XXXI lettura finita


una_luce_inattesa_elliot.jpgInizio lettura 06.01.2007 – 12.01.2007

Come il titolo: un libro inatteso. A volte poetico, a volte storico, a volte curioso e a tratti divertente. Il pezzo dedicato ai pulmann è incredibile. Il libro è scritto da un innamorato dell’Afghanistan e soprattutto degli Afghani. L’Islam visto da un’angolazione nuova: lontano dai luoghi comuni. Un racconto di cui sentirò nostalgia.

Voto:

I pullman afghani dimostrano una grande resistenza e alla loro manutenzione provvedono gli uomini che ogni giorno rischiano la vita per guidarli. Vanno avanti finchè non si distruggono, poi rinascono sotto diverse spoglie: le diverse componenti sono salvate dalla demolizione e riassemblate con cura. La carrozzeria in cattivo stato viene tenuta insieme e rinforzata con lamine metalliche e chiodi: mi è capitato di vedere un pullman con il vano motore costruito con assi di legno. Una volta ne vidi uno che era stato investito da un carro armato in una via di Kabul, ma il proprietario disse impassibile: “Lo rimetteremo in strada nel giro di pochi giorni”. Motivi floreali in ferro battuto decorano i finestrini posteriori con più volute di quanto ne abbia un campanile provenzale, o sono saldati ai tettucci quali appigli per cumuli di bagagli. Talvolta catene e pendenti metallici ricadono ai lati come collane, che tintinnano ai movimenti del telaio ricalcando forse in forme moderne e rivisitate i campanelli dei cammelli. Simboli di fertilità – una coppia di pesci è il motivo più comune – sono cuciti sulle coperture di cuoio dei radiatori. Come i camion, anche i pullman sfoggiano simpatici disegni. Ho visto molte idilliache scene alpine, con tanto di chalet svizzeri e nuvole cotonate, oppure immagini di papagallini, leoni rampanti e giardini con stagni illuminati dalla luna. Sui parabrezza campeggiano scritte multicolori: “Pullman eroico”, “Benvenuti sul pullman”, Pulmann moderno”, “Re della strada”, “Buon viaggio”, o “Crediamo in Dio”. Il posto di guida è sempre ornato con festoni, fiocchi, nappe, vari specchietti e fiori di plastica, adesivi con figure di occhi, di languide mani di donna, automobili, animali. Ognuna di quelle raffigurazioni posside un particoalre significato protettivo, come un talismano, al pari delle tradizionali dotazioni religiose costituite da pendagli tintinnanti incisi in nome di Dio, del Profeta e dei suoi califfi, e anche dei versetti coranici appiccicati ovunque e delle immagini della Kaaba alla Mecca. Talvolta sui lati del pullman sono indicate le destinazioni; più spesso si sente la voce del guidatore che urla il nome della località verso cui è diretto. Non esistono orari: il guidatore parte quando decide che il pullman è abbastanza pieno. Anche quando il conducente mette in moto, il ragazzino che gli da una mano si appende allo specchietto e continua a gridare il nome della destinazione, nella speranza di accalappiare qualche passeggero in più. Pagg.390-1
E per quanto riguarda l'”Islam”, in fin dei conti, avevamo tutti un’unica riserva: la mancanza di un buon bicchiere di vino. Pag.357
La guerra aveva devastato la regione intorno a Qunduz, e mi sentii scosso da quella vista. Tra i monti, i disastri della guerra venivano assorbiti più rapidamente che in pianura, e da Kabul in poi, a parte le occasionali carcasse di veicoli corazzati, si vedevano poche tracce del conflitto a ricordarne le effettive dimensioni. Ma in quell’area i segni di anni di battaglie erani rimasti incisi nei muri di innumerevoli edifici. In ogni direzione si vedevano i tremendi geroglifici nei mattoni distrutti dalle esplosioni e gli intonaci crollati, i cocci, le schegge e i frammentio disseminati per terra, le travi dei tetti esposte come ossa che spuntano dalla carne, lampioni inclinati come uomini feriti, i fili elettrici che oscilllavano ormai inutili dai piloni contorti. Pag.291

Per gli afghani lo spazio non ha lo stesso significato che ha per gli occidentali, che badano sempre alla comodità; quando capita di salire su un veicolo il numero dei posri a sedere è per loro del tutto irrilevante: è lo spazio che si adatta al numero dei passeggeri. Pag.162

Pensai ad alcuni degli altri popoli che compongono il mosaico degli abitanti dell’Afghanistan. Il contadino con i capelli chiari e gli occhi azzurri che viene dalle remote montagne del Nuristan e la sua bellissima moglie che indossa un cappello di feltro nero decorato con piccole conchiglie di ciprea si considerano afghani tanto quanto il turcomanno di Tekke che abita vicino al confine settentrionale; ma quest’ultimo porta un cappello con lunghe trecce di lana attorcigliate, come il manto di una pecora, e sua moglie, i cui occhi sono leggermente inclinati in basso, verso gli zigomi prominenti, porta in testa una specie di cono alto più di mezzo metro e decorato con monete d’argento e treccine di filo metallico. Sono afghani come la hazara di Behsud degli altipiani centrali, con la sua faccia ampia, piatta e ben rasata, e il suo nasone che spunta tra occhi simili a fessure; e come pure i pathan nurzai che abitano le pianure, anche se i loro occhi assomigliano a olive nere e sono incorniciati da lunghe trecce arricciate e da barba fluente… Pag.54

Sembrava che ci muovessimo a ritroso nel tempo: a ogni tappa diminuivano i segnali del mondo moderno, la campagna e la natura si facevano più selvagge e i personaggi che si muovevano in quell’ambiente parevano sempre meno gravati dalle ombre del ventesimo secolo. Pag.20

Autore: Elliot, Jason
Titolo: Una luce inattesa : viaggio in Afghanistan / Jason Elliot ; traduzione di Marcello Ghilardi
Pubblicazione: Vicenza : N. Pozza, [2002]
Descrizione fisica: 562 p. ; 22 cm.
Collezione: Il cammello battriano
Titolo uniforme: unespected light.
Numeri: ISBN – 88-7305-864-7

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