Le condizioni (in)accettabili per il prestito bibliotecario degli e-book e la (vecchia) campagna NO PAGO DI LEGGERE
Il prestito degli e-book nelle biblioteche (almeno nelle realtà più avanzate) non è più una novità, anche se, come per tutti gli esordi, non mancano le difficoltà tecniche.
Mentre il prestito della copia fisica del libro è semplice (la biblioteca acquista il volume – lo mette al prestito – vi rimane fino alla durata fisica del supporto) il prestito degli e-book è un ginepraio di regole, limitazioni, scelte tecniche lecite ma discutibili.
Sgombro, intanto, il campo da un possibile fraintendimento di termini. In rete si usa la parola biblioteca con significati molto estesi (biblioteca è anche la libreria Amazon quando noleggia – non presta!- i libri), invece qui la voglio usare come vocabolo che indica esclusivamente le biblioteche di pubblica lettura.
Vediamo alcune condizioni di prestito degli e-book imposti alle biblioteche (succede soprattutto nel mondo anglosassone):
Amazon, là dove presta in accordo con le biblioteche pubbliche, lo fa solo per i propri supporti Kindle (quando fa il prestatore ti permette il download gratuito di una infinità di libri dopo aver pagato un abbonamento di 79 dollari l’anno!).
Penguin ritira gli e-book dalle biblioteche.
Harper Collins decide che dopo 26 prestiti se vuoi continuare a offrire agli utenti l’e-book lo devi ricomprare. (Se tale regola fosse applicata sistematicamente all’uscita di ogni libro di classifica, oppure a ogni classico richiesto dalle scuole, dovremmo acquistare una copia ogni tre giorni).
La piattaforma MLOL acquisisce licenze di prestito e le mette a disposizione sulla propria piattaforma accessibile con la tessera di una qualsiasi biblioteca affiliata e che ha sottoscritto il prestito e-book nella pagina shop della Media Library. (Non sono stato, però, in grado di trovare le condizioni commerciali di accordo tra BookRepublic e MLOL).
Insomma, tenuto conto del prezzo degli e-book che spesso non si scostano da quello dei libri cartacei, pur avendo costi decisamente più bassi di produzione, il prestito del libro elettronico rischia, a lungo andare, di essere maggiormente dispendioso del libro tradizionale. Fino a quando potremo permetterci un servizio – pur comodo, innovativo e positivo – del genere? Non si rischia di scivolare nel famoso prestito a pagamento tanto osteggiato nel 2004 con la campagna NO PAGO DI LEGGERE? E’ forse il caso di rispolverarla?
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