IL QUADERNO intervista i BIBLIOTECARI


Inauguriamo oggi una serie (spero infinita) di interviste con colleghi bibliotecari. Scoprirete così quanta passione ci sia nella nostra professione. Cominciamo con Cristina di Torino.

Ciao. Presentati in poche righe!

Ciao! Sono Cristina, ho 41 anni e lavoro in una biblioteca universitaria a Torino, città in cui sono nata e nella quale vivo.

Da quanto tempo lavori in biblioteca?

Lavoro in questa biblioteca da quasi 10 anni, ma prima ho lavorato alla Biblioteca Nazionale per un anno circa con un progetto di “Cantieri di lavoro” del comune di Torino; ho lavorato anche nella biblioteca privata di un avvocato.

Come  sei finita a fare il bibliotecario?

Eh… bella domanda! Psicologicamente sono bibliotecaria fin da piccola, nel senso che nella nostra casa non sono mai mancati i libri e a me piaceva prenderli in mano tutti e metterli a posto… Mi piacevano proprio come oggetti fisici!
Professionalmente, dopo la laurea ho frequentato un corso di formazione della Regione Piemonte per bibliotecari che mi ha consentito sia di formarmi “tecnicamente”, sia di conoscere luoghi, persone, professionalità e “passionalità”.
Ho provato a fare numerosi concorsi per le biblioteche della mia regione, e ad un certo punto, quando è uscito il concorso all’università mi sono detta: “è l’ultimo concorso che provo a fare e poi basta!”. E infatti… è stato “basta”..!

Raccontaci la tua biblioteca

La “mia” biblioteca è universitaria, quindi gli utenti sono soprattutto studenti e ricercatori, qualche docente, qualche cultore della materia.
Purtroppo non c’è lo spazio per una scaffalatura aperta (a parte ovviamente le opere di consultazione e le riviste correnti) e quindi quasi tutto il materiale librario (monografie e periodici) sono in deposito.
Tra i servizi più importanti ci sono sicuramente la consultazione di tutti i testi d’esame e ancor di più la ricerca nelle banche dati specialistiche (per queste abbiamo un’aula attrezzata con 10 pc). Abbiamo una bella sezione di libri di e su Carl Gustav Jung e stiamo mettendo su una “testoteca”, cioè test psicologici e relativi manuali… Impresa molto costosa e delicata… Facciamo servizi di document delivery e prestito interbibliotecario.

I pregi del tuo lavoro…

Il mio lavoro mi piace, l’ambiente è giovane e con le colleghe e la direttrice (attuale) c’è un bel rapporto. Ci divertiamo persino!
Ognuna di noi, pur avendo dei settori precisi di competenza, sa fare un po’ di tutto e quindi c’è anche molta varietà… Io mi occupo di acquisti di stranieri, catalogazione, banche dati e formazione agli utenti su queste ultime.

… e i difetti?

Non saprei. Le difficoltà del mio lavoro sono correlate con la domanda successiva (cosa miglioreresti/cambieresti della tua biblioteca?), ovvero il fatto di essere costretti a “far le nozze coi fichi secchi” (sempre meno soldi e sempre più esigenze da parte di tutti!).

Cosa cambieresti/miglioreresti della tua biblioteca?

Un po’ vale il “vedi sopra”.
Inoltre, a me piacerebbe che fosse una biblioteca a scaffalatura aperta totale e mi piacerebbe che fosse un vero punto di riferimento per i DOCENTI più che un’aula studio per gli studenti.

E della tua professione?

I miei colleghi mi sembrano equamente divisi tra gente che si crede Dio e poveretti che tirano la carretta mentre i primi fanno carriere notevoli!
Inoltre mi sembra che, da un lato, si pecchi molto di snobismo e di senso di superiorità morale e di autoreferenzialità… dall’altro la mia (nostra!) professione viene spesso associata a triti clichè e quindi decisamente sottostimata. Il che porta direttamente alla questione successiva…:

Ovvero: Cosa pensi dello stato in cui versano le biblioteche italiane?

Penso che l’atteggiamento corrente da parte di chi ci governa sia sia simile a quello che pensava Goering della cultura: anche a questi, quando sentono questa parola, la mano corre alla Luger…

Cosa potrebbero/dovrebbero fare le biblioteche per conquistare più pubblico?

Hanno già fatto molto, secondo me… sono già molto più friendly di un tempo, la consultazione dei cataloghi informatizzati ha reso più semplice (per alcuni) l’accesso alle risorse, spesso c’è personale più giovane e specializzato (una volta finiva in biblioteca chi non si sapeva dove altro mettere…..!)

A chi volesse intraprendere la tua professione cosa consiglieresti?

Di amare i libri. Tutto il resto viene di conseguenza (dalla gestione degli scaffali al reference alla voglia di formarsi e formare gli utenti…)

8 thoughts on “IL QUADERNO intervista i BIBLIOTECARI

  1. Amare i libri. Regola numero 1. Bravissima Cristina e complimenti a Gabriele per la nuova serie, che sarà senz’altro molto interessante. Vi seguo dalla Spagna. Bibliotecarios unidos jamás serán vencidos.

  2. Ciao Cristina!
    che bella intervista!
    Sarebbe anche il mio sogno poter lavorare in una biblioteca ma bastasse solo l’amore per i libri! magari! 🙂

  3. Beh… ovviamente amare i libri non basta… occorre anche avere la fortuna di vincere un concorso (casomai si decidessero a farne!! ma non apriamo parentesi dolorose…).
    Ogni tanto tengo dei seminari agli studenti per “aiutarli” (boh?) nelle ricerche sulle banche dati, sui cataloghi e sulle risorse elettroniche d’Ateneo. E’ già capitato che alla fine di un paio di queste sessioni qualche studente mi abbia detto: “si vede proprio che a lei piace quello che fa!”. A me sembra un super complimentone!
    E a me pare che sia questa passione il nucleo del mio lavoro, ed è qualcosa che condivido con tantissimi colleghi, che ci mettono amore, impegno, capacità, voglia di migliorarsi PER migliorare le cose…

    Credo anche che tutti quelli che passano da questo blog la pensino un po’ così…! 🙂

  4. Mi piacerebbe partecipare anch’io a queste interviste, anche se ormai sono una bibliotecaria in pensione già da qualche anno…per esaurimento di forze e pasticci vari, correlati alla mia posizione di Bibliotecaria Scolastica e quindi considerata una sottospecie…
    Complimenti a Cristina dunque ed un augurio per il futuro a tutti i bibliotecari Scolastici per il riconoscimento della loro professionalità…

  5. anch’io lavoro presso la stessa università di Torino, solo che non ho vinto nessun concorso, sono bilbiocooperativista e sono stanco e disilluso. Vedo che l’ambiente è in netto decadimento, non credo più nel mio lavoro e sopratutto sono stanco di quelli che “si credono Dio e fanno carriere notevoli”. Quanta amarezza in questa itaglietta…..

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