La merenda di Cappuccetto Rosso


Cappuccetto Rosso

Racconto di Gabriele Prinelli

– Cappuccetto! Cappuccetto! Dove sei? Sei proprio una bambina dispettosa. Esci fuori, devi andare dalla nonna!

– No! Oggi, non vado! Si sentì gridare da un cespuglio poco lontano dalla casa, dove Cappuccetto si era nascosta proprio nella speranza di non essere trovata.

– Sei una pigrona, le disse la mamma. – Dopotutto devi solo fare una passeggiata, portando alla cara nonna ammalata un fiaschetto di vino e un tocco di formaggio per la sua magra cena.

– Voglio un carretto, altrimenti da qui non mi muovo.

– Questa poi… magari vuoi anche un asino per tirarlo?

– Sarebbe comodo.

– Vai e non discutere. Nel bosco stai attenta al lupo cattivo.

Cappuccetto partì brontolando: – Ma quale lupo cattivo? Meno male che c’è, altrimenti povera nonna e povera me.

Sulla strada, appena oltre i primi cespugli del bosco, ecco una voce provenire da una casupola malandata. Lì vi era un padre che raccontava una fiaba ai propri bambini…

Nooooo!

Era la storia di Cappuccetto Rosso!

Dovete sapere che ogni qual volta la invocavano, così funziona nel mondo delle favole, lei doveva presentarsi alla porta di chi la nominava e ritirare le merende elencate.

Qui le consegnarono, sempre per la nonna, del pane, una torta e della focaccia e in un baleno il piccolo cestino, che le aveva affidato la mamma, fu colmo.

Poco più in là, in un villino isolato, una balia canticchiava la sua storia (manco a dirlo… Cappuccetto Rosso) a un fantolino in fasce: là, ritirò marmellata, more e stiacciata.

– Dove li metto, ora? Pensò sconsolata Cappuccetto, prendendo con la mano libera la sporta della balia.

Era così ogni giorno. Uff!

Pochi passi ancora e… burro, ciambella e frittata.

Il povero cappuccetto rischiava di essere sepolto dalle merende.

– Lupo! Lupo! Dove sei? Cominciò a gridare Cappuccetto.

Quel dispettoso del lupo, che si divertiva un mondo a vedere Cappuccetto disperato e circondato da tutto quel ben di Dio, ridacchiava dietro un sambuco, ma la fame gli mordeva lo stomaco e quindi… non tardò a soccorrerlo.

Strada facendo a quella lauta cena, altro che magra! come diceva la mamma, si aggiunsero in un amen frutta fresca, salame, biscotti, caffè caldo, frittelle e, ultima, una gigantesca torta di ciliegie.

Cappuccetto e il lupo, avreste dovuto vederli, giunsero dalla nonna barcollando sotto il peso delle vettovaglie. Che fatica! Meno male che la nonna era pratica della disavventura quotidiana della nipotina e l’aspettava sulla porta con una seggiola e un bicchiere d’acqua per dissetarla.

Fu con loro anche il cacciatore, che non aveva alcun motivo di uccidere il lupo, perché lui, il cattivone, non aveva ragione né di mangiare Cappuccetto, né la nonna che tutti i dì lo rimpinzavano di leccornie. Piuttosto, veniva per partecipare alla merenda.

La nonna si contentò del formaggio e di una tazza di vino, il cacciatore di pane e salame e il lupo, ingordo… di tutto il resto.

A Cappuccetto rimase una fetta di torta giusto bastevole per far sì che le gambe la reggessero nel viaggio di ritorno.

A casa, ogni sera, si addormentava nel piatto della minestra e la mamma, guardandola, scuoteva la testa: – Questa bambina dorme sempre…

Avesse mai saputo cosa succedeva alla sua figliola…

La morale di questa favola è che a furia di raccontare la stessa storia, la gente non s’accontenta e allora inventa, inventa, inventa… e a farne le spese è… Cappuccetto Rosso.

Tutti i diritti sono riservati © 2014

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