Cesari Donati e la parola desueta


Dizionario

Mi occupo, anche oggi, di Flora Marzia: storia di mezzo secolo fa di Cesare Donati, pubblicato nel 1876. La prosa del Donati è ampia, articolata a tratti colloquiale (Toscana), ma a colpire è il lessico utilizzato nel romanzo.  Di letteratura ottocentesca ne ho letta molta, ma tante parole inusuali, tutte in una volta, non le ricordo. Mi pare di poter scrivere che l’autore abbia un certo gusto per la parola nascosta tra le pieghe del dizionario, per il vocabolo desueto. Ecco qualche esempio:

  • Amendue per entrambi
  • Trilustre per quindicenne
  • Avvegnaché per benché, quantunque
  • Imperocché sta per il fatto che
  • Alla perfine per alla fine
  • Beva sta per essere in affare di suo genio
  • Telonio per dazio
  • Amasia per amante
  • Incomportevole per insopportabile
  • Arroge per aggiungere

E mancano ancora 100 pagine alle fine della storia…

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