LXIX lettura finita – Istanbul di O. Pamuk


Istanbul di O. Pamuk

Inizio lettura 01.05.2007 – Termine lettura 07.05.2007

E’ la storia del giovane Orhan e della sconfitta Istanbul oppure è la storia della giovane Istanbul (quella del post impero Ottomano) e della sconfitta di Orhan che che vede i suoi sogni di giovane infrangersi e dalle cui ceneri sorgerà quello che sarà il futuro nobel della letteratura? Un libro in bianco e nero dove la tristezza di Istanbul, rovinosa maceria, di quello che fu un grande impero, è la tristezza del bambino, adolescente e poi giovane Pamuk, ricostruita attraverso la storia della famiglia, delle letture, degli studi, degli sguardi di un ragazzo che conosce se stesso attraverso la sua città. Suggestive le immagini letterarie della decaduta Istanbul, suggestive le foto (in rigoroso bianco e nero) della Istanbul anni 50-70. Originale. Da leggere.

Voto 10/10

Trama (da Ibs.it)

“Istanbul come malinconia condivisa, Istanbul come doppio, Istanbul come immagini in bianco e nero di edifici sbriciolati e di minareti fantasma, Istanbul come labirinto di strade osservate da alte finestre e balconi, Istanbul come invenzione degli stranieri, Istanbul come luogo di primi amori e ultimi riti: alla fine tutti questi tentativi di una definizione diventano Istanbul come autoritratto, Istanbul come Pamuk”.(Alberto Manguel, “The Washington Post”) Una delle più affascinanti città del mondo raccontata con la passione enciclopedica del collezionista, l’amore del figlio, il lirismo intenso del poeta.

Scheda del libro

Autore: Pamuk, Orhan Titolo: Istanbul : i ricordi e la citta / Orhan Pamuk ;
traduzione di Semsa Gezgin ; cura editoriale di Walter Bergero
Pubblicazione: Torino : Einaudi, [2006]
Descrizione fisica: 388 p. : ill. ; 23 cm
Numeri: ISBN – 88-06-17899-7

Ex libro

La neve era una parte essenziale dell’Istanbul della mia infanzia. Come alcuni bambini che non vedono l’ora che arrivi l’estate per poter viaggiare, anch’io non vedevo l’ora che nevicasse. Non per andare in strada a giocare con la neve, ma perchè la città mi pareva più “bella” ammantata di bianco; e non per la novità o la sorpresa che portava coprendo il fango, la sporcizia, le crepe e gli angoli dimenticati della città, ma per l’atmosfera di emergenza, anzi di calamità che creava. Nonostante nevicasse tre o quattro giorni ogni anno e la città rimanesse imbiancata una settimana o poco più, la neve coglieva sempre di sorpresa gli abitanti di Istanbul, che si trovavano impreparati quasi fosse la prima volta; come avveniva in tempi di guerra o di catastrofi, si formavano subito code davanti al panettiere e, fatto ancor più importante, tutta la città si trovava riunita intorno allo stesso argomento, la neve, in uno sforzo di condivisione. E siccome la città e i suoi abitanti, staccandosi completamente dal resto del mondo, si chiudevano in se stessi, Istanbul, nei giorni invernali di neve, mi pareva più deserta, più vicina ai suoi vecchi giorni di favola. Un’altra delle meraviglie meteorologiche di questo tipo, che io ricordo dalla mia infanzia e che unì la comunità, fu l’arrivo di blocchi di ghiaccio dal Danubio al Mar Nero, blocchi che scendendo da nord erano entrati nel Bosforo. C’era gente che raccontava ancora, a distanza di anni, questo fenomeno, che aveva spaventato e meravigliato l’intera Istanbul (una città, tutto sommato, mediterranea) e allo stesso tempo, essendo un ricordo indimenticabile, l’aveva rallegrata. Bianco e nero.

I ginevrini si inorgogliscono della storia della città in cui vivevano, anche quando indicavano un semplice indirizzo e dicevano: “Dopo ever superato quella fontana di bronzo meravigliosa e molto elegante”. Invece un cittadino di Istanbul, in una situazione del genere, direbbe, inquietandosi per ciò che appare allo straniero: “Gira da quella fontana senz’acqua, cammina lungo le macerie”. Tristezza.

[La nonna paterna] Si era fidanzata con mio nonno e aveva compiuto un’azione molto coraggiosa nell’Istanbul di inizio secolo, andando con lui al ristorante prima del matrimonio. La nonna paterna.

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