Morte al credito (scritto nel 1877)


Cletto Arrighi

Cletto Arrighi

La tematica è attualissima: credito e speculazione. Eppure, il seguente passo è stato scritto nel 1877 da Cletto Arrighi in “I quattro amori di Claudia”.

Il giorno dopo, egli volle consultare un notaio, al quale espose l’idea e ripetè la domanda fatta al sor Giovanni.
Il notaio si peritava a rispondere.
– Lei non è Milanese? – domandò ad Osvaldo.
– No signore: sono Fiorentino.
– Mi duole dover dire innanzi a un Fiorentino una cosa che non farà molto onore alla mia città.
– Oh, signor mio, tutto il mondo è paese. Ciò ch’ella potrà dire di Milano si potrebbe applicarlo, e forse con maggior forza a Parigi, a Londra, a New Jork, dappertutto.
– È vero anche questo!
– Ebbene?
– Io, dalla mia coscienza di notaio sono obbligato ad avvisarla, che facendo prestiti sull’onore senza garanzia, ella perderà in due mesi tutto il capitale.
Osvaldo sorrise e domandò:
– Su quali dati può ella asserire questa brutta cosa?
– Deve sapere – rispose il notaio – che a Milano questa idea venne già ad altri. Nel 1863 si tentò di istituire la Compagnia del credito sul lavoro, la quale doveva essere precisamente un Cash credit, senza bisogno di garanzie. Se ne fecero promotori il sindaco Beretta, l’assessore Visconti-Venosta, il deputalo Macchi, e Fano e Luzzati e Boldrini e Hanau e Galbiati ed altri… Ma com’era da aspettarsi non riuscirono a nulla. E di quelle idee oggi non rimase in florido assetto che la Banca popolare la quale è tutt’altra cosa.
– E mi saprebbe dire la ragione per cui il credito sull’onore non ebbe fortuna?
– Io non vorrei dare una risposta troppo cruda… ma la mi pizzica le labbra! Del resto le ragioni mi paiono troppo complesse, per poter essere dette così sui due piedi. Le basti sapere, giacchè la mi interroga così, che io ho poi una opinione mia particolare, divisa in pectore da molti, ma non ancora divulgata e che riguarda questa benedetta parola credito!
– Mi potrebbe lei esporre questa sua opinione?
– Io sono modestamente di avviso che tutti gli sforzi che si fanno al giorno d’oggi per dar forza al credito, per allargare il credito, per rinforzare il credito, siano la rovina e non il vantaggio della società, come finora s’è voluto far credere.
– Lei crede questo?
– Non solo ci credo, ma sto scrivendo un libro intitolato: Morte al credito.
– Ella mi fa scendere dalle nuvole. Io finora ho sempre udito dire che il credito fosse la ricchezza delle nazioni.
– La ricchezza, vera sta nel lavoro e nella produzione, non già nel credito. Non si è mai domandato lei, a quale causa si debbano ascrivere i terribili rovesci finanziari di questi ultimi anni?
– Alla febbre delle speculazioni, dicono!
– La febbre delle speculazioni, signor mio, è una frase, che non ha un significalo preciso. La speculazione, nel linguaggio comune, non è altro che: lavoro con un lato di rischio. Il dire adunque che la causa dei grossi rovesci finanziarii sia nella smania di speculazione sarebbe press’a poco come dire che la causa di una morte in duello sia la smania di esercitarsi in sala di scherma o al bersaglio. Dio volesse che agli Italiani s’aumentasse a mille doppi la smania di lavorare speculando, giacchè per tal modo s’aumenterà la produzione nazionale e potremo toccare quel desiderato punto, in cui le statistiche segneranno una esuberanza di esportazione in confronto della importazione. Lei vede, adunque, che non è la smania di speculazione, ma è il modo di speculare, è il voler guadagnar senza lavoro, quello che conduce a rovina.

CLETTO ARRIGHI

Carlo Righetti, vero nome dell’autore divenuto famoso come Cletto Arrighi (Milano, 1828 – Milano, 3 novembre 1906), è stato un giornalista, politico e scrittoreitaliano, tra i massimi esponenti della corrente della scapigliatura. Fin da giovanissimo adottò delle nuove generalità, che costituivano l’anagramma del suo nome ufficiale. CONTINUA A LEGGERE…

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