VII lettura finita


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Inizio lettura 05.10.2006 – fine lettura 06.10.2006

Lettura piacevole ma che non mi ha entusiasmato più di tanto. Una veloce avventura nelle isole sperdute del Pacifico incontro ad incredibili personaggi.

Voto:

Eretti come uomini ma non altrettanto simmetrici stanno tutt’intorno alla roccia come cariatidi scolpite, sostendo il cornicione immeditamante sopra. I corpi sono grottescamente deformi, i becchi corti, i piedi apparentemente senza gambe, mentre ai fianchi le membra non sono né pinne né ali né braccia. E, in realtà, il pinguino non è né carne né pesce né uccello; come cibo non appartiene né al Carnevale né all quaresima; senza eccezione la più ambigua e la meno amabile delle creature finora scoperte dall’uomo. Per quanto se la cavi in tutti e tre gli elementi e abbia un certo rudimentale diritto a ognuno di essi, in nessuno il pinguino è a casa sua. Sulla terra zoppica, in mare annaspa, in aria precipita. Quasi si vergognasse del suo errore, la Natura tien nascosto questo suo figlio sgraziato ai confini della terra, nello Stretto di Magellano o sull’infimo ripiano marino di Rodondo. Capitolo III.

La mia prima visita avvenne nel grigiore del mattino. Con l’idea di pescare, avevamo calato tre scialuppe, e allontanatici di un paio di miglia dalla nostra nave, ci eravamo trovati, poco prima dell’alba, nell’ombra lunare di Rodondo. Il suo aspetto era ingigantito, anche se ammorbidito, dallo strano, doppio crepuscolo dell’ora. La grande luna piena ardeva bassa a occidente, come un faro mezzo spento, allungando sul mare dolci riflessi velluttati simili a quelli che un fuoco di braci semispente getta a mezzanotte sul camino, mentre a oriente il sole, ancora invisibile, dava pallidi segni del suo prossimo avvento. Il vento era leggero, le onde languide, le stelle brillavano in un certo chiarore, tutta la natura sembrava intorpidita, nella lunga veglia notturna, sospesa a mezzo nella stremata attesa del sole. Era l’ora critica per cogliere Rodondo nel suo umore caratteristico. Il crepuscolo bastava appena a rivelare ogni punto saliente, senza sollevare il velo misterioso dell’incanto. Capitolo III.

Le parti della costa libere dal marchio del fuoco dilagano in vaste spiagge piene d’innumerevoli conchiglie morte con qua e là avanzi di canne da zucchero, di bambù e di noci di cocco, trasportate in quest’altro e più oscuro mondo dalle ridenti isole di palme a ponente e a mezzogiorno, lungo tutta la strada dal Paradiso all’Inferno; mentre mescolati ai detriti di una lontana bellezza, si vedono a volte frammenti di legno carbonizzato o costole marcescenti di navi colate a picco. Ne ci si meraviglierà d’imbattersi in queste ultime, quando si siano osservate le correnti contrastanti che turbinano in quasi tutti i vasti canali dell’arcipelago. La capricciosità delle correnti d’aria si alza con quelle delle correnti marine. In nessun altro luogo il vento è così leggero, sconcertante, traditore e gravido di preoccupanti bonacce. Capitolo I.

Lettura di “passaggio” di un autore che non conosco.

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One thought on “VII lettura finita

  1. Se non l’hai ancora fatto, leggi “Moby Dick” di questo autore…un libro meraviglioso, uno dei miei preferiti e di libri ne ho letti a migliaia!

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