Cronache dal passato: critiche feroci (31 gennaio 1867)


Telemaco Signorini

A scrivere è Telemaco Signorini, noto pittore del XIX secolo, sul Gazzettino delle arti e del disegno. A farne le spese è il quadro Dante e Beatrice del sig. Conti.

Vediamo ora quali sono le qualità che fanno il grazioso dal lato della esecuzione e del disegno.
La figura della Beatrice che non descriveremo particolarmente supponendo che il lettore conosca il quadro e che sia per conseguenza inutile il solito sfarzo di descrizione, difetta assolutamente ed in molte parti. Quando l’autore con tanta civetteria sfumava, spalmava, levigava la testina della sua figura doveva esser logico e fare lo stesso in tutte le altre parti, e non lasciare le braccia e le mani della figura medesima così goffamente indicate. Se si eccettua la cura infantile ed antiartistica con cui l’autore ha lavorata la testina della sua figura, e la punta della veste che trascinata sulle erbe dell`argine si compone in mille graziose pieghettine, tutta la figura è miseramente trascurata. Gretta ed insignificante è pure l’altra giovane che sta in un modo impossibile a braccietto alla Beatrice.
Sono queste due donne seguite da una loro amica; la mano sinistra di questa figura (che come le altre si profila sul cielo) le esce dal busto in modo che il braccio non può in nessuna maniera nascondersi assolutamente come ei fà dietro la vita finissima, senza far vedere la punta del gomito almeno; il braccio destro poi è di un estrema lunghezza, forse per compensare la mancanza dell’altro?
Il Dante è la figura che più delle altre sta insieme, ad onta che quella non sia la fisonomia del Poeta, e faccia la solita azione di sorpresa che l’insegnamento accademico rese officiale, quando faceva delle teorie sui movimenti del corpo per rendere palesi in arte le passioni che travagliano lo spirito; miserie teoriche e niente altro!
Ed ecco come il convenzionale e lo scorretto dal lato del disegno e della esecuzione, formino la graziosa fattura di questo dipinto.

Osserviamo adesso la vaghezza del colorito, come direbbe un appendicista di un giornale politico, e vediamo il grazioso che esiste da questo lato.
Le tre figure di donne che si profìlano sotto quella volta di zolfo, non hanno solidità, non sono sotto quel cielo, il bianco della veste della Beatrice è vuoto e và lontano assai per colore, mentre è vicino per ragione prospettica; il rosso del Dante è dipinto alla luce d’interno perchè l’aria
aperta non può dare nè quelle ombre nè quel colore. La figura dal braccio spropositato è, secondo noi, la meglio dipinta, ed è quella che più
armonizzi nel quadro. Il paese è pietosamente ridicolo; il verde dell’argine ed il piano della strada sono due colori di così impossibile accozzo fra loro, che l’aver pensato a metterli insieme, ci farebbe veramente dubitare dell’ingegno dell’artista.. ma pensando ch’egli è giovane, ci consoliamo, che l’avvenire è per lui.

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