“Non ricordo il titolo ma…”


“… mi ricordo che la copertina è rossa”…

Chi di noi, cari colleghi, non si è sentito dire ciò? (Magari con la variante del colore).

Ecco, come conseguenza, una promozione improvvisata…

Copertine rosse a Certosa di San Donato Milanese

Copertine rosse a Certosa di San Donato Milanese

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Il primo capitolo de “L’osteria degli imbrogli”, nuovo romanzo noir di Gabriele Prinelli


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Per gli amici de “Il quaderno di un bibliotecario”, il primo capitolo del nuovo romanzo noir di Gabriele Prinelli, L’osteria degli imbrogli, edito da Gemini Grafica Editrice.

Leggi il primo capitolo de “L’osteria degli imbrogli” (pdf)

Trama
Melegnano, autunno 1819. Il borgo, sito nella bassa milanese, vive una stagione tranquilla e si prepara ad affrontare i rigori dell’inverno. In una fredda notte, una coppia di forestieri giunge alla locanda Le Tre T. La sconosciuta ha, nelle fattezze e nei modi di fare, qualcosa di familiare, eppure nessuno l’ha mai vista. Un particolare, però, la tradisce e svela la sua identità. La rivelazione porta scompiglio tra gli abitanti del paese: è davvero donna Lucia? Eppure, lo sapevano tutti: ella era morta quattro anni prima. L’aveva detto Gaspare. L’organaro, che già mal sopporta l’invidia e l’astio dei suoi compaesani, colpevole ai loro occhi di aver sposato la bella Cecilia, è ora sbeffeggiato per la resurrezione di Lucia. Vuol quindi dimostrare di non essersi ingannato. Comincia così un’investigazione sui generis, indagando e interrogando improbabili testimoni. Una serie di crimini, intanto, turba i sonni del villaggio.
Con la sua scrittura curata e scorrevole, Gabriele Prinelli ci propone un gustoso noir, in cui giallo e commedia si fondono con maestria in questa terza avventura dei Misteri di Melegnano.
***
Gabriele Prinelli nasce a Milano nel 1972 ed è, oggi, un bibliotecario. È autore di romanzi e saggi. Ambientati nella bassa milanese, i suoi noir hanno conquistato migliaia di lettori: caratterizzati da una scrittura curata e scorrevole, le sue storie sono ironiche e divertenti. L’osteria degli imbrogli è il suo settimo romanzo. Con la Gemini Grafica ha pubblicato: Il cane del santo, 2013 – L’oro di san Giorgio, 2014 – Il mistero di Marignano, 2014
***
ISBN: 978-88-97742-44-9
Pagine 144, € 13,90
DISTRIBUZIONE (D.E.M e LI.BRO.CO)
Per presentazioni librarie, contattare gprinelli@gmail.com, info@geminigrafica.it

 

Arrivano in libreria… Novità di primavera 2016


Cari lettori,

vi presento le novità della Casa Editrice Gemini Grafica con cui collaboro, curandone alcune pubblicazioni.

Pietro Pastorini: Il fabbricatore di Campioni

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Dalle risaie della Lomellina, al tetto del mondo, passando per la periferia di Milano. Così si potrebbe riassumere l’ascesa di Pietro Pastorini, allenatore di marcia e scopritore di Campioni che hanno scritto pagine memorabili dello sport italiano.
Con questo libro intervista ripercorreremo la storia della marcia mondiale, ci accorgeremo di come il Campione nasce e cresce tra di noi, ci meraviglieremo del lavoro necessario per trasformare un ragazzo in un uomo vincente, leggeremo i motivi della profonda crisi che sta attraversando l’atletica nazionale e, infine, comprenderemo quale sia la via per tornare al vertice delle competizioni internazionali.
Con le testimonianze dei grandi atleti allenati da Pastorini, degli amici e dei collaboratori, vivremo una storia vera, di riscatto sociale, di riscosse personali e di indimenticabili vittorie.

Pietro Pastorini, lomellese di nascita e milanese d’adozione, ha avviato alla marcia e all’atletica migliaia di ragazzi. Tra questi, nel mondo, hanno primeggiato Michele Didoni e Giovanni Perricelli. Con i suoi allievi, ha vinto 13 medaglie in competizioni internazionali. Oggi, è il tecnico responsabile della nazionale Svizzera e allena le campionesse elvetiche Laura e Marie Polli. La sua filosofia è semplice e allo stesso tempo rivoluzionaria: portiamo l’atletica leggera nelle strade, nelle palestre e nelle scuole della nostra penisola. Insomma, facciamo in modo che sia alla portata di tutti. L’Italia è ricca di Campioni: bisogna scoprirli, farli crescere e accompagnarli consapevolmente alla vittoria.

Informazioni bibliografiche

  • Titolo del Libro: Il fabbricatore di Campioni
  • Autore: Pietro Pastorini
  • Curatore: Gabriele Prinelli
  • Editore: Gemini Grafica Editrice
  • Data di Pubblicazione: marzo 2016
  • ISBN-13: 978-88-97742-43-2
  • € 18,00

La Signora Thomson di Valeria Dainese

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Una ragazza madre nella Londra di fine Ottocento ha poche alternative: o si danna o s’ingegna. Vivienne, giovane di origine francese con figlia a carico, lo sa bene e sa altrettanto bene cosa vuole per la sua piccola Camille. Vuole un futuro che sia migliore del suo presente. Perché ciò accada, l’unica via d’uscita è architettare un piano per scendere a patti con le convenzioni sociali, sfruttando al meglio le proprie capacità. Tutto inizia con la ricerca di un marito. E il migliore sulla piazza è Mr Thomson, uomo che si adatta alla perfezione al progetto in quanto abita dall’altra parte del globo e, soprattutto, poiché è totalmente inventato. Usando i colori a sua disposizione, Vivienne prova a dipingersi un nuovo “posto nel mondo” ma ci riesce talmente bene da rischiare di rimanervi intrappolata. Una piccola storia su come la mente possa passare rapidamente dal salvarci, con le sue intuizioni geniali e astute, al confondere la realtà, per assicurarci un porto sicuro nel quale trovare quella quiete e serenità che il mondo reale sembra non volerci concedere.

Valeria Dainese è nata nel 1984 in provincia di Milano, dove ancora vive. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera, dal 2006 lavora nell’ambito dei beni culturali e della comunicazione creativa. Dopo l’esordio come scrittrice di opere teatrali (2011), inizia il percorso per diventare giornalista (2013), per cimentarsi, infine, con la narrativa. “La Signora Thomson” è il suo primo romanzo.

Informazioni bibliografiche

  • Titolo del Libro: La Signora Thomson
  • Autore: Valeria Dainese
  • Editore: Gemini Grafica Editrice
  • Collana: La nuova generazione
  • Data di Pubblicazione: marzo 2016
  • ISBN-13: 978-88-97742-45-6
  • € 13,90

Manzoni e Bergognone – Letteratura e arte nel basso milanese

Manzoni_Bergognone_copertina_600

È possibile che lo scrittore Alessandro Manzoni e il pittore Ambrogio da Fossano detto il Bergognone avessero qualcosa in comune? E l’architetto Luca Beltrami con il medico/storico Giuseppe Gerosa Brichetto?
I quattro illustri personaggi, sopra citati, condividono in questa pubblicazione il borgo di Melegnano: il Lisander per i suoi passaggi lungo la via Emilia, per vicende familiari e per alcuni interessi economici che aveva nei dintorni, il Bergognone per lo splendido dipinto ancora oggi conservato nella prepositurale, il Brichetto per il grande amore che nutriva per la propria terra e il Beltrami per la sua passione nel difendere la bell’arte milanese.
A quasi mezzo secolo dalla prima apparizione degli studi di Gerosa Brichetto, e oltre cento anni dopo la memoria scritta di Beltrami, riproponiamo in questa raccolta alcuni fondamentali spunti di cultura melegnanese.

Nato a Linate nel 1910, il Dr. Giuseppe Gerosa Brichetto, medico, fu inviato dall’esercito italiano in Africa orientale, Albania e sul Fronte mediterraneo da dove rientrò nell’agosto del 1943. Aderì al Corpo Italiano di Liberazione e combatté a fianco degli Alleati; gravemente ferito nella Battaglia di Monte Lungo dell’8 dicembre 1943, fu decorato “sul campo”. Nel 1960, fu promotore della Casa di Cura “Le Quattro Marie” in Milano, ora Centro Cardiologico “Fondazione Monzino”. Coltivò una grande passione per la letteratura, per lo scrivere bene e la sua attività di scrittore si può dividere essenzialmente in: storiografia locale, letteratura ed argomenti militari. Oltre a numerosi libri, ha pubblicato circa quattrocento articoli.
Luca Beltrami (Milano, 13 novembre 1854 – Roma, 8 agosto 1933) è stato un architetto, storico dell’arte e parlamentare italiano.
Frequentò inizialmente l’Accademia di Belle Arti di Brera, abbandonata per seguire Camillo Boito alla scuola di Architettura del Politecnico di Milano, dove si laureò nel 1876. Successivamente si trasferì alla scuola di Belle Arti di Parigi, e si dedicò a viaggi di studio. Rientrato a Milano nel 1878, assunse l’incarico di professore di architettura pratica alla Accademia di Belle Arti e quindi al Politecnico.
Fu famoso nel campo del restauro perché fondava i suoi studi sulla veridicità della storia e dei suoi documenti. Fu uno dei pochi studiosi d’arte a preoccuparsi del contesto dell’opera d’arte, ricercandone sempre la documentazione storica.

Informazioni bibliografiche

  • Titolo del Libro: Manzoni e Bergognone – Letteratura e arte nel basso milanese
  • Autori: Giuseppe Gerosa Brichetto e Luca Beltrami
  • Curatore: Gabriele Prinelli
  • Editore: Gemini Grafica Editrice
  • Collana: Ad aemilium nonum
  • Data di Pubblicazione: marzo 2016
  • ISBN-13: 978-88-97742-46-3
  • € 13,90

L’OSTERIA DEGLI IMBROGLI il nuovo romanzo di GABRIELE PRINELLI


Dal 24 marzo 2016…
Osteria_Imbrogli_Copertina_Definitiva
Melegnano, autunno 1819. Il borgo, sito nella bassa milanese, vive una stagione tranquilla e si prepara ad affrontare i rigori dell’inverno. In una fredda notte, una coppia di forestieri giunge alla locanda Le Tre T. La sconosciuta ha, nelle fattezze e nei modi di fare, qualcosa di familiare, eppure nessuno l’ha mai vista. Un particolare, però, la tradisce e svela la sua identità. La rivelazione porta scompiglio tra gli abitanti del paese: è davvero donna Lucia? Eppure, lo sapevano tutti: ella era morta quattro anni prima. L’aveva detto Gaspare. L’organaro, che già mal sopporta l’invidia e l’astio dei suoi compaesani, colpevole ai loro occhi di aver sposato la bella Cecilia, è ora sbeffeggiato per la resurrezione di Lucia. Vuol quindi dimostrare di non essersi ingannato. Comincia così un’investigazione sui generis, indagando e interrogando improbabili testimoni. Una serie di crimini, intanto, turba i sonni del villaggio.
Con la sua scrittura curata e scorrevole, Gabriele Prinelli ci propone un gustoso noir, in cui giallo e commedia si fondono con maestria in questa terza avventura dei Misteri di Melegnano.
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Gabriele Prinelli nasce a Milano nel 1972 ed è, oggi, un bibliotecario. È autore di romanzi e saggi. Ambientati nella bassa milanese, i suoi noir hanno conquistato migliaia di lettori: caratterizzati da una scrittura curata e scorrevole, le sue storie sono ironiche e divertenti. L’osteria degli imbrogli è il suo settimo romanzo. Con la Gemini Grafica ha pubblicato: Il cane del santo, 2013 – L’oro di san Giorgio, 2014 – Il mistero di Marignano, 2014
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ISBN: 978-88-97742-44-9
Pagine 144, € 13,90
DISTRIBUZIONE (D.E.M e LI.BRO.CO)
Per presentazioni librarie, contattare gprinelli@gmail.com, info@geminigrafica.it

Il primo capitolo del REGALO NATALIZIO del QUADERNO DI UN BIBLIOTECARIO


Copertina Avanti e Indietro ebook

Un assaggio del regalo natalizio del “Quaderno di un bibliotecario“.

Il primo capitolo di “Avanti e indietro”, romanzo di Gabriele Prinelli, già scaricabile integralmente da queste pagine (trovate i collegamenti ai file .pdf, .epub e .mobi in fondo all’articolo).

Buona lettura!

I

A.D. 1649

«Sono Antonio di San Michele
e tutto va a gonfie vele».

«Qui Aimone
ogni cosa procede secondo l’intenzione».

«Parla Ivo
non c’è in giro nessuno che sia vivo».

«Risponde Bonaventura:
non si muove creatura».

Alla filastrocca, che giungeva dalla parte destra della strada, rispose la poesia proveniente dal lato sinistro.

«Da Santa Maria dice Dionigi:
in paese sono tutti bigi».

«Conferma Eriberto:
qui sembra un deserto».

«Melchiorre
nulla vede dalla torre».

«Infin è Ezio:
dalla mia parte un gran silenzio».

Ultimo fu un tale che urlò da una via laterale:
«Sono Toni
e ci avete rotto i coglioni».

Un flebile applauso si levò dalle case circostanti.

«E che colpa ne abbiamo?
Con questa maledetta nebbia nulla vediamo
e il confine sorvegliare dobbiamo» rispose, alla voce misteriosa, un piccato Antonio.
«Non fosse così fitta, faremmo segnali con le lanterne. Così, però, non so nemmeno da che parte sto guardando» urlò Eriberto, irritato dall’anonima canzonatura.
«Siamo a posto, allora! Figuratevi com’è ben difesa la frontiera… Smettetela di prendere umido e di rompere le orecchie a noi poveracci che cerchiamo di dormire. Tornatevene a casa!».
Il termine della breve arringa fu sottolineato dal tonfo di una porta sbattuta con forza.

Ai guardiani della notte prudevano le mani. Magari avessero potuto avere tra le grinfie quel sovversivo che, celato dalla bruma, da giorni e giorni completava a quel modo i loro richiami: lo avrebbero certamente castigato a dovere.
Il furbacchione, nascosto dietro una voce falsata e un nome fittizio, profittava della scarsa visibilità per compiere le sue scorrerie vocali, mentre loro, a stento, sapevano dove si trovavano in quel momento.
Solo Melchiorre, in cima al torrione, aveva la consapevolezza di dove fosse esattamente, ma non era decisamente il più sveglio della compagnia. L’avevano posto, infatti, di guardia lassù proprio perché, già più di una volta, si era smarrito durante la ronda, varcando inavvertitamente il confine e rimanendo prigioniero della parte nemica per intere settimane.
Al suo signore, riportarlo in servizio, erano costati non poca fatica e molti denari.

***

Dopo un autunno fin troppo mite, erano arrivati giorni di pioggia torrenziale. Il diluvio aveva abbassato la temperatura, impaludato per bene le campagne attorno a Lomello e ingrossata l’Agogna che aveva allagato prati e boschi prossimi alle sue rive. Per fortuna il borgo sorgeva su un’altura, altrimenti gli abitanti si sarebbero ritrovati con i piedi ammollati.

Quando finalmente le nubi si alzarono, a scendere, al posto dell’acqua, fu una spessa coltre di nebbia che cancellò dalla vista ogni cosa. Dal fossato del castello non si scorgeva nulla della chiesa di San Rocco posta lì innanzi; dal lato della piazza appartenente a Santa Maria non si vedeva la fila di case site pochi passi più in là nel territorio di San Michele; da queste ultime non si distinguevano le imponenti mura del maniero di fronte. Succedeva pure che, dal basso, non si avvistasse la cima della torre e, da questa, non si riconoscesse nessuno, se non a malapena delle sbiadite e anonime ombre.

Gli alberi, carichi d’umido, gocciolavano come se stesse piovendo. Il viandante per strada aveva i capelli e i vestiti fradici, come se fosse stato sorpreso da uno scroscio improvviso. Sulle vie, si affondava nella melma con tutta la caviglia e si scivolava alquanto. Più di una volta, oltretutto, si era rischiato l’incidente quando qualche intrepido, per non dire spericolato e disgraziato cavaliere, lanciato con la sua cavalcatura a velocità sostenuta, aveva scartato, per un pelo, il malcapitato di turno, non visto lungo i sentieri che si dipartivano dal villaggio.

Continuando così, si diceva in borgo, si sarebbero dimenticati i visi delle persone amiche ed era diventato uso riconoscersi solo dalle relative fattezze.
Era normale intravedersi solamente a pochi passi di distanza e chiedersi: «Tu, chi sei?»; e, dall’altra parte, sentirsi rispondere: «Chi sei tu, piuttosto?». Ognuno timoroso di avere di fronte un abitante della parte avversa, con il terrore di aver attraversato, involontariamente, il confine.
Quando ciò accadeva, addio giornata. L’interrogatorio proseguiva per ore e ore alla ricerca di presunte spie: ciò si ripeteva anche quando il fermato era già stato ospite, più volte, della cella destinata agli invasori ed era assai noto agli inquisitori. Solamente al vespro si veniva riaccompagnati al limite della propria porzione di paese e rispediti, malamente, ai propri affetti.

Suoni e rumori giungevano alle orecchie ovattati, leggeri, sussurrati come accade durante le fitte nevicate. Le voci non parevano più quelle consuete e le campane delle chiese, che di solito spaccavano i timpani e non soltanto quelli, stentavano a diffondere il loro richiamo fino alla campagna circostante.
Così capitava, a chi lavorava fuori dal borgo, privo della meridiana e impedito ad ascoltare l’Ave Maria, di trovarsi a passare dalla grigia aria del giorno a quella tetra del tardo crepuscolo senza averne avuto sentore.

Orientarsi con il buio e con la nebbia non era cosa semplice.
Ci si affidava allora alle proprie bestie che la via di casa, o meglio della mangiatoia, la ritrovavano sempre. Si saltava sull’asino o sul biroccio e si lasciavano le redini. Sempre sperando che l’animale, se comprato di seconda mano, non ritornasse dal vecchio padrone.
Tutto ciò avveniva di giorno. Figuriamoci la notte.

***

Le filastrocche proseguirono fino a quando l’orizzonte non cominciò a tingersi di uno stanco colore lattiginoso.
Fu allora che due drappelli di tre uomini – uno per fazione – marciando compatti fino all’estremo della piazza appartenente alla propria contrada, presero posto e a turno annunciarono a gran voce:
«È giunta l’alba:
è l’ora del cambio della guardia».

«Il sole si avvicina,
tocca a noi della mattina».

Come risposta, da entrambe le parti, si ebbero dei sonori starnuti dai raffreddati guardiani.

«Ammazza che fantasia,
non si può cambiare poesia?
Non è che, col chiarore,
possiam mutare rimatore?»
e si udì ancora il tonfo della porta sbattuta.

Sghignazzi, per niente sommessi, si levarono dalle abitazioni lì attorno

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Scaricatelo GRATUITAMENTE cliccando sui seguenti collegamenti (i files sono ospitati sulla piattaforma Dropbox):

Pubblicato per la prima volta nel 2011 da Loquendo Editrice, “Avanti e indietro” è oggi riproposto in una nuova versione rivista dall’autore.

TRAMA

Cuniberto Piovera, sagrestano di Santa Maria, estirpando una pianta di fico, trova un cunicolo e, dentro a esso, il leggendario tesoro di Teodolinda: gioielli e oro per cambiare vita e abbandonare, finalmente, quel noioso del suo prete.

Arduino Cardana, suo acerrimo avversario nonché collega di San Michele, certo di essere inseguito dal Diavolo, precipita in una buca. Convinto di essere caduto all’Inferno, scopre, bensì, il Paradiso: una fortuna e l’opportunità di lasciarsi alle spalle una vita monotona.

Innamorati alla finestra scorgono ombre misteriose aggirarsi in giardino attorno a uno scavo abilmente celato. Nel nascondiglio trovano beni preziosi per riscattare il loro amore osteggiato.

In una Lomello del 1649, avvolta nella nebbia, ricoperta dalla neve e contesa tra i fratelli Crivelli, un organo positivo, equamente diviso tra le due fazioni per volontà del Vescovo, fa avanti e indietro tra le chiese rivali. Ciò che una volta era considerato un’onta, sta per trasformarsi nell’occasione della vita. E, quando tutto sembra pronto a realizzarsi…

Genere: Commedia

L’AUTORE

Gabriele Prinelli nasce a Milano nel 1972 ed è, oggi, un bibliotecario. Trascorre molte ore della giornata in compagnia dei libri, e ha una predilezione particolare per la letteratura italiana di fine Ottocento e di inizio Novecento.
Ha anche una vita virtuale: gestisce il blog “Quaderno di un bibliotecario” e ha fondato uno dei più importanti forum d’Italia dedicato ai libri.
Bibliografia: La mano dell’organista, 2009 – Avanti e indietro, 2011 – Il generale alla fermata del tram, 2013 – Il cane del santo, 2013 – L’oro di san Giorgio, 2014.

Per scrivere all’autore: gprinelli@gmail.com

Il regalo del QUADERNO DI UN BIBLIOTECARIO: “Avanti e indietro” romanzo e-book gratuito di Gabriele Prinelli


Copertina Avanti e Indietro ebook

In attesa della pubblicazione del suo settimo romanzo (febbraio 2016), il Quaderno di un bibliotecario, in occasione del Natale 2015, regala ai suoi lettori AVANTI E INDIETRO, romanzo e-book, di Gabriele Prinelli.

Scaricatelo GRATUITAMENTE cliccando sui seguenti collegamenti (i files sono ospitati sulla piattaforma Dropbox):

Pubblicato per la prima volta nel 2011 da Loquendo Editrice, “Avanti e indietro” è oggi riproposto in una nuova versione rivista dall’autore.

TRAMA

Cuniberto Piovera, sagrestano di Santa Maria, estirpando una pianta di fico, trova un cunicolo e, dentro a esso, il leggendario tesoro di Teodolinda: gioielli e oro per cambiare vita e abbandonare, finalmente, quel noioso del suo prete.

Arduino Cardana, suo acerrimo avversario nonché collega di San Michele, certo di essere inseguito dal Diavolo, precipita in una buca. Convinto di essere caduto all’Inferno, scopre, bensì, il Paradiso: una fortuna e l’opportunità di lasciarsi alle spalle una vita monotona.

Innamorati alla finestra scorgono ombre misteriose aggirarsi in giardino attorno a uno scavo abilmente celato. Nel nascondiglio trovano beni preziosi per riscattare il loro amore osteggiato.

In una Lomello del 1649, avvolta nella nebbia, ricoperta dalla neve e contesa tra i fratelli Crivelli, un organo positivo, equamente diviso tra le due fazioni per volontà del Vescovo, fa avanti e indietro tra le chiese rivali. Ciò che una volta era considerato un’onta, sta per trasformarsi nell’occasione della vita. E, quando tutto sembra pronto a realizzarsi…

Genere: Commedia

L’AUTORE

Gabriele Prinelli nasce a Milano nel 1972 ed è, oggi, un bibliotecario. Trascorre molte ore della giornata in compagnia dei libri, e ha una predilezione particolare per la letteratura italiana di fine Ottocento e di inizio Novecento.
Ha anche una vita virtuale: gestisce il blog “Quaderno di un bibliotecario” e ha fondato uno dei più importanti forum d’Italia dedicato ai libri.
Bibliografia: La mano dell’organista, 2009 – Avanti e indietro, 2011 – Il generale alla fermata del tram, 2013 – Il cane del santo, 2013 – L’oro di san Giorgio, 2014.

Per scrivere all’autore: gprinelli@gmail.com

I libri gialli di Corcos


corcos ingrandimento libri

Particolare da “Sogni”

Il giallo in questione non si riferisce al genere, ma al colore.

E’ impossibile non notare, nei quadri di Vittorio Matteo Corcos (Livorno, 4 ottobre 1859 – Firenze, 8 novembre 1933), le pile di libri gialli: macchie di colore vivace dipinte sulla tela.

Corcos - In lettura sul mare - 1910

Lettura sul mare

Corcos - Pomeriggio in terrazza

Pomeriggio in terrazza

Corcos - Sogni -1896

Sogni

La mia curiosità, che segue quella di molti altri, è la seguente: sono libri reali? Se sì, di quale editore?

La rete già ci aiuta, individuando due soluzioni che hanno diversa fortuna: Flammarion o Treves.

Recenti studi propendono per l’editore francese, tuttavia, obietto io, uno dei ritratti più famosi di Corcos è proprio quello dell’amico Emilio Treves.

Approfondiamo, allora, l’argomento dell’articolo con alcuni esempi.

I libri gialli di Treves

Treves Spagna De Amicis

Treves Novelle

Treves Eros Verga

Giallo Treves

I libri gialli di Flammarion

Libro giallo Flammarion

Flammarion

Flammarion costa

Flammarion 2Conclusione

A mio modo di vedere, c’è un vincitore (Treves) perché:

  • In “Sogni” sulla copertina s’intravvedono i quattro angoli di una cornice (vincitore Treves. Flammarion, dai volumi che ho rintracciato, non la usa).
  • In “Pomeriggio in terrazza”, la copertina ha la cornice (vincitore Treves).
  • In “Lettura sul mare” si scorgono le sole coste, ma la ripartizione dello spazio è simile in entrambi i Tipi…

Consoliamoci: al di là del vincitore, che poco cambia sull’assoluta qualità dell’arte di Corcos, quei giovani leggevano e, quindi, saranno stati, si spera, giovani migliori.

Quel misterioso linguaggio dei bibliotecari…


dizionario

Biblioteca o sistema bibliotecario che vai… linguaggio che trovi.

Sentir discutere tra di loro i bibliotecari, riuniti in consessi cosiddetti tecnici, ad orecchio profano potrebbe sembrare di essere al cospetto di una setta segreta, di un circolo di iniziati, di sacerdoti di una religione arcana. Non scrivo di quella terminologia fantascientifica da cattedra universitaria, da convegno ministeriale o da rivista specializzata, dove la lingua italiana è ormai un’opzione da basso volgo;  piuttosto mi riferisco a quella terminologia di manovalanza che obbliga il nostro verbo natale a neologismi o a estensioni di significato.

Alcuni esempi tratti della mia realtà lavorativa:

Pibbare: Dall’acronimo P.i.b. Prestito interbibliotecario: il succedersi delle buone pratiche del prestito interbibliotecario.

Chippare: da chip. Applicare le etichette per la tecnologia RFID.

Barcoddare: all’occorrenza significa applicare le etichette barcode, leggere i barcode, stampare i barcode. Il significato dipende dall’azione in corso.

Transitare: pigiare quel bottoncino del programma che cambia lo stato di un libro in viaggio presso un’altra biblioteca.

Ingressare: (questa parola esiste anche sul vocabolario della lingua italiana). Registrare un libro in entrata. nel nostro specifico caso: inserirlo nell’inventario.

Riscontrare o aggregare: Agganciare un numero di inventario a una scheda catalografica, permettendo a quel libro di essere inserito nel catalogo generale.

Libri Ado: questo è un termine ad uso della mia biblioteca. Sono i libri problematici, ovvero quei volumi che per motivi X e Y hanno necessità di un intervento tecnico/informatico per risolvere questioni legate al loro prestito/non prestito/reso.

Settore 13: altro termine ad uso della mia biblioteca. L’anticamera del bidone della carta per i libri in odore di scarto.

Magazzino: ovvero l’ufficio del capo… che, in assenza di spazi, oltre a essere un ufficio di teorica rappresentanza (!?), funge da refugium peccatorum.

Voi, cari colleghi, come parlate?

Il cattolico, il cristianissimo, il Papa e… la guerra


madama di celan

A sollecitare un titolo tanto paradossale è la lettura in corso della “Madama di Celan: storia milanese del XVI secolo narrata da Pier Ambrogio Curti”, stampata coi tipi di Francesco Manini a Milano nel 1858.

La vicenda, che racconta la vita milanese e lombarda sotto il dominio spagnolo, è ambientata nel 1526, ovvero subito dopo la celebre battaglia di Pavia ove Carlo V, il Cattolico, vinse Francesco I, il Cristianissimo, in cruente battaglia. Il Papa, Clemente VII, nel frattempo, preoccupato per lo strapotere spagnolo si fece promotore della lega di Cognac per affrontare gli Asburgo…

Insomma, l’evangelico “A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra” di Luca, in quel remoto anno, non trovò fortuna.

Prevalse, piuttosto, quel versetto del Deuteronomio che recita: “il Signore vostro Dio cammina con voi per combattere per voi contro i vostri nemici e per salvarvi”.

 

Potere all’immaginazione: L’avaro di Moliere.


Arpagone

Una breve considerazione a margine della lettura dell’Avaro di Moliere.

La scena è a Parigi, nella casa di Arpagone.

Altro non vi è. Eppure, leggendo la commedia, la quinta si compone da sé. S’immagina la mobilia, il giardino, il salone e finanche i personaggi: Arpagone vecchio e dal piglio cisposo; i figli, Cleante ed Elisa, giovani e belli; i loro innamorati, Valerio e Mariana, altrettanto avvenenti; le donne e gli uomini di servizio meschini e scaltri.

E’ il potere della lettura che, seppur in assenza di descrizioni, lascia all’immaginazione la costruzione dell’ambiente e degli attori che in esso vivono. E’ il fascino del buon teatro, da non lasciare impolverato nelle nostre librerie.

(Nel disegno: Arpagone)

Il Quaderno a Bookcity con Cinzia Milite – Melegnano (Mi) 24 ottobre ore 18.30


bookcity

Sabato 24 ottobre, alle ore 18,30, avrò il piacere di presentare il libro di Cinzia MiliteCosì vicino non importa quanto lontano” nella prestigiosa Sala delle Battaglie del castello mediceo di Melegnano (Mi). L’incontro rientra nella programmazione di Bookcity.

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COSÌ VICINO NON IMPORTA QUANTO LONTANO
Incontro con la scrittrice Cinzia Milite
Evento in collaborazione con Gemini Grafica Editrice

Christine Harris è la giovane rampolla di una famiglia dell’alta borghesia romana. All’età di quattordici anni conosce Nathan, un ragazzo londinese dallo spirito indomito, cresciuto in una famiglia con uno stile di vita anticonformista, molto lontano dall’ambiente ovattato e stereotipato nel quale lei vive. La gabbia dorata in cui è costretta dalla madre, una donna arida e calcolatrice, la relega infatti ad un ruolo di ragazza aristocratica e perbene, attenta agli status symbol e alle convenzioni, snaturando in tal modo il suo essere.
L’occasione di una vacanza in una località balneare nell’Hampshire con Nathan e i suoi parente le permetterà di scoprire se stessa e la forza prorompente dell’amore. In un diario Christine ripercorre a ritroso i momenti salienti della sua vita, racconta dell’incontro con Nathan e di come esso ha determinato la sua esistenza.

Cinzia Milite è nata a Paderno Dugnano (MI), è sposata ed ha un figlio di quattordici anni. Il diploma magistrale le ha consentito di insegnare e in seguito lavorare come Direttrice di Scuola dell’Infanzia. La passione per la scrittura, che coltiva sin da bambina, l’ha portata negli ultimi anni a vincere alcuni premi letterari. Nel 2008 pubblica il racconto “Sotto lo stesso sole”, nel 2012 “Diego Cortes e il giorno fuori dal tempo”, nel 2013 “L’era
dei venti”.

Libro: Così vicino non importa quanto lontano di Cinzia Milite (Gemini Grafica, 2014).
Luogo: Melegnano, piazza della Vittoria 11, Sala delle Battaglie del castello Mediceo
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Il Quaderno, Miss Marple e Sette (Corriere della sera)


E’ in edicola oggi SETTE, l’inserto del Corriere della Sera del venerdì, con una intervista al sottoscritto attorno alla figura di Miss Marple. Il quotidiano di via Solferino si appresta, infatti, a pubblicare la serie di Dvd con protagonista la celebre investigatrice di Agatha Christie.

Il progetto de Il Quaderno di un bibliotecario, dedicato alla rilettura dei romanzi della giallista britannica, è stato notato dal giornalista Peppe Aquaro che, presentando la collana di film, ha voluto contattarmi per parlare di umanità, giardini e… delitti.

La parte iniziale dell'intervista

La parte iniziale dell’intervista

Scritto 46 anni fa… attualissimo!


2008 - Antico edificio (XVII secolo) demolito a Cerro al Lambro nella totale indifferenza delle autorità competenti.

2008 – Antico edificio (XVII secolo) demolito a Cerro al Lambro (Mi) con la totale indifferenza delle autorità competenti.

E’ Giovannino Guareschi, in Don Camillo e i giovani d’oggi (1969), a scrivere la considerazione seguente. L’esperienza quotidiana (tutela dei beni culturali) dice che queste parole sono davvero attuali.

Il beccamorto ministeriale era uno di quei solerti funzionari capaci di bloccare per vent’anni la costruzione di un ponte necessario se – nello scavare le fondamenta dei piloni – vi trova un pezzo di pentola di coccio del 1925, mentre non aprono bocca se qualcuno demolisce l’arco di Tito per istallare, al suo posto, un distributore di benzina.

Panzini, la lanterna e la ricerca dell’uomo


panzini

Diogene una volta uscì con una lanterna di giorno, e, alla domanda su che cosa stesse facendo, rispose: “Cerco l’uomo!”.

Alfredo Panzini, con la sua lanterna, percorre,  in bicicletta, la strada che da Milano giunge a Bellaria sull’adriatico. Giuntovi ne esplora il mondo circostante alla ricerca dell’umanità che lì vi abita. Pescatori, ragazzi, preti, ferrovieri, donne umili e altolocate, bizzarri commercianti… sono i protagonisti delle sue storie che, avvolte da una natura quasi selvaggia e capricciosa, si presentano come brevi racconti legati però in un anomalo romanzo.

Sono la Terra e l’Acqua a plasmare il carattere di questi personaggi che, lontani dalle città, vivono ancora secondo la tradizione, ignorando i modelli convenzionali prodotti dalla crescente urbanizzazione o, comunque, rielaborandoli con una certa rusticità. Come le dune di sabbia che sorprendono, con il loro moto, il viandante lungo la strada per Comacchio e Pomposa, così gli uomini e le donne di questa regione sanguigna sorprendono, per il loro temperamento, lo scrittore.

Lettura assai gradevole, ma non per tutti. L’essere l’autore un lessicografo si percepisce nettamente e la citazione classica e il linguaggio alto, mai banale, mi fanno consigliare quest’opera ad un pubblico colto, che ne saprebbe apprezzare le sfumature.

  • Autore: ALFREDO PANZINI
  • Titolo: LA LANTERNA DI DIOGENE
  • Editore: TREVES
  • Anno: 1918
  • Pagine: 276

Maratona letteraria al Perdono di Melegnano (Mi)


ROLLUP

Giovedì 2 aprile, dalle ore 9,30 alle ore 17,30, Enrico Maestri (editore di Gemini Grafica Editrice) e Gabriele Prinelli (curatore della linea editoriale) vi danno appuntamento a Melegnano, Atrio della Palazzina Trombini c/o mostra filatelica, in occasione della 452esima edizione della Fiera del Perdono.

8 ore in cui presenteremo, proporremo e leggeremo i nostri libri.

Vi aspettiamo!!!

Ecco i libri di cui parleremo con voi:

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Quando intorno a Milano c’era… la campagna


Veduta di Milano

Veduta di Milano

Commuovente descrizione del paesaggio milanese di Cesare Cantù (1805-1894)

«La strada bergamasca esce dalla porta Orientale, e segue il magnifico viale di Loreto; indi procede tra feraci campagne, e, lasciato a sinistra Turro, a destra Casoretto, giunge a Crescenzago. Siede questo ridente villaggio in riva al naviglio della Martesana, ed ha fregio d’eleganti ville e giardini. Bello a chi va pedestre è seguir la strada dell’alzaia lungo il naviglio ombreggiata quasi di continuo da pioppi e saligastri, che presenta in più tratti assai gradevoli aspetti. A Crescenzago segue Vimodrone, antica parrocchia, indi la cascina de’ Pecchi, e sulla destra Pioltello, ove nel 1259 si posero a campo i Milanesi movendo contro Ezelino; sulla sinistra Cernusco Asinarlo sul naviglio, che fa bella mostra dal ponte, ed ha grande chiesa e parecchie graziose ville con vaghi giardini. Indi si passa il torrente Molgora, che è scavalcato dal naviglio sostenuto da poderoso dicco, e s’arriva al lieto e popoloso borgo di Gorgonzola, ch’è in voce pe’ suoi squisiti stracchini. Grandiosa n’è la chiesa primaria, cominciata nel 1806, finita nel 1820, con disegno del Cantoni, mercé il munifico lascito del duca Gian Galeazzo Serbelloni.»

Quando Milano stupiva…


Identificazione: Veduta della facciata del Duomo di Milano in costruzione con scene carnevalesche Ambito culturale: scuola milanese Cronologia: ca. 1660

Veduta della facciata del Duomo di Milano in costruzione con scene carnevalesche, scuola milanese, ca. 1660

Dal capitolo XI dei Promessi Sposi di Alssandro Manzoni

La strada era allora tutta sepolta tra due alte rive, fangosa, sassosa, solcata da rotaie profonde, che, dopo una pioggia, divenivan rigagnoli; e in certe parti più lasse, s’allagava tutta, che si sarebbe potuto andarci in barca. A que’ passi, un piccol sentiero erto, a scalini, sulla riva, indicava che altri passeggieri s’eran fatta una strada ne’ campi, Renzo, salito per un di que’ valichi sul terreno più elevato, vide quella gran macchina del duomo sola sul piano, come se, non di mezzo a una città, ma sorgesse in un deserto; e si fermò su due piedi, dimenticando tutti i suoi guai, a contemplare anche da lontano quell’ottava maraviglia, di cui aveva tanto sentito parlare fin da bambino (XI. 47).

Giornali cattolici in guerra… tra di loro!


Eugenio_Torelli_Viollier

Tratto da: LA STAMPA E LA POLITICA di Torelli-Viollier (1881)

Resta a parlare del partito clericale, rappresentato da due giornali: l’Osservatore cattolico e lo Spettatore lombardo, sempre in guerra fra loro, e che guerra! L’uno chiama l’altro fogna, l’altro risponde farabutto. Lo Spettatore fu fondato da’ clericali più transigenti e remissivi per rintuzzare la tracotanza dell’Osservatore, diretto dal famoso Albertario e da D. Enrico Massara, che pretendevano e pretendono ancora dominare su tutto il clero lombardo e comandare a vescovi ed arcivescovi.

E. Torelli-Viollier.

Un attore… bestiale (Milano 1875)


leone

Tratto da I teatri di Milano di F. Fontana, 1881

Correva, credo, il giugno 1875. Il celebre domatore di belve Bidel trovavasi di passaggio a Milano col suo serraglio; e a Milano c’era anche – di passaggio, va sans dire, poiché quest’uomo bolide non si stabilirà giammai – Ulisse Barbieri.

Bidel aveva un magnifico leone; quando Ulisse vide quel leone si sentì il cervello colpito da una grande idea; affidargli una parte in uno dei suoi centomila drammi! Ne parlò col capocomico della Commenda e, siccome gli affari laggiù non andavano a gonfie vele in quel momento, l’idea fu trovata sublime e accettata a braccia aperte.

Ventiquattr’ore dopo (com’è suo costume) Ulisse Barbieri presentava al capocomico un dramma in sei atti nel quale era fatta una parte di leone… a un leone.

L’azione del dramma si svolgeva in India; c’era una scena in cui un giovane indiano (il protagonista umano della produzione) doveva affrontare un leone in una foresta vergine. Il leone chiuso in una gabbia, le barre della quale erano nascoste da liane, doveva apparire sul fondo e mentre il giovane indiano si lanciava eroicamente sulla belva ruggente doveva cadere il sipario!

Bidel accondiscese a prestare la belva a patto che il capocomico facesse costruire a sue spese la gabbia e si pagassero all’attore bestiale o a chi per esso 100 lire per rappresentazione. Il patto fu accettato e mille cartelloni mirobolani annunziarono ai milanesi la prossima novità. Intanto che gli animi dei buoni meneghini ribollivano d’impaziente attesa, alla Commenda ferveva il lavoro.

Il falegname del teatro, geloso della propria fama, aveva promesso di saper benissimo costruire la gabbia indicata, e gli si era creduto sulla parola; gli attori, col cuor leggero e ridendo, andarono alla prova generale; la gabbia del buon falegname era là in attesa della belva nel prato attiguo al palcoscenico; Barbieri giunge annunciando che precede Bidel e il suo pensionario di pochi minuti. Eccoli!… Eccoli!… La belva si guarda intorno come maravigliata di non trovarsi nel solito serraglio in compagnia dei sozii; Bidel visita la gabbia nuova e contrae un pocolino le labbra dicendo: «Basta !… Vedremo !» e avvicinatala a quella in cui stava il leone ve lo fa passar dentro.

I comici intorno si affollano curiosamente; Barbieri è radiante; la belva rimane un momento perplessa nel nuovo domicilio, poi come per mettercisi a suo agio e prenderne possesso formale, dà una scrollatina di giubba…

Misericordia!… La gabbia a quella semplice scrollatina sembra sfasciarsi, alcune barre di ferro si torcono come fidibus; i comici alzano i tacchi alzando al cielo grida di spavento; Bidel coraggiosamente penetra nella nuova gabbia e in men che si dica fa ripassare la belva nell’antica colla logica delle scuriate.

Ebbene, il solo Barbieri non era fuggito! Egli era rimasto là senza dir parola, piantato al suo posto come un piuolo. Quando Bidel lo scosse chiedendogli: «Ebbene a che pensi?» egli rispose:

– Pensavo che se il leone mi avesse mangiato i miei comici io non avrei più potuto far rappresentare il mio dramma!

***

La lezione era stata troppo seria perché il bravo falegname avesse a riproporre di nuovo l’opera sua. Venne quindi fabbricata un’altra gabbia sotto la direzione immediata del Bidel e il giorno della grande rappresentazione arrivò finalmente.

Io non vidi mai spettacolo più strano in teatro di quello che vidi quella sera. Gli spettatori pigiati in quel baraccone come le acciughe in un barile, assistettero tutti in piedi, voltati a tre quarti, in atto assiduo di fuga allo svolgimento del dramma. Sul palcoscenico non incontravi anima viva ad eccezione di Barbieri e di Bidel; gli attori e le attrici, appena finite le scene in cui eglino avevano parte, correvano a rinchiudersi nei rispettivi camerini a doppio giro di chiave (a quali fanciulleschi ripari non fa appigliare la paura!); il buttafuori aveva date le sue dimissioni; tutta quella brava gente, contenta in cuor suo che il Re del deserto avesse servito a popolare così bene il teatro, si ricordava troppo di quella tal scrollatina di giubba che voi sapete, per affrontare ancora a cuor leggiero, come prima, la posizione fattale dall’autore del dramma.

Il colmo del grottesco fu naturalmente la gran scena, la scena maestra di cui vi ho già dato lo spunto.

Il giovane indiano – Giovanni Emanuel – il quale non accarezzava certo l’idea di farsi sbranare da un leone prima di rivelarsi interamente al pubblico italiano, si era tenuto continuamente durante il dramma sul: Chi vive! e, a schivar possibilmente ogni men graziosa sorpresa da parte del nobile animale, si era studiato recitando di non abbandonare mai l’estremo limite del proscenio, sfiorando coi piedi la ribalta o il naso del suggeritore, rincantucciato più che mai e in piedi anch’egli nel suo buco per esser più pronto a qualsiasi evenienza.

Giunta la gran scena il leone doveva ruggire, ma benché tenuto appositamente a digiuno; non ruggì… Capricci d’ attore… bestiale !

Barbieri, fatto eroe dalla sua giusta indignazione d’autore non assecondato; Barbieri che contava sull’effetto irresistibile di quel ruggito e se lo era veduto svanire, Barbieri, dico, si lanciò contro la gabbia della belva imprecando e incitandola tanto dappresso col bastone per farla… parlare, che il Bidel dovette strapparlo indietro a viva forza.

E intanto Emanuel, colle spalle rivolte completamente alla belva, sempre sul limite estremo del proscenio, badava a gridare:

– Sì !… Belva, io ti sfido e ti ucciderò!… Io ti fiso col mio occhio magnetizzante…

Il pubblico scoppiò in una risata così unanime, così fragorosa, così omerica, che la belva ne fu scossa… Forse credette d’essere tornato nel suo deserto e di sentire il rombo del Simoun che si avvicinava, e cacciò fuori un urlo così indiavolato, così formidabile, che gli spettatori terrorizzati ondeggiarono, come massa liquida, verso la porta, Emanuel scomparve dietro una quinta, il suggeritore si inabissò, nei camerini attori e attrici mandarono uno strillo, il sipario cadde come abbandonato da una mano aperta dalla paralisi e dall’incoscienza dello spavento.

E Bidel dovette una volta ancora trattenere Barbieri il quale faceva atto di lanciarsi verso la gabbia gridando:

– Grazie!… Grazie!

F. Fontana

Burloni milanesi


Il Duomo di Milano

Il Duomo di Milano

Da I teatri milanesi di F. Fontana, 1881

Questo baritono, un tipo stranissimo, piovuto a Milano dall’America, fornito di larghi mezzi di fortuna, lungo lungo, magro magro, dinoccolato, era notissimo a tutti per un paio di baffi smisurati che gli schizzavano di sotto al naso come due razzi enormi di pelo lanciati dalle narici.

In occasione della sua fausta rivelazione al pubblico milanese alcuni burloni gli avevano consigliato di trar partito anche di quel miracolo di baffi; e glie ne suggerirono il modo. Fu in causa di tali consigli e di tali suggerimenti che gli spettatori lo videro comparire in scena coi baffi enormi arrovesciati in su, via via aguzzantisi in punte irrigidite dal cosmetico, sull’estrema cima dei quali poggiava un uccellino impagliato!

L’effetto fu tale che per più di un quarto d’ora, la rappresentazione dovette essere interrotta: la platea era un pandemonio d’ossessi che si divincolavano in una crisi di risate pazze da schiattare; dei professori d’orchestra alcuni s’erano buttati a terra presi da un orgasmo nervoso per eccessiva ilarità; nei palchi e nel lubbione era un agitarsi così forsennato e pazzo che minacciava di squassare l’edificio e farlo crollare.

Io stesso, benché compreso da un senso di pietà indicibile per il ludibrio gettato su quella creatura fatta a mia immagine e somiglianza, non potei resistere e scoppiai in un ghigno!

Ed egli, l’americano era là, impassibile, dinanzi a simile accoglienza, incerto ancora se lo si prendeva a gabbo o se lo scopo serio della sua strana truccatura era stato invece raggiunto davvero!

La serata finì, naturalmente, con un’apoteosi strana, quale il Dio Cachinno e Momo in persona non avrebbe mai potuto immaginare. Al tenore e al baritono – chiamati, per un numero di volte incalcolabili, agli onori del proscenio – furono offerti mazzi colossali di carote e di rape e d’insalata, mentre dal paradiso e dai palchi piovevano torsi di cavoli, buccie di patate e di fagiuoli, spessi come gragnuola.

Ebbene, i due… artisti non si mostravano punto dolenti o umiliati per tali espressioni d’entusiasmo! Uno di loro, del resto, il tenore, vi era già assuefatto, dappoiché i buontemponi suoi amici che egli frequentava da un pezzo in una nota osteria dei sobborghi di Milano, l’avevano già fatto passare per altre cento prove ben più bizzarre di questa, come sarebbe a dire: farlo cantare chiuso in un sacco o legato a un albero come un salame, persino sulla guglia più alta del Duomo, proprio ai piedi della Madonnina, mentre loro, i machioni, aggruppati sulla piazza, lo applaudivano tra le risate della folla, come se, merce l’organo potentissimo vocale di cui egli si vantava dotato, il grande artista fosse riuscito a far giungere fino a loro, malgrado la distanza e l’altezza formidabile, la vibrazione gagliarda delle sue note di petto!