LXVI lettura finita


Don camillo e i giovani d'oggi di Gareschi

Inizio lettura 27.04.2007 – Termine lettura 28.04.2007

Vuoi conoscere veramente l’Italia del dopoguerra e del boom economico? Tralascia i libri di storia e leggi i romanzi di Guareschi. Più bell’affresco della storia sociale del nostro paese non c’è. Vena creativa e vena letteraria eccezionali. Uno stile semplice e limpido. Lettura gradevole e molto divertente. Altro che letteratura minore e relegata (sempre più raramente) ai ragazzi… Da riscoprire al di là dei personaggi cinematografici. Imperdibile.

Voto: 10/10

Trama (da ibs.it)

Questa serie di racconti di “Mondo piccolo”, pubblicata a puntate su “Oggi”, con alcuni tagli e modifiche, nel 1966, e raccolta in volume uscito postumo nel 1969 con il titolo “Don Camillo e i giovani d’oggi”, viene ora riproposta nella sua versione integrale, con l’aggiunta di un intero capitolo inedito, e con il titolo voluto dall’autore: “Don Camillo e don Chichì”. Don Camillo deve condividere la canonica con un pretino progressista mandato dal vescovo: don Chichì. A Peppone le cose non vanno meglio: la frangia maoista del partito gli dà continui grattacapi. E in più: problemi familiari per entrambi.

Scheda del libro

Autore: Guareschi, Giovanni
Titolo: Don Camillo e i giovani d’oggi : mondo piccolo / Guareschi
Edizione: 14. ed
Pubblicazione: Milano : Rizzoli, 1969
Descrizione fisica: 206 p. : ill. ; 22 cm.

Ex Libro

Peppone da parte sua, aveva trasformato la sua officina in un grande emporio dove si vendevano a rate automobili, motociclette ed elettrodomestici d’ogni genere. I quattrini per realizzare l’impresa li avevano forniti i compagni della sezione convinti del ragionamento di Peppone: “Se il popolo lavoratore oggi vuole l’automobile, la lavatrice, il televisore, il frigo eccetere vendiamoglieli noi. Il guadagno rimarrà al popolo lavoratore perchè gli utili dell’emporio verranno divisi fra gli azionisti”. Don Camillo e la Pecorella smarrita.

La piccola criminale non indossava più la minigonna ma s’era infagottata in un vestone nero, accollatissimo, lungo fino a terra e con maniche che penzolavano per venti centimetri oltre la punta delle dita. S’era anche coperta il capo con un fazzolettone nero e s’era sbiancato con farina il viso senza trucco. Pareva la crisi dell’agricoltura. Un Notturno che non fa dormire.

Il paese era silenzioso: nella piazza sedie e tavolini dei caffè si arroventavano, vuoti al sole. Sotto i portici, i bottegai pisolavano stravaccati su poltroncine di vimini, davanti alle botteghe. Nei bar e nelle osterie, i soliti vecchi a muto colloquio col loro bicchiere di rosso. Vennero per suonare e tornarono salati.

Erano i tempi del benessere. Non si sa come funzionasse questa faccenda, ma doveva essere una cosa ben consegnata perchè la gente lavorarava sempre di meno e guadagnava sempre di più. Questo benessere aveva portato un sacco di novità: night, cabaret, spogliarelli, festival whisky a gogò, cinema sexy, musica beat, moda beat, perfino messe beat. Le donne non allattavano più i bambini ma li allevavano con mangimi in scatola, cibi surgelati, cibi caldi di rosticcerie, salumerie, friggitorie. Questo benessere obbligava ogni famiglia ad avere una casa razionale piena di “zone”, a comprare e far funzionare un’automobile, un televisore, una quantità enorme di elettrodomestici; a spostarsi settimanalmente da casa per il week-end e a trascorrere le vacanze estive al mare, ai monti, in crociera. Tutte cose bellissime ma che costano molto danaro: quindi chi viveva del suo lavoro era costretto a fare continui scioperi per avere una paga maggiore: chi non aveva un lavoro si arrangiava in vari modi. Per esempio, s’infilava una calza da donna in testa e andava a rapinare gioellerie, banche e uffici postali. Due rapinatori che poi erano tre.

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