97 lettura finita – Candido o l’ottimismo di Voltaire


Candido o l’ottimismo di Voltaire

Inizio lettura 02 luglio 2007- Termine lettura 02 luglio 2007

Candido è una di quelle letture che si possono apprezzare solo ad una certa età. Letti troppo presto questi libri rischiano di farsi “odiare” e basta. Ne avevo un pessimo ricordo ma ecco che ripreso ora, dietro consiglio di un amico, ne ho apprezzato apprezzato il sarcasmo, l’irreverenza ma soprattutto la genialità della storia. Avventurosa Candido, avventurosa la vita di Voltaire eroi con una patria ma senza terra su cui posare il capo, prima condannati, poi fuggiaschi ma anche onorati. Rileggettelo, se non l’avete fatto: è breve e ne vale la pena.

Trama (da ibs.it)
Attraverso la parabola del povero Candido, un inguaribile ottimista, il narratore continua a “portare uno sguardo rapido su tutti i secoli, tutti i paesi, e di conseguenza, su tutte le sciocchezze di questo piccolo globo”. Pubblicato a Ginevra nel 1759, e immediatamente ristampato a Parigi, Londra, Amsterdam e altre città d’Europa, Candido consente a Voltaire di perfezionare il nuovo genere letterario da lui creato, il conte philosophique. Le convulse e mirabolanti disavventure del protagonista offrono all’autore l’opportunità di dimostrare la vanità dell’ottimismo razionalista leibniziano, che vedeva realizzato nell’universo il migliore dei mondi possibili, nonché di sviluppare una straordinaria lezione di sopravvivenza alle catastrofi della natura e della storia. Un romanzo di eterna attualità, introdotto e annotato da Gianni lotti, con un’ampia Cronologia.

Scheda del libro
Autore: Voltaire
Titolo: Candido o l’ottimismo / Voltaire ; a cura di Gianni Iotti
Pubblicazione: Torino : Einaudi, [2006!
Descrizione fisica: XLI, 128 p. ; 20 cm.
Collezione : ET ; 1406
Numeri: ISBN – 88-06-18289-7

Collegamenti utili
Candido

Voltaire

Il testo in e-book

Ex Libro
“Mio caro Candido! tu hai conosciuto Pasquetta, la graziosa cameriera della nostra augusta baronessa, nelle sue braccia ho gustato le delizie del paradiso, che hanno prodotto i tormenti d’inferno da cui mi vedi divorato; ne era impestata, forse ne è morta. Pasquetta doveva questo regalo a un dottissimo frate francescano, che era risalito alla fonte, perché l’aveva avuto da una vecchia contessa, che l’aveva ricevuto da un capitano di cavalleria, che lo doveva a una marchesa, che l’aveva avuto da un paggio, che l’aveva ricevuto da un gesuita, il quale, da novizio, I’aveva avuto direttamente da un compagno di Cristoforo Colombo. Quanto a me, non lo darò a nessuno, perché muoio”. Capitolo IV.

Quand’essi si avvicinarono alla sala del trono, Cacambo dimandò a un grand’uffiziale come bisognava contenersi per salutare sua maestà: se si stava ginocchioni o colla pancia per terra, se si mettevano le mani sulla testa o sul di dietro, se si leccava la polvere della sala, in una parola qual era il cerimoniale. – L’uso, disse il grand’uffiziale, è di abbracciare il re e baciarlo da una parte e dall’altra. Capitolo XVIII.

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