Suggestioni macchiaiole / 6


Llewelyn Lloyd, Marciana Marina (Giardino di casa Lloyd), 1916

Llewelyn Lloyd, Marciana Marina (Giardino di casa Lloyd), 1916

Più è forte la luce, più è densa l’ombra.

Così, se camminando per il vialetto di ghiaia non mi scorgerai, non t’inquietare. Si stupiscono ormai solamente coloro che vengono a visitarmi per la prima volta. Chi è di casa, invece, riconosce la mia sagoma atra anche nella più fitta oscurità.

Marta, da molti lustri la mia fedele custode, mi considera un vetusto oriolo. Osservandomi, dice lei, è come guardare le lancette della pendola: la mia positura nel soggiorno scandisce lo scorrere del tempo e i miei richiami consuetudinari sono come  il battere dell’ora.

Mi desto prima dell’alba, quando il Tirreno e il cielo sono tutt’uno: un infinito spazio nero ove le tremole stelle, specchiandosi nell’acqua abbonacciata, si confondono con i lumi dei leudi al largo. Sdraiato attendo paziente il delinearsi dell’orizzonte, l’inesorabile sfumare della tenebra. In quell’ora antelucana, mi sono invisibili compagni il garrire del gabbiano, il fischio del merlo e lo starnazzare della pernice.

Al levar del sole, allorché le chete onde paion essere di oro fuso e i primi raggi accarezzano le solide rocce del monte, dischiudo l’uscio del salotto e, inebriato dal giorno nascente, miro il trionfo di colori che si manifesta innanzi a me.

Sono quelli i fiori della mia Laura che non è più. Di lei mi sono rimasti la lapidea memoria al camposanto, che le mie deboli gambe non possono raggiungere; una sbiadita fotografia sul comò, che non rende giustizia alla sua venustà; una manciata di ricordi felici, che serbo nel cuore, e questo meraviglioso giardino che ancora posso toccare.

Son qui, ora, mi vedi? Oltre l’anta spalancata. Odoro la salmastra brezza intrisa del nidore delle roseto. Lei è lì, china sopra il cespuglio della canina e ne coglie alcuni boccioli. Si volta, mi guarda e accenna di avvicinarmi…

Una mano appoggiata alla spalla mi trattiene sulla seggiola. E’ Marta che delicatamente mi scuote: è il momento del desinare. Al sussurrar delle fronde mi sono assopito e sognavo.  Laura si è dissolta nell’abbacinante lucore del mezzogiorno e il dolore mi preme il petto. Vedo, tuttavia, quel variopinto mostrarsi di petali sgargianti e non posso fare a meno di sorriderle.

© Gabriele Prinelli, 2013 (gprinelli@gmail.com)

Le altre suggestioni macchiaiole

***
Chi sono i macchiaioli?

Il movimento dei Macchiaioli nasce di fatto nel 1856, affermando che la forma non esiste, ma è creata dalla luce, come macchie di colore distinte o sovrapposte ad altre macchie di colore, perché la luce, colpendo gli oggetti, viene rinviata al nostro occhio come colore.

Il termine macchiaioli venne usato per la prima volta sulla Gazzetta del Popolo nel 1862.

I giovani pittori proveniente dalle esperienze della guerra che gli italiani avevano combattuto per l’Unità d’Italia, avvertivano, impellente, la necessità di confrontare il loro lavoro artistico con i cambiamenti artistici in ambito europeo, soprattutto con quanto stavano facendo i pittori in Francia.

Molti furono i pittori italiani che lavorarono in questo senso, ma questo è l’unico movimento che merita  il nome di scuola, sia per la comunità di intenti che legava i componenti del gruppo provenienti da diverse regioni e tradizioni artistiche, sia per l’alta qualità complessiva dei risultati pittorici raggiunti. Tratto da: http://www.settemuse.it/arte/corrente_macchiaioli.htm

Llewelyn Lloyd (da wikipedia)

Di origine gallese, mosse i suoi primi passi nella città labronica nella scuola di Guglielmo Micheli con Amedeo Modigliani, Oscar Ghiglia e Gino Romiti. I migliori del gruppo attirarono le attenzioni di Giovanni Fattori, e Lloyd fu uno di quelli che venne invitato all’Accademia di Belle arti di Firenze. Qui entrò in contatto con l’ambiente fiorentino in cui dettavano legge pittori macchiaioli come Telemaco Signorini e Adriano Cecioni, avvicinandosi allo studio dell’arte italiana del Quattrocento.
La sua prima fase pittorica fu all’insegna di un conservatorismo stilistico ammorbidito nei toni, in grado di coniugare tendenze classiche e aspirazioni moderne. Fu, tuttavia, l’ascendente che Plinio Nomellini esercitò su di lui a portarlo nel solco del divisionismo, uno stile che ebbe modo di sviluppare nel tempo, utilizzando come scenari naturali la Liguria (le Cinque Terre) e la Toscana (campagna pisana e livornese).
Divenne allora uno degli esponenti di punta, insieme a Plinio Nomellini, Benvenuto Benvenuti e Guglielmo Amedeo Lori, di quello che a posteriori è stato definito il Divisionismo toscano. L’infatuazione fu però breve, tanto che già al momento del suo soggiorno all’Isola d’Elba evidenziò un cambio di rotta nella sua pittura, che lo riporta su binari più convenzionali.
I successivi trent’anni vennero vissuti in un crescendo di emozioni artistiche, prodotte dal numero elevato di rassegne a cui partecipò. Nel 1929 trovò anche il tempo per dare alla luce un importante saggio di storia dell’arte La pittura dell’ottocento in Italia, in cui celebrava la figura di Giovanni Fattori e si soffermava sul debito virtualmente contratto dalle avanguardie artistiche (espressionismo, cubismo, futurismo etc.) nei confronti dei primitivi toscani (senesi) del Quattrocento.
Le vicende pittoriche di Llewelyn Lloyd si conclusero nel 1944, quando venne internato nel campo di concentramento di Fossoli e poi in Germania, per via delle sue origini gallesi. Ebbe comunque tempo di ritornare in Italia, dove si spense a Firenze.
La pittura di Lloyd, scevra da compromessi ideologici, potrebbe essere definita con tre aggettivi: aristocratica, asciutta, nitida.

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