul prato allo scoperto; e sovra di me scendeva una larga piova e al di sopra io vedevo proprio a quell’ora un cielo sereno, lucidissimo e stellato. La stessa cosa ho visto un’altra volta, ma in pieno giorno, l’anno seguente: e non potei vedere le stelle.
Salimbene de Adam, Cronaca nella Traduzione di Giuseppe Tonna, Diabasis 2006, pp 265-266.

Sempre lo stesso anno [1285], il 7 di marzo, in giorno di sabato, verso l’ora del vespero si udirono delle tronate da tremare di spavento e apparivano lampeggiamenti e corruscazioni: e all’improvviso cadde una grossa grandinata e veniva giù insieme una bufera di neve: e guastò i verzieri all’intorno e le piante da frutta e specialmente le mandorle e le mele granate e i fichi primaticci, cioè i primi fioroni già maturi sull’albero. Salimbene de Adam, Cronaca nella Traduzione di Giuseppe Tonna, Diabasis 2006, pag. 293.


A quel tempo [anno 589] ci fu un diluvio nei territori della Venezia, della Liguria e di altre regioni d’Italia, quale non si crede ci sia più stato dal tempo di Noè. Terreni e fattorie diventarono laghi, e ci fu grande strage sia di uomini sia di animali. Furono distrutte strade, cancellati sentieri, e tanto crebbe allora l’Adige che attorno alla basilica del Beato Zeno martire, posta fuori le mura di Verona, l’acqua toccava quasi le finestre superiori; eppure, scrisse il beato Gregorio, divenuto poi papa, nella basilica ne entrò pochissima. Anche le mura di Verona in alcuni punti crollarono a causa dell’inondazione. Questa avvenne il 17 ottobre, ma ci furono tanti lampi e tuoni quanti raramente se ne hanno d’estate, Sempre a Verona, due mesi dopo, gran parte della città andò distrutta da un incendio.
Chi scrive è Paolo Diacono nella sua storia dei Longobardi. Tratto dal volume di Banalumi, Teodolinda, Piemme 2006.

Nell’anno 1192 – al tempo dell’Imperatore Enrico – ci furono tante piogge con tronate fulmini e tempesta, come non è ricordo alcuno per itempi addietro. E cadevan giù dal cielo, insieme alla pioggia, sassi della grossezza di uova, quadrangoli: e guastarono gli alberi e le vigne e le biade e si ucciserò molta gente. Salimbene de Adam, Cronaca nella Traduzione di Giuseppe Tonna, Diabasis 2006.

1216: E quell’inverno ci fu molta neve e un freddo assai crudo: le vigne andarono distrutte e gelarono le acque del Po e su di esso le donne facevan danze e i cavalieri correvano in loro torneamenti. Ma anco i villani passavano Po con carri, birocci e tregge. E durò il predetto gelo per due mesi. Salimbene de Adam, Cronaca nella Traduzione di Giuseppe Tonna, Diabasis 2006.

1228: E in quell’anno nella Festività di San Cristoforo [14 aprile] cominciò a venire una grande nevicata: e insino a quel giorno era stato così bello il tempo e il verno era stato così caldo che le strade erano impolverenti. Salimbene de Adam, Cronaca nella Traduzione di Giuseppe Tonna, Diabasis 2006.

Nell’anno del Signore 1234, le nevi e la ghiaccia furono sì grandi per l’intero mese di gennaio, che le vigne e tutti gli alberi da frutta gelarono. E le bestie selvatiche morirono dal freddo. E i lupi penetravano entrò le città di notte e molti ne furono presi durante il girono e uccisi e impiccati per la gola in su le piazze. E li arbori si spaccavano lungo il tronco per le grandi gelate dall’alto fino a terra: e molte piante persero al tutto il loro verdore e si disseccarono. […] Nell’anno del Signore 1235, un mercoledì, tredici giorni avanti la fine di aprile, ci fu un vento rigido e venne giù una neve freddissima. E la notte seguente venne una gran brinata che guastò le vigne: parevano secche. […] E il 23 aprile scese altra neve e ci fu brinata ancora e le vigne andarono completamente distrutte.[…] E nel medesimo anno ci fu tale gelata nel Po che la gente passava da una riva all’altra, in sui cavalli e a piedi. Salimbene de Adam, Cronaca nella Traduzione di Giuseppe Tonna, Diabasis 2006, pp. 49-50

4 thoughts on “Meteorologia e libri

  1. Buongiorno!
    Mi chiamo serena e frequento l’ultimo anno di liceo classico in Friuli Venezia Giulia.
    Scrivo qui per una richiesta di aiuto…un prezioso aiuto!
    Ho felicemente letto che sei appassionato (o “lei è appassionato” …non so come rivolgermi a lei/te) a Georges Simenon e al suo “torbito” clima sospeso, alla neve, alla nebbia, alla meteorologia…
    Io e la mia classe dobbiamo partecipare ad un gioco: una sfida a colpi di libri.
    Il libro che dobbiamo studiare è “IL PORTO DELLE NEBBIE” di GEORGES SIMENON
    Io faccio parte del gruppo che deve occuparsi e studiare per la seconda manche (“CACCIA AL TITOLO”).
    Vengono forniti degli indizi su un altro libro correlato a quello in questione e noi dobbiano indovinare titolo e autore.
    Questi aiuti si ricollegano al contesto culturale e temporale (per esempio un indizio potrebbe essere: il libro di cui si parla è stato scritto dieci anni dopo quello di Simenon, nello stesso continente e cose del genere…), ma soprattutto alla trama e agli elementi fondamentali e caratterizzanti del romanzo che possono essere presenti in quest’altra opera(noi pensavamo a libri gialli e non solo che richiamano il PORTO, l’IDENTITA’ PERDUTA,un COMMISSARIO,la NAUTICA o il MARE,il FIUME,la NEBBIA).
    L’opera collagata può essere accostata alla nostra per assonanza o per contrasto di alcune caratteristiche dei protagonisti, ma quello che ci è parso di capire, seguendo il gioco, è che comunque ci deve essere una sorta di paragone tra le due trame o tra i protagonisti.
    Potrebbe quindi essere un opera francese come no…noi prevediamo più che altro un libro giallo(anche se, certo, non è mai detta l’ultima parola…).
    Mi rendo conto della vastità di campo entro cui la domanda è inserita: riesce difficle pensare subito ad un altro romanzo che si possa collegare…ma vorrei gentilmente chiedere un’aiuto a te/lei che è appassionato dell’argomento.
    Anche solo delle indicazioni, dei nomi di autori o di titoli collegabili…
    Intanto continuo a cercare tramite Wikipedia e la/ti ringrazio.
    Serena

  2. PER SCRIVERE IN TUTTA FRETTA, LA PRIMA ERA PIENA DI ERRORI …CHE VERGOGNA!

    Buongiorno!
    Mi chiamo serena e frequento l’ultimo anno di liceo classico in Friuli Venezia Giulia.
    Scrivo qui per una richiesta di aiuto…un prezioso aiuto!
    Ho felicemente letto che sei appassionato (o “lei è appassionato” …non so come rivolgermi a lei/te) a Georges Simenon e al suo “torbido” clima sospeso, alla neve, alla nebbia, alla meteorologia…
    Io e la mia classe dobbiamo partecipare ad un gioco: una sfida a colpi di libri.
    Il libro che dobbiamo studiare è “IL PORTO DELLE NEBBIE” di GEORGES SIMENON
    Io faccio parte del gruppo che deve occuparsi e studiare per la seconda manche (”CACCIA AL TITOLO”).
    Vengono forniti degli indizi su un altro libro correlato a quello in questione e noi dobbiamo indovinare titolo e autore.
    Questi aiuti si ricollegano al contesto culturale e temporale (per esempio un indizio potrebbe essere: il libro di cui si parla è stato scritto dieci anni dopo quello di Simenon, nello stesso continente e cose del genere…), ma soprattutto alla trama e agli elementi fondamentali e caratterizzanti del romanzo che possono essere presenti in quest’altra opera(noi pensavamo a libri gialli e non solo che richiamano il PORTO, l’IDENTITA’ PERDUTA,un COMMISSARIO,la NAUTICA o il MARE,il FIUME,la NEBBIA).
    L’opera collegata può essere accostata alla nostra per assonanza o per contrasto di alcune caratteristiche dei protagonisti, ma quello che ci è parso di capire, seguendo il gioco, è che comunque ci deve essere una sorta di paragone tra le due trame o tra i protagonisti.
    Potrebbe quindi essere un opera francese come no…noi prevediamo più che altro un libro giallo(anche se, certo, non è mai detta l’ultima parola…).
    Mi rendo conto della vastità di campo entro cui la domanda è inserita: riesce difficile pensare subito ad un altro romanzo che si possa collegare…ma vorrei gentilmente chiedere un aiuto a te/lei che è appassionato dell’argomento.
    Anche solo delle indicazioni, dei nomi di autori o di titoli collegabili…
    Intanto continuo a cercare tramite Wikipedia e la/ti ringrazio.
    Serena

  3. Per un romanzo “intimista” le condizioni metereologiche sono necessarie e quasi indispensabili. In particolare nel romanzo giallo e Simenon insegna, c’è un’osmosi continua tra la realtà narrativa con le sue espressioni più crude e l’umore dei personaggi. Per “umore” intendo quel misto di sensazioni mai definite eppure così fluide che riescono a evidenziare dei passaggi importanti del racconto. Gli episodi temporali e metereologici sembrano quasi amalgamarsi con le descrizioni, spesso scarne ed essenziali dei vari personaggi.

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