Le novelle di Verga / 2 – Primavera


novelle verga

Non è più la Sicilia, ma è Milano lo sfondo di questa seconda novella. Non ci sono più le contadine a raccogliere le olive, bensì i figli della rivoluzione industriale – una sartina e un  musicista -, poveri anch’essi e non meno rassegnati dei loro compagni siciliani. Il loro amore è grigio, come sembra esserlo la città, crepuscolare come una giornata scialba già al tramonto. Anche in questo racconto, la storia d’amore è destinata a terminare, non per la morte di malattia, ma per inseguire improbabili sogni di ricchezza. L’autore ha parole di biasimo per colui che se ne andrà:

E tu, povero grande artista da birreria, va a strascinare la tua catena; va a vestirti meglio e a mangiare tutti i giorni; va ad ubbriacare i tuoi sogni di una volta fra il fumo delle pipe e del gin, nei lontani paesi dove nessuno ti conosce e nessuno ti vuol bene; va a dimenticare la Principessa fra le altre principesse di laggiù, quando i danari raccolti alla porta del caffè avranno scacciato la melanconica immagine dell’ultimo addio scambiato là, in quella triste sala d’aspetto. E poi, quando tornerai, non più giovane, né povero, né sciocco, né entusiasta, né visionario come allora, e incontrerai la Principessa, non le parlare del bel tempo passato, di quel riso, di quelle lagrime, ché anche ella si è ingrassata, non si veste più a credenza al Cordusio, e non ti comprenderebbe più. E ciò è ancora più triste – qualchevolta.

Perfetta novella di stile scapigliato.

La vicenda

Paolo, un giovane musicista in cerca di impiego e gloria, conosce Principessa, una sartina. Il loro è un amore ordinario in cui la passione non sembra avere il sopravvento:

La domenica, quand’era bel tempo, andavano a spasso fuori la cinta daziaria, o lungo i bastioni, all’Isola Bella, o all’Isola Botta, in una di quelle isole di terraferma affogate nella polvere. Erano i giorni delle pazze spese; sicchè quand’era l’ora di pagare lo scotto, la Principessa si pentiva delle follie fatte nella giornata, si sentiva stringere il cuore, e andava ad appoggiare i gomiti alla finestra che dava sull’orto. Egli veniva a raggiungerla, si metteva accanto a lei, spalla contro spalla, e lì, cogli occhi fissi in quel quadretto di verdura, mentre il sole tramontava dietro l’Arco del Sempione, sentivano una grande e melanconica dolcezza. Quando pioveva avevano altri passatempi: andavano in omnibus da Porta Nuova a Porta Ticinese, e da Porta Ticinese a Porta Vittoria; spendevano trenta soldi e scarrozzavano per due ore come signori. La Principessa arricciava blonde e attaccava fiori di velo su gambi di ottone durante sei giorni, pensando a quella festa della domenica; spesso il giovanotto non desinava il giorno prima o il giorno dopo.

Sullo sfondo aleggia il misterioso quell’altro, amante della ragazza:

Paolo non le avea mai parlato di quell’altro di cui avea indovinato l’esistenza fin dalla prima volta che Principessa si era lasciata mettere sotto il suo ombrello; l’avea indovinato a cento nonnulla, a cento particolari insignificanti, a certo modo di fare, al suono di certe parole. Ora ebbe un’insana curiosità. — Ella possedeva in fondo una gran rettitudine di cuore, e gli confessò tutto. Paolo non disse nulla; guardava le cortine di quel gran letto d’albergo su cui delle mani sconosciute avevano lasciato ignobili macchie.

I due protagonisti sono consci che la loro storia d’amore potrà interrompersi a breve:

Sapevano che quella festa un giorno o l’altro avrebbe avuto fine; lo sapevano entrambi e non se ne davano pensiero gran fatto, — forse perché avevano ancora dinanzi la gran festa della giovinezza. — Lui anzi si sentì come alleggerito da quella confessione che la ragazza gli avea fatto, quasi lo sdebitasse di ogni scrupolo tutto in una volta, e gli rendesse più agevole il momento di dirle addio. A quel momento ci pensavano spesso tutt’e due, tranquillamente, come cosa inevitabile, con certa rassegnazione anticipata e di cattivo augurio. Ma adesso si amavano ancora e si tenevano abbracciati. — Quando quel giorno arrivò davvero fu tutt’altra storia.

Proprio per questa consapevolezza, Paolo non esita ad accettare l’offerta di andare in America a cercar fortuna, abbandonando di fatto la ragazza al suo destino .

In quel tempo gli capitò addosso una fortuna colossale, qualcosa come quattromila lire all’anno perché andasse a pestare il piano pei caffe e i concerti americani. Accettò colla stessa gioia come se avesse avuto il diritto di scegliere: dopo pensò alla Principessa.

Novelle lette

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