Un discorso ben fatto: la senatrice Bonino sul caso del senatore Lusi


Riporto, copiandolo dal resoconto stenografico della seduta di ieri, il discorso della senatrice Emma Bonino tenuto in occasione della Domanda di autorizzazione all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Roma nei confronti del senatore Luigi Lusi.

Oltre alla pregnanza del contenuto, mi ha ricordato la bella ars oratoria che si studia con Cicerone e gli altri retori classici. Seppur non riportato a verbale, nella registrazione radiofonica, si ode chiaramente il “Brava” del presidente del Senato Schifani al termine dell’intervento.

BONINO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, confesso che ho deciso di prendere la parola con una certa pena perché mi appena vedere quest’Aula trasformarsi in un’aula di tribunale. Non è questo il nostro ruolo, onorevoli colleghi. Noi siamo chiamati oggi a votare su un oggetto più semplice, anche se difficile. Ma è indubbio che il dibattito che qui si è svolto tira in ballo altre questioni, su cui, sì, è chiamata in causa la nostra responsabilità; una volta chiarito che dal mio punto di vista non esiste fumus persecutionis in questo caso, tira in ballo un’altra questione – altre due nella fattispecie – su cui temo che le Aule parlamentari non abbiano assunto le responsabilità che ci competono. Una è la questione dell’utilizzo del finanziamento pubblico, fatto in modo disinvolto con leggi ripetute in violazione di un esito referendario che, in base alla nostra Costituzione, è vincolante; la seconda è l’uso e l’abuso della carcerazione preventiva.

E mi appena, colleghi, vedere grande emozione ed attenzione quando si tratta giustamente di uno di noi, di un essere umano, ma di non vedere molto spesso nessuna traccia di questa emozione e passione per la battaglia sulla giustizia giusta che stiamo facendo, isolati da molto tempo. Non vedo emozioni rispetto alle 27.000 persone in carcere, in attesa di giudizio, di cui 14.000 in attesa del primo grado di giudizio. A questa responsabilità veniamo meno, cari colleghi. E mi piacerebbe che l’emozione che suscita questo dibattito oggi giustamente, da molti e diversi opposti punti di vista, avesse poi delle conseguenze politiche sul nostro operare, su questi due temi, tra gli altri, di cui ho parlato.

Invece, la nostra solitudine, la derisione che spesso, sento credo sia fuori luogo allorquando parliamo di giustizia giusta, o quando arriva da parte di qualcuno che pure dice di stimare Marco Pannella, allorquando questi utilizza la non violenza perché non ha più niente altro per farli ragionare. Così come è fuori luogo una grande passione su un caso che attiene giustamente all’Alta Camera di questa Repubblica.

Allora – e lo dico al collega Lusi – non accetto che tu ci disprezzi così tanto, da ritenere che la nostra o la mia libertà di coscienza si esprimano solo nell’esercizio del voto segreto. Mi dispiace. La mia assunzione di responsabilità e di molti di noi si esercita liberamente anche con il voto palese ed a testa alta. (Applausi dal Gruppo PD). Sono abituata a battaglie impopolari, di cui ho pagato grandi costi. Ma non le consento di dire che la libertà di espressione della nostra volontà può essere tutelata solo dal voto segreto. Questo davvero non è degno né di questa Aula né dei suoi colleghi.

Ed ho concluso, signor Presidente. Nell’augurarmi davvero che ognuno, anche di quelli che ritualmente dicono che la magistratura deve fare il suo corso a giuste condizioni, sappia invece che questo Paese ha bisogno di riforme profonde sulle infrastrutture giudiziarie, che sono al totale collasso. Queste sono le infrastrutture che ormai nel nostro Paese rendono l’assenza dello Stato di diritto una prassi costante. E quando non c’è Stato di diritto, non ci sono più diritti: ci sono favori, raccomandazioni e prebende, insomma tutt’altro.

Chi vuole invece ripristinare questo come priorità per una ripartenza del nostro Paese, non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto – consentitemi di sottolinearlo – democratico, sappia che la più grande riforma che dobbiamo compiere è quella sulla giustizia e sui partiti politici. Che i fondi pubblici diventino privati – anzi, privatissimi – appena arrivano nelle casse del tesoriere, infatti, non è davvero sostenibile, ed i cittadini l’avevano già capito.

La Costituzione più bella che abbiamo, ce l’abbiamo a condizione di non rispettarla mai; eppure, l’articolo 49 parla chiaro sulla personalità giuridica dei partiti: quanti anni sono passati, sessanta? E invece siamo alle associazioni private.

Questo volevo dirvi, in una situazione – come vi ripeto – un po’ di pena. Mi auguro però di non vedere scene di abbandoni – che definirei non proprio dignitosi, a mio modestissimo avviso – delle responsabilità che abbiamo e che credo ognuno di noi abbia la forza di assumersi rispetto all’opinione pubblica e, innanzitutto, verso se stessi. Siamo senatori della Repubblica, senatori e senatrici della Repubblica: non si scappa di fronte alle responsabilità che si hanno. (Applausi dai Gruppi PD, PdL, CN:GS-SI-PID-IB, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e del senatore Rizzi).

Fonte: http://www.senato.it/lavori/21415/106652/genpagina.htm

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