Suggestioni macchiaiole / 5


Cabianca spiaggia a viareggio

Vincenzo Cabianca – Spiaggia a viareggio, anni ’70 dell’800

La furia della tempesta scosse la nostra povera casa per un’intera settimana. Il mugghio dei flutti, che s’infrangevano con violenza sulla riva, e l’ululato del vento, che correva nelle strette vie del borgo, incutevano timore.

Le impannate, sotto la sferza del Libeccio, tremavano come se anch’esse fossero sbigottite di fronte a tanta forza, e la piova, che incessabilmente picchiettava contro la tela, penetrava dalle fessure, macchiando d’umido il muro scrostato.

Da due giorni, ospitavamo i nipoti di nostra madre, allontanati dalla loro abitazione, sita alla foce del torrente gonfio di acque limacciose del lago Massaciuccoli. Vivevamo costretti in un’angusta stanza e la presenza dei cugini, che in altri momenti sarebbe stata occasione di giochi e grida festose, complice il cattivo tempo, fu causa di noie e di pianti.

L’orizzonte cominciò a schiarire fin dall’alba e, appena svegli, ci accorgemmo che le raffiche erano meno impetuose e la pioggia terminata. La striscia di luce, che lentamente aveva sospinto le nubi verso l’entroterra, era ormai prossima alla costa e un pallido sole spuntò tra gli alti nembi. Una placida tramontana quietò il Tirreno che, stanco per il gran lavorio della libecciata, si ritirò alla consueta battigia.

Nel tardo pomeriggio, ci recammo alla spiaggia con i nostri genitori, per controllare le condizioni del capanno dei pescatori. Lo trovammo malconcio, ma ancora al suo posto. Il mare, che ancora portava i segni della burrasca, s’indorava all’approssimarsi del vespro e le ombre s’allungavano senza fine sulla rena. Il garrito dei gabbiani riempiva la quiete e mentre con mia sorella raccoglievo conchiglie e ramaglie abbandonate dalla mareggiata, vedemmo in lontananza un uomo con il volto celato da una tavoletta di legno appoggiata a un treppiede. Il suo capo, di tanto in tanto, sbucava da quell’arnese piantato nella sabbia; teneva un pennello nella destra e una tavolozza nella sinistra. Chiedemmo a papà di poterlo avvicinare, per curiosare cosa stesse dipingendo. Il babbo, voltandosi, riconobbe il pittore e ci raccomandò, girandogli attorno, di non importunarlo.

Quando fummo a pochi passi da lui, ci salutò e, con un cenno, ci invitò a guardare la sua opera. Rimanemmo sbalorditi. Innanzi ai monti velati, alle acque scintillanti e al casotto ove vi erano i nostri parenti, c’eravamo io e Lina: lei con la pezzuola rossa a raccoglierle i capelli e il cestino al braccio, e io, al suo fianco, che mi trascinavo appresso una frasca.

L’incanto fu bruscamente interrotto dal richiamo di mamma: era il momento di ritornare all’abituro.

Rivedetti il dipinto venti anni dopo, appeso nella sala di un caro amico. Sorrisi, ma lui non ne comprese il motivo.

© Gabriele Prinelli, 2013 (gprinelli@gmail.com)

Le altre suggestioni macchiaiole

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Chi sono i macchiaioli?

Il movimento dei Macchiaioli nasce di fatto nel 1856, affermando che la forma non esiste, ma è creata dalla luce, come macchie di colore distinte o sovrapposte ad altre macchie di colore, perché la luce, colpendo gli oggetti, viene rinviata al nostro occhio come colore.

Il termine macchiaioli venne usato per la prima volta sulla Gazzetta del Popolo nel 1862.

I giovani pittori proveniente dalle esperienze della guerra che gli italiani avevano combattuto per l’Unità d’Italia, avvertivano, impellente, la necessità di confrontare il loro lavoro artistico con i cambiamenti artistici in ambito europeo, soprattutto con quanto stavano facendo i pittori in Francia.

Molti furono i pittori italiani che lavorarono in questo senso, ma questo è l’unico movimento che merita  il nome di scuola, sia per la comunità di intenti che legava i componenti del gruppo provenienti da diverse regioni e tradizioni artistiche, sia per l’alta qualità complessiva dei risultati pittorici raggiunti. Tratto da: http://www.settemuse.it/arte/corrente_macchiaioli.htm

Vincenzo Cabianca

Cabianca iniziò a dipingere nella natia Verona, continuando poi presso l’Accademia di Venezia e dal 1851 a Milano sotto la guida e l’influenza diDomenico Induno.
Pur essendo a stretto contatto con Telemaco Signorini e Odoardo Borrani dal 1853 (anno in cui si trasferì a Firenze anche per sottrarsi alla persecuzione della polizia austriaca per i suoi ideali patriottici [1]) fino al 1855 dipinse soprattutto interni.

Solo nel 1858 aderì completamente alla poetica dei Macchiaioli, evidenziandosi per il marcato gusto chiaroscurale. Assieme a Cristiano Banti effettuò nel biennio 1959-1960 una lunga serie di studi nella località di Montemurlo, nelle vicinanze di Prato. In questo periodo le sue opere più emblematiche furono il Porcile e la Donna con un porco contro il sole, rilevanti per l’elemento realistico del soggetto ed i giochi di luce. Continua…

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