461 lettura finita (46/V anno) – Madame Sylvandire di Alexander Dumas


Madame Sylvandire di Alxander Dumas

Lettura di gennaio 2011

Dieci e lode. Un libro che mi ha tenuto inchiodato fino all’ultima pagina. Bramavo l’ultima riga per leggere la conclusione della storia. Un Dumas in forma in questo romanzo dove troviamo gli “antenati” del Conte di Montecristo e dei Tre moschettieri. Avvincente, un colpo di scena dietro l’altro, senza mai essere eccessivo. Eccellente lettura anche per ragazzi, oltretutto con “dimesioni ragionevoli”. Unica pecca l’edizione Donzelli: dal prezzo stratosferico (25 euro).

Voto: 10/10

Plus

Tutto.

Minus

Nessuno.

Quale lettore?

Dai 14 anni in su.

Incipit

In un’opera ben più seria di quanto la presente abbia la pretesa di essere, abbiamo spiegato in qual modo la nobiltà di Francia venne sistematicamente depauperata da tre uomini: Luigi XI, Richelieu, Roberspierre. Luigi XI abbattè i gran vassalli, Richelieu decimò i gran signori, Roberspierre falcidiò l’aristocrazia.

L’Ite Missa est

… sono ancora citati con il paradigma delle unioni.

Trama

Roger Tancrède d’Anguilhem, giovane nobile di provincia, prende la via di Parigi in groppa al suo fedele destriero Christophe a caccia di un’eredità inattesa e controversa. A quel denaro è appesa l’unica possibilità di sposare la bella Constance, la cui famiglia, ben più ricca e potente della sua, non aveva esitato a metterlo alla porta. Inizia così la rocambolesca avventura del cavaliere d’Anguilhem, che da un piccolo paese si ritrova catapultato nella rutilante vita della capitale francese, nel momento del suo massimo fulgore.
Fra duelli, sotterfugi, partite di pallacorda e guasconate, il quindicenne campagnolo scopre quanto affascinante e al tempo stesso ingannevole sia quel mondo cui non appartiene e dal quale è irresistibilmente attratto. Nel vortice della vita parigina Roger incontra colei che in fatto di inganni ne sa una più del diavolo, Sylvandire, un’ammaliante macchinatrice che non ci penserà due volte a spedirlo alla Bastiglia… E poi, vietato raccontare il seguito, col rischio di bruciare il piacere di lasciarci catturare e sorprendere dai rapidi rovesci narrativi congegnati da un grande maestro della penna.
Pubblicato nel 1842, e qui proposto per la prima volta in traduzione italiana, Madame Sylvandire possiede già tutti gli ingredienti del migliore romanzo dumasiano. Una sorta di laboratorio in cui Dumas sperimenta, affina e tempra gli arnesi che adopererà a piene mani e con la forza del suo genio in quel capolavoro dell’arte del racconto che sono I tre moschettieri. Tra un’avventura e l’altra, il lettore si divertirà a scovare, disseminate nella fitta e avvincente trama dell’opera, alcune delle trovate e delle invenzioni narrative del Dumas più amato e conosciuto.

Scheda del libro

Autore: Dumas, Alexandre <pere>
Titolo: Madame Sylvandire / Alexandre Dumas ; traduzione di Gaia Panfili
Pubblicazione: Roma : Donzelli, [2008]
Descrizione fisica: XI, 354 p. ; 22 cm
Note Generali: Prima traduzione italiana dell’ed. francese curata da Claude Schopp
Numeri:    ISBN – 9788860362544
Nomi: Dumas , Alexandre <pere>
Panfili, Gaia
Altri titoli collegati: [Titolo originale] Sylvandire.
Classificazione:     843.7 – NARRATIVA FRANCESE, 1815-1848

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Dumas Alexander

Dumas su IL QUADERNO

L’e-book

Discutiamone insieme sul forum

459 lettura finita (44/V anno) – Spasimo di Federico De Roberto59


Spasimo di Federico De Roberto

Lettura di gennaio 2011

Terribile, dall’introduzione alla fine. Già ero rimasto male in apertura quando il curatore dichiara di aver modernizzato alcune espressioni (sarebbe come dire: “cambio alcune cadenze a Beethoven per renderlo più moderno”…). Poi L’autore dichiara di volere scrivere un romanzo vivace, veloce… il risultato è un romanzo lento, così lento che pare infinito. Alle origini del poliziesco sta scritto nella quarta di copertina… meno male che il genere si è poi evoluto in altra maniera. E non parliamo del prezzo: 22 euro per 175 pagine…

Voto: 4/10 a De Roberto

Voto: 2/10 all’editore

Plus

Non mi viene in mente nulla.

Minus

Tutto.

Quale lettore?

Per coraggiosi.

Incipit

Chi passò l’autunno del 1894 sul lago di Ginevra rammenta ancora senza dubbio il tragico caso di Ouschy, che produsse tanta impressione e diede così lungo alimento alla curiosità non solo tra la colonia dei villeggianti sparsi per tutte le stazioni del lago, ma anche nel gran pubblico cosmopolita cui i giornali lo riferirono.

L’Ite Missa est

… ne custodite gelosamente l’imperituro ricordo.

Trama

In principio c’è De Roberto. Nel 1897, più di un secolo prima dell’esplosione del genere poliziesco nella letteratura italiana, uno dei grandi maestri del nostro Ottocento dà alle stampe un romanzo tutto imperniato sull’indagine indiziaria attorno a un caso scabroso ambientato in una signorile dimora sul lago di Ginevra. La facoltosa contessa d’Arda, legata al rivoluzionario russo Alessio Zakunine da una lunga, e ormai contrastata convivenza, muore con un colpo di rivoltella alla tempia nella sua stanza da letto, in una mattina d’autunno del 1894. Ad accorrere sulla scena, oltre al principe nichilista, la giovanissima slava Alessandra Natzichev, sua compagna di fede politica, e Roberto Vérod, scrittore inquieto, legato alla vittima da qualcosa di più che una calda amicizia. Si apre così un romanzo che sin dalle prime righe avvince il lettore in una morsa e lo trascina nel continuo oscillare tra due ipotesi contrapposte: delitto passionale o suicidio? A sciogliere l’enigma è chiamato un magistrato di lungo corso, Francesco Ferpierre, subito preda di un’ansia investigativa che, in assenza d’indizi inoppugnabili, lo porta ad aggrapparsi al suo collaudato intuito e alla capacità di intravedere i moti dell’animo umano. Saranno il suo sguardo inquisitore, i suoi dubbi e i suoi espedienti al limite delle regole, ad accompagnare il lettore nella ricostruzione di una vicenda nella quale magistralmente s’incarnano le contraddizioni e i dilemmi di quel fine secolo: le positivistiche certezze della ragione e il richiamo della fede in un Dio pietoso; l’inestinguibile lotta tra il bene e il male, tra l’ardore delle passioni e le convenzioni sociali, tra la tentazione intimista e l’afflato rivoluzionario. Sostenuto da una lingua capace di assecondare ogni sfumatura e ogni contorno dei gesti e dei pensieri dei protagonisti, l’intreccio inaugura uno stratagemma narrativo destinato a diventare un canone per tanta letteratura e tanto cinema successivi: quello dell’investigatore capace di immedesimarsi nei panni dei diversi personaggi, via via che la ricostruzione pare identificare nell’uno o nell’altro il colpevole del delitto o viceversa propendere per la pista del suicidio. Lo «spasimo» che accomuna tutti i personaggi finisce in tal modo per annidarsi anche nell’animo del lettore, fino all’ultimo imprevedibile colpo di scena. Pubblicato tre anni dopo I Viceré, Spasimo fu accolto con le curiosità e le polemiche riservate alle opere veramente innovative, per essere poi consacrato, nel corso del secondo Novecento, come il primo e più significativo esempio di romanzo investigativo italiano. «Stupisce la modernità di Spasimo, la sua originalità poliziesca – osserva Massimo Onofri nell’Introduzione – ed è proprio nella costruzione e nel formidabile intreccio del dramma giudiziario che sta la qualità prima del romanzo».

Scheda del libro

Autore: De Roberto, Federico
Titolo: Spasimo / Federico De Roberto ; introduzione di Massimo Onofri
Pubblicazione: Roma : Donzelli, 2010
Descrizione fisica: XIV, 175 p. ; 22 cm.
Numeri: ISBN – 9788860364678
Nomi: De Roberto , Federico
[Autore testi secondari] Onofri, Massimo
Classificazione:     853.8 – NARRATIVA ITALIANA, 1859-1899

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Federico De Roberto

Federico De Roberto su Il quaderno di un bibliotecario

Discutiamone insieme sul forum