Suggestioni macchiaiole / 3


Vincenzo Cabianca, Marina con torre diroccata, 1870

Vincenzo Cabianca, Marina con torre diroccata, 1870

Il tonfo del bastone sul selciato, sbalzato dai muri scrostati, rimbomba nella viuzza adombrata, dove il sole mai è penetrato. Al tocco, annunciato dallo scricchiolio della malconcia porta dai cardini arrugginiti, esce dalla sua stamberga e, zoppicando, scende alla marina.

Veste il solito poncho sdrucito sopra il camiciotto di panno e i pantaloni di fustagno malamente rattoppati. Sul capo calvo, porta un berretto stinto, un tempo di colore rosso.

La pietosa scena si ripete identica quotidianamente, che ci sia il cielo terso oppure che piova a dirotto. Muta, allora, solamente nell’abito che, nei giorni uggiosi, si ammanta con la cerata, per proteggersi dall’umidore.

Sono passati due lustri ma, per le profonde rughe e l’aspetto rassegnato di chi ormai non ha speranza, diremmo che di anni, per lui, ne sono trascorsi almeno venti.

Partirono in mille dallo scoglio di Quarto, la sera del 5 maggio. Quanta gioventù e quanto entusiasmo a bordo del Piemonte e del Lombardo; che imprese, il tumultuoso sbarco a Marsala e la faticosa marcia fra le colline dell’agro segestano; quale esaltazione alla vigilia della presa di Palermo: tutti ricordi sbiaditi.

Fu a Porta Sant’Antonino che terminò la sua giovinezza, quando una palla borbonica lo colpì alla schiena. Moribondo, fu lasciato indietro dai suoi compagni diretti in continente; convalescente, fu abbandonato dall’Italia, dimentica dei suoi servigi e del suo generoso sacrificio.

Eccolo, anche oggi, raggiungere il piatto masso ai piedi della torre diroccata, sotto la nuvolaglia che tristemente si specchia nel mare.

Sosterà in quel luogo fino all’imbrunire, immobile come se fosse lui stesso parte della lingua di terra e rovina del rudere, perduta la mente nella risacca dell’onda infrantasi contro la roccia. Alza gli occhi, di tanto in tanto, per osservare vacuamente il promontorio azzurrato dalla foschia, poi, come se la testa gli pesasse oltremodo, china nuovamente lo sguardo all’acqua. Un granchio, con le chele in continuo movimento, gli tiene talvolta compagnia, facendo capolino tra le spume bianche.

Unicamente il fischio del piroscafo fumigante all’orizzonte lo scuote dal torpore e, se in quell’istante potessimo vederlo, ci accorgeremmo di una  smorfia simile a un sorriso, scintilla di vita su quel volto inebetito, e di una lacrima sulla irsuta gota.

© Gabriele Prinelli, 2013 (gprinelli@gmail.com)

Vincenzo Cabianca

Cabianca iniziò a dipingere nella natia Verona, continuando poi presso l’Accademia di Venezia e dal 1851 a Milano sotto la guida e l’influenza diDomenico Induno.
Pur essendo a stretto contatto con Telemaco Signorini e Odoardo Borrani dal 1853 (anno in cui si trasferì a Firenze anche per sottrarsi alla persecuzione della polizia austriaca per i suoi ideali patriottici [1]) fino al 1855 dipinse soprattutto interni.

Solo nel 1858 aderì completamente alla poetica dei Macchiaioli, evidenziandosi per il marcato gusto chiaroscurale. Assieme a Cristiano Banti effettuò nel biennio 1959-1960 una lunga serie di studi nella località di Montemurlo, nelle vicinanze di Prato. In questo periodo le sue opere più emblematiche furono il Porcile e la Donna con un porco contro il sole, rilevanti per l’elemento realistico del soggetto ed i giochi di luce. Continua…

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One thought on “Suggestioni macchiaiole / 3

  1. lascia il segno lo scarto di vita: “Fu a Porta Sant’Antonino che terminò la sua giovinezza, quando una palla borbonica lo colpì alla schiena”. in tal modo, la risonanza tra il vecchio senza speranza e la torre diroccata è completa.

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