Scrittori di Lombardia 3 – Alberto Cantoni (1841-1904)


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La copertina dell’edizione curata da Gemini Grafica Editrice

In previsione dell’incontro Scrittori di Lombardia, nell’ambito di Bookcity, scriviamo oggi di…

Alberto Cantoni nacque a Pomponesco (Mn) nel 1841. Di origine ebraica, condusse studi irregolari, assecondando, dopo la scuola elementare, i suoi interessi del momento. La famiglia, di modeste origini, grazie all’abilità del padre nel commercio, s’arricchì nel giro di qualche decennio: i Cantoni furono allora tra i maggiori proprietari terrieri del mandamento. Alberto viaggiò più volte in Europa e nel 1885, alla morte del genitore, si stabilì definitivamente nel mantovano per dirigere il fondo ereditato.

All’aspetto misantropo – aveva un fisico imponente, barba folta, il collo taurino e l’aspetto severo –  era invece socievole. Mal sopportava la fretta e fu allergico alle mode e alle tendenze spirituali del momento: era insomma un uomo d’altri tempi.

Pubblicò le sue opere in pochi esemplari, in complicità con l’editore, speranzoso di buoni riscontri, ma indifferente al tempo necessario per ottenerli. Ricercava una fama spontanea, lontana da maneggi e strombazzature; timoroso della critica e della “vivisezione” dell’autore.

Fu convinto che la conoscenza dello scrittore impedisse la piena comprensione del testo; sognava lettori ignari e lontani dalla sua esistenza.

Morì a Mantova nel 1904.

Riccardo Bacchelli divise la produzione del Nostro in due parti: ante 1885 (con il romanzo L’Illustrissimo pubblicato postumo) con il Cantoni “verista paesano e cittadino”; e post 1885, caratterizzata invece da una “maniera propriamente umoristica, tormentata e talora cincischiata”.

Particolare attenzione è quella per “gli umili” seppur questa si ferma alla superficie, alla descrizione affettuosa decisamente spoglia di impegno morale e sociale.

Pirandello ne apprezzò “l’umorismo riflessivo” (il distacco critico al contempo compensato da un’adesione al mondo lacerato e contraddittorio), segnalandolo come espressione esemplare dei drammi e dei paradossi della modernità (Alberto Jori).

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