La biblioteca di turno (come la farmacia)


Il dibattito è quanto mai acceso… (purtroppo però, come al solito, riservato agli addetti ai lavori).

Recenti pubblicazioni hanno riportato alla ribalta un ripensamento del ruolo delle biblioteche, prospettando nuove funzioni da welfare per le nostre strutture pubbliche: non più luoghi di libri, musica e film ma veri e propri centri di aggregazione e sostegno sociale con orari di apertura impensati fino a qualche anno fa.

Io vivo e lavoro in provincia di Milano dove la biblioteca e il suo Sistema bibliotecario sono aperti a qualunque ora del giorno e della notte: infatti i sistemi informatici permettono di operare prenotazioni, consultazioni a catalogo e rinnovi comodamente da casa.

Si vogliono anche ampliare gli orari “fisici” delle biblioteche? Parliamone.

In alcuni casi apriamo con orari simili se non superiori alle farmacie. Ora, se abbiamo bisogno di un farmaco il sabato pomeriggio oppure la domenica o semplicemente dopo le 19,30 cosa facciamo? Cerchiamo la farmacia di turno, che spesso non è quella che abbiamo sotto casa e nemmeno nello stesso paese dove abitiamo e paghiamo una quota aggiuntiva per il servizio che ci viene offerto.

Allo stato attuale è impensabile che i comuni possano fare uno sforzo economico capillare per estendere i servizi bibliotecari già esistenti.

Inventiamoci allora la biblioteca di turno, dove si possa trovare ciò che cerchiamo anche in orari extra.

Non pensiamo, però, solo a estendere gli orari, ma riflettiamo anche a come riempirle queste ore in più! Fornire un servizio di qualità fino alle 19 e uno scadente fino alle 24 può essere controproducente.

Economicamente il personale deve essere incentivato a cambiare le proprie abitudini lavorative e di conseguenza anche di vita. Perché, ricordo ai lettori del Quaderno, i bibliotecari sono pagati alla stessa maniera dei colleghi delle anagrafi, degli uffici tecnici che lavorano fino alle 4 del pomeriggio. I colleghi della polizia municipale, per turnare nei fine settimana e in notturna, hanno ad esempio remunerazioni accessorie non indifferenti.

E i comuni non si sognano certo di mandare avanti uffici demografici, tecnici e di polizia con volontari e cooperative da cinque euro l’ora.

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2 thoughts on “La biblioteca di turno (come la farmacia)

  1. Non facciamo di tutta l’erba un fascio. Complimenti al sistema bibliotecario di Milano! Qui a Pisa, nella tanto lodata Toscana, La biblioteca comunale, oltre a non essere a scaffale aperto per problemi di spazio (una sola sala lettura, tristissima tra l’altro), fa gli stessi orari della biblioteca comunale del più sperduto comune in provincia di Rieti.
    Provare per credere:
    PISA http://www.comune.pisa.it/biblioteca/doc/orario.htm
    CONTIGLIANO (RI) http://www.comune.contigliano.ri.it/pagina431_orari-di-apertura.html
    L’amminstrazione comunale si appoggia al sistema bibliotecario di ateneo, ma quando l’ateneo chiude per ferie? Gli utenti si attaccano.

  2. La biblioteca è morta, viva la biblioteca!

    Mentre Google sta digitalizzando anche l’ultimo cartaceo rosicchiato dai topi, Antonella Agnoli invita a riflettere sul futuro delle biblioteche e offre interessanti spunti di discussione.

    E’ chiaro che urge una profonda veloce rivoluzione del concetto di biblioteca, che deve passare da hortus conclusus ad avanposto di cultura e di socialità.

    A partire dagli orari, attualmente funzionali solo per chi non lavora. Direte, non sono pochi!

    Vabbè, ma gli ipergarantiti, anche da questo punto di vista, sono pensionati e casalinghe.

    “ Una biblioteca accessibile dalle 9 alle 13 non è una biblioteca” sostiene F.Erbani.

    La domenica, quanti Ikeadipendenti opterebbero per una sosta in biblioteca, se questa offrisse accoglienza, opportunità d’incontri, una tazza di thè.

    Quanto pubblico giovane si intercetterebbe se, oltre al classico prestito, in via di ineluttabile superamento per il gap tecnologico, si offrissero alternative di autonomia intellettuale, sociale e creativa, workshop, apprendimento delle lingue, delle tradizioni, delle arti.

    Ivi inclusi i graffiti, suggerisce la Agnoli.

    Il set di risorse, oggi più che mai risicato nel nostro paese, deve puntare alla reinvenzione delle biblioteche, spazi pubblici preziosissimi, da far diventare ἀγορά aperte divertenti multietniche, dove scambiarsi idee esperienze ricette di progresso sociale.

    7 giorni su 7

    Public library, si chiamano, perchè già esistono.

    Altrove.

    A Londra, per esempio, e costituiscono lo zoccolo duro di un improrogabile welfare culturale.
    da http://criticipercaso.it

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