Scritto 46 anni fa… attualissimo!


2008 - Antico edificio (XVII secolo) demolito a Cerro al Lambro nella totale indifferenza delle autorità competenti.

2008 – Antico edificio (XVII secolo) demolito a Cerro al Lambro (Mi) con la totale indifferenza delle autorità competenti.

E’ Giovannino Guareschi, in Don Camillo e i giovani d’oggi (1969), a scrivere la considerazione seguente. L’esperienza quotidiana (tutela dei beni culturali) dice che queste parole sono davvero attuali.

Il beccamorto ministeriale era uno di quei solerti funzionari capaci di bloccare per vent’anni la costruzione di un ponte necessario se – nello scavare le fondamenta dei piloni – vi trova un pezzo di pentola di coccio del 1925, mentre non aprono bocca se qualcuno demolisce l’arco di Tito per istallare, al suo posto, un distributore di benzina.

“Il lauro” di Giovanni Pascoli


alloro

Suggestiva lettura di un’alba agostana.

Nell’orto, a Massa — o blocchi di turchese,
alpi Apuane! o lunghi intagli azzurri
nel celestino, all’orlo del paese!

Un odorato e lucido verziere
pieno di frulli, pieno di sussurri,
pieno dè flauti delle capinere.

Nell’aie acuta la magnolia odora,
lustra l’arancio popolato d’oro —
io, quando al Belvedere era l’aurora,
venivo al piede d’uno snello alloro.

Sorgeva presso il vecchio muro, presso
il vecchio busto d’un imperatore,
col tronco svelto come di cipresso.

Slanciato avanti, sopra il muro, al sole
dava la chioma. Intorno era un odore,
sottil, di vecchio, e forse di viole.

Io sognava: una corsa luna il puro
Frigido, l’oro di capelli sparsi,
una fanciulla… Ancora al vecchio muro,
tremava il lauro che parea slanciarsi.

Un’alba — si sentìa di due fringuelli
chiaro il francesco mio: la capinera
già desta squittinìa di tra i piselli —

tu più non c’eri, o vergine fugace:
netto il pedale era tagliato: v’era
quel vecchio odore e quella vecchia pace;

il lauro, no. Sarchiava li vicino
Fiore, un ragazzo pieno di bontà.
Gli domandai del lauro; e Fiore, chino
sopra il sarchiello: Faceva ombra, sa!

E m’accennavi un campo glauco, o Fiore,
di cavolo cappuccio e cavolfiore.

Dal libro “Myricae” di Giovanni Pascoli

Panzini, la lanterna e la ricerca dell’uomo


panzini

Diogene una volta uscì con una lanterna di giorno, e, alla domanda su che cosa stesse facendo, rispose: “Cerco l’uomo!”.

Alfredo Panzini, con la sua lanterna, percorre,  in bicicletta, la strada che da Milano giunge a Bellaria sull’adriatico. Giuntovi ne esplora il mondo circostante alla ricerca dell’umanità che lì vi abita. Pescatori, ragazzi, preti, ferrovieri, donne umili e altolocate, bizzarri commercianti… sono i protagonisti delle sue storie che, avvolte da una natura quasi selvaggia e capricciosa, si presentano come brevi racconti legati però in un anomalo romanzo.

Sono la Terra e l’Acqua a plasmare il carattere di questi personaggi che, lontani dalle città, vivono ancora secondo la tradizione, ignorando i modelli convenzionali prodotti dalla crescente urbanizzazione o, comunque, rielaborandoli con una certa rusticità. Come le dune di sabbia che sorprendono, con il loro moto, il viandante lungo la strada per Comacchio e Pomposa, così gli uomini e le donne di questa regione sanguigna sorprendono, per il loro temperamento, lo scrittore.

Lettura assai gradevole, ma non per tutti. L’essere l’autore un lessicografo si percepisce nettamente e la citazione classica e il linguaggio alto, mai banale, mi fanno consigliare quest’opera ad un pubblico colto, che ne saprebbe apprezzare le sfumature.

  • Autore: ALFREDO PANZINI
  • Titolo: LA LANTERNA DI DIOGENE
  • Editore: TREVES
  • Anno: 1918
  • Pagine: 276

La vera Teodolinda, regina dei Longobardi, abita a Lomello (Pv) e non all’Expo


All’Expo di Milano, all’interno del padiglione Italia, è presente uno spazio dedicato alla Lombardia. Guida i visitatori, alla scoperta della nostra bella regione, la regina dei Longobardi Teodolinda, di cui vediamo sottoriportate due immagini tratte da “La gazzetta di Mantova”.

expo teodolinda1

Un momento dell’inaugurazione dell’Expo

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Teodolinda e Virgilio guide virtuali allo spazio Lombardia

È sconfortante constatare come, al pubblico mondiale dell’Esposizione, sia proposta una Teodolinda storicamente scorretta.

Nella prima immagine infatti, la vediamo abbigliata alla moda del XV secolo, come raffigurata nella cappella Zavattari di Monza, circondata da improbabili nobili guerrieri del suo popolo; nella seconda, la nobildonna sembrerebbe indossare più un abito da scena che una ricostruzione fedele di un qualsivoglia abito di foggia longobarda.

Ricordiamoci che Teodolinda visse tra il VI e il VII secolo d.C., ovvero ben 800 anni prima degli Zavattari. Il dispiacere di chi conosce seppur superficialmente questo popolo “barbaro”, che ebbe però il merito di dare il nome alla regione Lombardia, è il dover mettere in evidenza che, di fronte a un evento planetario, non ci si sia curati di studiare chi erano e com’erano i Winnili/Longobardi. Eppure, con tanto denaro investito, si sarebbe potuto interpellare almeno uno studioso dell’epoca e proporre Teodolinda, seppur virtuale, filologicamente corretta (le fonti non mancano certamente e gli abiti sono ugualmente eleganti). Si è scelto, invece, un’opzione puramente scenografica.

Per fortuna, un piccolo borgo del Pavese (Lomello) i prossimi 19, 20 e 21 giugno, riparerà al torto subito dalla regina: un campo filologicamente corretto, ove per due giorni si vivrà “alla longobarda”, ci permetterà di scoprire chi erano questi nostri antenati venuti dal profondo nord Europa.

Vi si celebrarà proprio Teodolinda che, nella fortezza di Lomello, incontrò nel 590 il suo futuro secondo marito: Agilulfo, il duca di Torino. Per incontrare la vera Teodolinda, dunque, mettete in cantiere una gita a Lomello, piuttosto che all’Expo.

Di seguito il programa di Laumellum: l’unica vera Festa Longobarda di Lombardia.

Definitivo leggero A

Definitivo leggero B

L’Expo, la Lombardia, la regina Teodolinda e quell’errore clamoroso… (che per fortuna sarà riparato da un piccolo borgo della Lomellina)


All’interno del padiglione Italia all’Expo di Milano è presente uno spazio dedicato alla Lombardia. Guida i visitatori, alla scoperta della regione, Teodolinda la regina dei Longobardi, di cui vediamo qui sotto due immagini tratte da “La gazzetta di Mantova”.

expo teodolinda1

La regina Teodolinda all’inaugurazione Expo.

expo teodolinda2

L’ologramma della regina Teodolinda al padiglione Italia

E’ sconfortante constatare come, al pubblico mondiale dell’Esposizione, sia proposta una Teodolinda storicamente scorretta. Nella prima immagine, infatti, la vediamo vestita alla moda del XV secolo, come proposta nella cappella Zavattari di Monza, circondata da improbabili nobili guerrieri del suo popolo; nella seconda, la nobildonna, sembrerebbe indossare più un abito da scena che una ricostruzione fedele di un qualsivoglia abito di foggia longobarda. Ricordiamoci che Teodolinda visse tra il VI e il VII secolo d.C., ovvero ben 800 anni prima degli Zavattari. Il dispiacere di chi conosce seppur superficialmente questo popolo “barbaro”, che ebbe però il merito di dare il nome alla regione Lombardia, è il dover mettere in evidenza che di fronte a un evento planetario, non ci si sia curati di studiare chi erano e com’erano i Winnili/Longobardi. Eppure, con tanto denaro investito, si sarebbe potuto interpellare almeno uno studioso dell’epoca e proporre Teodolinda, seppur virtuale, filologicamente corretta (le fonti non mancano certamente e gli abiti sono ugualmente eleganti). Si è scelto, invece, un’opzione puramente scenografica. Per fortuna, un piccolo paese del Pavese (Lomello) i prossimi 19, 20 e 21 giugno, riparerà al torto subito dalla regina: un campo filoloficamente corretto, ove per due giorni si vivrà “alla longobarda”, ci permetterà di scoprire chi erano questi nostri antenati venuti dal profondo nord Europa. Vi si celebrarà proprio Teodolinda che, nella fortezza di Lomello, incontrò nel 590 il suo secondo marito: Agilulfo il duca di Torino. Per incontrare la vera Teodolinda, dunque, mettete in cantiere una gita a Lomello, piuttosto che all’Expo. Di seguito il programa di Laumellum: l’unica festa Longobarda di Lombardia. Definitivo leggero A Definitivo leggero B

Maratona letteraria al Perdono di Melegnano (Mi)


ROLLUP

Giovedì 2 aprile, dalle ore 9,30 alle ore 17,30, Enrico Maestri (editore di Gemini Grafica Editrice) e Gabriele Prinelli (curatore della linea editoriale) vi danno appuntamento a Melegnano, Atrio della Palazzina Trombini c/o mostra filatelica, in occasione della 452esima edizione della Fiera del Perdono.

8 ore in cui presenteremo, proporremo e leggeremo i nostri libri.

Vi aspettiamo!!!

Ecco i libri di cui parleremo con voi:

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Quando intorno a Milano c’era… la campagna


Veduta di Milano

Veduta di Milano

Commuovente descrizione del paesaggio milanese di Cesare Cantù (1805-1894)

«La strada bergamasca esce dalla porta Orientale, e segue il magnifico viale di Loreto; indi procede tra feraci campagne, e, lasciato a sinistra Turro, a destra Casoretto, giunge a Crescenzago. Siede questo ridente villaggio in riva al naviglio della Martesana, ed ha fregio d’eleganti ville e giardini. Bello a chi va pedestre è seguir la strada dell’alzaia lungo il naviglio ombreggiata quasi di continuo da pioppi e saligastri, che presenta in più tratti assai gradevoli aspetti. A Crescenzago segue Vimodrone, antica parrocchia, indi la cascina de’ Pecchi, e sulla destra Pioltello, ove nel 1259 si posero a campo i Milanesi movendo contro Ezelino; sulla sinistra Cernusco Asinarlo sul naviglio, che fa bella mostra dal ponte, ed ha grande chiesa e parecchie graziose ville con vaghi giardini. Indi si passa il torrente Molgora, che è scavalcato dal naviglio sostenuto da poderoso dicco, e s’arriva al lieto e popoloso borgo di Gorgonzola, ch’è in voce pe’ suoi squisiti stracchini. Grandiosa n’è la chiesa primaria, cominciata nel 1806, finita nel 1820, con disegno del Cantoni, mercé il munifico lascito del duca Gian Galeazzo Serbelloni.»

Quando Milano stupiva…


Identificazione: Veduta della facciata del Duomo di Milano in costruzione con scene carnevalesche Ambito culturale: scuola milanese Cronologia: ca. 1660

Veduta della facciata del Duomo di Milano in costruzione con scene carnevalesche, scuola milanese, ca. 1660

Dal capitolo XI dei Promessi Sposi di Alssandro Manzoni

La strada era allora tutta sepolta tra due alte rive, fangosa, sassosa, solcata da rotaie profonde, che, dopo una pioggia, divenivan rigagnoli; e in certe parti più lasse, s’allagava tutta, che si sarebbe potuto andarci in barca. A que’ passi, un piccol sentiero erto, a scalini, sulla riva, indicava che altri passeggieri s’eran fatta una strada ne’ campi, Renzo, salito per un di que’ valichi sul terreno più elevato, vide quella gran macchina del duomo sola sul piano, come se, non di mezzo a una città, ma sorgesse in un deserto; e si fermò su due piedi, dimenticando tutti i suoi guai, a contemplare anche da lontano quell’ottava maraviglia, di cui aveva tanto sentito parlare fin da bambino (XI. 47).

Sergio Mattarella, bibliografia (minima) di un presidente


Sergio Mattarella

Del nuovo presidente della Repubblica, il catalogo SBN, fornisce questa bibliografia:

Mattarella, Sergio
Profili giuridici dell’intervento della Regione siciliana nell’economia / Sergio Mattarella
Palermo : STASS, stampa 1979
Monografia – Testo a stampa [IT\ICCU\MIL469896] preferitiAggiungi a preferiti

Mattarella, Sergio
Note in tema di indagini conoscitive delle giunte e delle commissioni del Senato
Palermo : Pezzino e F., 1969
Monografia – Testo a stampa [IT\ICCU\SBL284283] preferitiAggiungi a preferiti

Mattarella, Sergio
Sulla preclusione del procedimento legislativo
Palermo : Arti grafiche Pezzino, 1969
Monografia – Testo a stampa [IT\ICCU\SBL373095] preferitiAggiungi a preferiti

Mattarella, Sergio
La legge elettorale : tra caso italiano e modelli europei / Sergio Mattarella, Mino Martinazzoli, Antonio D’Andrea; con il coordinamento editoriale di Federico Manzoni
Monografia – Testo a stampa [IT\ICCU\MIL798660] preferitiAggiungi a preferiti

De Lisi, Alessandro
Nessuno mai ci chiese : la vita del partigiano Armando Gasiani deportato a Mauthausen / Alessandro De Lisi ; [con interventi di Sergio Cofferati e Sergio Mattarella]
Portogruaro : Nuova dimensione, c2008
Monografia – Testo a stampa [IT\ICCU\LUA179805] preferitiAggiungi a preferiti

Mattarella, Sergio
Un nuovo progetto per la societa che cresce : relazione alla Conferenza Nazionale della Democrazia Cristiana, Milano, novembre 1991 / Sergio Mattarella
\S.l. : s.n.!, \1991?!
Monografia – Testo a stampa [IT\ICCU\PAL078616]

Giornali cattolici in guerra… tra di loro!


Eugenio_Torelli_Viollier

Tratto da: LA STAMPA E LA POLITICA di Torelli-Viollier (1881)

Resta a parlare del partito clericale, rappresentato da due giornali: l’Osservatore cattolico e lo Spettatore lombardo, sempre in guerra fra loro, e che guerra! L’uno chiama l’altro fogna, l’altro risponde farabutto. Lo Spettatore fu fondato da’ clericali più transigenti e remissivi per rintuzzare la tracotanza dell’Osservatore, diretto dal famoso Albertario e da D. Enrico Massara, che pretendevano e pretendono ancora dominare su tutto il clero lombardo e comandare a vescovi ed arcivescovi.

E. Torelli-Viollier.

Un attore… bestiale (Milano 1875)


leone

Tratto da I teatri di Milano di F. Fontana, 1881

Correva, credo, il giugno 1875. Il celebre domatore di belve Bidel trovavasi di passaggio a Milano col suo serraglio; e a Milano c’era anche – di passaggio, va sans dire, poiché quest’uomo bolide non si stabilirà giammai – Ulisse Barbieri.

Bidel aveva un magnifico leone; quando Ulisse vide quel leone si sentì il cervello colpito da una grande idea; affidargli una parte in uno dei suoi centomila drammi! Ne parlò col capocomico della Commenda e, siccome gli affari laggiù non andavano a gonfie vele in quel momento, l’idea fu trovata sublime e accettata a braccia aperte.

Ventiquattr’ore dopo (com’è suo costume) Ulisse Barbieri presentava al capocomico un dramma in sei atti nel quale era fatta una parte di leone… a un leone.

L’azione del dramma si svolgeva in India; c’era una scena in cui un giovane indiano (il protagonista umano della produzione) doveva affrontare un leone in una foresta vergine. Il leone chiuso in una gabbia, le barre della quale erano nascoste da liane, doveva apparire sul fondo e mentre il giovane indiano si lanciava eroicamente sulla belva ruggente doveva cadere il sipario!

Bidel accondiscese a prestare la belva a patto che il capocomico facesse costruire a sue spese la gabbia e si pagassero all’attore bestiale o a chi per esso 100 lire per rappresentazione. Il patto fu accettato e mille cartelloni mirobolani annunziarono ai milanesi la prossima novità. Intanto che gli animi dei buoni meneghini ribollivano d’impaziente attesa, alla Commenda ferveva il lavoro.

Il falegname del teatro, geloso della propria fama, aveva promesso di saper benissimo costruire la gabbia indicata, e gli si era creduto sulla parola; gli attori, col cuor leggero e ridendo, andarono alla prova generale; la gabbia del buon falegname era là in attesa della belva nel prato attiguo al palcoscenico; Barbieri giunge annunciando che precede Bidel e il suo pensionario di pochi minuti. Eccoli!… Eccoli!… La belva si guarda intorno come maravigliata di non trovarsi nel solito serraglio in compagnia dei sozii; Bidel visita la gabbia nuova e contrae un pocolino le labbra dicendo: «Basta !… Vedremo !» e avvicinatala a quella in cui stava il leone ve lo fa passar dentro.

I comici intorno si affollano curiosamente; Barbieri è radiante; la belva rimane un momento perplessa nel nuovo domicilio, poi come per mettercisi a suo agio e prenderne possesso formale, dà una scrollatina di giubba…

Misericordia!… La gabbia a quella semplice scrollatina sembra sfasciarsi, alcune barre di ferro si torcono come fidibus; i comici alzano i tacchi alzando al cielo grida di spavento; Bidel coraggiosamente penetra nella nuova gabbia e in men che si dica fa ripassare la belva nell’antica colla logica delle scuriate.

Ebbene, il solo Barbieri non era fuggito! Egli era rimasto là senza dir parola, piantato al suo posto come un piuolo. Quando Bidel lo scosse chiedendogli: «Ebbene a che pensi?» egli rispose:

– Pensavo che se il leone mi avesse mangiato i miei comici io non avrei più potuto far rappresentare il mio dramma!

***

La lezione era stata troppo seria perché il bravo falegname avesse a riproporre di nuovo l’opera sua. Venne quindi fabbricata un’altra gabbia sotto la direzione immediata del Bidel e il giorno della grande rappresentazione arrivò finalmente.

Io non vidi mai spettacolo più strano in teatro di quello che vidi quella sera. Gli spettatori pigiati in quel baraccone come le acciughe in un barile, assistettero tutti in piedi, voltati a tre quarti, in atto assiduo di fuga allo svolgimento del dramma. Sul palcoscenico non incontravi anima viva ad eccezione di Barbieri e di Bidel; gli attori e le attrici, appena finite le scene in cui eglino avevano parte, correvano a rinchiudersi nei rispettivi camerini a doppio giro di chiave (a quali fanciulleschi ripari non fa appigliare la paura!); il buttafuori aveva date le sue dimissioni; tutta quella brava gente, contenta in cuor suo che il Re del deserto avesse servito a popolare così bene il teatro, si ricordava troppo di quella tal scrollatina di giubba che voi sapete, per affrontare ancora a cuor leggiero, come prima, la posizione fattale dall’autore del dramma.

Il colmo del grottesco fu naturalmente la gran scena, la scena maestra di cui vi ho già dato lo spunto.

Il giovane indiano – Giovanni Emanuel – il quale non accarezzava certo l’idea di farsi sbranare da un leone prima di rivelarsi interamente al pubblico italiano, si era tenuto continuamente durante il dramma sul: Chi vive! e, a schivar possibilmente ogni men graziosa sorpresa da parte del nobile animale, si era studiato recitando di non abbandonare mai l’estremo limite del proscenio, sfiorando coi piedi la ribalta o il naso del suggeritore, rincantucciato più che mai e in piedi anch’egli nel suo buco per esser più pronto a qualsiasi evenienza.

Giunta la gran scena il leone doveva ruggire, ma benché tenuto appositamente a digiuno; non ruggì… Capricci d’ attore… bestiale !

Barbieri, fatto eroe dalla sua giusta indignazione d’autore non assecondato; Barbieri che contava sull’effetto irresistibile di quel ruggito e se lo era veduto svanire, Barbieri, dico, si lanciò contro la gabbia della belva imprecando e incitandola tanto dappresso col bastone per farla… parlare, che il Bidel dovette strapparlo indietro a viva forza.

E intanto Emanuel, colle spalle rivolte completamente alla belva, sempre sul limite estremo del proscenio, badava a gridare:

– Sì !… Belva, io ti sfido e ti ucciderò!… Io ti fiso col mio occhio magnetizzante…

Il pubblico scoppiò in una risata così unanime, così fragorosa, così omerica, che la belva ne fu scossa… Forse credette d’essere tornato nel suo deserto e di sentire il rombo del Simoun che si avvicinava, e cacciò fuori un urlo così indiavolato, così formidabile, che gli spettatori terrorizzati ondeggiarono, come massa liquida, verso la porta, Emanuel scomparve dietro una quinta, il suggeritore si inabissò, nei camerini attori e attrici mandarono uno strillo, il sipario cadde come abbandonato da una mano aperta dalla paralisi e dall’incoscienza dello spavento.

E Bidel dovette una volta ancora trattenere Barbieri il quale faceva atto di lanciarsi verso la gabbia gridando:

– Grazie!… Grazie!

F. Fontana

Burloni milanesi


Il Duomo di Milano

Il Duomo di Milano

Da I teatri milanesi di F. Fontana, 1881

Questo baritono, un tipo stranissimo, piovuto a Milano dall’America, fornito di larghi mezzi di fortuna, lungo lungo, magro magro, dinoccolato, era notissimo a tutti per un paio di baffi smisurati che gli schizzavano di sotto al naso come due razzi enormi di pelo lanciati dalle narici.

In occasione della sua fausta rivelazione al pubblico milanese alcuni burloni gli avevano consigliato di trar partito anche di quel miracolo di baffi; e glie ne suggerirono il modo. Fu in causa di tali consigli e di tali suggerimenti che gli spettatori lo videro comparire in scena coi baffi enormi arrovesciati in su, via via aguzzantisi in punte irrigidite dal cosmetico, sull’estrema cima dei quali poggiava un uccellino impagliato!

L’effetto fu tale che per più di un quarto d’ora, la rappresentazione dovette essere interrotta: la platea era un pandemonio d’ossessi che si divincolavano in una crisi di risate pazze da schiattare; dei professori d’orchestra alcuni s’erano buttati a terra presi da un orgasmo nervoso per eccessiva ilarità; nei palchi e nel lubbione era un agitarsi così forsennato e pazzo che minacciava di squassare l’edificio e farlo crollare.

Io stesso, benché compreso da un senso di pietà indicibile per il ludibrio gettato su quella creatura fatta a mia immagine e somiglianza, non potei resistere e scoppiai in un ghigno!

Ed egli, l’americano era là, impassibile, dinanzi a simile accoglienza, incerto ancora se lo si prendeva a gabbo o se lo scopo serio della sua strana truccatura era stato invece raggiunto davvero!

La serata finì, naturalmente, con un’apoteosi strana, quale il Dio Cachinno e Momo in persona non avrebbe mai potuto immaginare. Al tenore e al baritono – chiamati, per un numero di volte incalcolabili, agli onori del proscenio – furono offerti mazzi colossali di carote e di rape e d’insalata, mentre dal paradiso e dai palchi piovevano torsi di cavoli, buccie di patate e di fagiuoli, spessi come gragnuola.

Ebbene, i due… artisti non si mostravano punto dolenti o umiliati per tali espressioni d’entusiasmo! Uno di loro, del resto, il tenore, vi era già assuefatto, dappoiché i buontemponi suoi amici che egli frequentava da un pezzo in una nota osteria dei sobborghi di Milano, l’avevano già fatto passare per altre cento prove ben più bizzarre di questa, come sarebbe a dire: farlo cantare chiuso in un sacco o legato a un albero come un salame, persino sulla guglia più alta del Duomo, proprio ai piedi della Madonnina, mentre loro, i machioni, aggruppati sulla piazza, lo applaudivano tra le risate della folla, come se, merce l’organo potentissimo vocale di cui egli si vantava dotato, il grande artista fosse riuscito a far giungere fino a loro, malgrado la distanza e l’altezza formidabile, la vibrazione gagliarda delle sue note di petto!

Dicono del mio “MISTERO”


Il_mistero_di_Marignano_copertina_600

La notevole recensione (curata, motivata e appassionata) è di Claudio Montini, blogger di Digito ciò che penso.

Tra altre annotazioni, Montini scrive:

Gabriele Prinelli confeziona non già un mero seguito de LA MANO DELL’ORGANISTA (F.LLI FRILLI, 2009), ma un romanzo nuovo, autonomo, vivo e vegeto con gli stessi protagonisti del precedente e nuovi comprimari calati in uno scenario connotato da un’atmosfera tipica delle storie di fantasmi scozzesi o di certi lavori di sir Walter Scott, Arthur Conan Doyle e Oscar Wilde, alleggerendo l’atmosfera gotica e drammatica con la rappresentazione, magistrale e divertita della grande umanità dei personaggi, unici ciascuno a modo proprio ma tutti simpaticissimi.

E’ talmente scorrevole e fresca che invoglia a proseguire la lettura, a dispetto degli impegni del resto della vita, perchè è come trovarsi a una riunione di amici, accomodati intorno al fuoco o a un tavolo con le forchette a centro piatto, mentre un’altro amico, con sapienza oratoria e attoriale, racconta una bella storia che nessuno ha mai sentito.

Insomma, una piccola gemma ottimamente lavorata che merita di spandere la propria luce anche su scala nazionale…

Il testo integrale della recensione lo trovate a questo indirizzo: http://digitociochepenso.blogspot.it/2015/01/radio-patela-magazine-letti-piaciuti.html

Informazioni bibliografiche

  • Titolo del Libro: Il mistero di Marignano
  • Autore: Gabriele Prinelli
  • Editore: Gemini Grafica Editrice
  • Collana: Ad Aemilum Nonum
  • Data di Pubblicazione: NOVEMBRE 2014
  • ISBN-13: 978-88-97742-32-6
  • € 13,90
  • Distribuzione D.E.M. e Li.Bro.Co.

2015 – Non solo Expo: i cinquecento anni dei “Giganti di Marignano” in nuove pubblicazioni Gemini Grafica


Il logo di "2015 - non solo Expo"

Il logo di “2015 – non solo Expo”

Il 2015 non è solo l’anno dell’expo milanese. Si celebrano, infatti, i 500 anni della battaglia di Marignano.

La battaglia che si svolse nelle campagne tra il fiume Lambro e il canale Vettabbia, alle porte di Melegnano, il 13 e 14 settembre 1515 fu detta, “Dei Giganti”, per la ferocia del combattimento, per la strage di soldati e per la nobiltà che vi partecipò.

Lo scontro vide la vittoria dell’alleanza franco-veneta (costituitasi nell’ambito della Lega di Cambrai), ovvero dei francesi di Francesco I coadiuvati da alcuni lanzichenecchi e – verso la fine della battaglia – dalle forze della Repubblica di Venezia. Sul fronte opposto erano schierati gli svizzeri, che dal 1512 avevano il controllo sostanziale del Ducato di Milano, anch’esso presente nella figura di duca “nominale” di Massimiliano Sforza con i suoi cavalieri e fanti.
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Dall’eredità di Valentina Visconti ai cannoni di Marignano. Giuseppe Gerosa Brichetto ripercorre, in questa fondamentale opera, le tappe che hanno condotto Francesco I, re di Francia, alle porte di Milano per contendere agli Sforza e agli svizzeri il capoluogo lombardo. Combattuta tra il 13 e il 14 settembre 1515, la battaglia fu denominata “dei giganti”, dai suoi stessi protagonisti, per la ferocia del combattimento e per la grande strage di uomini.

Nato a Linate nel 1910, il Dr. Giuseppe Gerosa Brichetto appartenne ad una famiglia dove era forte il senso del dovere e l’attaccamento alla Patria. Completati gli studi, laureandosi in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Milano, fu inviato dall’esercito italiano in Africa orientale, Albania e sul Fronte mediterraneo da dove rientrò nell’agosto del 1943. Aderì al Corpo Italiano di Liberazione e combatterà a fianco degli Alleati; gravemente ferito nella Battaglia di Monte Lungo dell’8 dicembre 1943, fu decorato “sul campo”.
Nel luglio del 1946, appena congedato dopo ben sei anni di guerra, riprese servizio presso il Comune di Milano come Medico di reparto. In seguito fu nominato Medico Condotto del Comune di Peschiera Borromeo (Milano), incarico che ricoprì fino al suo collocamento a riposo avvenuto nel 1985. Nel contempo ebbe modo di realizzare un’opera importante e destinata a perdurare nel tempo. Nel 1960, infatti, fu promotore della Casa di Cura “Le Quattro Marie” in Milano, ora Centro Cardiologico “Fondazione Monzino”. Coltivò una grande passione per la letteratura, per lo scrivere bene e la sua attività di scrittore si può dividere essenzialmente in: storiografia locale, letteratura ed argomenti militari. Oltre a numerosi libri, ha pubblicato circa quattrocento articoli, con le tematiche citate, su periodici locali.

Informazioni bibliografiche

  • Titolo del Libro: La Battaglia di Marignano
  • Autore: Giuseppe Gerosa Bribetto
  • Editore: Gemini Grafica Editrice
  • Collana: 500 – 1515/2015 Non solo Expo
  • Data di Pubblicazione: febbraio 2015
  • ISBN-13: 978-88-97742-33-3
  • € 14,90

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La battaglia che si svolse nelle campagne tra il fiume Lambro e il canale Vettabbia, alle porte di Melegnano, il 13 e 14 settembre 1515 fu detta, “Dei Giganti”, per la ferocia del combattimento, per la strage di soldati e per la nobiltà che vi partecipò.

Raffaele Inganni, sacerdote di Zivido, luogo ove trovarono sepoltura le migliaia di vittime della cruenta disfida, ripercorre, in questo scritto del 1889, le tappe salienti che condussero Francesco I ad attaccare le truppe svizzere che controllavano la città di Milano e descrive, nei particolari, lo svolgersi delle giornate campali. Nel luogo della vittoria francese, sorse, per volontà del re di Francia, una cappella commemorativa che lo stesso autore, riportò alla luce con degli scavi archeologici.

In occasione del cinquecentenario della storica battaglia, Gemini Grafica ripropone questo testo non più ripubblicato dal 1889.

Raffaele Inganni, fu ordinato sacerdote nel 1865. Nominato cappellano di Zivido nel 1879 vi rimase sino al 1893.
Uomo di cultura e animato da passione per la storia riportò alla luce la perduta cappella “Dei Giganti” memoriale dell’importante battaglia.

 

  • Titolo del Libro: I Giganti di Marignano
  • Autore: Raffaele Inganni
  • Editore: Gemini Grafica Editrice
  • Collana: Ad Aemilium Nonum
  • Data di Pubblicazione: giugno 2014
  • ISBN-13: 978-88-97742-25-8
  • € 14,90

O tempora, o mores!


Anna "Neera" Zuccari, scrittrice milanese.

Anna “Neera” Zuccari, scrittrice milanese.

Altra epoca, altra linea (intesa come forma fisica)

Quell’essere leggiadro e grazioso che i poeti chiamano fanciulla e i toscani signorina, da noi a Milano si dice: popôla, e come la donna milanese è tanto diversa dalle altre donne anche la popôla non è proprio una medesima cosa colla poetica fanciulla, colla signorina convenzionale, colla tôta, colla sciêta, colla putèla dei varii dialetti settentrionali e nemmeno colla nenna delle canzoni napoletane.

La popôla intanto non è sentimentale; contempla di rado le stelle ed uno de’ suoi desiderii più vivi (in ragione forse della poca probabilità di vederlo realizzato) è quello di ingrassare.

(Neera, Le donne milanesi, 1881)

Vi verrà voglia di rileggere “I Promessi sposi”


La copertina provvisoria del volume

La copertina provvisoria del volume

Il Volume uscirà a febbraio per i tipi della Gemini Grafica Editrice.

Per capire quanto “I promessi sposi” abbiano influenzato la letteratura italiana sarebbe sufficiente leggere, anche distrattamente, i romanzi di fine ottocento: nel bene e nel male lo citano pressoché tutti. Il dibattito attorno al noto romanzo, poi, non si è sopito nemmeno ai giorni nostri.

Giuseppe Bindoni, profondo estimatore del Manzoni, va oltre la critica e, della storia manzoniana, ne fa una scienza; scomponendo il testo dello scrittore milanese, ricostruisce, nei più piccoli particolari, l’ambiente geografico che ha ispirato il Lisander.

Qual era il vero paese di Renzo e Lucia? Dov’era ubicato il castello dell’innominato? Com’era fatta la casa di Agnese? E la stradetta dei Bravi? Giuseppe Bindoni, ci svela le vie, i borghi e persino le abitazioni in cui hanno vissuto i protagonisti del celebre romanzo.

Un piacevolissimo viaggio a piedi con i Promessi Sposi per le tortuose vie alle falde del Resegone.

L’uscita del secondo volume, dedicato ai luoghi dell’esilio (Milano e il Bergamasco), è prevista per il mese di giugno 2014.

L’autore

Giuseppe Bindoni (Treviso 1852-1931) laureato in lettere, trascorre la sua vita dedicandosi all’insegnamento. Professore titolare di lingua italiana, geografia, storia, diritti e doveri dei cittadini, intervalla all’insegnamento approfonditi studi sul Manzoni su cui scrive opuscoli, trattati, libri.

Collana: Classici di Lombardia
pp. 300 – brossura
ISBN: 978-88-97742-36-4
prezzo di copertina: 16,90 €

La mezza maratona di Padre Cristoforo


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Nel sesto capitolo dei promessi sposi, Padre Cristoforo va in missione al palazzotto di don Rodrigo. La gita gli costò una discreta camminata.

Il padre Cristoforo fino allora aveva fatto: due miglia dal convento alla casa di Lucia, e altre due per il ritorno; poi quattro dal convento al palazzotto, quasi otto miglia in tutto; e ne farebbe ora altre cinque: tre dal palazzotto a Olate, e le due da Olate al convento; tredici miglia tutto sommato; pari, povero vecchio, a ventitré chilometri incirca.

L’attenta misurazione è opera di GIUSEPPE BINDONI – TOPOGRAFIA DEL ROMANZO I PROMESSI SPOSI

Buon 2015 da IL QUADERNO DI UN BIBLIOTECARIO – Classifica degli articoli più letti del 2014


buon-anno

Cari lettori, il QUADERNO vi augura uno splendido 2015 di… libri e letture.
Intanto, “ripassiamo” l’anno che volge al termine, attraverso gli articoli più letti.

CLASSIFICA 2014

Programmi (gratuiti) per la mia biblioteca di casa e non solo 2.806
Saghe famigliari: piccola bibliografia 1.397
Donne e letteratura: 1964 lo scandalo del libro “La ragazza di nome Giulio” di Milena Milani 1.207
Chi sono 952
La Neve e i libri 900
Letto in anteprima: Il Curato d’Orobio di Giovanni Visconti Venosta 867
I miei preferiti 782
Il mio progetto Maigret 708
BIBLIOTECHE PERDUTE 1 – LA BIBLIOTECA DI ASSURBANIPAL A NINIVE 695
La biblioteca aperta 7 giorni su 7? Il mito delle biblioteche d’Europa 593
Libri e design… 584
Perchè un libro è sempre bello? 565
Biblioteca da sorridere… 543
Le meraviglie (bibliotecarie) del mondo: Trinity College di Dublino 538
294 lettura finita (26/III anno) – Arsenio Lupin ladro gentiluomo di Maurice Le Blanc 510
Che lettore sei? 8 domande per capire quale libro leggere… 500
Dove va l’accento? 462
181 lettura finita (51/II anno) – Il fantasma di Canterville di Oscar Wilde 460
I lettori dipinti – 1 parte 457
267 lettura finita (137/II anno) – Il segno dei quattro di Conan Doyle 446
Biblioteche meravigliose del mondo – Abbazia di San Gallo (Svizzera) 432
396 lettura finita (59/IV anno) – La sposa normanna di Carla Maria Russo 418
Il mio passo preferito

Barbari fin nei nomi…


storia dei longobardi

Riflessione (sintetizzata nel titolo del post) e nomi tratti da Storia dei Longobardi di Jorg Jarnut.

Nomi maschili: Audoino, Ermanafrido, Totila, Vitige, Valtari, Ildechi, Teodeberto, Teodebaldo, Vacone, Ibor, Aio, Ansprando, Ucberto, Grimoaldo, Pertarito, Agilulfo, Ariulfo…

Nomi femminili: Rodelinda, Amalaberga, Ranicunda, Austrigusa, Silinga, Valderada, Gambara, Clodosvinta…