Il ritorno dalla villeggiatura


Memorie lontane di Guido Nobili

Vi propongo una breve ma efficace descrizione del ritorno in città, al termine della villeggiatura estiva, di fine Ottocento. A narrarci il fatto, è Guido Nobili in Memorie lontane (1916).

Quasi sempre l’esodo verso Firenze per la chiusura della villeggiatura era il giorno dei Morti. Di solito si aveva una giornata rigida e piovigginosa, e le strade piene di fango; veniva attaccata una carrozza scomoda, antipatica, che il cocchiere chiamava la vitraggine, perché era un legno aperto con una copertura a vetri posticcia; il rintronio dei vetri assordava, e tanto, che dentro non ci si intendeva a discorrere, specialmente quando la carrozza passava sull’inghiarato della via.

Si partiva di villa come un gran carico di malinconia, coll’ineffabile sconforto che dà la vista di un trasporto funebre con un carro di terza classe.

Quando si arrivava alla Porta Romana il batter di mazza dei magnani ci rintronava le orecchie disusate ai forti rumori; un odore di castagne arrostite si spandeva nell’aria, e il lamentoso grido del venditore di stoie e quello degli spazzacamini, che s’incontravano per le vie della città, facevano piombare l’animo in un mare di tristezza, tetro ed ampio, quanto il pensiero della morte.

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