Il ritorno di un capolavoro: ARABELLA di Emilio De Marchi


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Sono molto felice di segnalarvi questa nuova edizione di Arabella di Emilio De Marchi (é il seguito del Demetrio Pianelli) curata dalla Gemini Grafica Editrice.  Di questo romanzo, scrivevo qualche tempo fa qui sul blog: https://letture.wordpress.com/2013/09/07/541-lettura-arabella-di-emilio-de-marchi/

Ai colleghi bibliotecari, suggerisco di non lasciarsi sfuggire questa bella pubblicazione, dal costo oltretutto molto contenuto.

Protagonisti della vicenda sono il ricco borghese e affarista Tognino Maccagno, suo figlio Lorenzo, dissipatore delle sostanze del padre, e la moglie di quest’ultimo, Arabella, di estrazione più umile e pronta a sacrificare se stessa per mero senso del dovere.
Per salvare la sua famiglia, rovinata economicamente da un’infame truffa del Maccagno, la ragazza accetta di sposarne il giovane e scioperato figlio. La storia prende spesso pieghe melodrammatiche, in armonia col gusto proprio del feuilleton. Il romanzo di scuola verista e naturalista presenta notevoli pagine di ricostruzione dell’ambiente milanese piccolo-borghese.

Emilio De Marchi (1851-1901), laureatosi in lettere nel 1874, si dedicò all’insegnamento presso l’Accademia Scientifica e Letteraria di Milano.  Accanto alla docenza, De Marchi si impegnò in numerose iniziative benefiche, volte alla diffusione dell’educazione presso i ceti popolari. Si misurò con la Scapigliatura milanese, che dominava l’ambiente letterario meneghino nella seconda metà dell’Ottocento, distaccandosene però quasi subito per trovare una via personale alla scrittura, di impostazione chiaramente naturalista. Il suo romanzo più conosciuto è Demetrio Pianelli, pubblicato nel 1890; di tre anni più tardi è Arabella; nel poemetto in prosa ritmata Milanin Milanon rievoca in dialetto una Milano perduta. Dal suo romanzo Redivivo (edito postumo nel 1909), Pirandello trasse la vicenda narrata in Il fu Mattia Pascal. Fu autore anche di testi teatrali e di opere di critica letteraria.

In copertina: Adolfo Tommasi; contadina, secolo XIX
collezione privata.

Informazioni bibliografiche

  • Titolo del Libro: Arabella
  • Autore: Emilio De Marchi
  • Editore: Gemini Grafica Editrice
  • Collana: Ad Aemilum nonum
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2014
  • ISBN-13: 978-88-97742-19-7
  • € 10,00

IL CANE DEL SANTO… è in libreria


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Il bel dipinto di Luigi Gioli, 1880, da cui sarà tratta la copertina de "Il cane del santo".

Il bel dipinto di Luigi Gioli, 1880, da cui sarà tratta la copertina de “Il cane del santo”.

LA TRAMA

Genere:  Romanzo breve – commedia a sfondo storico.

Sul piccolo borgo di Riozzo, il vento pare sollevare un’immensa nuvola di polvere. Sul villaggio, in realtà, si sono abbattuti contemporaneamente ben tre accadimenti infausti: la chiesa di Santa Maria della Sorgente è crollata sotto il gravame degli anni, i due borghigiani più avvenenti del luogo vi sono rimasti sepolti, e la fonte miracolosa del Riozzello, meta di pellegrinaggio e fonte di ricchezza per la popolazione, si è completamente prosciugata. Rimosse le macerie, dei corpi del bel don Gianni e dell’affascinante Lia, la prostituta più richiesta dell’intero circondario, non si trova alcuna traccia. Si dice che lui le abbia toccato il cuore, e in conseguenza di ciò entrambi sono ascesi al Paradiso…
Allora, per risollevare le sorti dello sfortunato abitato, i nobili possidenti del paese, i cugini e rivali Pietro e Paolo, decidono, ciascuno per propria convenienza, di ricostruire il sacro tempio e di ripristinare la prodigiosa polla. Il destino, tuttavia, sembra voler osteggiare i loro lodevoli propositi…

Pagine 100

ISBN – 978-88-97742-16-6

Prezzo 10 €.

IL BLOG

http://ilcanedelsanto.wordpress.com/

Ecco i commenti di coloro che “Il cane del santo” l’hanno letto nella sua prima versione elettronica (fonte il social network anobii).

Il buonumore è assicurato. Un racconto godibilissimo e sarcastico che ride delle miserie umane. A me ha ricordato un pò, per l’ambientazione e l’atmosfera, il film “Non ci resta che piangere”.(Stefania)

Delizioso racconto. Lo leggi e senti il profumo della legna che brucia, il gusto del buon vino semplice, il sapore dei cibi buoni della campagna lombarda. E lo leggi come se ascoltassi i racconti di una volta, al crepuscolo, intorno al fuoco. (Giò)

Decisamente una piacevole lettura. (Deborah)

Una storia lieve, di paese, di quelle che fanno ridere grasso ma anche con leggerezza, scritta con uno stile scorrevole e ironico che ti fa calare nella storia, come un curioso che ascolta i pettegolezzi e le malignità dei paesani. Direi una storia anche molto “padana”, nel senso geografico del termine. Veramente bello e piacevole. (M3b)

Letto d’un fiato, a gargarozzo. E durante la lettura, tanti sorrisi e risate hanno accompagnato ogni pagina. 
Mentre “ero” in quel di Riozzo, ho pensato che il “Cane” è “un cunto de li cunti”. Al posto del magico reame il postribolo campagnolo, invece della principessa, una prostituta, al posto del principe azzurro, un falso prete, invece di una battaglia col drago, una chiesa crollata su se stessa e a intessere il tutto, un paesino di santi e bevitori e una natura dotata di volontà autonoma e molto sense of humour. Una storia come quelle che durante le fiere di paese venivano raccontate nelle taverne con gran sgnignazzi… (Phra)

Un gradevole e facile racconto adatto a tutti capace di accendere un sorriso che dall’inizio ti accompagna fino alla fine. (Flaviocrem)

Un racconto davvero piacevole. (Lorimeyers82)

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540 lettura: I quattro amori di Claudia di Cletto Arrighi


La copertina del 1877

La copertina del 1877

Fuilleton? Romanzo d’amore? Tragedia? Commedia?

C’è tutto in questo dimenticato romanzo di Cletto Arrighi scrittore scapigliato e milanese di fine Ottocento. Scrivere una trama dettagliata è impresa titanica, perché l’intreccio è complesso e il colpo di scena è sempre dietro la pagina. Una settimana da Dumas, mi verrebbe da scrivere, con la stessa atmosfera dei Moschettieri e del Conte di Montecristo, senonchè l’avventura, qui, è un complicato intreccio amoroso. Il carattere di Claudia, la protagonista, è di stampo fortemente scapigliato, ma il restante è da romanzo d’appendice. Libro sorprendentemente dimenticato. Unica edizione ritracciata è quella del 1877.

Voto: 8,5/10

Trama

Claudia è amata, in pochi anni, da 4 uomini. Il primo l’abbandona, ma la sposa in punto di morte; il secondo fugge dopo aver ferito gravemente il suo primo amante; il terzo è un corteggiatore senza speranza; il quarto è un amore corrisposto, ma impossibile per differenze sociali e per le idee del pretendente. Vedova, ricca e esasperata, con i suoi capricci, arriva a mettere l’uno contro l’altro i 3 spasimanti superstiti. A porre fine alla complicata situazione, ci penseranno il tempo, una cospicua e travagliata eredità, e un’amica della protagonista che, pazientemente, tesserà la tela per riannodare i fili spezzati.

Scheda del libro

Autore principale: Righetti, Carlo <1830-1906>
Titolo: I quattro amori di Claudia : romanzo contemporaneo / Cletto Arrighi
Pubblicazione: Milano : Natale Battezzati, 1877
Descrizione fisica: 180 p. : ill. ; 28 cm.
Collezione: I romanzi d’amore

CLETTO ARRIGHI

Carlo Righetti, vero nome dell’autore divenuto famoso come Cletto Arrighi (Milano, 1828 – Milano, 3 novembre 1906), è stato un giornalista, politico e scrittoreitaliano, tra i massimi esponenti della corrente della scapigliatura. Fin da giovanissimo adottò delle nuove generalità, che costituivano l’anagramma del suo nome ufficiale. CONTINUA A LEGGERE…

************* ILLIBRO DELL’ESTATE *************

copertina generale

Nel 1885 l’Italia è già unita, ma gli italiani non si sentono ancora tali. L’amministrazione comunale di Melegnano, capeggiata da un patriota della prima ora, delibera di porre in opera un busto di Garibaldi nell’omonima piazza che ospita lo snodo tranviario.

Peccato che la scultura debba erigersi a lato dell’osteria El gamba de legn, gestita da Lindo, nipote del primo cittadino e fanatico assertore della Lombardania, una sospirata terra promessa sita tra Adda e Ticino…

Le novelle di Verga / 1 Nedda


Giovanni Verga

Giovanni Verga

Comincio, oggi, un percorso tra le novelle di Verga. Di ognuna, vorrei pubblicare le impressioni “a caldo”.

Nedda apre la raccolta che ho sotto gli occhi. Pubblicata nel 1874, è ambientata in Sicilia. L’incipit  è un meraviglioso quadro di vita domestica e borghese, che impatta violentemente con la miseria protagonista del racconto.

Il focolare domestico era sempre ai miei occhi una figura rettorica, buona per incorniciarvi gli affetti più miti e sereni, come il raggio di luna per baciare le chiome bionde; ma sorridevo allorquando sentivo dirmi che il fuoco del camino è quasi un amico. Sembravami in verità un amico troppo necessario, a volte uggioso e dispotico, che a poco a poco avrebbe voluto prendervi per le mani o per i piedi, e tirarvi dentro il suo antro affumicato, per baciarvi alla maniera di Giuda. Non conoscevo il passatempo di stuzzicare la legna, né la voluttà di sentirsi inondare dal riverbero della fiamma; non comprendevo il linguaggio del cepperello che scoppietta dispettoso, o brontola fiammeggiando; non avevo l’occhio assuefatto ai bizzarri disegni delle scintille correnti come lucciole sui tizzoni anneriti, alle fantastiche figure che assume la legna carbonizzandosi, alle mille gradazioni di chiaroscuro della fiamma azzurra e rossa che lambisce quasi timida, accarezza graziosamente, per divampare con sfacciata petulanza. Quando mi fui iniziato ai misteri delle molle e del soffietto, m’innamorai con trasporto della voluttuosa pigrizia del caminetto. Io lascio il mio corpo su quella poltroncina, accanto al fuoco, come vi lascierei un abito, abbandonando alla fiamma la cura di far circolare piů caldo il mio sangue e di far battere più rapido il mio cuore; e incaricando le faville fuggenti, che folleggiano come farfalle innamorate, di farmi tenere gli occhi aperti, e di far errare capricciosamente del pari i miei pensieri. Cotesto spettacolo del proprio pensiero che svolazza vagabondo intorno a voi, che vi lascia per correre lontano, e per gettarvi a vostra insaputa quasi dei soffi di dolce e d’amaro in cuore, ha attrattive indefinibili. Col sigaro semispento, cogli occhi socchiusi, le molle fuggendovi dalle dita allentate, vedete l’altra parte di voi andar lontano, percorrere vertiginose distanze: vi par di sentirvi passar per i nervi correnti di atmosfere sconosciute: provate, sorridendo, senza muovere un dito o fare un passo, l’effetto di mille sensazioni che farebbero incanutire i vostri capelli, e solcherebbero di rughe la vostra fronte.

Dicono i critici che Nedda rappresenti la conversione del Verga al verismo: effettivamente  è netto il contrasto con le novelle di Primavera e altri racconti che seguono, e che richiamano lo stile milanese della Scapigliatura.

I dialoghi sono semplici, ridotti all’essenziale, per sottolineare la povertà anche intellettuale dei protagonisti; di contro, le descrizioni dei paesaggi sono commuoventi. Mi ricordano la pittura di macchia che rifiuta il disegno preparatorio per i colpi di colore: sono lampi di luce che creano il chiaroscuro con le ombre della vicenda. La tragedia è inevitabile, ma la bellezza della scrittura ripaga il lettore.

537 lettura finita (10 del VI anno) – Memorie lontane di Guido Nobili


La copertina dell’edizione Sellerio

Una piccola perla nel mare magnum della narrativa del XIX secolo. Se per fare il Risorgimento ci vollero tre guerre d’indipendenza, il nostro piccolo protagonista non poteva certo sperare di vincere la prima vera battaglia della vita, ovvero l’amore eterno della sua amica Filli. Scrive bene il curatore Pancrazi: queste memorie lontane sono scritte con il distacco di chi ormai ha avuto tutto il tempo di elaborarle, di chi ha la consapevolezza di poterle narrare con obiettività. Il risultato è un piacevole racconto di formazione, infarcito di ironia e di tratti comici. Un buon libro per tentare di avvicinare i lettori più giovani alla bistrattata letteratura dell’Ottocento.

Voto: 9/10

Trama

Pancrazi, l’attento critico al quale si deve il ricordo di questo racconto sfuggito a tutti, notava che “Memorie lontane” è giocato in realtà su due piani. Nel primo è il quadro di una famiglia, di un ambiente e di una città, prese nel momento in cui la Firenze Granducale passa, nel 1859, con una specie di farsa insurrezionale, nel nascente Stato Sabaudo; nel secondo, che con il primo si interseca, è l’amore breve di un bambino per la sua Filli destinato, come tutte le cose dei bambini, a perdersi, a dissolversi come un’ombra nel buio dell’indifferenza del mondo degli adulti.

L’autore

Nòbili, Guido. – Scrittore (Firenze 1850 – ivi 1916). Di professione avvocato, si dedicò saltuariamente alle lettere. Le sue Memorie lontane (pubbl. post. inBozzetti, scritti polemici, pagine sparse, 1916, e poi, in volume a sé, a cura di P. Pancrazi, 1942), per l’accento poetico che spesso le anima, restano fra i migliori racconti autobiografici del secondo Ottocento. Scrisse inoltre un romanzo: Senza bussola! … (1906). Continua su Treccani.it

Scheda del libro

Autore principale: Nobili, Guido
Titolo: Memorie lontane : racconto / Guido Nobili ; con prefazione di P. Pancrazi
Edizione: 3. ed
Pubblicazione: Firenze : Le Monnier, 1953
Descrizione fisica: 198 p. : 1 ritr. ; 17 cm.
Collezione: Collezione in ventiquattresimo

Altri articoli riguardanti Memorie lontane su IL QUADERNO

533 lettura (6 del VI anno) – L’illustrissimo di Alberto Cantoni


Bacchelli, parlando di Cantoni, dice che il Nostro era negato per scrivere capolavori. Pirandello, invece, ne fu un apologeta per il suo umorismo. Io, più modestamente, vi posso esprimere la mia semplice opinione di lettore: mi sono divertito e non poco. L’autore descrive la vita contadina del Mantovano con dovizie di particolari, tentando di denunciare l’assenza dei proprietari terrieri che si disinteressavano della vita agricola: propensi a guadagnarci, ma non a investirci. L’illustrissimo, alla fine, dopo essere stato tanto bistrattato, ne esce, tutto sommato, bene. La Giovannona è uno dei personaggi meglio riusciti delle mie letture.

Voto: 9, 5/10 al libro e 10/10 alla mia spacciatrice di libri classici

INCIPIT

Come era bello (una buona ventina d’anni fa) quel ricchissimo conte Galeazzo di Belgirate. Alto, con un torace da titano ribelle, con le mani bianchissime, con gli occhi azzurri e malinconici…

ITA MISSA EST

… ma non deve essere cosa molto divertente nemmeno là.

TRAMA

L’illustrissimo è il signore, pei contadini della Lombardia: il padrone ch’essi non han mai veduto, e che si figurano tiranno spesso spietato attraverso il fattore ladro e parassita, con cui trattano; non si fanno perciò scrupolo di frodarlo come e quanto più possono. Ora immaginate che questo Illustrissimo sia mandato da una donna saggia e apparentemente capricciosa, in penitenza e per una prova d’amore – dice lei – ma in verità per fargli acquistare quell’esperienza che gli manca, nelle sue terre, fra i suoi contadini, travestito, per allogarsi come bracciante in una casa d’un suo mezzaiuolo…

COLLEGAMENTI

Alberto Cantoni

Le opere di Cantoni in formato elettronico

Cantoni su Liberliber

531 lettura finita (4/VI anno) – Il ventre di Napoli di Matilde Serao


Scritto impietoso intorno alla vita popolare di Napoli a cavallo tra ‘800 e ‘900. Ricco di immagini, colori, profumi, tanfi, povertà, ricchezza, ipocrisia, luci e ombre. L’ho preferito nella prima parte, meno nella seconda a mio parere meno vissuta e più rassegnata.

Voto: 8/10

Incipit

Efficace la frase. Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli.

Ite missa est

Preghiamo che ella continui!

Plus

Un libro dal forte impatto immaginativo.

Minus

Nessuno.

Quale lettore

Il lettore che vuole capire come i problemi dell’Italia nascano da molto lontano.

Descrizione

“Il ventre di Napoli” discende in linea diretta dall’immersione di Hugo nel brulichio dei “Miserabili”, dai labirinti indagati da Sue nei “Misteri di Parigi”, dall’esasperato realismo del “Ventre di Parigi” di Zola, ma nello stesso tempo proviene dalla più bruciante delle realtà, dall’acquaforte goyesca di Napoli che nessuno prima della Serao aveva forse guardato con tanta intensità, di cui nessuno era riuscito a restituire la stracciona grandezza. Qui l’inchiesta giornalistica, effettuata all’indomani del colera del 1884, diventa un’esplorazione antropologica in “terrae incognitae” che getta sinistri fasci di luce sullo stato di miseria e di abbandono in cui ristagnano i quartieri della città destinati allo sventramento urbanistico.

Scheda del libro

Titolo: Il ventre di Napoli.
Autore: Serao, MAtilde
Editore: Avagliano editore
Data di Pubblicazione: 2002
Pagine: 186

Collegamenti utili per capire meglio il libro (alcuni autori presenti nel libro)

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530 lettura finita (3/VI anno) – Idillii spezzati di Antonio Fogazzaro


Antonio Fogazzaro

Terzo libro propostomi dalla mia personale spacciatrice di libri “perduti”. Un Antonio Fogazzaro insolito, a tratti irriconoscibile, in questa serie di racconti ben scritti e piacevoli. Un aspetto e uno stile del mio autore preferito che non conoscevo. A trovarlo ancora in commercio, una buona lettura (esiste un ebook d’epoca). Ho avuto tra le mani, un’edizione magnifica di inizio ‘900 della Baldini e Castoldi con caratteri ben leggibili e pagine ariose.

Voto: 9/10

Plus

Un Fogazzaro “nuovo”.

Minus

Nessuno.

Quale lettore

Il lettore del XIX secolo.

Contenuto

  • Idillii spezzati
  • Il Crocifìsso d’argento.
  • La visita di Sua Maestà
  • L’orologio di Lisa.
  • La lira del poeta
  • La stria
  • Per una foglia di rosa
  • Il testamento dell’orbo da Rettorgole
  • Il folletto nello specchio
  • Malgari

Scheda del libro

Titolo: Idillii spezzati.
Autore: Fogazzaro, Antonio
Editore: Baldini e Castoldi
Data di Pubblicazione: 1901
Pagine: 216

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Fogazzaro su Il Quaderno

L’e-book di Idillii spezzati

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529 lettura finita (2/VI anno) – Un apostolo in missione di Antonio Ghislanzoni


Un apostolo in Missione di Ghislanzoni

Secondo libro propostomi dalla mia personale spacciatrice di libri “perduti”. L’apostolo di Ghislanzoni – tra le altre cose, librettista di Aida di Giuseppe Verdi – mi ha divertito con la sua breve e rocambolesca avventura. Un bel ritratto della Brianza postunitaria e della vita in campagna sul finire del XIX secolo. Sembra di leggere Guareschi molto prima di Guareschi stesso.

Voto: 9/10

Plus

Divertente, leggero.

Minus

Forse, la brevità.

Quale lettore

Il lettore da commedia.

Trama

Racconto umoristico ambientato nei paesi della Brianza milanese nel 1861, dove il protagonista, l'”apostolo” Teoboldo Brentoni, incita alla ribellione le pacifiche genti di Canonica, Ponte d’Albiate e Besana in Brianza. Ne esce un ritratto assai divertente e ironico, che descrive gente concreta, poco incline ad assecondare i venti della “rivoluzione”e più dedita alla famiglia, al lavoro e ad assaporare il gusto della vita di paese.

Scheda del libro
Titolo: Un apostolo in missione.
Autore: Ghislanzoni, Antonio
Editore: Bellavite
Prezzo: € 6.00
Collana: I libri di Brianze
Data di Pubblicazione: 2009
Pagine: 96

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Antonio Ghislanzoni

Opere di Ghislanzoni in E-book

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528 lettura finita (1/VI anno) – Storie di paese di Renato Fucini


Renato Fucini – Storie di Paese

L’anno nuovo del blog si apre con un dieci. Libro scovato dalla mia personale spacciatrice di libri e ragalatomi di recente. E’ il genere di lettura che prediligo: le storie di paese, con le beghe tipiche della piccola comunità e i personaggi caratteristici di ogni borgo. Lo stile di scrittura è frizzante, moderno ma con un buon sapore ottocentesco. Da segnalare questo piccolo “cammeo”.

Voto: 10/10

Plus

Divertente, leggero.

Minus

Nulla.

Quale lettore

Chi ha voglia di una lettura divertente.

Trama

In un mondo sempre più lontano dalla civiltà rurale e contadina e che sempre più sembra essersi dimenticato delle proprie origini, il volume ripropone, attraverso un’agile raccolta antologica, alcuni dei più bei racconti di Renato Fucini.
Con una scrittura che tende a riproporre i modi cordiali e disinvolti del parlato, l’autore tratteggia in punta di penna personaggi e situazioni di un mondo dichiaratamente paesano e rusticale, per certi versi sospeso nel tempo e nello spazio.
Sono brevi racconti che frugano con occhio ironico nelle smagliature e negli inciampi del quotidiano per ricostruire, attraverso il frizzo di una battuta, un sentire e un modo di essere che fa indiscutibilmente parte della nostra memoria storica collettiva.

Scheda del libro
Titolo: Storie di paese. Antologia del mondo rurale
Autore: Renato Fucini
Curato da: Mari M.
Editore: Festina Lente Edizioni
Prezzo: € 18.00
Collana: Piccola biblioteca del sorriso
Data di Pubblicazione: Marzo 2012
ISBN: 8897589014
ISBN-13: 9788897589013
Pagine: 160

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Renato Fiucini

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Riletture: Malombra di Antonio Fogazzaro – 525 lettura finita (26/VI anno)


Malombra di Antonio Fogazzaro

Lettura di luglio 2012

Sono poche le riletture che mi concedo. Malombra entra nel ristrettissimo numero di libri che mi piace riprendere. Opera densa, tormentata, drammatica, psicologica, patologica condita con il gusto del giallo e con un finale fulminante. Lettura impegnata, ma che può starci sotto l’ombrellone o, meglio ancora, sulla riva del lago.

Voto: 9/10

Incipit

Uno dopo l’altro, gli sportelli dei vagoni sono chiusi con impeto; forse, pensa un viaggiatore fantastico, dal ferreo destino che, ormai senza rimedio, porterà via lui e i suoi compagni nelle tenebre. La locomotiva fischia, colpi violenti scoppiano di vagone in vagone sino all’ultimo: il convoglio va lentamente sotto l’ampia tettoia, esce dalla luce dei fanali nell’ombra della notte, dai confusi rumori della
grande città nel silenzio delle campagne addormentate: si svolge sbuffando mostruoso serpente, tra il labirinto delle rotaie, sinché, trovata la via, precipita per quella ed urla, tutto battiti dal capo alla coda, tutto un tumulto di polsi viventi.

Ita missa est

… degli altri occhi da empir di chimere, degli altri cuori da muovere alla passione, invece di quelli che se n’erano appena liberati per sempre.

Plus

Grande atmosfera.

Minus

Nulla da segnalare.

Quale lettore

Pubblico adulto.

Descrizione

“Se nell’alambicco della passione si mescolano spiritismo, misteri familiari, una buona dose di follia e Marina di Malombra, il risultato è un palazzo immerso tra le colline lombarde, il libro di uno scrittore sconosciuto, un colpo di pistola, un matrimonio mancato e, soprattutto, una barca per scappare da quel mondo in cui ti sentivi rinchiusa, che alle tue orecchie, ossessionate da una voce proveniente da lontano, gridava un’inutile vendetta. Come mal ti sei lasciata suggestionare dalle parole di Cecilia, bellissima Marina di Malombra? Cosa ci vedevi di tanto attraente in quella sirena?”. (dal sito Ibs)

Scheda del libro
Autore: Fogazzaro, Antonio
Titolo: Malombra / Antonio Fogazzaro ; con una cronologia della vita dell’autore e del suo tempo, una introduzione, un’antologia critica e una bibliografia a cura di Anna Maria Moroni
Edizione: Edizione integrale, 1.ed
Pubblicazione: Milano : Mondadori, 1984
Descrizione fisica: 435 p. : ill. ; 19 cm.

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Antonio Fogazzaro

Malombra

L’autore su Il Quaderno

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Consigli per l’estate – 1 Le smanie per la villeggiatura di Carlo Goldoni (524 lettura finita – 25/VI anno)


Spero di ingolosirvi proponendovi la prima scena di questa commedia Goldoniana. Perfetta, a mio modo di vedere, per un paio d’ore di sorrisi sotto l’ombrellone o nella frescura della pineta montana. In un certo qual modo anche molto attuale.

Quasi dimenticavo: gratis per i lettori di e-book. Basta un copia e incolla nel vostro programma preferito per confezionare il formato prediletto del vostro lettore elettronico: http://it.wikisource.org/wiki/Le_smanie_per_la_villeggiatura oppure http://www.liberliber.it/libri/g/goldoni/index.htm

SCENA PRIMA

Camera in casa di Leonardo.
Paolo che sta riponendo degli abiti e della biancheria in un baule, poi Leonardo.

Leonardo: Che fate qui in questa camera? Si han da far cento cose, e voi perdete il tempo, e non se ne eseguisce nessuna. (A Paolo.)
Paolo: Perdoni, signore. Io credo che allestire il baule sia una delle cose necessarie da farsi.
Leonardo: Ho bisogno di voi per qualche cosa di più importante. Il baule fatelo riempir dalle donne.
Paolo: Le donne stanno intorno della padrona; sono occupate per essa, e non vi è caso di poterle nemmen vedere.
Leonardo: Quest’è il diffetto di mia sorella. Non si contenta mai. Vorrebbe sempre la servitù occupata per lei. Per andare in villeggiatura non le basta un mese per allestirsi. Due donne impiegate un mese per lei. È una cosa insoffribile.
Paolo: Aggiunga, che non bastandole le due donne, ne ha chiamate due altre ancora in aiuto.
Leonardo: E che fa ella di tanta gente? Si fa fare in casa qualche nuovo vestito?
Paolo: Non, signore. Il vestito nuovo glielo fa il sarto. In casa da queste donne fa rinovare i vestiti usati. Si fa fare delle mantiglie, de’ mantiglioni, delle cuffie da giorno, delle cuffie da notte, una quantità di forniture di pizzi, di nastri, di fioretti, un arsenale di roba; e tutto questo per andare in campagna. In oggi la campagna è di maggior soggezione della città.
Leonardo: Sì, è pur troppo vero, chi vuol figurare nel mondo, convien che faccia quello che fanno gli altri. La nostra villeggiatura di Montenero è una delle più frequentate, e di maggior impegno dell’altre. La compagnia, con cui si ha da andare, è di soggezione. Sono io pure in necessità di far di più di quello che far vorrei. Però ho bisogno di voi. Le ore passano, si ha da partir da Livorno innanzi sera, e vo’ che tutto sia lesto, e non voglio, che manchi niente.
Paolo: Ella comandi, ed io farò tutto quello che potrò fare.
Leonardo: Prima di tutto, facciamo un poco di scandaglio di quel, che c’è, e di quello, che ci vorrebbe. Le posate ho timore che siano poche.
Paolo: Due dozzine dovrebbero essere sufficienti.
Leonardo: Per l’ordinario lo credo anch’io. Ma chi mi assicura, che non vengano delle truppe d’amici? In campagna si suol tenere tavola aperta. Convien essere preparati. Le posate si mutano frequentemente, e due coltelliere non bastano.
Paolo: La prego perdonarmi, se parlo troppo liberamente. Vossignoria non è obbligata di fare tutto quello che fanno i marchesi fiorentini, che hanno feudi e tenute grandissime, e cariche, e dignità grandiose.
Leonardo: Io non ho bisogno che il mio cameriere mi venga a fare il pedante.
Paolo: Perdoni; non parlo più.
Leonardo: Nel caso, in cui sono, ho da eccedere le bisogna. Il mio casino di campagna è contiguo a quello del signor Filippo. Egli è avvezzo a trattarsi bene; è uomo splendido, generoso; le sue villeggiature sono magnifiche, ed io non ho da farmi scorgere, non ho da scomparire in faccia di lui.
Paolo: Faccia tutto quello che le detta la sua prudenza.
Leonardo: Andate da monsieur Gurland, e pregatelo per parte mia, che mi favorisca prestarmi due coltelliere, quattro sottocoppe, e sei candelieri d’argento.
Paolo: Sarà servita.
Leonardo: Andate poscia dal mio droghiere, fatevi dare dieci libbre di caffè, cinquanta libbre di cioccolata, venti libbre di zucchero, e un sortimento di spezierie per cucina.
Paolo: Si ha da pagare?
Leonardo: No, ditegli, che lo pagherò al mio ritorno.
Paolo: Compatisca; mi disse l’altrieri, che sperava prima ch’ella andasse in campagna, che lo saldasse del conto vecchio.
Leonardo: Non serve. Ditegli, che lo pagherò al mio ritorno.
Paolo: Benissimo.
Leonardo: Fate, che vi sia il bisogno di carte da giuoco con quel che può occorrere per sei, o sette tavolini, e soprattutto che non manchino candele di cera.
Paolo: Anche la cereria di Pisa, prima di far conto nuovo, vorrebbe esser pagata del vecchio.
Leonardo: Comprate della cera di Venezia. Costa più, ma dura più, ed è più bella.
Paolo: Ho da prenderla coi contanti?
Leonardo: Fatevi dare il bisogno; si pagherà al mio ritorno.
Paolo: Signore, al suo ritorno ella avrà una folla di creditori, che l’inquieteranno.
Leonardo: Voi m’inquietate più di tutti. Sono dieci anni che siete meco, e ogni anno diventate più impertinente. Perderò la pazienza.
Paolo: Ella è padrona di mandarmi via; ma io, se parlo, parlo per l’amore che le professo.
Leonardo: Impiegate il vostro amore a servirmi, e non a seccarmi. Fate quel che vi ho detto, e mandatemi Cecco.
Paolo: Sarà obbedita. (Oh! vuol passar poco tempo, che le grandezze di villa lo vogliono ridurre miserabile nella città). (Parte.)

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523 lettura finita (24/VI anno) – L’airone di Giorgio Bassani


Bassani – L’airone

Lettura di maggio 2012

Parafrasando il titolo di un celebre film mi viene da scrivere “Tutto in un giorno”. In una sola giornata, infatti, è ambientato questo ben scritto, ben equilibrato e ben pensato libro di Giorgio Bassani. Il vero scopo del protagonista lo si scopre strada facendo: è un lungo addio di un uomo che prende consapevolezza di voler terminare la propria vita. Quando tutto conduce al momento topico… la storia finisce lasciando al lettore il sollievo di non aver assistito all’attimo immaginato. Il Premio Campiello del 1968 è, a mio giudizio, stra-meritato. Bellissima l’ambientazione e la descrizione dell’inverno alla foce del Po. Da leggere.

Incipit

Non subito, ma risalendo con una certa fatica dal pozzo senza fondo dell’incoscienza, Edgardo Limentani sporse il braccio destro in direzione del comodino. La piccola sveglia da viaggio che Nives, sua moglie, gli aveva regalato tre anni fa a Basilea in occasione del suo quarantaduesimo compleanno, continuava, nel buio, a emettere a brevi intervalli il suo suono acuto e insistente, anche se discreto. Bisognava farla tacere.

Ita missa est

“Buona notte”, ripetè. “Buona notte, caro Edgardo”.

Plus

Suggestiva ambientazione, romanzo strutturato davvero bene.

Minus

Nulla da segnalare.

Quale lettore

Dalla quinta superiore in su.

Trama

In una domenica del 1947, Edgardo Limentani si reca a caccia a Codigoro nel Delta del Po. Durante la spedizione venatoria prende consapevolezza della tragica necessità della propria morte, l’unico salvataggio possibile della vitalità perduta. Con la visione del volo dell’airone agonizzante, che perde sangue sull’acqua della palude, accanto ai cacciatori, il protagonista coglie il senso della sua esistenza: Prima che a furia di perdere sangue gli occhi gli si velassero, l’airone aveva dovuto sentirsi all’incirca come lui adesso: chiuso da ogni parte, senza la minima possibilità di sortita.

Scheda del libro
Autore principale: Bassani, Giorgio
Titolo: L’ airone / Giorgio Bassani
Pubblicazione: Milano : Mondadori, 1969
Descrizione fisica: 209 p. ; 21 cm.
Nomi: [Autore] Bassani, Giorgio

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Giorgio Bassani

L’autore su Il Quaderno

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516 lettura finita (17/VI anno) – Il clandestino di Mario Tobino


Il Clandestino di Mario Tobino

Lettura di aprile 2012

Libro da 10/10. E’ la storia della terribile guerra civile italiana, vissuta in Toscana, dopo l’8 settembre 1943 e raccontata con maestria da Tobino. Un caleidoscopio di umanità alle prese con la difficile situazione creatasi nel nostro paese, diviso tra gli Anglo-Americani e i Tedeschi. Da apprezzare il tono garbato con cui l’autore tratta la tragedia. Un’eccellente lettura. Nel 1962 vincitore del Premio Strega.

Voto:  10/10

Incipit

C’è una piazza a Medusa che da tutti vien chiamata Piazza Grande, anche se possiede un altro nome. E’ a forma di un quadrato; antichi platani si ergono lungo i suoi lati.

Ite missa est

“In chiesa non ci andavo mai”.

Plus

L’intera lettura, il tono garbato.

Minus

Nessuno.

Quale lettore

Un pubblico adulto, anche per gli ultimi due anni di scuola superiore.

Trama

Un romanzo ambientato nella Toscana della Resistenza dove si racconta di un gruppo di ragazzi  che per combattere il fascismo si dedica ad una complicata vita da clandestini. Quello che li fa resistere e lottare è l’amore per la propria città Medusa (nome di fantasia per Viareggio), la profonda fede nelle proprie idee politiche e l’ardente desiderio di giustizia, contro l’arroganza e la violenza fascista.

E’ un fitto alternarsi di vicende e di personaggi,  intellettuali,  popolani, borghesi, sgherri e bel mondo, che fa rivivere i giorni della Resistenza in cui, dopo anni di isolamento individuale e di diffidenza, la solidarietà e la fratellanza sembrano tornare a fiorire nel mondo.

Scheda del libro

Autore principale: Tobino, Mario
Titolo: Il clandestino / Mario Tobino ; introduzione di Geno Pampaloni
Pubblicazione: Milano : A. Mondadori, stampa 2001
Descrizione fisica: 405 p. ; 19 cm.
Collezione
Oscar narrativa ; 274
Numeri
[ISBN] 88-04-49690-8

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Mario Tobino

Fondazione Tobino

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509 lettura finita (10/VI anno) – Il sole a picco di Vincenzo Cardarelli


Lettura di dicembre 2011

Una serie di racconti molto ben scritti. Mi ha impressionato, oltre alla bravura dell’autore premiato con il premio Strega del 1948, la prosa continua senza interruzione, priva completamente di dialoghi. Affascinanti le descrizioni della sua terra natia.

Voto:  10/10

Incipit

Il paese dove nacqui, dove ha trascorso l’infanzia e parte della giovinezza, e conobbi il primo amore, si chiamava una volta Corneto Tarquinia. Più comunemente Corneto.

Ite missa est

… capitolo “affezioni”.

Plus

Prosa eccellente.

Minus

Nessuno.

Quale lettore

Un lettore navigato.

Trama

Le ventidue prose raccolte in Il sole a picco danno forma letteraria tra memoria, romanzo e leggenda – all’autobiografia di Cardarelli nei suoi due poli spazio-temporali, l’infanzia trascorsa nella Maremma di Corneto Tarquinia e la giovinezza bohémienne nella Roma d’inizio secolo; l’intermezzo lirico paesistico di Lago e Le campane di Firenze, con tratti capricciosi e macchiettistici come in Soggiorno in Toscana, La comacina e Capri, introduce al quadro grigio dei quartieri umbertini dove il poeta vive gli anni maturi, tra camere in subaffitto e passeggiate solitarie nella città spettrale. Astrid chiude il volume con l’ironico racconto, carico di umori misogini, del breve amore tra il poeta trentenne e una giovanissima ragazza norvegese.

Ex libro

… dei tremendi effetti d’una formidabile indigestione di salsicce, da cui fu colto una notte a Viterbo, durante la festa di Santa Rosa, proprio nel momento che stava per godersi la figlia dell’ospite; a smaltire i quali non bastarono tutti i recipienti della camera, compresa la conca dove si lavava (Re Tarquinio)

Scheda del libro

Autore principale: Cardarelli, Vincenzo
Titolo: Il sole a picco / Vincenzo Cardarelli
Edizione: 3. ed
Pubblicazione: Milano! : A. Mondadori, 1964
Descrizione fisica: 256 p. ; 20 cm.
Collezione
· Lo specchio. I poeti del nostro tempo
Numeri
· [BNI] S11319
Nomi
· [Autore] Cardarelli, Vincenzo scheda di autorità
Classificazione Dewey
· 853.91 (17.) NARRATIVA ITALIANA. SEC. 20.

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Il sole a picco

Vincenzo Cardarelli

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507 lettura finita (8/VI anno) – Metello di Vasco Pratolini


Metello di Pratolini

Lettura di dicembre 2011

Ci sono romanzi che potrebbere tranquillamente sostituire pagine dei libri di storia. Metello è uno di questi. Per capire la fatica, i sacrifici e i drammi delle conquiste dei lavoratori è una lettura da consigliare. Farebbe bene anche a molti sindacalisti moderni. Molto bella la figura di Ersilia la moglie del protagonista.

Voto:  9,5/10

Incipit

Metello Salani era nato in San Nicolò, ma fino ai quindici anni, non vi aveva mai abitato. La sua famiglia era di quel rione, e ciascuno ha le discendenze che si ritrova.

Ite missa est

“D’ora in avanti cosa?”.

Plus

Ben scritto, di facile e piacevole lettura.

Minus

Nessuno.

Quale lettore

Direi per adulti. Azzarderei anche l’ultimo anno di scuola superiore.

Trama

Metello rievoca gli anni 1875-1902, quando la classe operaia, alla luce delle nuove dottrine socialiste, si univa al generale fermento di rivendicazioni che già scuoteva la società europea dell’ultimo ottocento. pratolini crea con il muratore Metello una figura viva, calata e operante in un contesto definito della nostra storia di ieri…

Scheda del libro

Autore principale: Pratolini, Vasco
Titolo: Metello / Vasco Pratolini ; introduzione di F.P. Memmo
Edizione: 14. rist
Pubblicazione: Milano : Mondadori, 1982
Descrizione fisica: 2 p. ; 19 cm.
Collezione: Oscar ; 65

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Metello su wikipedia

Il film

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505 lettura finita (6/VI anno) – Noi credevamo di Anna Banti


Anna Banti - Noi credevamo

Lettura di novembre 2011

Le atmosfere del libro sono quelle giuste, la ricostruzione storica ben fatta e il ritmo è proprio quello che ti aspetteresti da un libro del XIX secolo (nonostante l’autrice scriva nel XX). Si è capito, insomma, che il romanzo di Anna Banti mi è piaciuto. Da segnalare l’ottima prosa e il lessico ricco, mai banale. Lettura perfetta per il 150esimo. Molto buona la resa ad alta voce. Confido in una prossima edizione in versione audio. Meriterebbe davvero.

Voto:  10/10

Incipit

Credono che io dorma, che passi dal sonno a un dormiveglia incosciente: che, insomma, non abbia più la testa a posto.

Ite missa est

Noi credevamo…

Plus

Davvero una bella lettura.

Minus

Nessuna controindicazione.

Quale lettore

Il buon lettore.

Ex libro

Giungemmo alla cima verso mezzogiorno in un gran vento che soffiando dalla Foresta Umbra disperdeva la nebbia ma non le nuvole. Il cielo era grigio, cadeva una pioggetta ghiaccia come neve sciolta, un inverno montano aveva ingoiata la primavera, l’aria sapeva di fumo. Bevemmo una ciotola di latte caldo e scendemmo nello speco dove l’umidore filtrava in uno stillicidio che formava larghe pozze sul pavimento. Lì, alla luce rossa dei ceri votivi scorsi una diecina di pellegrini: così assorti che non fecero caso ai nostri passi. Un religioso ci porse in un gotto di stagno l’acqua miracolosa: la sorbii e mi sentì pervaso dalla serena certezza di star perdendo la mia vita come tanti l’avevano perduta prima di me. Poi il sole ricomparve e mi restituì, dolorosamente, nome e cognome, luogo e data di nascita. Il tempo ricominciava a precipitare. (Parte I)

Trama

È il 1883. Chiuso nella sua casa torinese, l’ormai settantenne don Domenico Lopresti. gentiluomo calabrese di incrollabile credo repubblicano, inizia a scrivere le proprie memorie, ripercorrendo l’attività politica clandestina, i dodici anni trascorsi nelle carceri borboniche, l’impresa dei Mille vissuta a fianco di Garibaldi, infine l’impiego presso le dogane del Regno unitario. Scrive con rabbia, di nascosto, quasi se ne vergognasse, spinto dalla necessità di frugare nel proprio passato per “rovesciarsi come un guanto”: ne trae amarezza e disillusione. Antimonarchico, assiste al crollo dei suoi ideali risorgimentali e si abbandona ai ricordi di una vita raminga fitta di amicizie, tradimenti, speranze e delusioni: una vicissitudine umana di grande fascino che si fonde con le vicende di tutta una nazione dall’inizio dell’Ottocento ai primi anni del governo unitario, dando vita a un grandioso affresco tratteggiato con prosa compatta dalla leggera mimesi ottocentesca.

Scheda del libro

Autore principale: Banti, Anna <1895-1985>
Titolo: Noi credevamo / Anna Banti
Pubblicazione: Milano : A. Mondadori, 1967
Descrizione fisica: 513 p. ; 19 cm.
Collezione:
· Narratori italiani ; 155
· Narratori italiani. Opere di Anna Banti

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Anna Banti

Il film

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504 lettura finita (5/VI anno) – Il Tartufo e il malato immaginario di Moliere


Lettura di novembre 2011

Ogni tanto bisogna pur divertirsi… quindi ecco due commedie di Moliere. Ammiro chi riesce a scrivere ore di soli dialoghi. Non dev’essere per nulla semplice. Il problema non è far parlare i personaggi… è piuttosto fargli dire qualcosa di interessante 🙂 Lettura piacevole e di distensione. Rimane un dubbio amletico: Tartufo o Tartuffo?

Voto:  8/10

Plus

Divertimento e sorrisi assicurati.

Minus

Nessuna controindicazione.

Quale lettore

Tutti… dallo studente al lettore consumato.

Trama

Tartuffo è un mendicante molto devoto a Orgone, ricco nobile parigino all’epoca del Re Sole, che lo ha ospitato nella sua casa. Il suo affetto per Tartuffo è tale che lo promette come sposo alla figlia Marianna, la quale, tuttavia, è già fidanzata con Valerio. Tartuffo, però, è segretamente innamorato della moglie di Orgone, Elmira…

Il Malato Immaginario narra di alcune vicende legate ad Argante, uomo afflitto da numerose malattie, spesso immaginarie. L’uomo ha due figlie, la piccola Luigina e la bella Angelica, ed una seconda moglie che si preoccupa soltanto di ereditare tutto alla morte dell’ipocondriaco. Per assicurarsi cure migliori, Argante, promette la figlia maggiore al dottor Tommaso Diarroicus, figlio del suo medico; ma la ragazza è innamorata di Cleante

Scheda del libro

Autore principale: Molière
Titolo: Il Tartufo ; Il malato immaginario / Moliere ; traduzione e cura di Mariachiara Giovannini
Pubblicazione: Rimini: Guaraldi, 1995
Descrizione fisica: 189 p. ; 22
Numeri: [ISBN] 88-8049-021-4
Pubblicato con
· Il Tartufo. – | Molière
· Il malato immaginario. – | Molière
Nomi
· [Autore] Molière
· Giovannini, Mariachiara

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Moliere

Tartufo

Il malato immaginario

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503 lettura finita (4/VI anno) – Il giudice del maleficio di Carlo Campari


Il giudice del maleficio di Carlo Campari

Lettura di ottobre 2011

Non è un romanzo, bensì un saggio. Una raccolta di casi giudiziari di un piccolo borgo del pavese (Lomello) a cavallo tra ‘600 e ‘700. Frutto di una paziente ricerca d’archivio, il volume ci rende un interessante spaccato di vita quotidiana. Furti, risse, rapine e persino omicidi. Letti con gli occhi di oggi, molte storie strappano più di un sorriso.

Voto:  8/10

Incipit

Alcuni resegoti, Antonio Ladri ed i fratelli Pietro e Giovanni Catoni, si prendono a pugni per una resega (sega) comperata dal Labri, ed hanno minacciato di ammazzarlo…

Plus

La possibilità di farsi un’idea piuttosto precisa di come si viveva una volta.

Minus

Forse si poteva romanzare di più qualche storia gustosa.

Quale lettore

Dall’appassionato di storia locale al lettore curioso.

Trama

Il Giudice del Maleficio apre una finestra sulla vita di Lomello e dintorni nel 1600 / 1700, mostrandoci in modo vivido (talvolta perfino crudo) la vita quotidiana dell’epoca. A colpirci sono la dinamicità della popolazione, l’apparente banalità di alcune denunzie per capire le quali bisognerebbe pensare a quanto era dura e piena di incognite la vita a quell’epoca, il comportamento degli amministratori pubblici e della polizia, la scarsità di diritti e di libertà, la violenza usata nelle liti…

Scheda del libro

Autore: Campari, Carlo
Titolo: Il giudice del maleficio
Edizione: 1. ed
Pubblicazione: Mortara : Loquendo, [2011]
Descrizione fisica: 215 p. ; 21 cm.
Collezione: Tracce
Numeri: [ISBN] 88-896859094

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Lomello

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502 lettura finita (3/VI anno) – Napoli e Capri di Axel Munthe


Napoli e Capri di Axel Munthe

Lettura di ottobre 2011

Riprendo in mano le mie letture, dopo una lunga serie di articoli dedicati alle “emergenze biblioteche” (che non sono affatto terminate). Riparto da Axel Munthe, memore della bella Storia di San Michele. Napoli e Capri è un volumetto, quasi invisibile, che contiene due racconti dedicati al capoluogo campano e alla sua incantevole isola. Sono testi ripresi e rielaborati nel più corposo romanzo appena citato. Munthe, nonostante le origini nordiche, nello scrivere ha il calore e il colore dei nostri scrittori del sud: immagini vive, luce potente e sangue latino. Davvero bello.

Voto:  9,5/10

Incipit

Il dottore l’aveva visto parecchie volte sulla porta della piccola cappella mentre scrutava lungo il vicolo sporco, e già da lontono si scambiavano i saluti agitando le mani e gridando da lontano: “Buon giorno, don Dionisio! Buon giorno, signor dottore!”.

Ite missa est

… inebriati dal sole

Plus

L’ambiente ricreato nella scrittura.

Minus

In questo caso… troppo breve.

Quale lettore

Lettore adulto, capace di apprezzare la bella scrittura e le descrizioni.

Trama

Due piccoli ritratti d’epoca, specchio di realtà e contraddizioni di una terra che non ha mai smesso di stupire. Due racconti autobiografici dedicati a Napoli e a Capri: “La Madonna del Buon Cammino” e “I cani di Capri”. Quadri solari e pieni di vita, personaggi e situazioni che hanno fatto la storia dell’isola più bella del golfo di Napoli.

Scheda del libro

Autore: Munthe, Axel
Titolo: Napoli e Capri / Axel Munthe ; con una nota di Alessandro Carandente
Edizione: 3. ed
Pubblicazione: Napoli : Colonnese, [2006]
Descrizione fisica: 74 p. ; 14 cm.
Collezione: Lo specchio di Silvia ; 18
Numeri: [ISBN] 88-87501-72-6
Nomi:
· [Autore] Munthe, Axel
· Carandente, Alessandro

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La storia di San Michele

Axel Munthe

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