LXXI lettura finita


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Inizio lettura 08.05.2007 – Termine lettura 09.05.2007

Piacevole affresco del lago di Como dagli anni 50 ai 70. Tutto ruota attorno agli Arrigoni, che con le loro infinite omonimie creano quasi un giallo. Le pagine scorrono veloci una dietro l’altra. Vitali ha uno stile di scrittura che ti incanta e ti trascina nella lettura. Racconto un pò alla Guareschi dove i personaggi ruotano attorno alla sezione locale del PCI e attorno al partito si svolgono le diverse storie dei protagonisti. Peccato per i capitoli troppo corti. Io odio i capitoli di 50 pagine, ma un succedersi di capitoli così brevi, secondo me, frammenta eccessivamente la storia.

Voto: 8,5/10

Trama (da ibs.it)

Di Arrigoni Giuseppe ce ne sono tanti a Bellano, un paese sul lago di Como. Impossibile conoscerli tutti. Anche nella vita di Eraldo Bonomi, operaio tessile del locale cotonificio, ce ne sono troppi. E sarà proprio un Arrigoni Giuseppe a segnare il suo destino, dove brillano l’amore per la bella Elena e la militanza nel PSIUP. Il colpo di fulmine per Elena fa del Bonomi un uomo pericoloso, che sfiora segreti, scopre altarini, esuma scheletri nascosti negli armadi di una provincia che sembra monotona, in quei paesi dove l’omonimia può essere fonte di equivoci ma anche, a volte, il viatico verso la libertà.

Scheda del libro

Autore: Vitali, Andrea
Titolo: Una finestra vistalago / Andrea Vitali
Edizione: 2. ed
Pubblicazione: Milano : Garzanti, 2003
Descrizione fisica: 360 p. ; 22 cm.
Collezione : Narratori moderni
Numeri: ISBN – 88-11-66536-1

Ex libro

Una notte, a Introzzo, parteciparono a una rissa che li fece sentire martiri della rivoluzione. I due attivisti, non trovando spazio per affiggere i manifesti, decisero di farlo coprendo l’annuncio di morte di Beniamino Pandiani. Un figlio del defunto li notò. Li diffidò dal dare corso all’idea. Guidino e Giuseppe, pensando di essere due contro uno, se ne indfischiarono. L’altro, allora, chiamò a rinforzo i fratelli. Si fosserao dati la pena di leggere l’annuncio funebre, Guido e Giuseppe avrebbero scoperto che l’ottantaquatrenne defunto aveva dodici figli, di cui otto maschi. Boscaioli per giunta. Si presero una bella sbronza di sberle e ringraziarono il cielo che gli otto avevano solo voluto giocare, rinunciando a far loro del male seriamente. Capitolo 5.

Elena rietrò a casa tardi, le nove erano già passate. Mercè il buio, la sua vita in quella casa parve ancora più desolante. Il Gaspare e la Firmina erano già a letto. Dormivano russando entrambi, lei, addirittura, con più forza di lui. Il Gaspare però, forse per contrastare la supremzia della moglie, mollava di tanto in tanto tonanti scoregge che perforavano i muri della casa. Capitolo 63.

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