I libri protagonisti a Melegnano Noir dal 24 al 26 giugno


GIOVEDI’ 24 GIUGNO

Silvano Scaruffi – La fossa del malcontagio

Una storia fantastica e avventurosa di lupi mannari, demoni e antiche maledizioni. Un intreccio che si articola attraverso i secoli in cinque tappe distinte  (dalla prima, ambientata nel 1145, all’ultima in un lontanissimo 2990, attraverso il ’500, il ’600 e il 1945) ambientate nelle suggestive montagne dell’Appennino tosco emiliano.

Achille Maccapani – Confessioni di un evirato cantore, Frilli 2009

Venezia, marzo 1791. Un agguato a sorpresa, nel pieno di un incontro amoroso. Un omicidio. Poi il risveglio notturno. La scelta sofferta di un anziano possidente che si confessa con un giovane prete di campagna ai confini tra il Naviglio e l’Adda. Si apre così uno squarcio sulla vita di Luigi Marchesi, primo sopranista del Teatro alla Scala, tra successi e pericoli, peripezie e compromessi, in una città divisa tra la dominazione austriaca e l’avvento di Napoleone. Colpi di scena, battaglie, incontri e scontri con Cherubini, Mozart, Paganini e Foscolo. E il rimpianto del grande amore di Maria Cosway, che per lui dimenticò Thomas Jefferson e lasciò a Londra il marito e la figlia piccola. Una delle pagine più sconvolgenti della storia tra ’700 e ’800, in una Milano in preda ai misteri e ai costumi sempre più disinibiti. Una discesa verso l’inferno, e una corsa contro il tempo alla ricerca della salvezza eterna.

Marco Vichi – Un tipo tranquillo – Guanda 2010

Una vita normale, quella del ragionier Mario Rossi, contabile in una ditta di imballaggi a Scandicci. Un’esistenza tranquilla, scandita dal tran tran quotidiano, una moglie, due figli, le domeniche in collina o al cinema se piove. Un tran tran che l’ha portato, quasi senza accorgersene, a sessantatré anni, alle soglie della pensione. Eppure, negli ultimi giorni, qualcosa sembra tormentarlo, un’insoddisfazione di fondo, un malumore che nemmeno lui sa spiegarsi, una specie di rabbia, di rivalsa contro il mondo. Ma poi, un venerdì sera qualsiasi, un evento tragico sembra aprire a Mario tutte le porte rimaste chiuse, tutte le meravigliose possibilità prima solo intuite e vagheggiate. E la sua mente si affolla di fantasie, mescolate a episodi dell’infanzia lontana, sempre più pericolosamente vicino a quel confine labile che separa il malessere dall’orrore. Dall’autore del commissario Bordelli, la storia “nera” di un uomo come tanti, desideroso di indipendenza ma condannato a non viverla.

VENERDIì 25 GIUGNO

Buscarini Roberto, Protagonista senza nome – Cinquemarzo

Tratto da: http://www.recensionelibro.it/protagonista-senza-nome-roberto-buscarini.html

Il secondo romanzo di Roberto Buscarini s’intitola “Protagonista senza nome” e racconta la storia di un uomo che uccide le donne che s’innamorano di lui. Tutto ha inizio quando la compagna,  dopo l’ennesima e furibonda lite, ritorna al suo paese siciliano. Il protagonista del romanzo di Buscarini la segue per convincerla a riprendere la loro storia ma, accortosi che la donna ha una relazione con un altro uomo, la uccide.

Il “Protagonista senza nome” riprende la sua vita, fino a quando si accorge che si sta avvicinando la data del loro anniversario. L’uomo sa che non potrebbe sopravvivere a quella giornata e, per questo motivo, s’imbottisce di sonniferi per superare il giorno critico.

Qualcosa va storto però, e l’uomo viene trasportato in ospedale, dove viene indicato come un possibile suicida. Durante il suo forzato soggiorno all’ospedale psichiatrico, confessa di aver ucciso la sua ex fidanzata, ma i medici non gli credono ed etichettano la pratica come il delirio di un pazzo.

La storia di “Protagonista senza nome” prende un colorito noir proprio dalla negligenza dei medici: il protagonista , infatti, si sente in dovere di procedere con la sua condotta. Una volta uscito dall’ospedale, l’uomo decide di conquistare ed uccidere quante più donne possibile, per vendicarsi del dolore che la sua ex gli ha procurato.

Inizia così una metodica ricerca che s’intreccia con le vite di donne molto diverse tra loro, attratte dalla gentilezza e dai modi affabili dello sconosciuto. Roberto Buscarini descrive con asettica precisione la meticolosità del “Protagonista senza nome”. Una freddezza calcolata, che si accorda perfettamente con lo stile di Buscarini che non accelera e non stupisce: semplicemente racconta.

Un libro bello, ben scritto, che incuriosisce anche se, in alcuni punti, può risultare ingiustamente lento. Un romanzo molto diverso dall’opera prima di Buscarini, “Lungomare Argentina”, anche se c’è comunque un’acuta osservazione sociale a fare da minimo comune denominatore.

Ore 21 - Libreria Mondadori

Beccacini Fabio, Sushi sotto la mole Frilli 2010

Due morti e mezzo per il commissario Paludi. Un uomo e una donna, lui trent’anni, lei forse venti. Un sottoscala di un palazzo di uffici e studi notarili del centro. Una casa di ringhiera, un’impresa di onoranze funebri. Un uomo senza fissa dimora. Un ristorante etnico, una Ford Capri blu seconda serie, un duomo di gomma e una gita nelle Langhe. Un nuovo caso per il commissario genovese, torinese d’adozione. Dal centro alla Mandria, dal Valentino a Regio Parco, da Vanchiglia a San Salvario. Una Torino nera e autunnale.

Lorenzo Banfi, El Dracula tradotto in milanese

SABATO 26 GIUGNO

Il passato che ritorna. Una cena tra vecchi amici, tutti accomunati dalla giovane età e da una morbosa passione per il mondo della musica, in particolare, per le note di un gruppo new wave degli anni ’70-’80 – i Joy Division – ed il suo cantante e paroliere Ian Curtis. Un assassino che uccide le proprie vittime in circostanze misteriose, seguendo un macabro rituale. Un mondo surreale e criptico che ruota intorno al locale milanese Disorder. Troppe domande senza risposta. Tocca al vicecommissario della sezione omicidi – “Luc” Narducci – fare luce sugli omicidi per evitare altre vittime; ma l’assassino ha capito: semina ingannevoli tracce e sparisce proprio quando tutti sono certi di averlo finalmente incastrato. La sua identità resterà in bilico fino alle ultime pagine, ovvero, fino al colpo di scena che sancirà l’epilogo della vicenda.

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In bilico tra la spy-story e il romanzo storico, “La fossa comune” racconta le vicissitudini di Vittorio Ronca, un uomo che, dopo devastanti esperienze professionali e affettive, approda nella Russia post-sovietica dei primi anni ’90, dove viene coinvolto in un attentato al presidente Boris Eltzin. Pagina dopo pagina, però, quello che emerge dal romanzo è soprattutto il ritratto di una generazione, quella che aveva 20 anni nel 1968, destinata fin dall’inizio a scontrarsi con una realtà spesso irriducibile ai suoi schematismi. E sogni e ideali, stritolati in tale scontro, non possono che finire in una fossa comune.

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La facciata scintillante di vetrocemento: un palazzo, un centro direzionale, un’azienda. Una macchina da soldi. Manager in gessato, segretarie eleganti e la forza di vendita che pompa business. Oggi come oggi, il massimo. Ma anche un mondo dove tutti imbrogliano le carte. Dove conti solo se sei funzionale al gioco.

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Le ceneri di Billy Bates, capo di un gruppo paramilitare nordirlandese morto in un attentato, vengono trafugate. Un boss dublinese ha fiutato l’affare: intende ricattare i famigliari per ottenere un cospicuo riscatto. Un colpo tanto semplice quanto redditizio, ma il caso ci mette lo zampino: il corriere viene scippato da uno sbandato. Da questo momento le cose si complicano. Gli sgherri devono recuperare le ceneri, il balordo deve tentare di piazzare l’insolito bottino e i paramilitari devono vendicare il torto subito dal loro condottiero. Sparatorie, indagini, scoop, inseguimenti: nella teca trafugata, attorno alla quale ruotano le mire e le peggiori intenzioni dei personaggi, si cela una singolare sorpresa.

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