XXV lettura finita


 lunganotteexillesmancinelli.jpg

Inizio lettura 25.12.2006 – fine lettura 26.12.2006

Libro assolutamente strepitoso. Un colpo di fulmine. Geniale la storia, geniali i personaggi, ottima la stesura. Imperdibile.

Voto:

Aveva ragione. Nevicò per due notti e due giorni. Ininterrotamente e a larghi fiocchi asciutti, che si posavano pesantemente sugli strati precedenti ispessendoli e consolidandoli. In quei giorni e in quelle notti nessuno uscì di casa, chi aveva gli stivali per non rovinarli, chi non li aveva per non riempirsi gli zoccoli di neve. Gli unici percorsi che si vedevano segnati dalla neve per il frequente calpestio andavano dalla porta di casa alla stalla, ed erano i più brevi possibili. I soli ad uscire erano i bambini. Anzi, stavano fuori tutto il giorno, incuranti del freddo che neppure sentivano, riscaldati come erano da frenetici giochi. In quei due giorni il paese appartenne a loro, alle primitive slitte di legno che uno tirava con una fune mentre un altro stava seduto, alle palle e ai pupazzi di neve, in cui esprimevano la loro fantasia, ironica e talvolta perversa. Il paese risuonava dei richiami di madri irate, degli appelli disperai perchè rientrassero a spaccar legna o a fare qualche lavoretto: aiutare alla mungitura, rimuovere il bastone nella zagola per il burro, scavare un buco nell’orto per raccogliere un cavolo o una rapa per la cena. Ma erano richiami senza risposta, e loro lo sapevano. Alla sera tutti i bambini rientravano nelle loro case, spinti dalla fame, dal buio che scendeva improvviso; ed erano sgridate, strilli, scapaccioni mentre i padri più avveduti tacevano, pur gettando sui figli occhiate severe, chè ricordavano i tempi della loro infanzia, quando anch’essi aspettavano la neve per impadronirsi della città, proprio come ora facievano i figliuoli. La neve.

Era una bella sera di maggio, erbe e fiori dell’orto emanavano a quell’ora il più forte dei loro profumi e una falce di luna, limpida e sottile, saliva nel cielo da oriente. Sorseggiò il vino el Brichet, l’oste più vicino al forte, che a lui mandava sempre del migliore e non di quello che serviva ai militari di truppa, guardando l’azzurro indaco che succede al tramonto nei giorni sereni e aspirando il profumo dei broccoli e quello più delicato dei fiori di zucche e zuchhini. Alla fin fine, per una volta poteva essere bello cenare da solo nel suo orto, masticare pane secco e carne secca, a lungo, lasciando vagare il pensiero finchè il boccone diventava deglutibile, alternando a un morso di toma stagionata al punto giusto, che gli ricordava la sua infanzia nella casa materna… La cena solitaria di don Giasset

Don Giasset aveva aspettato con impazienza che la notte senza luna scendesse sulla città di Exilles. Quando, affacciatosi alla finestrella sul retro della canonica, vide che le tenebre avevano inghiottito tutto, l’orto, il cimitero e persino la montagna al di là della Dora, uscì silenziosamente dalla porticina che dava sulle aiuole di ortaggi, le attraversò facendo ben attenzione a non calpestare carote e lattughe, e richiuse alle sue spalle il cancelletto di legno, che serviva più a segnalare i confini della canonica che per difendere i prodotti da eventuali furti. E chi avrebbe avuto interesse a rubare cavoli e patate, dal momento che tutti avevano il loro orticello, e quando veniva la gelata veniva per tutti? La primavera.
Autore: Mancinelli, Laura
Titolo: La lunga notte di Exilles : una sacra rappresentazione / Laura Mancinelli
Pubblicazione: Torino : Einaudi, [2006]
Descrizione fisica: VII, 132 p. ; 20 cm.
Collezione : ET ; 1432
Numeri: ISBN – 88-06-18489-X

Annunci