LXIV lettura finita


meridiano.jpg

Inizio lettura 18.04.2007 Termine lettura 23.04.2007

E’ la storia della nascita del metro, o meglio delle peripezie che hanno accompagnato la nascita del metro. L’autore è un celebre sceneggiatore e a mio modo di vedere il libro ha le pecche di una sceneggiatura. A volte mancano gli elementi per immaginare la scena, al cinema ci sono le immagini, nella lettura ci dovrebbero essere le descrizioni. Insomma alla fine non ho capito come questo metro sia stato misurato. Va bene che in matematica valgo uno zero ma…

Voto: 7/10

Trama (da Ibs.it)

Il 24 giugno 1792 due carrozze lasciano Parigi: la prima si dirige verso Dunkerque, la seconda verso Barcellona. A bordo si trovano due astronomi, Pierre Méchain e Jean-Baptiste Delambre, incaricati dall’Assemblea Nazionale di misurare il meridiano che passa, appunto, tra Dunkerque e Barcellona, in modo da stabilire una misura universale che possa essere utilizzata “in ogni luogo e da ogni uomo”: il metro. L’impresa si rivela una bella avventura. Per effettuare le loro misurazioni gli scienziati si devono arrampicare su torri, campanili, colline e altri luoghi elevati che trovano lungo il cammino. In più, in un mondo sconvolto dalla Rivoluzione, vengono scambiati per ciarlatani, spie, ladri e rischiano di essere addirittura giustiziati.

Scheda del libro

Autore: Guedj, Denis
Titolo: Il meridiano : romanzo / di Denis Guedj ; traduzione di Olimpia Gargano
Pubblicazione: Milano : Longanesi, c2001
Descrizione fisica: 368 p. ; 22 cm.
Collezione : La gaja scienza ; 634
Numeri: ISBN – 88-304-1906-0

Ex Libro

… la legna da ardere era venduta a corde, il carbon fossile a carra, l’ocra a botti, il legname per carpenteria al marco a alla solive. Si vendevano i frutti di cedro alla poinconnée, il sale al moggio, al sestario, a mine, a mezze mine, a staia, a once; la calce si vendeva al poincon, e i minerali alla raziera. Si comprava l’avena a profenda e il gesso a sacchi, il vino a pinta, a mezza pinta, a caraffa, a roquille, a boccale e a mezzetta. L’acquavite si vendeva a brente, il grano a moggi e a salme. Le stoffe, i tappeti e la tapezzeria si compravano ad aune; boschi e prati venivano misurati in pertiche, i vigneti in daurèes. L’arpento valeva dodici hommèes, misura che indicava una giornata di lavoro di un uomo; altrettanto valeva per l’ouvrèes. Gli speziali pesavano in libbre, once dramme e scrupoli; la libbra valeva dodici once, l’oncia otto dramme, la dramma tre scrupoli, e lo scrupolo venti grani. Le lunghezze erano in tese e in piei del Perù, che equivalgono a un pollice, una logne, e otto punti di piede del Re, il quale piede poteva essere quello del re di Macedonia o di Polonia, e anche quello delle città di Padova, di Pesaro e Urbino. Era molto approssimativamente, l’antico piede della Franca Contea, del Maine e del Perche, e il piede di Bordeaux per l’agrimensura. Quattro di questi equivalevano più o meno all’auna di Laval, cinque formavano l’esapodo dei Romani, che era pari alla canna di Tolosa e alla verga di Norai. C’era poi quella di Raucourt, e anche la corda di Marchenoir en Dunois. A Marsiglia, la canna per le lenzuola era di circa un quattordicesimo più lunga di quella per la seta. Che confusione: sette-ottocento nomi! “Due pesi e due misure!” era il simbolo stesso dell’ineguaglianza. Capitolo I.

Quando il sole si levò era il 5 ottobre 1793, e quando tramontò, era il 14 Vendemmiaio, anno II. Capitolo XI.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...