Il primo capitolo del REGALO NATALIZIO del QUADERNO DI UN BIBLIOTECARIO


Copertina Avanti e Indietro ebook

Un assaggio del regalo natalizio del “Quaderno di un bibliotecario“.

Il primo capitolo di “Avanti e indietro”, romanzo di Gabriele Prinelli, già scaricabile integralmente da queste pagine (trovate i collegamenti ai file .pdf, .epub e .mobi in fondo all’articolo).

Buona lettura!

I

A.D. 1649

«Sono Antonio di San Michele
e tutto va a gonfie vele».

«Qui Aimone
ogni cosa procede secondo l’intenzione».

«Parla Ivo
non c’è in giro nessuno che sia vivo».

«Risponde Bonaventura:
non si muove creatura».

Alla filastrocca, che giungeva dalla parte destra della strada, rispose la poesia proveniente dal lato sinistro.

«Da Santa Maria dice Dionigi:
in paese sono tutti bigi».

«Conferma Eriberto:
qui sembra un deserto».

«Melchiorre
nulla vede dalla torre».

«Infin è Ezio:
dalla mia parte un gran silenzio».

Ultimo fu un tale che urlò da una via laterale:
«Sono Toni
e ci avete rotto i coglioni».

Un flebile applauso si levò dalle case circostanti.

«E che colpa ne abbiamo?
Con questa maledetta nebbia nulla vediamo
e il confine sorvegliare dobbiamo» rispose, alla voce misteriosa, un piccato Antonio.
«Non fosse così fitta, faremmo segnali con le lanterne. Così, però, non so nemmeno da che parte sto guardando» urlò Eriberto, irritato dall’anonima canzonatura.
«Siamo a posto, allora! Figuratevi com’è ben difesa la frontiera… Smettetela di prendere umido e di rompere le orecchie a noi poveracci che cerchiamo di dormire. Tornatevene a casa!».
Il termine della breve arringa fu sottolineato dal tonfo di una porta sbattuta con forza.

Ai guardiani della notte prudevano le mani. Magari avessero potuto avere tra le grinfie quel sovversivo che, celato dalla bruma, da giorni e giorni completava a quel modo i loro richiami: lo avrebbero certamente castigato a dovere.
Il furbacchione, nascosto dietro una voce falsata e un nome fittizio, profittava della scarsa visibilità per compiere le sue scorrerie vocali, mentre loro, a stento, sapevano dove si trovavano in quel momento.
Solo Melchiorre, in cima al torrione, aveva la consapevolezza di dove fosse esattamente, ma non era decisamente il più sveglio della compagnia. L’avevano posto, infatti, di guardia lassù proprio perché, già più di una volta, si era smarrito durante la ronda, varcando inavvertitamente il confine e rimanendo prigioniero della parte nemica per intere settimane.
Al suo signore, riportarlo in servizio, erano costati non poca fatica e molti denari.

***

Dopo un autunno fin troppo mite, erano arrivati giorni di pioggia torrenziale. Il diluvio aveva abbassato la temperatura, impaludato per bene le campagne attorno a Lomello e ingrossata l’Agogna che aveva allagato prati e boschi prossimi alle sue rive. Per fortuna il borgo sorgeva su un’altura, altrimenti gli abitanti si sarebbero ritrovati con i piedi ammollati.

Quando finalmente le nubi si alzarono, a scendere, al posto dell’acqua, fu una spessa coltre di nebbia che cancellò dalla vista ogni cosa. Dal fossato del castello non si scorgeva nulla della chiesa di San Rocco posta lì innanzi; dal lato della piazza appartenente a Santa Maria non si vedeva la fila di case site pochi passi più in là nel territorio di San Michele; da queste ultime non si distinguevano le imponenti mura del maniero di fronte. Succedeva pure che, dal basso, non si avvistasse la cima della torre e, da questa, non si riconoscesse nessuno, se non a malapena delle sbiadite e anonime ombre.

Gli alberi, carichi d’umido, gocciolavano come se stesse piovendo. Il viandante per strada aveva i capelli e i vestiti fradici, come se fosse stato sorpreso da uno scroscio improvviso. Sulle vie, si affondava nella melma con tutta la caviglia e si scivolava alquanto. Più di una volta, oltretutto, si era rischiato l’incidente quando qualche intrepido, per non dire spericolato e disgraziato cavaliere, lanciato con la sua cavalcatura a velocità sostenuta, aveva scartato, per un pelo, il malcapitato di turno, non visto lungo i sentieri che si dipartivano dal villaggio.

Continuando così, si diceva in borgo, si sarebbero dimenticati i visi delle persone amiche ed era diventato uso riconoscersi solo dalle relative fattezze.
Era normale intravedersi solamente a pochi passi di distanza e chiedersi: «Tu, chi sei?»; e, dall’altra parte, sentirsi rispondere: «Chi sei tu, piuttosto?». Ognuno timoroso di avere di fronte un abitante della parte avversa, con il terrore di aver attraversato, involontariamente, il confine.
Quando ciò accadeva, addio giornata. L’interrogatorio proseguiva per ore e ore alla ricerca di presunte spie: ciò si ripeteva anche quando il fermato era già stato ospite, più volte, della cella destinata agli invasori ed era assai noto agli inquisitori. Solamente al vespro si veniva riaccompagnati al limite della propria porzione di paese e rispediti, malamente, ai propri affetti.

Suoni e rumori giungevano alle orecchie ovattati, leggeri, sussurrati come accade durante le fitte nevicate. Le voci non parevano più quelle consuete e le campane delle chiese, che di solito spaccavano i timpani e non soltanto quelli, stentavano a diffondere il loro richiamo fino alla campagna circostante.
Così capitava, a chi lavorava fuori dal borgo, privo della meridiana e impedito ad ascoltare l’Ave Maria, di trovarsi a passare dalla grigia aria del giorno a quella tetra del tardo crepuscolo senza averne avuto sentore.

Orientarsi con il buio e con la nebbia non era cosa semplice.
Ci si affidava allora alle proprie bestie che la via di casa, o meglio della mangiatoia, la ritrovavano sempre. Si saltava sull’asino o sul biroccio e si lasciavano le redini. Sempre sperando che l’animale, se comprato di seconda mano, non ritornasse dal vecchio padrone.
Tutto ciò avveniva di giorno. Figuriamoci la notte.

***

Le filastrocche proseguirono fino a quando l’orizzonte non cominciò a tingersi di uno stanco colore lattiginoso.
Fu allora che due drappelli di tre uomini – uno per fazione – marciando compatti fino all’estremo della piazza appartenente alla propria contrada, presero posto e a turno annunciarono a gran voce:
«È giunta l’alba:
è l’ora del cambio della guardia».

«Il sole si avvicina,
tocca a noi della mattina».

Come risposta, da entrambe le parti, si ebbero dei sonori starnuti dai raffreddati guardiani.

«Ammazza che fantasia,
non si può cambiare poesia?
Non è che, col chiarore,
possiam mutare rimatore?»
e si udì ancora il tonfo della porta sbattuta.

Sghignazzi, per niente sommessi, si levarono dalle abitazioni lì attorno

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Scaricatelo GRATUITAMENTE cliccando sui seguenti collegamenti (i files sono ospitati sulla piattaforma Dropbox):

Pubblicato per la prima volta nel 2011 da Loquendo Editrice, “Avanti e indietro” è oggi riproposto in una nuova versione rivista dall’autore.

TRAMA

Cuniberto Piovera, sagrestano di Santa Maria, estirpando una pianta di fico, trova un cunicolo e, dentro a esso, il leggendario tesoro di Teodolinda: gioielli e oro per cambiare vita e abbandonare, finalmente, quel noioso del suo prete.

Arduino Cardana, suo acerrimo avversario nonché collega di San Michele, certo di essere inseguito dal Diavolo, precipita in una buca. Convinto di essere caduto all’Inferno, scopre, bensì, il Paradiso: una fortuna e l’opportunità di lasciarsi alle spalle una vita monotona.

Innamorati alla finestra scorgono ombre misteriose aggirarsi in giardino attorno a uno scavo abilmente celato. Nel nascondiglio trovano beni preziosi per riscattare il loro amore osteggiato.

In una Lomello del 1649, avvolta nella nebbia, ricoperta dalla neve e contesa tra i fratelli Crivelli, un organo positivo, equamente diviso tra le due fazioni per volontà del Vescovo, fa avanti e indietro tra le chiese rivali. Ciò che una volta era considerato un’onta, sta per trasformarsi nell’occasione della vita. E, quando tutto sembra pronto a realizzarsi…

Genere: Commedia

L’AUTORE

Gabriele Prinelli nasce a Milano nel 1972 ed è, oggi, un bibliotecario. Trascorre molte ore della giornata in compagnia dei libri, e ha una predilezione particolare per la letteratura italiana di fine Ottocento e di inizio Novecento.
Ha anche una vita virtuale: gestisce il blog “Quaderno di un bibliotecario” e ha fondato uno dei più importanti forum d’Italia dedicato ai libri.
Bibliografia: La mano dell’organista, 2009 – Avanti e indietro, 2011 – Il generale alla fermata del tram, 2013 – Il cane del santo, 2013 – L’oro di san Giorgio, 2014.

Per scrivere all’autore: gprinelli@gmail.com

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