Le interviste bibliotecarie / 10


Paola racconta la sua (mia) biblioteca. Con lei, da quasi 10 anni, (con)divido il banco prestiti e le altre sventure da bibliotecario. E’ di poche parole, ma ha le idee chiarissime.

Le interviste precedenti.

  1. Daniela di Erve (Lc) – Ente comunale
  2. Cristina di Torino – Università
  3. Esther Suriñach Vicente uffici per le biblioteche pubbliche di Girona (Catalogna)
  4. Luciana – Coordinatrice delle biblioteche di San Donato Milanese (Mi)
  5. Chiara – Bibliotecaria di Borgomanero (No)
  6. Antonella – Bibliotecaria di Cagliari
  7. Alessandro da Montanaso Lombardo (Lo)
  8. Daniela di Breda di Piave
  9. Gemma di Lomello
 

L’immagine scelta da Paola: “mi piace perché è accogliente

Ciao… presentati in poche righe.

Paola, 44 anni, San Donato Milanese, bibliotecaria.

Da quanto tempo lavori in biblioteca?
Dal 1997.

Come sei finita a fare la bibliotecaria?
Per “seconda scelta”, la prima era l’insegnamento.

Raccontaci la tua biblioteca.

Biblioteca decentrata “variegata”: oltre ai libri c’è il materiale multimediale (cd, dvd, cdRom, vhs), le postazioni internet per gli utenti, una piccolissima emeroteca, la sezione bambini e quella ragazzi, la sala studio; facciamo circa 20000 prestiti all’anno. Oltre alla normale attività al banco prestito io mi occupo delle iniziative di promozione alla lettura per bambini e ragazzi.

I pregi del tuo lavoro.
Il silenzio e la tranquillità, il rapporto con il pubblico.

I difetti del tuo lavoro.
Le pastoie burocratiche tipiche di tutti gli uffici delle PA

Cosa cambieresti/miglioreresti della tua biblioteca?
La riempirei di scaffali: al momento abbiamo troppi libri rispetto agli spazi espositivi.

E della tua professione?
Vorrei che potesse migliorare l’idea (non sempre lusinghiera) del bibliotecario che prevale nell’immaginario collettivo.

Cosa pensi dello stato in cui versano le biblioteche italiane?
Sono lo specchio dello Stato in cui versa la nazione che le ospita.

Cosa potrebbero/dovrebbero fare le biblioteche per conquistare più pubblico?
Deporre le armi della “conquista”:  non tutti amano le stesse cose, c’è chi non sa cosa farsene delle lettura ed è necessario prenderne atto. Preferisco privilegiare la qualità piuttosto che la quantità

A chi volesse intraprendere la tua professione cosa consiglieresti?
Di trovarsi un’alternativa, almeno temporanea, perché di concorsi ce ne saranno sempre meno, se non più del tutto.

Il QUADERNO intervista i BIBLIOTECARI / 9


Con l’intervista di oggi ci spostiamo a Lomello, un piccolo borgo in provincia di Pavia con una storia gloriosa.

Le interviste precedenti

  1. Daniela di Erve (Lc) – Ente comunale
  2. Cristina di Torino – Università
  3. Esther Suriñach Vicente uffici per le biblioteche pubbliche di Girona (Catalogna)
  4. Luciana – Coordinatrice delle biblioteche di San Donato Milanese (Mi)
  5. Chiara – Bibliotecaria di Borgomanero (No)
  6. Antonella – Bibliotecaria di Cagliari
  7. Alessandro da Montanaso Lombardo (Lo)
  8. Daniela di Breda di Piave

L'immagine scelta da Gemma Antonello da Messina, “San Girolamo nello studio” (1474)

Ciao… presentati in poche righe.

Gemma, volontaria Pro Loco di Lomello ed ex responsabile della Biblioteca “Opicino de Canistris” di Lomello

Da quanto tempo lavori in biblioteca?

Ho gestito la biblioteca esattamente per due anni e dieci mesi.

Come sei finita a fare la bibliotecaria?

Ho iniziato a fare la bibliotecaria alquanto per caso, in realtà soltanto per aiutare un’amica, nel 2008 Assessore alla Cultura del mio paese, che si trovava in difficoltà. La bibliotecaria in essere lasciò il proprio incarico improvvisamente, da un giorno all’altro, causa una nuova normativa appena entrata in vigore. Occorreva qualcuno che si assumesse l’onore di garantire il servizio di prestito. Il 29 Febbraio 2008 andai ad imparare ciò che poteva spiegarmi la bibliotecaria in un solo pomeriggio, dal giorno successivo la Pro Loco prendeva ufficialmente in gestione la biblioteca. Così, da perfetta incosciente, è partita la mia avventura e quella di una ventina di volontari della Pro Loco che mi hanno aiutato, in questi anni, a realizzare ciò che non riuscivo a fare da sola. Un ringraziamento particolare va ad Elisa, la mia “collega addetta al prestito”, a Sergio sempre presente ed infaticabile nel trasporto dei libri, a Silvana, ai miei genitori e, in ultimo, al mio fidanzato che sono sempre intervenuti in mio soccorso quando il lavoro diventava immane.

Raccontaci la tua biblioteca (tipologia, numero di prestiti, servizi più importanti, scaffali particolari, mansioni particolari).

Seppur la Biblioteca “Opicino de Canistris” sia una “biblioteca di paese” in quanto Lomello consta di 2400 abitanti, essa è alquanto ricca e rifornita. Sono presenti poco meno di 17000 volumi suddivisi tra letterature, saggistica, storia locale e libri per bimbi e ragazzi. La biblioteca è inoltre dotata di una piccola mediateca (1250 VHS e circa 80 DVD) e di un’emeroteca.
Il 18 Dicembre 2010 sono finalmente riuscita – dopo circa un anno e mezzo di lavoro mio e di tanti volontari per lo smontaggio e il rimontaggio delle scaffalature – ad inaugurare un’apposita saletta dedicata esclusivamente all’arte ed alla nostra storia locale. Questo nuovo spazio, prima di ciò, fungeva da magazzino e, proprio a causa di ciò, lo sforzo da parte di tutti è stato alquanto cospicuo. In tale saletta abbiamo anche allestito il Primo Punto Internet destinato agli utenti della nostra biblioteca: un ulteriore servizio adibito all’utenza vista la mancanza della ADSL in paese.
Per quanto riguarda il numero dei prestiti, essi si aggirano quasi sempre intorno ai 55oo per quanto riguarda i libri, intorno ai 200 – 300 per  quanto riguarda invece VHS e DVD.
I libri desiderati sono direttamente prenotabili da casa via web, grazie al nuovo programma di prestito informatico automatizzato -  denominato Fluxus – adottato nel 2010 dalla nostra biblioteca e da molte altre, anche se non tutte, del nostro Sistema Bibliotecario Lomellino.
L’elevato numero di prestiti è dovuto anche ad un servizio di “prestito in loco” che effettuavo presso le cinque classi della scuola elementare. Tutti i martedì pomeriggio, dalle 14 alle 16,30, mi recavo in due o tre classi a turno, portando direttamente a scuola i libri. Ciò favoriva quei genitori che, altrimenti, spesso per orari di lavoro particolari, non sarebbero riusciti a portare in biblioteca i propri figli durante i normali orari di apertura della biblioteca. Un ulteriore vantaggio consisteva nel fatto che potevo scegliere per ogni classe ciò che consideravo più adatto a loro, per gusti e per stato di avanzamento del programma, anche di ogni singolo bambino: facendo in questo modo, riuscivo a seguirli  nei loro progressi e, finalmente, ero quasi riuscita a derattizzare la scuola… Non si leggevano più solo Stilton e Scooby-Doo!!! Le classi delle scuole medie, invece, venivano in visita in biblioteca, accompagnate ciascuna dalle rispettive professoresse di italiano e storia che volevano consigliare direttamente i propri alunni. Agli scolari sia di elementari e medie, era riservato il concorso estivo “Il Librivoro” per invogliare i ragazzi a leggere anche durante il periodo vacanziero.
Per quanto riguarda gli scaffali particolari, il mio “scaffale speciale” era in corso di allestimento, prima che L’Amministrazione Comunale affidasse la biblioteca alla gestione di una cooperativa piuttosto che ad un’associazione di volontariato del paese… Si trattava di uno scaffale longobardo. Nel 590 d.C., proprio a Lomello, Teodolinda, regina dei Longobardi, decise di incontrare il futuro sposo Agilulfo, duca di Torino. Questo evento ha catapultato il nostro borgo nella storia. Avrei voluto creare, proprio a causa di ciò, una “piccola biblioteca longobarda”, un piccolo centro studi specifico, con il maggior numero di libri possibile riguardanti Teodolinda e la storia longobarda per i tanti studiosi ed esperti appassionati a tali argomenti. Prima di lasciare, avevo trovato alcuni testi veramente belli: una delle mie ultime piccole, ma grandi soddisfazioni…

I pregi del tuo lavoro

Adoravo fare la bibliotecaria, quindi facevo di tutto. Riorganizzare quasi completamente ogni singolo spazio della biblioteca – dopo l’acquisto di nuove scaffalature sia per lo spazio bimbi che per le sale dedicate agli adulti, in modo da poter allargare un po’ i libri prima troppo stipati – è stato faticoso, ma molto appagante. Così l’allestimento della nuova saletta di storia locale con annesso Punto Internet.
La cosa più soddisfacente, però, era il  rapporto un po’ speciale che avevo con i più piccoli.  Quante volte qualche mio “piccolo collaboratore”, molto volenteroso, veniva a farmi compagnia e ad aiutarmi, passandomi i libri da ricollocare a scaffale…

I difetti del tuo lavoro

Il solo difetto e vero problema che ho avuto, soprattutto all’inizio quando ero più inesperta, è stato quello di dover coordinare il lavoro di più persone. Con l’esperienza, fortunatamente, la cosa è divenuta un poco più facile.

Cosa cambieresti/miglioreresti della tua biblioteca?

Il mio desiderio maggiore sarebbe stato quello di riallestire anche il piano superiore della biblioteca, ora non accessibile al pubblico. Avrei collocato lì la saggistica e predisposto un’aula studio per gli utenti, essendo il piano superiore più appartato. Ciò mi avrebbe anche permesso di recuperare ulteriori spazi per le letterature al piano terra, il che è sempre utile.
Penso, in realtà, che sarebbe comunque restato un sogno. La nostra biblioteca, infatti, consterebbe di due piani, ma il piano superiore è ora inutilizzabile a causa della terribile scala a chiocciola, non a norma, e del bruciatore lì collocato. La cosa più strana è che tali spazi al piano superiore sono stati completamente arredati come se fossero usufruibili da parte degli utenti, così come prevedeva il progetto originale. Non sono mai riuscita a capire perché sia stata predisposta quella pericolosa scala così stretta e tortuosa, già non adeguata alle normative di sicurezza generale al momento della collocazione.
Tale idea  penso dovrebbe comunque essere presa in considerazione per il prossimo futuro, visto che il patrimonio librario continuerà ad aumentare. Basterebbero alcune modifiche strutturali per ampliare di molto la capacità della biblioteca. Ciò, soprattutto, per agevolare le scelte degli utenti e per dare loro un servizio migliore. Ciò dipenderà comunque dalla collaborazione e dalla sensibilità dell’Amministrazione Comunale e dell’Ufficio Tecnico, e non tanto dalla volontà di qualsiasi bibliotecario.

E della tua professione?

Tale domanda penso sia da rivolgere ai miei utenti, piuttosto che a me. Soltanto loro, possono realmente dirci in cosa dobbiamo migliorare.

Cosa pensi dello stato in cui versano le biblioteche italiane?

Penso che in Italia esistano tante bellissime e rifornite biblioteche, molto ben gestite. Anche nel mio Sistema Bibliotecario ve ne sono molti esempi. La buona funzionalità di una biblioteca dipende dal denaro investito dalle Amministrazioni – per gli acquisti librari e multimediali, per l’acquisto di nuove attrezzature, per le iniziative da proporre – e dal personale che si interfaccia con gli utenti. Un bibliotecario gentile, preparato e “con tanta voglia di fare” invoglia sempre le persone a tornare. Questi due aspetti fanno la differenza. Bisogna sempre ricordare che la biblioteca è un servizio di pubblica utilità e che occorre sempre pensare ed agire per il bene degli utenti.

Cosa potrebbero/dovrebbero fare le biblioteche per conquistare più pubblico?

Occorre innanzitutto che le biblioteche assicurino all’utenza ciò che essa desidera, soprattutto per quanto riguarda gli acquisti librari ed i servizi eventualmente disponibili. Anche le nuove iniziative possono attirare nuovi utenti, anche se non sempre è così.
Penso che, in realtà, sia necessario puntare sempre sulle nuove generazioni: se si educa i più piccoli ad amare la lettura dalla tenera età, essi non la abbandoneranno più. La lettura fungerà sempre, anche in età adulta, da elemento piacevole, fantastico e misterioso, capace di estraniare dai problemi almeno per un poco.

A chi volesse intraprendere la tua professione cosa consiglieresti?

Soltanto il lavoro che si ama, non pesa mai. E se lo si fa con passione, chiunque ci sta di fronte lo sente, lo capisce. Soltanto così si conquista la stima della gente e la loro fiducia. Ciò vale in qualsiasi professione, forse in un pubblico servizio ancora di più. Auguro un proficuo e soddisfacente lavoro a tutti i bibliotecari che amano la loro professione.

IL QUADERNO intervista i BIBLIOTECARI / 8


Dopo le vacanze riprendiamo le interviste ai colleghi bibliotecari. Oggi parliamo con Donata di Breda di Piave (Tv).

Le interviste precedenti

  1. Daniela di Erve (Lc) – Ente comunale
  2. Cristina di Torino – Università
  3. Esther Suriñach Vicente uffici per le biblioteche pubbliche di Girona (Catalogna)
  4. Luciana – Coordinatrice delle biblioteche di San Donato Milanese (Mi)
  5. Chiara – Bibliotecaria di Borgomanero (No)
  6. Antonella – Bibliotecaria di Cagliari
  7. Alessandro da Montanaso Lombardo (Lo)

L'immagine scelta da Donata

Ciao… presentati in poche righe.

Ciao! Mi chiamo Donata e lavoro nella Biblioteca di Breda di Piave, un comune di circa 8000 abitanti nella campagna vicino a Treviso. Ho 32 anni.

Da quanto tempo lavori in biblioteca?

Con un contratto di lavoro, ho cominciato a lavorare in una biblioteca nel 2004. Già nel 2001, però, catalogavo volontariamente presso la biblioteca civica di Belluno, per realizzare la tesi di laurea, relativa al fondo donato da un giornalista sportivo.

Perché… bibliotecaria?

Diventare bibliotecaria era un mio grande sogno. Ho studiato e mi sono laureata conservazione dei beni culturali a indirizzo archivistico-librario. Ho cominciato a provare concorsi quando ancora studiavo, ma per diverso tempo sono stata assunta solo temporaneamente, o con contratti a progetto, sia da enti pubblici che da istituzioni private (nelle quali ho lavorato in biblioteche specializzate). A fine 2007, ho vinto un concorso tentato in un paese non proprio vicino alla mia città d’origine e sono stata assunta a tempo indeterminato. Questo ha comportato un mutamento imprevisto della mia vita: inevitabile è stato infatti il cambio di residenza per svolgere il lavoro che amo a condizioni accettabili.

Raccontaci la tua biblioteca.

E’ una biblioteca comunale che ha visto aumentare progressivamente, nel corso degli ultimi 10 anni, i documenti prestati. Nel 2010 ne sono usciti poco meno di 24.000 e si è trattato di libri, materiale audiovisivo, riviste. Questo è stato possibile per l’implemento continuo del patrimonio con le ultime novità sul mercato, grazie ad un susseguirsi di amministrazioni che hanno sempre creduto nella promozione della lettura e nella cultura (e questo è confermato dal fatto che hanno scelto di assumere due bibliotecarie, nonostante i tempi non facili). Particolarmente frequentata è la stanza dedicata ai bambini e ragazzi, che possiede arredi su misura ed una grande varietà di libri. Lo scaffale delle novità è uno dei “punti di forza” della biblioteca. Si trova infatti rivolto verso l’esterno, davanti ad una grande vetrata. Questo permette di attirare anche l’attenzione dei passanti. Nei mesi invernali la biblioteca svolge una continua attività di avvicinamento alla lettura in collaborazione con tutte le scuole presenti nel territorio comunale, con attività modulate a seconda dell’età. Attorno alla biblioteca ruotano tre gruppi di volontari che concorrono alla promozione della lettura attraverso la produzione di recensioni (pubblicate nel periodico bollettino comunale), spettacoli teatrali e iniziative di lettura animata.

I pregi del tuo lavoro.

Il pregio maggiore è avere la possibità di arricchirsi e di estendere le proprie conoscenze ad ogni contatto con gli utenti e ad ogni richiesta di aiuto nelle ricerche. Inoltre, il contatto continuo con i libri proietta il proprio mondo in mille altri mondi.

I difetti del tuo lavoro.

Convengo con una delle colleghe che ha risposto precedentemente: è un mestiere molto meno romantico di quanto possa sembrare. C’è molta burocrazia e pratiche da sbrigare. Non ho una “licenza di leggere” giornaliera o settimanale, ed ho il tempo che hanno tutti gli altri per dedicarmi alla lettura: questo può essere un piccolo svantaggio per chi come me deve essere in grado di consigliare libri adatti alle esigenze ed ai gusti di ognuno.

Cosa cambieresti/miglioreresti della tua biblioteca?

Aumenterei gli spazi (anche se è in previsione uno spostamento di sede, che probabilmente esaudirà questo mio desiderio). Con maggiori spazi, sarebbe possibile, forse, un maggior numero di postazioni multimediali, aule studio e spazi più adeguati per le attività di animazione. Credo inoltre che sia ormai necessario avvicinarsi alle nuove tecnologie. Sarebbe bello poter avere e prestare e-book.

E della tua professione?

E’ una professione, ahimè, non abbastanza riconosciuta, in Italia, nè dalle istituzioni né dall’opinione comune (“Cosa ci vuole per dar fuori libri?”, “Hai studiato all’università? Perché, servono competenze particolari?”). A forza di non credere ai bibliotecari, nemmeno i bibliotecari credono più in sé stessi e non hanno più la forza di lottare perché la loro professione sia valorizzata.

Cosa pensi dello stato in cui versano le biblioteche italiane?

Ci sono molte biblioteche virtuose che, nonostante le difficoltà economiche e la mancanza di personale, si danno da fare. Se chi governasse, però, capisse davvero l’importanza e il potere delle biblioteche, il futuro apparirebbe più roseo.

Cosa potrebbero/dovrebbero fare le biblioteche per conquistare più pubblico?

Organizzare attività attraenti che abbiano a che fare con il libro, essere al passo con i tempi (dare spazio alle nuove tecnologie, ed educare gli utenti a destreggiarsi con esse), dialogare con gli utenti già informatizzati attraverso internet, avere novità in continuazione, avere personale giovane/preparato/qualificato e con buone capacità di relazione.

A chi volesse intraprendere la tua professione cosa consiglieresti?

Chi vuole intraprendere questa professione è solitamente appassionato, e qualcuno ha proprio una vocazione. Aggiungendo a queste caratteristiche convinzione e coraggio ed una predisposizione ai rapporti umani, si può stare bene nel proprio lavoro, avere soddisfazioni e raggiungere ottimi risultati. Il problema più grosso è essere assunti, di questi tempi…

Il QUADERNO intervista i BIBLIOTECARI / 7


Dopo sei colleghE bibliotecariE è il momento di un collega bibliotecariO

Le interviste precedenti

il castoro, che per costruire deve rompere....

Ciao… presentati in poche righe.

Alessandro, 27 anni, Montanaso Lombardo (Lo), collaboratore amministrativo addetto ANCHE alla biblioteca in qualità di “supervisore”.

Da quanto tempo lavori in biblioteca?

Ufficialmente dentro la biblioteca ho lavorato pochi mesi, per la biblioteca lavoro dal 2003.

Come sei finito a fare il bibliotecario?

L’obiettore aveva finito il suo servizio civile… ero il più giovane e il più portato.

Raccontaci la tua biblioteca (tipologia, numero di prestiti, servizi più importanti, scaffali particolari, mansioni particolari).

La biblioteca di Montanaso Lombardo (oltre 2.500 abitanti) è un punto prestito libri e materiale multimediale. É un riferimento per le iniziative culturali. Il numero di prestiti è in crescita: oltre 4000 nel 2009, previsti 5000 nel 2010. Ha una buona dotazione di materiale multimediale, graphic novel, fumetti e libri a sfondo sociale/civile.

I pregi del tuo lavoro

Continua formazione, vedere cosa si pensa e cosa si scrive in Italia, lavoro sempre diverso e stimolante.

I difetti del tuo lavoro

La difficoltà nel vedere che le grandi case editrici lanciano sempre più libri poco durevoli o comunque con poca illuminazione sulla nostra realtà.

Cosa cambieresti/miglioreresti della tua biblioteca?

Abbasserei gli scaffali, aumenterei le ore di apertura e la dimensione della biblioteca, organizzerei più incontri tra i lettori (ATTENZIONE! Non incontri culturali, ma incontri tra i lettori).

E della tua professione?

Non si dice:-)

Cosa pensi dello stato in cui versano le biblioteche italiane?

Manca una guida a livello nazionale, però è una bella realtà perché senza una “testa” tutti si impegnano per creare eccellenze che poi diventano punti di riferimento.

Cosa potrebbero/dovrebbero fare le biblioteche per conquistare più pubblico?

Il pubblico è relativo, sicuramente le biblioteche dovrebbero cominciare a dire i servizi che danno (non siamo più fermi a 40 anni fa) e quanto fanno. Soprattutto devono avere un’organizzazione solida e una garanzia di presenza, sia come apertura, che come inserimento sul territorio.

A chi volesse intraprendere la tua professione cosa consiglieresti?

Di prenderla con filosofia…

Il QUADERNO intervista i BIBLIOTECARI / 6


Le interviste precedenti

Questa settimana il QUADERNO vola in Sardegna con Antonella

L'Immagine scelta da Antonella

Ciao… presentati in poche righe.

Mi chiamo Antonella, ho 36 anni e attualmente lavoro come dipendente di una cooperativa che gestisce il Sistema Bibliotecario Comunale della città di Cagliari.

Da quanto tempo lavori in biblioteca?
Dall’anno 2004

Come sei finita a fare la bibliotecaria?
Premetto che ho sempre amato le biblioteche e le ho sempre frequentate come utente sognando di trovarmi al di là del bancone; nel 2003 ho frequentato un corso della regione Sardegna che mi ha permesso di ottenere la qualifica di Bibliotecario documentalista, e quindi ho iniziato subito a lavorare in biblioteca.

Raccontaci la tua biblioteca (tipologia, numero di prestiti, servizi più importanti, scaffali particolari, mansioni particolari).
Io non lavoro in una sede fissa, ma a rotazione in quasi tutte le sedi del sistema (sede centrale più biblioteche di quartiere).
La sede centrale “Archivio Storico – Biblioteca Comunale Generale e di Studi Sardi – Mediateca”, ora è in fase di trasferimento presso una nuove sede, dove diventerà la MEM (Mediateca del Mediterraneo).
L’Archivio Storico comunale è fra i più rilevanti dell’Isola ed è costituito da una cospicua raccolta di pergamene e carte reali, codici membranacei e cartacei risalenti al ’300, atti degli antichi parlamentari sardi dal XIV al XVII secolo, deliberazioni comunali dal XVI al XX secolo e tutta la documentazione che, a decorrere dal ’500, è stata prodotta dal Comune di Cagliari nelle sue articolazioni amministrative. In Archivio è possibile: Consultazione in sede, Informazioni bibliografiche archivistiche, servizio fotocopiatura, visite guidate.

La Biblioteca Comunale di Studi Sardi è una delle fonti più preziose per la conoscenza e lo studio delle vicende storiche, politiche, sociali e culturali del popolo sardo. Essa raccoglie oltre 63.000 volumi ed opuscoli. In Biblioteca di Studi Sardi possibile: Consultazione in sede, prestito interbibliotecario, informazioni bibliografiche, servizio di fotocopiatura, microfilm, visite guidate.

In Biblioteca Generale è possibile consultare il materiale bibliografico, a scaffale aperto, appartenente alle diverse classi del sapere, prestito materiale librario, prestito interbibliotecario e Document Delivery, visite guidate.

In Mediateca è Possibile l’ accesso a Internet, scansione, digitalizzazione fotografica, masterizzazione; prestito materiale multimediale (cd musicali, cd-rom, dvd e vhs), visione e ascolto su vari supporti, visite guidate.
In media il numero dei prestiti è di 6000 al mese (in costante aumento).

I pregi del tuo lavoro
Fare il bibliotecario, è un mestiere bellissimo, ricco di pregi, infatti sei immerso nella cultura, aperto a tutte le novità e innovazioni del nostro tempo, hai un rapporto quotidiano con l’utenza che permette
uno scambio vitale di opinioni ed idee che servono ad arricchire la vita di ogni uomo.

I difetti del tuo lavoro
I difetti sono tutti legati alla poca importanza che si da in Italia alla cultura…la nostra professione è sottovalutata, e le biblioteche devono sempre garantire la massima efficienza pur essendo le prime vittime dei sempre più numerosi tagli della finanziaria.
E l’eccessivo uso delle esternalizzazioni, o di “volontariato” riguardanti funzioni e servizi comunali rischia di impoverire ulteriormente la “professione bibliotecario”…

Cosa cambieresti/miglioreresti della tua biblioteca?
Devo dire che sono abbastanza soddisfatta della mia biblioteca, e sono sicura che la nuova sede della MEM sarà ancorà più bella e funzionale, proponendosi come modello di spazio urbano e sociale, e confortevole luogo di aggregazione e di scambio culturale.

E della tua professione?
L’aspetto economico è di fondamentale importanza, putroppo la non giusta considerazione del nostro lavoro di “traghettatori di cultura” fa si che la professione del bibliotecario non sia adeguatamente retribuita al confronto di altri lavori.

Cosa pensi dello stato in cui versano le biblioteche italiane?
Diciamo che le biblioteche italiane versano perennemente in uno stato di affanno, che per fortuna, vede ampi spazi di respiro anche grazie alla volontà di tanti bibliotecari che amando davvero questo mestiere, si prestano affinchè la biblioteca possa sempre dare quelle risposte che l’utente chiede e soddisfare i suoi bisogni.

Cosa potrebbero/dovrebbero fare le biblioteche per conquistare più pubblico?
La promozione della lettura a partire dall’infanzia è di fondamentale importanza, un piccolo lettore sarà sicuramente un lettore anche da adulto.
La biblioteca deve attirare l’utenza quindi ben vengano tutte le attività che favoriscono l’incontro tra le biblioteche e il pubblico.
Inoltre è indispensabile che anche una piccola biblioteca sia in grado di offrire all’utenza documenti multimediali e accesso alle risorse informatiche.

A chi volesse intraprendere la tua professione cosa consiglieresti?
La passione per il mestiere è fondamentale, ma niente improvvisazioni, è un lavoro che richiede una solida preparazione e vivacità intellettuale alla base.

Il QUADERNO intervista i BIBLIOTECARI / 5


Le interviste precedenti

Oggi siamo a Borgomanero (No) con Chiara.

L'immagine scelta da Chiara

 

Ciao… presentati in poche righe.

Ciao! Sono Chiara, ho 37 anni e lavoro alla biblioteca civica di Borgomanero, una cittadina di circa 20.000 abitanti in provincia di Novara.

Da quanto tempo lavori in biblioteca?

Lavoro in biblioteca da quasi 9 anni.

Come sei finita a fare la bibliotecaria?

Sono laureata in Storia della Miniatura. Prima di fare la bibliotecaria ho fatto l’archivista (libera professionista) per diversi anni, avendo frequentato la Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica dell’Archivio di Stato di Torino. Dopo un paio di anni all’estero e una brevissima esperienza nell’insegnamento (Storia dell’Arte), ho provato alcuni concorsi per bibliotecari nella mia zona e ho superato quello della Fondazione per cui lavoro (infatti la biblioteca non è una civica in senso stretto, pur essendo l’unica biblioteca del comune). I titoli di studio e le esperienze professionali in archivio sono state valutate tra i titoli di concorso.

Raccontaci la tua biblioteca (tipologia, numero di prestiti, servizi più importanti, scaffali particolari, mansioni particolari).

Si tratta di una biblioteca dalla doppia anima: da una parte è una civica con 2/3 delle collezioni a scaffale aperto, con utenti da 0 a 99 anni che utilizzano le collezioni per motivi di svago, studio e interessi vari; dall’altra è una biblioteca di conservazione con un prezioso e vasto fondo di libri antichi e importanti fondi archivistici (dal Medioevo all’Età moderna), consultati prevalentemente da studenti e docenti universitari.
Tra i servizi più importanti (oltre al reference e al prestito di libri, cd e dvd) ci sono i laboratori di invito alla lettura per le classi delle scuole elementari, medie e superiori (99 laboratori nel 2009 ), il coordinamento del Sistema Bibliotecario del Medio Novarese (35 comuni per i quali viene effettuata la catalogazione e l’organizzazione dei laboratori), il prestito interbibliotecario e intra-sistema, il progetto Nati per Leggere, le mostre d’arte, i concorsi letterari e l’assistenza agli studiosi per la consultazione dei fondi antichi.

I pregi del tuo lavoro

Mi piace molto, mi ha permesso e mi permette ogni giorno di imparare cose nuove (prima di approdare alla Fondazione conoscevo molto più l’archivistica della biblioteconomia) e di lavorare al servizio della comunità.

I difetti del tuo lavoro

È molto meno “romantico” di quanto possa sembrare (è tipico sentirsi dire “Lavori in biblioteca? E leggi tutto il giorno?” “Almeno!”, rispondo io..). La burocrazia è molta, soprattutto perché non abbiamo uffici amministrativi che sbrighino le formalità di tipo contabile; la carenza di fondi ormai cronica non permette di migliorare i servizi all’utenza secondo le richieste.

Cosa cambieresti/miglioreresti della tua biblioteca?

Ci sarebbero un milione di cose da fare! Rivedere le collezioni (soprattutto in certi settori) sostituire arredamento e attrezzature tecniche, ampliare i servizi. Ci vorrebbe anche un costante (e obbligatorio!) aggiornamento professionale per tutti gli operatori.

E della tua professione?

Premetto che una professione nel settore culturale era ciò che ho sempre desiderato e ne sono molto soddisfatta. Tuttavia trovo che per molti versi la professionalità del bibliotecario sia paragonabile a quella dell’insegnante, ovvero lasciata alla buona volontà del singolo. Da parte del datore di lavoro (nel 99% dei casi la pubblica amministrazione) non vengono riconosciute le competenze che questa professione richiede: questo permette, da una parte, che molti “pigri” non diano quanto possono e devono dare, mentre dall’altra provoca lo sconforto di chi si impegna quotidianamente.

Cosa pensi dello stato in cui versano le biblioteche italiane?

Penso che il problema di fondo sia il mancato riconoscimento della funzione civile della biblioteca, come luogo del sapere e di scambio di conoscenze, come culla della creatività dell’individuo e della crescita collettiva. Questa mancanza provoca il continuo slittamento delle esigenze delle biblioteche in fondo alla lista delle priorità, quindi in fondo alla lista dei finanziamenti.

Cosa potrebbero/dovrebbero fare le biblioteche per conquistare più pubblico?

Dovrebbero valutare quali sono i “settori” di pubblico che non riescono a raggiungere e perché. E poi agire di conseguenza (nuovi libri, più computer, orari estesi, ecc.).

A chi volesse intraprendere la tua professione cosa consiglieresti?

Penso che si debbano valutare seriamente i pro e i contro di un lavoro che richiede molta formazione, sia tecnica che di relazione, a fronte di uno scarso riconoscimento e di una remunerazione sottostimata. È una vocazione!

Il QUADERNO intervista i BIBLIOTECARI / 4


Questa settimana intervistiamo Luciana, coordinatrice delle tre biblioteche di San Donato Milanese (Mi).

Le interviste precedenti

Il logo delle biblioteche di San Donato Milanese

Ciao… presentati in poche righe

Mi chiamo Luciana, ho 40 anni, lavoro a San Donato Milanese e faccio la bibliotecaria.

Da quanto tempo lavori in biblioteca?

Lavoro in biblioteca dal 1991, l’anno prossimo saranno 20 anni.

Come sei finita a fare la bibliotecaria?

Per puro caso, ho partecipato ad una selezione per un posto da catalogatore a tempo determinato e… sono ancora qui, ma ora la dirigo...

Raccontaci la tua biblioteca: (tipologia, numero di prestiti, servizi più importanti, scaffali particolari, mansioni particolari).

La biblioteca di cui sono responsabile è una biblioteca di pubblica lettura di un Comune di circa 32.000 abitanti. Io lavoro nella sede centrale, ma San Donato ha altre due sedi, decentrate, a Certosa e a Poasco. Tutte e tre insieme nel 2009 hanno registrato 52.430 prestiti tra libri e materiale multimediale e quest’anno contiamo di aumentare di almeno 2.000 in più. Le biblioteche di San Donato fanno parte del Sistema Bibliotecario Milano-est e grazie a questo offriamo alla nostra utenza il prestito interbibliotecario che permette di ampliare l’offerta del catalogo sia librario che multimediale; inoltre  noi offriamo anche il servizio di prestito degli audio-libri su  cd mp3 per gli utenti che purtroppo non riescono più a godere del piacere della lettura grazie alla collaborazione con la Nastroteca dell’Unione Italiana Ciechi di Milano e a breve acquisteremo circa 200 titoli dal Centro del libro parlato di Feltre. Siamo una biblioteca molto attenta alle esigenze dei giovani infatti mettiamo a disposizione le nostre sale studio tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 23 garantendo sempre un posto tranquillo dove studiare.

I pregi del tuo lavoro.

Il contatto costante e continuo con il pubblico, la possibilità di tenermi aggiornata su mille argomenti, maneggiare libri di qualsiasi genere, organizzare eventi,  in modo particolare per i bambini che saranno i nostri utenti del futuro, vedere la soddisfazione sul loro volto.

I difetti del tuo lavoro.

Lavorando per una pubblica amministrazione spesso si vorrebbero realizzare mille progetti, apportare migliorie alle strutture, avere un gruppo di lavoro più numeroso per offrire alla cittadinanza un servizio migliore,  ma con tutti i problemi di budget che ci sono è molto molto difficile e ci si scontra spesso con la realtà che non ci consente di lavorare al meglio e di realizzare quelli che alla fine sono i sogni dei bibliotecari di Comuni di medie dimensioni.

Cosa cambieresti/miglioreresti della tua biblioteca?

Se parlo della sede centrale la prima cosa che cambierei è la disposizione degli spazi, così come sono organizzati ora purtroppo non sono funzionali al servizio. Inoltre rivedrei totalmente gli arredi cercando di ottenere una biblioteca più a portata di utente. Per la sede di Certosa la prima  cosa di cui necessita è un buon impianto di condizionamento attualmente inisistente. Migliorerei gli arredi e cercherei di metterla in sicurezza dotandola di un buon impianto antifurto funzionante. Mentre per la piccola biblioteca di Poasco a parte collocarla in un locale meno “umido” rivedrei sicuaramente gli arredi  rendendola più funzionale.

E della tua professione?

La risposta è strettamente collegata a quanto detto sopra in merito ai difetti del mio lavoro. Amo il mio lavoro, mi da molte soddisfazioni ma le limitazioni economiche non mi permettono di svolgerlo come vorrei.

Cosa pensi dello stato in cui versano le biblioteche italiane?

Confrontandomi con i colleghi che lavorano negli altri Comuni più o meno i problemi si equivalgono. La nostra professione purtroppo è sottovalutata come d’altronde la cultura in Italia. Di conseguenza le prime a rimetterci sono le biblioteche, prime nei bilanci comunali a subire i tagli di leggi finanziarie sempre più “snelle”. Certo che poi diventa impossibile e impensabile il “confronto” con le biblioteche degli altri stati europei all’avanguardia sia per le strutture che per i servizi offerti.

Cosa potrebbero/dovrebbero fare le biblioteche per conquistare più pubblico?

Ogni giorno si fanno mille tentativi, inventandosi le promozioni più strane, si cercano di attivare canali di comunicazione che raggiungano in particolare i giovani come Facebook, si organizzano incontri con autori più o meno famosi e conosciuti, si acquistano novità librarie, si cerca di avere un patrimonio librario rispondente alle esigenze della propria utenza, insomma con le risorse che abbiamo facciamo il possibile. Direi che gli orari di accesso alle biblioteche potrebbero essere migliorati, con aperture domenicali per consentire a tutto quel pubblico che “non frequenta” per problemi lavorativi, di avvicinarsi al nostro mondo. Ma vivendo costantemente con problemi di carenza di  personale e impossibilitati a chiedere aiuti esterni come cooperative sempre per problemi economici, per ora rimane solo un’idea difficile da realizzare.

A chi volesse intraprendere la tua professione cosa consiglieresti?

Purtroppo oggi entrare in un’amministrazione comunale è come vincire il terno al lotto,  ma penso che volere sia davvero “potere”. Questa è una professione che bisogna “amare”, non è sufficiente amare leggere. In primis bisogna amare “il contatto con il pubblico” in quanto il pubblico è il nostro “cliente” e il bibliotecario deve fare di tutto per soddisfare le esigenze della propria utenza. Ogni biblioteca cittadina dovrebbe rispecchiare la collettività a cui appartiene. Inoltre bisogna avere una gran voglia di “fare e inventare”, di mettersi a disposizione, insomma di esserci per diventare, in modo garbato ma presente,  un punto di riferimento per la propria collettività.

Un’immagine che ti rappresenti…:

Il Natale, proprio così come lo immaginavo da bambina.


Il QUADERNO intervista i BIBLIOTECARI / 3


Con le interviste ai bibliotecari, questa settimana, ci spostiamo in Spagna e, più precisamente, in Catalogna con Esther Suriñach Vicente.

Ciao… presentati in poche righe.
Il mio nome è Esther Suriñach Vicente. Ho 42 anni freschi appena compiuti e attualmente lavoro negli uffici per le biblioteche pubbliche della bellissima provincia di Girona (Catalogna). Ho una laurea breve in Biblioteconomia (3 anni all’Università di Barcellona) che poi ho prolungato con altri 2 anni presso la UOC (Universitat Oberta de Catalunya), un tipo di studi online molto utile per chi lavora e ha famiglia da seguire.

Da quanto tempo lavori in biblioteca?
Con contratto e busta paga, circa 17 anni. Ma per hobby diciamo una quarantina d’anni, da quando ho imparato a camminare e andavo a “aiutare” mia zia in una piccolissima e ben fornita biblioteca di Camprodon, il mio paese sui Pirenei.

Come sei finita a fare la bibliotecaria?
In certe università spagnole esiste la laurea specifica in quello che qui si chiama Biblioteconomia e in inglese Librarianship e Information Science. Il tasso di disoccupazione quando hai questo titolo di studio è praticamente nullo. Nelle biblioteche catalane qualsiasi persona puo avere un bel posto nella sua zona, semplicemente superando un concorso pulito e con le stesse chance per tutti. Senza nepotismi ne’ lunghissime prove e tirocini.

Raccontaci la tua biblioteca.
Sono sempre stata attratta dalle biblioteche di pubblica lettura. Quelle universitarie o specializzate non riuscivano a soddisfare la mia curiosità generalista nè l’amore per la lettura. Come ho detto, adesso non lavoro in una biblioteca sola ma nei servizi centrali che forniscono assistenza, dietro le quinte, a 63 biblioteche della provincia di Girona. Mi manca da morire il contatto col pubblico. Per una quindicina d’anni sono stata direttrice e ho inaugurato la Biblioteca Comarcal di Blanes, dove inizia la Costa Brava (http://www.bibgirona.cat/biblioteca/blanes/contents/12-presentacio), e ci ho lasciato la pelle e la gioventù.

I pregi del tuo lavoro.
Ce ne sono tantissimi. Vediamo se riesco a sottolinearne solo un paio…
Innanzitutto la libertà. Possiamo fare progetti, sviluppare e scambiare idee, essere aperti ai bisogni degli utenti, in un ambiente molto meno fiscale e gerarchico di altri impiegati pubblici (come gli insegnanti o i dottori, ad esempio). Senza scadenze pesanti e una pressione relativamente facile da gestire.
E poi la gratitudine del pubblico è sempre altissima, a differenza di altre strutture comunali come l’anagrafe o gli appalti.
Diciamo che il bibliotecario è uno di quei mesteri in cui, alla fine della giornata lavorative, le soddisfazioni superano i dispiaceri e che ti permettono sempre di crescere anche personalmente.
La formazione è abbondante, possiamo aggiornarci sempre sia in materie letterarie, tecnologiche, psicologiche, per l’infanzia, management, ecc. e ogni persona puo sviluppare le sue abilità e preferenze sul proprio posto di lavoro.
Un altro pregio è il prestigio sociale del nostro mestiere. Quando vado ai colloqui di scuola, semplicemente dicendo che lavoro faccio, i maestri delle mie figlie sorridono con sollievo e mettono una freccia rivolta in alto nella scheda “genitori”.
Sono sicura che immaginano che in casa si legga molto e si trovi la risposta per tutto. Dovrebbero, invece, sapere che la vera cultura serve a porsi le domande.
Finalmente, una cosa molto utile – sia nel lavoro che nella vita in generale- è che in biblioteca non ci si annoia mai, non si finisce mai di imparare e le ore passano in un baleno. Arrivano subito le ferie e ce le possiamo godere senza portarci appresso compiti e pensieri. Quasi sempre con un bel libro tra le mani.

I difetti del tuo lavoro
Poca mobilità tra diversi enti pubblici. Per cambiare da una biblioteca ad un’altra bisogna rifare un concorso come se fosse la prima volta.
Gli orari sono contro ogni conciliazione familiare (tipo dalle 5 alle 9 di sera oppure il sabato)
Gli stipendi e risorse in genere sono più bassi di quelli che percepiscono altri impiegati pubblici, ad esempio professori o polizia.
Il nostro sforzo (e quindi anche la nostra stanchezza) non vengono mai riconosciuti. Molti credono ancora che ci limitiamo a leggere il giornale e fare “Shhhhhhhh”

Cosa cambieresti/miglioreresti della tua biblioteca?
Manderei via tutti i colleghi che non hanno un atteggiamento veramente vocazionale, che cercano solo un posto statale e sicuro, che non ci sanno fare col pubblico, che non hanno letto un bel niente oltre ai testi scolastici, e nonostante tutto alzano la voce, si lamentano sempre e consigliano, addiritura, libri per fare bella figura con certi utenti che ritengono importanti.
E poi vorrei un po’ meno paura alle novità. Nel senso che ci dovrebbero essere l’informatico, il vetrinista, l’architetto, il falegname, il muratore e l’imbianchino comunali sempre a nostra disposizione per buttare giù tanti muri (non solo fisici) e essere attraenti e agili al passo del tempo. A volte siamo così fieri di una stanza storica con tanto di scale e statue e carta invecchiata, e non ce ne accorgiamo che le statistiche di utenza stanno calando strepitosamente.

E della tua professione?
Mi sento un po’ in colpa di sputare nel piatto dove mangio, ma sinceramente non ho mai creduto alle catalogazioni profondissime e gli eterni discorsi su CDU, standards internazionali e statistica.
A volte ho l’impressione che perdiamo troppo il tempo, in cose che nell’impresa privata non si prenderebbero neanche in considerazione. Preferirei più azione e meno teoria, una burocrazia più leggera e una distribuzione economica in base ai risultati delle biblioteche anzichè al numero di abitanti della sua zona.

Cosa pensi dello stato in cui versano le biblioteche italiane?
Vi manca più del pane una legge statale -tipo quella che approvò il parlamento catalano nel 1993- che stabilisca che tutti gli abitanti, da nord a sud, di zone rurali o di grandi città, devono essere forniti di qualche struttura bibliotecaria pubblica di qualità nello stesso modo che ci sono scuole e ospedali. Non come un optional, bensì come un obbligo da mantenere e diffendere a tutti costi. Dopodichè, piaccia o no al consigliere o al sindaco del momento, si costruiscono biblioteche ovunque, con sistemi di collaborazione tra di loro, e con esse anche i servizi per le persone, che sono quelle che danno senso a tutto quanto. E si creano posti di lavoro per tantissima gente in gamba in grado di offire il meglio di loro a la comunità. In Italia non vi manca nè il denaro, nè la grinta nè il personale giusto. Solo la volontà politica di cambiare certe routine del dicianovesimo secolo.

Cosa potrebbero/dovrebbero fare le biblioteche per conquistare più pubblico?
Aggiornarsi dai! Aprire bene gli occhi e le orecchie verso i bisogni della gente. Prendere esempio da altri posti che hanno già avuto il coraggio di agire.

A chi volesse intraprendere la tua professione cosa consiglieresti?
Vocazione, pazienza, tanta forza e buon umore. E fiducia nel credere che ogni lungo viaggio incomicia con dei piccoli passi.

Le interviste precedenti

Il QUADERNO intervista i BIBLIOTECARI / 2


Intervistiamo, questa settimana, Valsecchi Daniela bibliotecaria di Erve. Dopo aver visto cosa succede in una biblioteca universitaria con Cristina, questa settimana ci spostiamo nella biblioteca di un borgo di circa 800 abitanti in provincia di Lecco.

Daniela ci racconta: “Erve ha circa 800 abitanti. Siamo un piccolo paese in montagna ( www.comune.erve.lc.it) posto ai piedi del monte Resegone di manzoniana memoria. E’ il più piccolo paese della Valle San Martino. La vallata che ospita il centro abitato, con la sua caratteristica strada, il suo orrido e gli splendidi boschi, è profondamente suggestiva e offre un panorama spettacolare.
Il paese è tagliato in tutta la sua lunghezza dal torrente Galavesa, che scende dal Resegone e dopo un breve tratto si getta impetuoso tra rocce e rupi strapiombanti, scomparendo poi verso valle.
Urbanisticamente Erve è disposto in maniera singolare, con le case allineate in fila indiana al di qua ed al di là del torrente sul quale, a distanza di pochi metri l’uno dall’altro, sono gettati piccoli ponticelli.
A dare il benvenuto all’ingresso del paese è proprio un antico ponticello veneziano “a schiena d’asino”.”

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Ciao. Presentati in poche righe!
Ciao a tutti, mi chiamo Daniela Valsecchi, ho 30 anni, e per adesso sono bibliotecaria nel Comune di Erve.

Come  sei finita a fare la bibliotecaria?
Ho iniziato a fare la bibliotecaria perchè nel mio Comune cercavano una persona che aiutasse ad archiviare vari libri.

Da quanto tempo lavori in biblioteca?
Ho iniziato l’attività di bibliotecaria dal mese di marzo del 2003.

Raccontaci la tua biblioteca
Nella mia biblioteca i libri sono sistemati a scaffale aperto, suddivisi in base al genere letterario, al mese effettuo circa 30 prestiti, nella nostra biblioteca ci sono 2 Pc a disposizione dei bambini per giocare, è presente la connessione ad internet.

I pregi del tuo lavoro…
I pregi del bibliotecario sono numerosi, sei sempre in contatto con le persone, sei aggiornato perchè hai a disposizione molti libri, è un lavoro divertente. Nel Comune di Erve c’è un oratorio che apre solo alla domenica, la biblioteca è diventata per i bambini un punto di riferimento per fare i compiti, giocare con il pc, fare disegni e divertirsi in allegria.

… e i difetti?
Il difetto del mio lavoro è che si lavora volontariamente, gratuitamente.

Cosa cambieresti/miglioreresti della tua biblioteca?
Nella mia biblioteca migliorerei l’arredamento, sostiuirei tavolo e sedie, aumenterei il numero degli scaffali.

E della tua professione?
Della mia professione non cambierei proprio niente, va bene così.

Ovvvero: Cosa pensi dello stato in cui versano le biblioteche italiane?
Le biblioteche italiane sono tenute in continuo aggiornamento, sono sempre in aumento il numero di lettori. Menomale che esistono.

Cosa potrebbero/dovrebbero fare le biblioteche per conquistare più pubblico?
Le biblioteche per conquistare più pubblico dovrebbero magari fare più manifestazioni, invogliare i lettori con diverse iniziative, sempre se ci sono i fondi a disposizione.

A chi volesse intraprendere la tua professione cosa consiglieresti?
I consigli che posso dare su questo lavoro è che non ti pentirai di svolgerlo, fai un’ottima esperienza, fai nuove amicizie, ti aggiorni, puoi trovare risposte ai tuoi quesiti.

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Settimana prossima appuntamento con Esther Suriñach Vicente che lavora nei servizi centrali delle biblioteche della provincia di Girona (Catalogna – Spagna)

IL QUADERNO intervista i BIBLIOTECARI


Inauguriamo oggi una serie (spero infinita) di interviste con colleghi bibliotecari. Scoprirete così quanta passione ci sia nella nostra professione. Cominciamo con Cristina di Torino.

Ciao. Presentati in poche righe!

Ciao! Sono Cristina, ho 41 anni e lavoro in una biblioteca universitaria a Torino, città in cui sono nata e nella quale vivo.

Da quanto tempo lavori in biblioteca?

Lavoro in questa biblioteca da quasi 10 anni, ma prima ho lavorato alla Biblioteca Nazionale per un anno circa con un progetto di “Cantieri di lavoro” del comune di Torino; ho lavorato anche nella biblioteca privata di un avvocato.

Come  sei finita a fare il bibliotecario?

Eh… bella domanda! Psicologicamente sono bibliotecaria fin da piccola, nel senso che nella nostra casa non sono mai mancati i libri e a me piaceva prenderli in mano tutti e metterli a posto… Mi piacevano proprio come oggetti fisici!
Professionalmente, dopo la laurea ho frequentato un corso di formazione della Regione Piemonte per bibliotecari che mi ha consentito sia di formarmi “tecnicamente”, sia di conoscere luoghi, persone, professionalità e “passionalità”.
Ho provato a fare numerosi concorsi per le biblioteche della mia regione, e ad un certo punto, quando è uscito il concorso all’università mi sono detta: “è l’ultimo concorso che provo a fare e poi basta!”. E infatti… è stato “basta”..!

Raccontaci la tua biblioteca

La “mia” biblioteca è universitaria, quindi gli utenti sono soprattutto studenti e ricercatori, qualche docente, qualche cultore della materia.
Purtroppo non c’è lo spazio per una scaffalatura aperta (a parte ovviamente le opere di consultazione e le riviste correnti) e quindi quasi tutto il materiale librario (monografie e periodici) sono in deposito.
Tra i servizi più importanti ci sono sicuramente la consultazione di tutti i testi d’esame e ancor di più la ricerca nelle banche dati specialistiche (per queste abbiamo un’aula attrezzata con 10 pc). Abbiamo una bella sezione di libri di e su Carl Gustav Jung e stiamo mettendo su una “testoteca”, cioè test psicologici e relativi manuali… Impresa molto costosa e delicata… Facciamo servizi di document delivery e prestito interbibliotecario.

I pregi del tuo lavoro…

Il mio lavoro mi piace, l’ambiente è giovane e con le colleghe e la direttrice (attuale) c’è un bel rapporto. Ci divertiamo persino!
Ognuna di noi, pur avendo dei settori precisi di competenza, sa fare un po’ di tutto e quindi c’è anche molta varietà… Io mi occupo di acquisti di stranieri, catalogazione, banche dati e formazione agli utenti su queste ultime.

… e i difetti?

Non saprei. Le difficoltà del mio lavoro sono correlate con la domanda successiva (cosa miglioreresti/cambieresti della tua biblioteca?), ovvero il fatto di essere costretti a “far le nozze coi fichi secchi” (sempre meno soldi e sempre più esigenze da parte di tutti!).

Cosa cambieresti/miglioreresti della tua biblioteca?

Un po’ vale il “vedi sopra”.
Inoltre, a me piacerebbe che fosse una biblioteca a scaffalatura aperta totale e mi piacerebbe che fosse un vero punto di riferimento per i DOCENTI più che un’aula studio per gli studenti.

E della tua professione?

I miei colleghi mi sembrano equamente divisi tra gente che si crede Dio e poveretti che tirano la carretta mentre i primi fanno carriere notevoli!
Inoltre mi sembra che, da un lato, si pecchi molto di snobismo e di senso di superiorità morale e di autoreferenzialità… dall’altro la mia (nostra!) professione viene spesso associata a triti clichè e quindi decisamente sottostimata. Il che porta direttamente alla questione successiva…:

Ovvero: Cosa pensi dello stato in cui versano le biblioteche italiane?

Penso che l’atteggiamento corrente da parte di chi ci governa sia sia simile a quello che pensava Goering della cultura: anche a questi, quando sentono questa parola, la mano corre alla Luger…

Cosa potrebbero/dovrebbero fare le biblioteche per conquistare più pubblico?

Hanno già fatto molto, secondo me… sono già molto più friendly di un tempo, la consultazione dei cataloghi informatizzati ha reso più semplice (per alcuni) l’accesso alle risorse, spesso c’è personale più giovane e specializzato (una volta finiva in biblioteca chi non si sapeva dove altro mettere…..!)

A chi volesse intraprendere la tua professione cosa consiglieresti?

Di amare i libri. Tutto il resto viene di conseguenza (dalla gestione degli scaffali al reference alla voglia di formarsi e formare gli utenti…)