Pagine claustrofobiche ed eteree (con sondaggio)


Esempio di pagina “claustrofobica”

Il piacere della lettura passa anche attraverso il diletto di cambiare pagina. Non si dice infatti “voltiamo pagina”, quando si è in proncinto di dare slancio alla nostra vita, magari insabbiata da tempo?

La pagina “claustrofobica”, ovvero quella densa di righe e parole compatte l’una con l’altra, mi dà l’idea proprio di una storia che avanza lentamente, che rischia di impaludarsi, e vivo con sospiro il cambio della facciata.

La pagina “eterea”, ovvero quella scritta con un carattere “giusto”, un minimo di interlinea, in cui l’occhio scorre rapidamente alla fine della pagina e al seguente gesto del girare foglio, mi rende dinamica la lettura, mi dà quel piacere fisico tipico del leggere.

Esempio di pagina “eterea”

La pagina “eterea”, era tipica di una editoria del tempo che fu (sono numerosi gli esempi di opere edite in passato in più volumi, compresse oggi in edizioni di poche decine di pagine), mentre l’editoria odierna mi pare orientata alla pagina “claustrofobica”. Fanno eccezione opere minime di dimensioni soprattutto di autori da incasso, che vengono stampate in caratteri abnormi per aumentarne lo spessore e conseguentemente il prezzo.

Voi, cosa ne pensate?

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