VI lettura terminata


barnabodellemontagne.jpgInizio lettura 04.10.2006 – Fine lettura 05.10.2006

Uno dei più libri più belli che abbia mai letto. Una poesia di un innamorato della montagna. Libro commuovente e da leggere assolutamente.

Voto:

Il cielo, prima di notte, si è voltato al cattivo tempo con densi strati di nubi. Tutto è rimasto quieto, attorno alla Casa nuova. Scricchiolii nei legni del tetto. Un calabrone che si ostina su e giù tra le erbe della radura. Deboli soffi di vento che sfiorano la foresta. Un uccello si è poi messo a cantare al limite della spianata. Gli uomini sono giù al paese; sono dietro a giocare alle bocce, camminano per la piazza, chiaccherano tranquilli. Ogni tanto qualche risata. L’orologio suona le cinque. Lo squillo della campana si allarga oltre il paese, si avanza attraverso i boschi, ma sempre più affievolito. Già prima della Casa nuova è stanco e si deve fermare, impigliato in mezzo ai rami. Capitolo XXI.

Si sente la voce di Marden, dall’interno della baracchetta, che si è messo cantare. Le montagne si sono fatte nere e si perdono tra le nubi che conservano ancora un pò di luce. Fornioi e Molo tacciono. Si ode nel gran silenzio il canto del compagno mentre la luce del fuoco ondeggia nella piccola finestra. Poi la voce si interrompe. Si è già svegliato il vento notturno, ma Molo e Fornioi rimangono davanti alla Polveriera. Giunge fino a loro il rumore delle raffiche contro lo spigolo del Palazzo. Da anni e anni verso quell’ora c’è sempre questa solita voce. Tutti i guardiaboschi la conoscono e nessuno più ci bada, sebbene assomigli talora a un grido umano. Ma che stasera si sfoghi pure. Domani non ci sarà più nessuno a sentirla. Domani sera nessun canto tra le ghiaie della Polveriera, nessuna luce nella baracchetta. Poi, dentro alla capanna comincerà a filtrare la pioggia, sarà prima una goccia che batterà sul pavimento, poi le assi marciranno. Capitolo XVI.

Allora con uno sforzo la cornacchia si getta fuori dal davanzale, fino a raggiungere il ramo di un pero. Da questo punto, verso il Nord, si vede la bassa catena delle prime montagne con sopra cumuli bianchi trionfali, raggelati dalla sera. Tenendo la testa da quel lato la bestia si mette a gracchiare con lunghe grida. E’ la voce di quattro anni prima, la stessa che era risuonata nella foresta dopo il misterioso colpo di fucile e che era salita anche tra le pareti altissime, rimandata di eco in eco. E’ forse il primo istinto che si risveglia; forse un richiamo alle grandi crode, alle foreste lontane e ai compagni scomparsi. Attorno è la verde campagna nella larghissima pianura. Si vede la cornacchia scuotersi improvvisamente, poi riprendere i colpi d’ala, alzarsi a poco a poco nell’aria, allontanarsi sempre di più. Una fuga disperata verso le nubi del settentrione. La bestia si fa sempre più piccola finchè si perde all’orizzonte. Ma ancora per un pezzo echeggia lamentoso quel grido. Capitolo XIV.

Bertòn continua a guardare le crode. Una piccola nube urta contro la cima della Pagossa, vorrebbe forse fermarsi ma il vento la spinge via. Rimane attaccato alla vetta un lembo di nebbia, pare un fumo, bianchissimo contro il cielo. La nuvola è già molto lontana ma ancora quel soffio candido non si è dissipato. Il sole scende adagio, Bertòn sente avvicinarsi la sera. Capitolo IX.

Dodici guardiaboschi, con un cappello verde, su cui qualcuno mette una piccola piuma. Sulla giacca un distintivo che rappresenta lo stemma del paese. Il capoguardia, Antonio Del Colle, con i baffi bianchi è già ormai vecchiotto, ma si arrampica ancora bene per le montagne, porta i carichi e quando spara il fucile, nessuno l’ha mai visto sbagliare. Il suo schioppo inglese è sempre chiuso nella custodia di cuoio. Sulle canne c’è disegnato un serpente che si attorciglia fino alla bocca. Di solito Del Colle ne adopera un altro, un fucilazzo da non aver tanti riguardi, che aveva trovato nella sua casa. Del Colle è piccolo di statura; lo si vede bene da lontano con il suo passetto dondolante; si ferma ogni tanto a guardare. E’ vecchio, lui, della montagna; vede le malattie degli abeti, conosce il canto di tutti gli uccelli, ricorda tutte le più piccole strade. Sente il cattivo tempo che si avvicina. Capitolo I.

Uno dei più bei incipit che abbia mai letto: “Nessuno si ricorda quando fu costruita la casa dei guardiaboschi del paese di San Nicola, nella Valle delle Grave, detta anche casa dei Marden. Da quel punto partivano cinque sentieri che si addentravano nella foresta. Il primo scendeva giù per la valle cerso San Nicola e a poco a poco diventava una vera strada. Gli altri quattro salivano fra i tronchi, sempre più incerti e sottili, fino che non rimaneva più che il bosco, con gli alberi secchi rovesciati per terra e tutte le sue vecchissime cose. E sopra a Nord, c’erano le bianche ghiaie che fasciano le montagne. Il sole si leva dalle grandi cime, gira sopra la casa dei Marden e tramonta dietro il Col Verde. Soffia il vento della sera, portando via un’altra giornata.” Capitolo I.

Il deserto dei tartari mi ha colpito molto. Di questo libro ho solo sentito recitare alcuni passi per radio che mi hanno incuriosito. Vi saprò dire.

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