Il bibliotecario in auto…


La Lomellina a maggio

La Lomellina a maggio

Ieri, un utente (pensionato) si lamentava di dover affrontare un viaggio di 5 minuti in auto per raggiungere la biblioteca e ritirare un libro.

Il sottoscritto pensava, invece, che per dare quel libro ogni giorno deve fare 1 ora e 20 minuti di strada al mattino e 1 ora e 20 minuti di strada la sera…

Mi ritengo, tuttavia, fortunato (non per l’ora e 20 minuti), perché sia all’andata (alba) sia al ritorno (tramonto) vado incontro al sole. Ciò, in una terra come la Lomellina è semplicemente bello. Sarà l’aria più limpida (ma ahimé non meno inquinata), sarà l’amenità della campagna lavorata, sarà il poco traffico (fino o dopo a un certo incrocio)… il bibliotecario in auto gode della scena offerta dalla natura.

Appena fuori Lomello, più spesso che a Milano e dintorni, il monte Rosa ti accoglie… rosa e baciato dal sole. Quest’ultimo si riflette nelle risaie allagate, dove il vento increspa quel sottile mare (a quadretti) che è la Lomellina in questa stagione. A bagno vi stanno centinaia di uccelli (la nostra salvezza contro le zanzare che, tra parentesi appunto, a Milano già ci sono e a casa non ancora), che ti guardano sfrecciare perplessi, come a rimproverarti: “Dove corri? Non vedi come si sta bene qui?”. Negli ultimi anni hanno trovato casa persino gli Ibis, i nuovi immigrati arrivati dal cielo, che paiono molto grati a questa ferace terra.

Mentre il sole si specchia tra le ondine lomelline smosse dalla tramontana, il saggio agricoltore dovrebbe trarre una preziosa lezione osservando il filare di pioppi, querce e acacie: ai suoi piedi, dove le radici beneficiano dell’irrigazione primaverile, le acque sono placide. Uno specchio in cui la natura si bea di se stessa e commuove il bibliotecario in auto…

Torniamo al contadino: “Oh, agricoltore”, sembra ammonire l’airone appollaiato sulla riva del fosso scolatore. “Gli alberi proteggono in tuo raccolto dalle tempeste estive, e non ombreggiano solamente il riso limitandone la crescita… quindi non rendere questa terra povera di alberi”…

Incurante di tutti, la cornacchia saltella in quel che rimane di una risaia ormai in asciutta. Tra una pozza e l’altra, becchetta alla ricerca del sostentamento quotidiano: incolpevoli lombrichi, e sementi che riottose sono sfuggite all’abbraccio con la madre terra… ah! quale metafora di vita…

L’ocra terra è ormai screziata del tenero verde dei fili di riso: essi tra qualche mese biondeggeranno con le loro spighe cariche di chicchi, pronte ad attendere le lame della mietitrice…

Il fatidico incrocio è ormai arrivato… la terra dei leoni (hic sunt leones è scritto in un immaginario cartiglio posto su quella strada che, svoltando a destra, mi conduce a casa), è alle mie spalle, il traffico è ormai intenso… Ciao bella terra di Lomellina, a questa sera.

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