Il redditometro secondo Carlo Porta, poeta tra il XVIII e XIX secolo


redditometro-misura-258

E’, quella di seguito, una poesia scritta, nel primo ventennio del 1800, dal poeta milanese Carlo Porta. Già 200 anni fa, circolava un’idea simile al redditometro…

Quand vedessev on pubblegh funzionari
a scialalla coj fiocch senza vergogna,
disii pur che l’è segn ch’oltra el salari
el spend lu del fatt sò quell che besogna.

Quand savessev del franch che all’incontrari
nol gh’ha del sò che i ball ch’el ne bologna,
allora senza nanch vess temerari
disii ch’el gratta, senza avegh la rogna.

Quand intrattant ch’el gratta allegrament
vedessev che i soeu capp riden e tasen,
disii pur che l’è segn che san nient.

Ma quand poeù ve sentissev quaj ribrezz
perchè a dì che san nient l’è on dagh dell’asen,
giustemela e disii che fan a mezz.

Traduzione

Se vedete un pubblico funzionario
scialare alla grande senza vergognarsi,
dite pure che evidentemente oltre allo stipendio
spende di suo quel che gli serve.

Se invece sapete di sicuro
che di suo ha soltanto le balle che ci racconta,
allora senza nemmeno essere temerari
dite (potete dire) che gratta,  senza avere la rogna.

Se mentre lui gratta allegramente
vedete che i suoi capi ridono e tacciono,
dite pure che è segno che non sanno niente.

Ma se poi provaste qualche imbarazzo,
dal momento che dire che non sanno niente è come dargli dell’ asino,
(allora) rimediate dicendo che fanno a metà.

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