538 lettura – Flora Marzia di Cesare Donati


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La lettura è piacevole, condita di un linguaggio vivace per niente imbalsamato nei rigori dell’italianità. Peccato che sia praticamente introvabile sia in edizione cartacea che in quella elettronica.

Voto: 8/9

TRAMA

Durante il carnevale, in una culla, celata dai fiori, viene abbandonata in una povera casa una bambina frutto di un amore proibito. Mentre Flora Marzia cresce nella sua nuova famiglia, i genitori sono travolti dalle vicende di una vita travagliata. Il padre è incarcerato dal nonno dell’infante e la madre è costretta a vivere segregata nella lontana Sicilia fino al matrimonio. Il prigioniero fugge e riprende in continente la sua attività di medico. Incontra, dopo molti anni, la figlia  (che ignora di esserne la nipote) con il vecchio avo che necessita di cure…

L’AUTORE

Nato a Lugo di Romagna (Ravenna) il 10 sett. 1826 da Giuseppe e Rosa Sinigallia, ebbe impediti gli studi da vicende familiari. Non perse però la voglia dell’apprendere. Lettore onnivoro, andò formandosì presto una ricca riserva di nozioni e stirnoli che poi furono essenziali alla sua attività di pubblicista e narratore. Gli eventi del 1848 lo colsero a Finale Emilia, dove si trovava con la famiglia; dopo glì sfortunati avvenimentì della guerra d’indipendenza il D. ed i suoi ripararono in Toscana. CONTINUA

SCHEDA DEL LIBRO

Autore principale: Donati, Cesare <1826-1913>
Titolo: Flora Marzia : storia di mezzo secolo fa / per Cesare Donati
Pubblicazione: Milano : Treves, 1876
Descrizione fisica: 275 p. ; 19 cm.

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copertina-generale

Scopri il nuovo romanzo di Gabriele Prinelli

Addio, monti… Deledda vs Manzoni?


addio monti

Nel capitolo 7 di Cenere (1904) di Grazia Deledda, ho letto questo passo:

Nei crepuscoli verdognoli, rischiarati da nuvole rosse che serpeggiavano, svanivano e ricomparivano continuamente sul cielo glauco, Anania sentiva negli orti il crepitìo e l’odore delle erbe secche bruciate dagli agricoltori, e gli sembrava che qualche cosa dell’anima sua svanisse col fumo di quei fuochi melanconici.
Addio, addio, orti guardanti la valle; addio scroscio lontano del torrente che annunzia il tornar dell’inverno; addio canto del cuculo che annunzia il tornar della primavera; addio grigio e selvaggio Orthobene dagli elci disegnati sulle nuvole come capelli ribelli d’un gigante dormente; addio rosee e cerule montagne lontane; addio focolare tranquillo e ospitale, cameretta odorosa di miele, di frutta e di sogni! Addio umili creature inconscie della propria sventura, vecchio zio Pera vizioso, Efes e Nanna disgraziati, Rebecca infelice, Maestro Pane stravagante, pazzi, mendicanti, delinquenti, fanciulle belle e inconsapevoli, bambini votati al dolore, gente tutta infelice o spregevole che Anania non ama ma sente attaccata alla sua esistenza come il musco alla pietra, gente tutta che egli abbandona con gioia e con dolore!
E addio dolcezza e luce sopra tanti oscuri dolori, arcobaleno incurvato come cornice di perle sul quadro screpolato di una miseria antica ed eterna – Margherita, addio!

Immediatamente, mi è tornato alla memoria un più celebre “Addio, monti” (1841):

Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso. Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme; l’aria gli par gravosa e morta; s’inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a’ suoi monti.

Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo, chi aveva composti in essi tutti i disegni dell’avvenire, e n’è sbalzato lontano, da una forza perversa! Chi, staccato a un tempo dalle più care abitudini, e disturbato nelle più care speranze, lascia que’ monti, per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai desiderato di conoscere, e non può con l’immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno! Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.

Un tributo alla grandezza del Manzoni? Una coincidenza? Cosa ne pensano i lettori de Il Quaderno?

536 lettura finita (9 del VI anno) – Prima morire della Marchesa Colombi


Maria Antonietta Torriani

Maria Antonietta Torriani

La Marchesa Colombi mi ha regalato un altro polpettone sentimentale, questa volta in forma epistolare. Per fortuna, non ha la gravità dell’Ortis e nemmeno quella del Werther.  Ecco di seguito la vicenda. Come di consueto, chi non vuol conoscere il finale si astenga dal testo in corsivo. Letto nella sua prima edizione del 1881.

Voto: 7,5/10

Augusto, giovane musicista dalla morale molto rigorosa, invia un biglietto alla bella Eva, sua vicina di casa, invitandola a essere più prudente quando ella si muove nella sala da bagno, che lui scorge da una sua finestra. Comincia così la tormentata storia d’amore tra i due protagonisti del romanzo. Attraverso le lettere che si scambiano i personaggi della vicenda (compresi il marito di Eva e Leonardo, l’amico di Augusto), il lettore ricostruisce il dramma dell’artista che, innamoratosi della moglie di un suo estimatore, induce – tra tormenti etici – la donna ad abbandonare la famiglia. La malattia della figlia di Eva, però, induce la madre a un precipitoso ritorno a casa, lasciando Augusto disilluso dal suo sentimento. Memore del patto stretto con Leonardo e torturato dai rimorsi, mantiene fede al detto “prima morire che macchiarsi” su cui aveva giurato in gioventù. Suicidandosi, brucerà il manoscritto dell’opera a cui attendeva e che, in programma alla Scala, gli avrebbe procurato la fama.

L’AUTRICE

Il nome di “Marchesa Colombi” era in realtà uno pseudonimo, tratto dalla commedia «La satira e Parini» di Paolo Ferrari, in cui i marchesi Colombi sono personaggi futili e frivoli. Orfana di padre, visse con la madre Carolina Imperatori e con il secondo marito di lei, Martino Moschini, fino al 1865. Si diplomò in tenera età come maestra elementare dedicandosi alla pittura e alla scrittura e alcuni suoi articoli vennero pubblicati su diversi giornali. Trasferitasi a Milano in via San Pietro in Gessate, conobbe la sociologa Anna Maria Mozzoni, protofemminista lombarda, con la quale iniziò a collaborare. Continua

SCHEDA DEL LIBRO

Autore principale: Marchesa Colombi
Titolo: Prima morire / la Marchesa Colombi
Pubblicazione: Napoli, A.Morano, 1881
Descrizione fisica: 236 p. ; 19 cm.

Ripubblicato nel 1988 da Lucarini.

535 lettura finita (8 del VI anno) – Il segreto d’Adolfo di Vittorio Bersezio


Vittorio Bersezio

Vittorio Bersezio

Bersezio, questa volta, ci regala un romanzo sentimentale dalle tinte fosche. Il segreto di Adolfo – chi non lo volesse conoscere, eviti il paragrafo della trama scritta in corsivo – è forse prevedibile, tuttavia l’autore sembra volerci condurre a tutti i costi in un’altra direzione. Il cattivo della vicenda, l’Orsacchi, è davvero tale e, pure, antipatico. Ben scritto e piacevolmente letto nell’edizione del 1875. Da quell’anno, Il segreto non è stato più pubblicato.

Voto: 7/8

Trama

Il conte Cioni e il suo sodale Orsacchi, un militare a riposo, sposano rispettivamente Cecilia e Lisa, fresche fanciulle di collegio, poste sotto la generosa protezione dello stesso conte. Cecilia, in particolare, cresciuta fino dall’adolescenza in casa del Cioni, è molto legata al figlio di questi – il giovane Adolfo, protagonista della storia –, di cui raccoglie le confidenze.

L’annuncio delle doppie nozze getta nello sconforto Adolfo che, nel tentativo di risollevarsi l’animo e di seguire la sua vena artistica, si stabilisce a Roma. Il soggiorno nella città eterna s’interrompe bruscamente per sfuggire alla figlia della padrona di casa che si è innamorata di lui, non corrisposta,  e soprattutto dal pretendente di lei che vuole ucciderlo.

Ritornato a casa, riprende a frequentare, nel suo studio di pittore, Cecilia e Lisa: la prima sposa innamorata e la seconda moglie oppressa. Proprio Orsacchi è convinto che  Adolfo sia l’amante di una delle due ragazze e persuade Cioni a spiare le mosse dei giovani.

Il sospetto cade su Cecilia, il cui marito in preda alla cieca furia della gelosia cerca di ammazzare il figlio. Si scopre però che l’innamorata di Adolfo è, in realtà, Lisa. In un duello mortale, il cattivo Orsacchi ucciderà il povero pittore.

L’autore

Avviato agli studi di giurisprudenza dal padre – Carlo Bersezio, un giudice di tendenze liberali – frequenta fin da adolescente i circoli letterari della capitale sabauda. Esordisce quattordicenne con un primo lavoro teatrale, Le male lingue, che conoscerà successivamente una discreta fortuna sotto il nuovo titolo Una bolla di sapone (Milano 1876).
Il suo vero esordio teatrale avviene al Carignano di Torino nella stagione 1852/1853 con i drammi Pietro Micca e Romolo in cui gli ideali patriottici venivano adattati ai canoni classici dell’arte drammatica. Continua

Scheda del libro

Autore principale: Bersezio, Vittorio <1828-1900>
Titolo: Il segreto d’Adolfo : romanzo / di Vittorio Bersezio
Pubblicazione: Torino : Tip. Letteraria, 1861
Descrizione fisica: 260 p. ; 16 cm.

La precedente lettura di Bersezio: Povera Giovanna

530 lettura finita (3/VI anno) – Idillii spezzati di Antonio Fogazzaro


Antonio Fogazzaro

Terzo libro propostomi dalla mia personale spacciatrice di libri “perduti”. Un Antonio Fogazzaro insolito, a tratti irriconoscibile, in questa serie di racconti ben scritti e piacevoli. Un aspetto e uno stile del mio autore preferito che non conoscevo. A trovarlo ancora in commercio, una buona lettura (esiste un ebook d’epoca). Ho avuto tra le mani, un’edizione magnifica di inizio ’900 della Baldini e Castoldi con caratteri ben leggibili e pagine ariose.

Voto: 9/10

Plus

Un Fogazzaro “nuovo”.

Minus

Nessuno.

Quale lettore

Il lettore del XIX secolo.

Contenuto

  • Idillii spezzati
  • Il Crocifìsso d’argento.
  • La visita di Sua Maestà
  • L’orologio di Lisa.
  • La lira del poeta
  • La stria
  • Per una foglia di rosa
  • Il testamento dell’orbo da Rettorgole
  • Il folletto nello specchio
  • Malgari

Scheda del libro

Titolo: Idillii spezzati.
Autore: Fogazzaro, Antonio
Editore: Baldini e Castoldi
Data di Pubblicazione: 1901
Pagine: 216

Collegamenti utili per capire meglio il libro (alcuni autori presenti nel libro)

Fogazzaro su Il Quaderno

L’e-book di Idillii spezzati

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529 lettura finita (2/VI anno) – Un aposto in missione di Antonio Ghislanzoni


Un apostolo in Missione di Ghislanzoni

Secondo libro propostomi dalla mia personale spacciatrice di libri “perduti”. L’apostolo di Ghislanzoni – tra le altre cose, librettista di Aida di Giuseppe Verdi – mi ha divertito con la sua breve e rocambolesca avventura. Un bel ritratto della Brianza postunitaria e della vita in campagna sul finire del XIX secolo. Sembra di leggere Guareschi molto prima di Guareschi stesso.

Voto: 9/10

Plus

Divertente, leggero.

Minus

Forse, la brevità.

Quale lettore

Il lettore da commedia.

Trama

Racconto umoristico ambientato nei paesi della Brianza milanese nel 1861, dove il protagonista, l’”apostolo” Teoboldo Brentoni, incita alla ribellione le pacifiche genti di Canonica, Ponte d’Albiate e Besana in Brianza. Ne esce un ritratto assai divertente e ironico, che descrive gente concreta, poco incline ad assecondare i venti della “rivoluzione”e più dedita alla famiglia, al lavoro e ad assaporare il gusto della vita di paese.

Scheda del libro
Titolo: Un apostolo in missione.
Autore: Ghislanzoni, Antonio
Editore: Bellavite
Prezzo: € 6.00
Collana: I libri di Brianze
Data di Pubblicazione: 2009
Pagine: 96

Collegamenti utili per capire meglio il libro (alcuni autori presenti nel libro)

Antonio Ghislanzoni

Opere di Ghislanzoni in E-book

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528 lettura finita (1/VI anno) – Storie di paese di Renato Fucini


Renato Fucini – Storie di Paese

L’anno nuovo del blog si apre con un dieci. Libro scovato dalla mia personale spacciatrice di libri e ragalatomi di recente. E’ il genere di lettura che prediligo: le storie di paese, con le beghe tipiche della piccola comunità e i personaggi caratteristici di ogni borgo. Lo stile di scrittura è frizzante, moderno ma con un buon sapore ottocentesco. Da segnalare questo piccolo “cammeo”.

Voto: 10/10

Plus

Divertente, leggero.

Minus

Nulla.

Quale lettore

Chi ha voglia di una lettura divertente.

Trama

In un mondo sempre più lontano dalla civiltà rurale e contadina e che sempre più sembra essersi dimenticato delle proprie origini, il volume ripropone, attraverso un’agile raccolta antologica, alcuni dei più bei racconti di Renato Fucini.
Con una scrittura che tende a riproporre i modi cordiali e disinvolti del parlato, l’autore tratteggia in punta di penna personaggi e situazioni di un mondo dichiaratamente paesano e rusticale, per certi versi sospeso nel tempo e nello spazio.
Sono brevi racconti che frugano con occhio ironico nelle smagliature e negli inciampi del quotidiano per ricostruire, attraverso il frizzo di una battuta, un sentire e un modo di essere che fa indiscutibilmente parte della nostra memoria storica collettiva.

Scheda del libro
Titolo: Storie di paese. Antologia del mondo rurale
Autore: Renato Fucini
Curato da: Mari M.
Editore: Festina Lente Edizioni
Prezzo: € 18.00
Collana: Piccola biblioteca del sorriso
Data di Pubblicazione: Marzo 2012
ISBN: 8897589014
ISBN-13: 9788897589013
Pagine: 160

Collegamenti utili per capire meglio il libro (alcuni autori presenti nel libro)

Renato Fiucini

Opere di Fucini in E-book

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527 lettura finita (28/VI anno) – Racconti Lombardi dell’ultimo ottocento


Lettura di agosto 2012

Per gli amanti della letteratura dell’800 e del XIX secolo in generale una pubblicazione da non perdere. Racconti che ricostruiscono, attraverso la narrazione, i modi di vivere di un’epoca vicina e spesso già dimenticata. Lettura utilissima per capire come era la Lombardia poco più di cento anni fa.

Voto: 8,5/10

Plus

L’ambientazione.

Minus

La struttura della frase, ogni tanto, devvero ottocentesca.

Quale lettore

L’appassionato del XIX secolo.

Trama

Raccolta delle migliori pagine di narrativa di autori appartenenti alla Scapigliatura milanese e di altri scrittori, quali De Marchi, Verga e Fogazzaro, accomunati agli autori scapigliati dall’esperienza di vita milanese dagli anni Sessanta agli anni Novanta dell’Ottocento.

Scheda del libro
Autore principale: AA.VV.
Titolo: Racconti Lombardi dell’ultimo ottocento / AA.VV
Pubblicazione: Napoli : Lampi di stampa, 2003
Descrizione fisica: 283 p.
Nomi: [Autore] Mastriani, Francesco

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Iginio Ugo Tarchetti

Carlo Dossi

Camillo Boito

Arrigo Boito

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526 lettura finita (27/VI anno) – La cieca di Sorrento di Francesco Mastriani


Lettura di agosto 2012

Davvero un classicone con tutti i pregi e i difetti (per noi del XXI secolo) dei romanzi ottocenteschi. Il tutto mescolato con la sceneggiata alla napoletana. Ricco di colpi di scena, scorre piuttosto velocemente verso un finale non solo lacrimevole, ma anche piuttosto lungo.

Plus

I colipi di scena.

Minus

A tratti pesante.

Quale lettore

L’appassionato del XIX secolo.

Trama

“La cieca di Sorrento” appartiene alla prima fase della narrativa di Francesco Mastriani, quella definita “aristocratico-appendicistica” incentrata su vicende di puro intrigo a sfondo patetico-sentimentale caratterizzate, inoltre, da una ricerca di soluzioni macabre e patologiche ereditate dalla gothic fiction. In questo intricatissimo romanzo, costruito con un’abilità degna di Sue, di Feuillet e di Ponson du Terrail, è già presente quell’occhio attento dell’autore che gli consentirà, negli anni successivi, di esplorare e descrivere il “ventre” segreto di Napoli. Rileggere oggi Mastriani può rivelarsi un’avventura sorprendente: la riscoperta di uno scrittore che Benedetto Croce definì “il più notabile romanziere del genere che l’Italia abbia dato”.

Scheda del libro
Autore principale: Mastriani, Francesco
Titolo: La cieca di sorrento / Francesco Mastriani
Pubblicazione: Napoli : Avagliano, 2009
Descrizione fisica: 377 p. ; 21 cm.
Nomi: [Autore] Mastriani, Francesco

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Francesco Mastriani

Il film del 1934

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Un incipit coraggioso


Ci insegnano che l’attacco deve essere rapido, accativante, fulmineo… Mastriani, ne LA CIECA DI SORRENTO fa esattamente il contrario: lento, contorto, astruso. Eppure letto con calma è… bello!

In quel dedalo di viottoli, vicoli e stradelle non più larghe di un distender di braccia, dai cento barbari nomi, avanzi funesti di straniera gente, attraversando le quali si ha sempre una certa sospensione di animo, come quando si visita un carcere o un ospedale; in quell’ammasso di luride e nere case ammucchiate le une sulle altre, e così poco rallegrate dalla luce del sole; in quei quartieri, dove l’occhio e il pensiero della ricchezza penetrano raramente, e che pur raccolgono nelle umide loro pareti, oneste famiglie di operai, in quella rete, insomma, di popolati chiassuoli antichi, di cui si compongono i quartieri del Mercato, del Pendino e del Mandracchio, e che, con un solo generico nome si dicono “la Vecchia Napoli”, è un vicoletto, o meglio un bugigattolo, uno di quei mille che destano una specie di paura allo stesso Napoletano che per la prima volta va a visitarli. Questo vicoletto torto, malagurato e fetido porta il nome di Vico Chiavetta a Pendino: invano, o lettore, ti sforzeresti di trovarlo in quell’almanacco ibero-gallo-latino di vice-regale memoria, tranne che per qualche casualità in esso ti imbatta.

Riletture: Malombra di Antonio Fogazzaro – 525 lettura finita (26/VI anno)


Malombra di Antonio Fogazzaro

Lettura di luglio 2012

Sono poche le riletture che mi concedo. Malombra entra nel ristrettissimo numero di libri che mi piace riprendere. Opera densa, tormentata, drammatica, psicologica, patologica condita con il gusto del giallo e con un finale fulminante. Lettura impegnata, ma che può starci sotto l’ombrellone o, meglio ancora, sulla riva del lago.

Voto: 9/10

Incipit

Uno dopo l’altro, gli sportelli dei vagoni sono chiusi con impeto; forse, pensa un viaggiatore fantastico, dal ferreo destino che, ormai senza rimedio, porterà via lui e i suoi compagni nelle tenebre. La locomotiva fischia, colpi violenti scoppiano di vagone in vagone sino all’ultimo: il convoglio va lentamente sotto l’ampia tettoia, esce dalla luce dei fanali nell’ombra della notte, dai confusi rumori della
grande città nel silenzio delle campagne addormentate: si svolge sbuffando mostruoso serpente, tra il labirinto delle rotaie, sinché, trovata la via, precipita per quella ed urla, tutto battiti dal capo alla coda, tutto un tumulto di polsi viventi.

Ita missa est

… degli altri occhi da empir di chimere, degli altri cuori da muovere alla passione, invece di quelli che se n’erano appena liberati per sempre.

Plus

Grande atmosfera.

Minus

Nulla da segnalare.

Quale lettore

Pubblico adulto.

Descrizione

“Se nell’alambicco della passione si mescolano spiritismo, misteri familiari, una buona dose di follia e Marina di Malombra, il risultato è un palazzo immerso tra le colline lombarde, il libro di uno scrittore sconosciuto, un colpo di pistola, un matrimonio mancato e, soprattutto, una barca per scappare da quel mondo in cui ti sentivi rinchiusa, che alle tue orecchie, ossessionate da una voce proveniente da lontano, gridava un’inutile vendetta. Come mal ti sei lasciata suggestionare dalle parole di Cecilia, bellissima Marina di Malombra? Cosa ci vedevi di tanto attraente in quella sirena?”. (dal sito Ibs)

Scheda del libro
Autore: Fogazzaro, Antonio
Titolo: Malombra / Antonio Fogazzaro ; con una cronologia della vita dell’autore e del suo tempo, una introduzione, un’antologia critica e una bibliografia a cura di Anna Maria Moroni
Edizione: Edizione integrale, 1.ed
Pubblicazione: Milano : Mondadori, 1984
Descrizione fisica: 435 p. : ill. ; 19 cm.

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Antonio Fogazzaro

Malombra

L’autore su Il Quaderno

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519 lettura finita (20/VI anno) – Un bel sogno di Achille Giovanni Cagna


Giovanni Achille Cagna

 

Lettura di aprile 2012

Achille Giovanni Cagna è già noto alle pagine de “Il Quaderno”. Ci aveva allietato alcune giornate, giusto due anni fa,  con il suo Alpinisti ciabattoni. Un bel sogno è un romanzo completamente diverso da quello appena citato: una storia struggente, in cui il protagonista si macera in un amore impossibile. Diviene, per lunghi tratti, un epistolario a cui non può sfuggire il paragone con l’Ortis foscoliano e con il Werther di Goethe. A metà romanzo la tentazione di gettare la spugna è stata forte, tuttavia, le trenta pagine finali hanno riscattato la parte centrale della vicenda davvero greve. Letto in formato elettronico. Un ottocento davvero ottocentesco.

Voto:  7,5/10

Incipit

Non sono ancor trascorsi molti anni che in Brescia nelle tarde ore della notte, in una via poco frequentata, udivasi di sovente il suono di un pianoforte eccitato da una mano maestra. Erano melodie spontanee soavemente malinconiche, vibrazioni patetiche che scorrendo sull’aria quali folate armoniche, andavano perdendosi lamentosamente a guisa di zeffiro che destandosi vigoroso ed ardito si smarrisce tra i fogliami delle siepi, e muore alitando un flebile sospiro.

Ite missa est

Ah! mi saranno care le tue lacrime…. piangi, piangi sulla sventura di colui che pur morendo sente di amarti ancora immensamente!

Plus

Lo stile ottocentesco.

Minus

A tratti… greve.

Quale lettore

Pubblico adulto e femminile.

Trama

Ermanno è un musicista e vive in ristrettezze insieme all’amata madre. Incontra, a casa di un amico, Laura una giovane milanese di famiglia aristocratica. Tra i due nasce un’amicizia che, nonostante le resistenze di Ermanno conscio dell’impossibilità di coronare il bel sogno, si trasforma ben presto in amore. Il protagonista si strugge in un sentimento di speranza che contrasta con la cruda realtà della diversità sociale, fino a quando la corrispondenza amorosa s’interrompe bruscamente.

Scheda del libro
Autore principale: Cagna, Achille Giovanni
Titolo: Un bel sogno / A. G. Cagna
Pubblicazione: Milano : A. Barion, 1920
Descrizione fisica: 212 p. ; 10 cm.

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Achille Giovanni Cagna

Il romanzo in versione elettronica

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518 lettura finita (19/VI anno) – Povera Giovanna! di Vittorio Bersezio


Povera Giovanna! di Vittorio Bersezio

Lettura di aprile 2012

E’ una commedia. No! Allora è una tragedia! Nemmeno… Non saprei come definire questo romanzo di Vittorio Bersezio: il tono è garbato, i dialoghi da rappresentazione teatrale, lo stile da romanzo d’appendice, il finale drammatico… il risultato? Una lettura assai gradevole.

Voto:  9/10

Incipit

Il campanile fa risplendere al sole di mezzogiorno le tegole del suo comignolo, brillanti di rossa vernice. La grossa croce dorata, orgoglio del signor parroco, campeggia superbamente l’azzurro d’un bellissimo cielo di primavera.

Plus

Davvero gradevole.

Minus

Non è un minus… ma avrei desiderato un finale diverso.

Quale lettore

Dal giovane lettore in su.

Trama

In un piccolo paese della campagna piemontese vive la famiglia Varada. Il padre Giacomo è notaio e segretario del Comune. Ha due figliole, Giovanna ed Enrichetta, e una moglie, Genoveffa, di cui è succube. A portare scompiglio nella loro vita sarà lo zio Gerolamo che ritorna in paese dopo anni di lavoro all’estero. Son vent’anni che non dà notizie. Come accoglierlo: sarà ricco o sarà povero? E sulle figlie, intanto, si posano gli occhi dei pretendenti. Con sorprese una appresso all’altra. Povera Giovanna! viene pubblicato nel 1869 a Milano dall’editore Treves. Bersezio si addentra in una storia toccante: pagine che si soffermano sui sentimenti umani – l’amore, l’odio, l’amicizia – tra i quali stende un velo di garbata ironia.

Scheda del libro

Autore principale: Bersezio, Vittorio <1828-1900>
Titolo: Povera Giovanna| : romanzo / di Vittorio Bersezio
Pubblicazione: Castellamonte : Baima Ronchetti, [2008!
Descrizione fisica: 261 p. ; 21 cm.
Collezione: Biblioteca degli scrittori piemontesi
Nomi: [Autore] Bersezio, Vittorio <1828-1900>

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Vittorio Bersezio

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517 lettura finita (18/VI anno) – Il bettoliere di Borgo Loreto di Francesco Mastriani


Il bettoliere di Borgo Loreto di F. Mastriani

Lettura di aprile 2012

Indagine sulla napoletanità del XIX secolo. Mastriani si destreggia tra losche figure, credenze e una proverbiale ignoranza, raccontando la storia del povero Bettoliere Ciccio ingiustamente condannato. I personaggi sono tutti brutti, immancabilmente privi di istruzione e superstiziosi, ma l’autore non li rifugge, anzi li studia e ne scrive con un garbato distacco. Romanzo sociale con le caratteristiche del Feuilleton.

Voto:  8/10

Incipit

La presente gioventù napoletana non si può formare un concetto preciso di quel ch’era Napoli tanti e tanti anni or sono. Tutto si trasforma in questo mondo di trasfigurazioni a vista.

Ite missa est

… del Mercato e della Vicaria.

Plus

L’ambiente.

Minus

Il finale un po’ “slegato”.

Quale lettore

Un pubblico adulto, che ama il romanzo alla Hugo.

Trama

Fin dal titolo, la precisa individuazione del quartiere definisce con realismo il contesto nel quale si svolge la fosca vicenda, ambientata nel 1836, nel cuore antico di Napoli, in una delle sue zone più sordide. E già nell’incipit l’autore fa riferimento al groviglio di rampe e vicoli che costituiva la struttura urbana della città e nel quale era possibile operare ogni genere d’illegalità: un labirinto dove si muove un’umanità primitiva e brutale. In questo sottobosco sociale, le donne sono descritte come «scapigliate e sudice erinni, che del loro sesso non aveano conservato altro che le forme sciupate dal vizio». Torbide e miserabili sono anche le figure maschili e lo stesso Ciccio, il bettoliere protagonista del racconto, sebbene conteso da due donne, è «sciancato ed ernioso». Tra questi reietti, Mastriani si muove con disinvoltura e senza disgusto e, come spesso accade nei suoi romanzi, ciò che domina è un’indagine sulla napoletanità, a ogni suo livello, nel grandioso e disperato tentativo di smascherare costumi e pregiudizi di una realtà degradata.

Scheda del libro

Autore principale. Mastriani, Francesco
Titolo. Il bettoliere di borgo Loreto / per Francesco Mastriani
Edizione: Imagaenaria
Pubblicazione:  Napoli : 2005
Descrizione fisica: 250 p.

Collegamenti utili per capire meglio il libro

Francesco Mastriani

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