220 libro finito (90/II anno) – Il marito di Elena di Giovanni Verga


Giovanni Verga

Inizio lettura 15 aprile 2008 – Termine lettura 19 aprile 2008

Verga di solito lo adoro, in questo caso ho fatto un pò fatica. C’è dentro un pò di tutto: madame Bovary, la miseria proverbiale verghiana, l’incapacità dell’uomo di reagire alla Serao, il dramma familiare stereotipo delle famiglie meridionali. Un pout-puorri di tragedie insomma. Scritto con la solita maestria ma indiscutibilmente pesantino.

Voto: 7/10

Incipit
Camilla picchiò all’uscio, mentre i genitori stavano per andare a letto, e disse:
– Elena è fuggita.
Don Liborio rimase collo stivaletto in mano, sbalordito. Poscia andò ad aprire zoppicando, pallido come un morto.
La figliuola, colla sua voce calma di ragazza clorotica, ripeté tranquillamente:
– L’ho cercata dappertutto. Non c’è più.

Trama. Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera.
Cesare Dorello, un giovane provinciale mantenuto agli studi da una famiglia di piccoli possidenti, conosce a napoli Elena, la figlia di un ex funzionario borbonico in pensione e se ne innamora, ricambiato. Mai tuttavia quella società permeterebbe il matrimonio, vista l’estrema povertà di lui. Ai due non resta che la fuga. Ma l’amore non regge al peso delle difficoltà economiche. Costretti a rientrare a Napoli, nè la maternità, nè la finalmente raggiunta agiatezza placano l’irrequitezza di Elena che finisce per condurre all’esasperazione il pur paziente marito.

Scheda del libro
Autore: Verga, Giovanni <1840-1922>
Titolo: Il marito di Elena / Giovanni Verga ; introduzione di Maurizio Vitta ; cronologia e bibliografia di Carla Riccardi
Pubblicazione: Milano : A. Mondadori, stampa 1989
Descrizione fisica: 175 p. ; 19 cm
Collezione: Oscar classici ; 134
Note Generali: Sulle fonti: 2. rist
Numeri: ISBN – 88-04-31684-5

Ex libro
Quando il sole tramontava nella sua vigna, aveva là, e non altrove, quegli ultimi effetti di luce calda e dorata sulle foglie ingiallite, sul verde cupo dei roveti che imboscavano il vallone, sulla grigia montagna di granito tinta di roseo e di violetto pallido. L’ombra si allargava dalla Rocca, dal folto dei nocciuoli come un velo di tristezza, e il sole invece saliva lentamente sulla facciata bianca della casina, accendeva i vetri delle finestre, sembrava far sbocciare in quel punto i fiori campestri in cima alla siepe coronata da un pulviscolo dorato. In fondo, nella valle, le terre del Barone si stendevano diggià scure, annegate nella nebbia, solcate dalla lunga fila d’aratri che preparavano il maggese tutto l’anno.

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Giovanni Verga

Il libro in formato elettronico

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