Scrittori di Lombardia 2 – Emilio De Marchi (1851-1901)


La copertina della nuova edizione curata da Gemini Grafica Editrice

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In previsione dell’incontro Scrittori di Lombardia, nell’ambito di Bookcity, scriviamo oggi di…

“Una bella mente e un bel cuore… temperamento modesto e schivo… ricordo affettuoso e tenace… una riputazione che col tempo cresce…”; questo è ciò che Benedetto Croce scrisse di Emilio De Marchi.

Nato nel 1851 a Milano, laureato in lettere si dedicò dapprincipio all’insegnamento. Nel 1875 fondò un settimanale di letteratura e d’arte e fu anche segretario dell’accademia scientifico-letteraria di Milano. Sul finire de secolo diresse, per Vallardi, una collana di pubblicazioni popolari chiamata “La parola buona”, una sorta di periodico per gli operai; talvolta usò il dialetto per parlare al direttamente al cuore del popolo, ma fu politicamente moderato.

Lo scrittore milanese, fu considerato un continuatore del manzonismo: egli stesso dichiarò di essere parte di quella “scuola lombarda, che riconosce nel Manzoni il suo maestro, e che per la via del Manzoni risale a Giuseppe Parini, il sommo tra i nostri che intese la letteratura per quel che dovrebbe essere, non un trastullo di oziosi, ma un aiuto al viver bene”.

De Marchi, però, non ebbe mai quella calma tipica del Manzoni; non ebbe una visione consolatrice della vita; anzi ne ebbe un’intuizione dolorosa; fu saggio consigliere quando parlò come educatore; come scrittore, invece, terminò i suoi libri con strazio e angoscia.

Scrisse ancora il Croce: “Alieno com’egli era dalla leggerezza e dalla ciarlataneria di ogni sorta, i suoi libri sono scritti con semplicità, e insieme senza sciatteria… con un certo sapore dialettale ambrosiano, che si avverte qua e là”. Tuttavia, lo stesso critico aggiunse che a De Marchi mancò la forza ritmica e che la sua espressione fu povera, disuguale e ondeggiante.

Nei suoi romanzi si trovano riminiscenze evidenti di Fogazzaro, di Manzoni, di Zola e dei veristi francesi

Il male è la passione: l’amore, al quale nessuno dei suoi personaggi sa sottrarsi (Demetrio Pianelli, Arabella). Fu quindi verista per alcuni aspetti e manzoniano per altri: non rinunciò, difatti, al suo giudizio sugli avvenimenti che raccontava.

Secondo Giulio Cattaneo la vera vocazione del De Marchi fu quella di essere educatore e giudice, sacrificando così la qualità narrativa. Pur raccontando le miserie umane, la sua presenza continua nel racconto, lo allontanò dal verismo.

OPERE

  • Milano e i suoi dintorni, del 1881
  • Storie d’ogni colore, 1885
  • Nuove storie d’ogni colore, 1895
  • Il cappello del prete, 1888
  • La bella pigotta, 1888
  • Demetrio Pianelli, 1890
  • Arabella, 1892
  • Giacomo l’idealista, 1897
  • Vecchie cadenze e nuove 1899
  • Col fuoco non si scherza, post., 1901
  • Milanin Milanon, post., 1902.
  • L’età preziosa (1887),
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