Il QUADERNO intervista i BIBLIOTECARI / 4


Questa settimana intervistiamo Luciana, coordinatrice delle tre biblioteche di San Donato Milanese (Mi).

Le interviste precedenti

Il logo delle biblioteche di San Donato Milanese

Ciao… presentati in poche righe

Mi chiamo Luciana, ho 40 anni, lavoro a San Donato Milanese e faccio la bibliotecaria.

Da quanto tempo lavori in biblioteca?

Lavoro in biblioteca dal 1991, l’anno prossimo saranno 20 anni.

Come sei finita a fare la bibliotecaria?

Per puro caso, ho partecipato ad una selezione per un posto da catalogatore a tempo determinato e… sono ancora qui, ma ora la dirigo...

Raccontaci la tua biblioteca: (tipologia, numero di prestiti, servizi più importanti, scaffali particolari, mansioni particolari).

La biblioteca di cui sono responsabile è una biblioteca di pubblica lettura di un Comune di circa 32.000 abitanti. Io lavoro nella sede centrale, ma San Donato ha altre due sedi, decentrate, a Certosa e a Poasco. Tutte e tre insieme nel 2009 hanno registrato 52.430 prestiti tra libri e materiale multimediale e quest’anno contiamo di aumentare di almeno 2.000 in più. Le biblioteche di San Donato fanno parte del Sistema Bibliotecario Milano-est e grazie a questo offriamo alla nostra utenza il prestito interbibliotecario che permette di ampliare l’offerta del catalogo sia librario che multimediale; inoltre  noi offriamo anche il servizio di prestito degli audio-libri su  cd mp3 per gli utenti che purtroppo non riescono più a godere del piacere della lettura grazie alla collaborazione con la Nastroteca dell’Unione Italiana Ciechi di Milano e a breve acquisteremo circa 200 titoli dal Centro del libro parlato di Feltre. Siamo una biblioteca molto attenta alle esigenze dei giovani infatti mettiamo a disposizione le nostre sale studio tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 23 garantendo sempre un posto tranquillo dove studiare.

I pregi del tuo lavoro.

Il contatto costante e continuo con il pubblico, la possibilità di tenermi aggiornata su mille argomenti, maneggiare libri di qualsiasi genere, organizzare eventi,  in modo particolare per i bambini che saranno i nostri utenti del futuro, vedere la soddisfazione sul loro volto.

I difetti del tuo lavoro.

Lavorando per una pubblica amministrazione spesso si vorrebbero realizzare mille progetti, apportare migliorie alle strutture, avere un gruppo di lavoro più numeroso per offrire alla cittadinanza un servizio migliore,  ma con tutti i problemi di budget che ci sono è molto molto difficile e ci si scontra spesso con la realtà che non ci consente di lavorare al meglio e di realizzare quelli che alla fine sono i sogni dei bibliotecari di Comuni di medie dimensioni.

Cosa cambieresti/miglioreresti della tua biblioteca?

Se parlo della sede centrale la prima cosa che cambierei è la disposizione degli spazi, così come sono organizzati ora purtroppo non sono funzionali al servizio. Inoltre rivedrei totalmente gli arredi cercando di ottenere una biblioteca più a portata di utente. Per la sede di Certosa la prima  cosa di cui necessita è un buon impianto di condizionamento attualmente inisistente. Migliorerei gli arredi e cercherei di metterla in sicurezza dotandola di un buon impianto antifurto funzionante. Mentre per la piccola biblioteca di Poasco a parte collocarla in un locale meno “umido” rivedrei sicuaramente gli arredi  rendendola più funzionale.

E della tua professione?

La risposta è strettamente collegata a quanto detto sopra in merito ai difetti del mio lavoro. Amo il mio lavoro, mi da molte soddisfazioni ma le limitazioni economiche non mi permettono di svolgerlo come vorrei.

Cosa pensi dello stato in cui versano le biblioteche italiane?

Confrontandomi con i colleghi che lavorano negli altri Comuni più o meno i problemi si equivalgono. La nostra professione purtroppo è sottovalutata come d’altronde la cultura in Italia. Di conseguenza le prime a rimetterci sono le biblioteche, prime nei bilanci comunali a subire i tagli di leggi finanziarie sempre più “snelle”. Certo che poi diventa impossibile e impensabile il “confronto” con le biblioteche degli altri stati europei all’avanguardia sia per le strutture che per i servizi offerti.

Cosa potrebbero/dovrebbero fare le biblioteche per conquistare più pubblico?

Ogni giorno si fanno mille tentativi, inventandosi le promozioni più strane, si cercano di attivare canali di comunicazione che raggiungano in particolare i giovani come Facebook, si organizzano incontri con autori più o meno famosi e conosciuti, si acquistano novità librarie, si cerca di avere un patrimonio librario rispondente alle esigenze della propria utenza, insomma con le risorse che abbiamo facciamo il possibile. Direi che gli orari di accesso alle biblioteche potrebbero essere migliorati, con aperture domenicali per consentire a tutto quel pubblico che “non frequenta” per problemi lavorativi, di avvicinarsi al nostro mondo. Ma vivendo costantemente con problemi di carenza di  personale e impossibilitati a chiedere aiuti esterni come cooperative sempre per problemi economici, per ora rimane solo un’idea difficile da realizzare.

A chi volesse intraprendere la tua professione cosa consiglieresti?

Purtroppo oggi entrare in un’amministrazione comunale è come vincire il terno al lotto,  ma penso che volere sia davvero “potere”. Questa è una professione che bisogna “amare”, non è sufficiente amare leggere. In primis bisogna amare “il contatto con il pubblico” in quanto il pubblico è il nostro “cliente” e il bibliotecario deve fare di tutto per soddisfare le esigenze della propria utenza. Ogni biblioteca cittadina dovrebbe rispecchiare la collettività a cui appartiene. Inoltre bisogna avere una gran voglia di “fare e inventare”, di mettersi a disposizione, insomma di esserci per diventare, in modo garbato ma presente,  un punto di riferimento per la propria collettività.

Un’immagine che ti rappresenti…:

Il Natale, proprio così come lo immaginavo da bambina.


3 thoughts on “Il QUADERNO intervista i BIBLIOTECARI / 4

  1. “La nostra professione purtroppo è sottovalutata come d’altronde la cultura in Italia. Di conseguenza le prime a rimetterci sono le biblioteche”. Parole verissime che fanno male… La nostra professione non è solo sottovalutata, ma in molti ambiti non è neppure necessario avere studi e qualifiche tecniche per essere considerati in grado di fare i bibliotecari. Ci sono biblioteche gestite da soli volontari che si tramandano l’esperienza più che avere conoscenze ampie nel settore. E poi ci sono quelle affidate a dipendenti comunali che devono integrare il loro orario ma che non hanno alcuna esperienza nel campo. Sei anagrafe? Allora sicuramente saprai fare anche il bibliotecario. Quest’idea che chiunque possa gestire una biblioteca senza troppe difficoltà (innestata nell’utenza e in moltissime amministrazioni comunali) ci toglie autorevolezza e di conseguenza le nostre richieste sono le ultime ad essere considerate e (forse) accolte.
    Ottimo articolo, condivido ognuna delle risposte.
    Emanuela (Biblioteca Civica di None -TO-)

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