La notizia è di quelle forti! Forse eccessiva. Anche l’Italia ha la sua prima biblioteca aperta sette giorni su sette per ventiquattro ore al giorno. Si tratta della biblioteca della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste (SISSA).
La notizia è riportata dal sito: http://www.nedaplibrix.it/news/nedap-librix-inaugura-la-prima-biblioteca-italiana-aperta-24h24-7gg7
Sul sito citato leggiamo: i nuovi sistemi installati permettono agli utenti, dopo essersi identificati con la propia card, di accedere alla biblioteca tramite una porta di sicurezza controllata elettronicamente. Qui possono utilizzare i 20.000 documenti a scaffale aperto, le 120 riviste cartacee e i 7.000 giornali online, la sala studio e tutti i servizi in piena libertà. Grazie alla postazione self-check gli studenti possono prendere i documenti in prestito, rinnovarli, restituirli e visualizzare la propia situazione utente.
Ottima per i ricercatori del fine settimana e per chi non dorme di notte
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Da quando ho visitato la biblioteca universitaria di Edimburgo mi son chiesto come mai in Italia non ci fosse una struttura simile… era ora!
Quando si fanno passi in avanti, è sempre molto importante. Soprattutto nel settore delle Biblioteche. Ma la strada da fare è ancora molta, a cominciare da quelle di pubblica lettura
Reblogged this on Fabio Argiolas.
La prima biblioteca 24-7 che ho visto è stata quella del CERN, era il 1999. Qui si parla della biblioteca della SISSA. Ovvero: biblioteche di ricerca d’elite, per pochi utenti che sono una comunità strettissima. La biblioteca di architettura di Roma Tre ha ridotto gli orari di apertura notturna da ben prima della crisi e dei tagli, per mancanza di utenti.
Comprensibile, si tratta di Roma, mica di Ginevra dove alle 5 del pomeriggio tutto chiude, a Roma “si vive”.
Non mi faccio un mito delle aperture notturne, preferirei più servizi in tempi più rapidi.
A proposito di : Caro sindaco, parliamo di biblioteche – Antonella Agnoli
La biblioteca è morta, viva la biblioteca!
Mentre Google sta digitalizzando anche l’ultimo cartaceo rosicchiato dai topi, Antonella Agnoli invita a riflettere sul futuro delle biblioteche e offre interessanti spunti di discussione.
E’ chiaro che urge una profonda veloce rivoluzione del concetto di biblioteca, che deve passare da hortus conclusus ad avanposto di cultura e di socialità.
A partire dagli orari, attualmente funzionali solo per chi non lavora. Direte, non sono pochi!
Vabbè, ma gli ipergarantiti, anche da questo punto di vista, sono pensionati e casalinghe.
“ Una biblioteca accessibile dalle 9 alle 13 non è una biblioteca” sostiene F.Erbani.
La domenica, quanti Ikeadipendenti opterebbero per una sosta in biblioteca, se questa offrisse accoglienza, opportunità d’incontri, una tazza di thè.
Quanto pubblico giovane si intercetterebbe se, oltre al classico prestito, in via di ineluttabile superamento per il gap tecnologico, si offrissero alternative di autonomia intellettuale, sociale e creativa, workshop, apprendimento delle lingue, delle tradizioni, delle arti.
Ivi inclusi i graffiti, suggerisce la Agnoli.
Il set di risorse, oggi più che mai risicato nel nostro paese, deve puntare alla reinvenzione delle biblioteche, spazi pubblici preziosissimi, da far diventare ἀγορά aperte divertenti multietniche, dove scambiarsi idee esperienze ricette di progresso sociale.
7 giorni su 7
Public library, si chiamano, perchè già esistono.
Altrove.
A Londra, per esempio, e costituiscono lo zoccolo duro di un improrogabile welfare culturale.
Date un’occhiata al link della British Library, che orgogliosamente si autodefinisce” world’s knowledge”, non tanto per il fatto che custodisce la Magna Charta, quanto perchè aperta al Mondo 7 giorni su 7….
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