Burloni milanesi


Il Duomo di Milano

Il Duomo di Milano

Da I teatri milanesi di F. Fontana, 1881

Questo baritono, un tipo stranissimo, piovuto a Milano dall’America, fornito di larghi mezzi di fortuna, lungo lungo, magro magro, dinoccolato, era notissimo a tutti per un paio di baffi smisurati che gli schizzavano di sotto al naso come due razzi enormi di pelo lanciati dalle narici.

In occasione della sua fausta rivelazione al pubblico milanese alcuni burloni gli avevano consigliato di trar partito anche di quel miracolo di baffi; e glie ne suggerirono il modo. Fu in causa di tali consigli e di tali suggerimenti che gli spettatori lo videro comparire in scena coi baffi enormi arrovesciati in su, via via aguzzantisi in punte irrigidite dal cosmetico, sull’estrema cima dei quali poggiava un uccellino impagliato!

L’effetto fu tale che per più di un quarto d’ora, la rappresentazione dovette essere interrotta: la platea era un pandemonio d’ossessi che si divincolavano in una crisi di risate pazze da schiattare; dei professori d’orchestra alcuni s’erano buttati a terra presi da un orgasmo nervoso per eccessiva ilarità; nei palchi e nel lubbione era un agitarsi così forsennato e pazzo che minacciava di squassare l’edificio e farlo crollare.

Io stesso, benché compreso da un senso di pietà indicibile per il ludibrio gettato su quella creatura fatta a mia immagine e somiglianza, non potei resistere e scoppiai in un ghigno!

Ed egli, l’americano era là, impassibile, dinanzi a simile accoglienza, incerto ancora se lo si prendeva a gabbo o se lo scopo serio della sua strana truccatura era stato invece raggiunto davvero!

La serata finì, naturalmente, con un’apoteosi strana, quale il Dio Cachinno e Momo in persona non avrebbe mai potuto immaginare. Al tenore e al baritono – chiamati, per un numero di volte incalcolabili, agli onori del proscenio – furono offerti mazzi colossali di carote e di rape e d’insalata, mentre dal paradiso e dai palchi piovevano torsi di cavoli, buccie di patate e di fagiuoli, spessi come gragnuola.

Ebbene, i due… artisti non si mostravano punto dolenti o umiliati per tali espressioni d’entusiasmo! Uno di loro, del resto, il tenore, vi era già assuefatto, dappoiché i buontemponi suoi amici che egli frequentava da un pezzo in una nota osteria dei sobborghi di Milano, l’avevano già fatto passare per altre cento prove ben più bizzarre di questa, come sarebbe a dire: farlo cantare chiuso in un sacco o legato a un albero come un salame, persino sulla guglia più alta del Duomo, proprio ai piedi della Madonnina, mentre loro, i machioni, aggruppati sulla piazza, lo applaudivano tra le risate della folla, come se, merce l’organo potentissimo vocale di cui egli si vantava dotato, il grande artista fosse riuscito a far giungere fino a loro, malgrado la distanza e l’altezza formidabile, la vibrazione gagliarda delle sue note di petto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...