… sugli sconti dei libri.

Caro Bibliotecario, leggo sul suo bellissimo blog (complimenti!) un intervento nel quale, con la passione di chi ama il libro e la lettura, si lamenta la compressione al 15 per cento dello sconto a disposizione delle biblioteche che sarebbe stato introdotto dalla nuova legge sul prezzo del libro.
Come promotore e primo firmatario della legge (di qui il suo nome di “Legge Levi”), vorrei offrire a a lei, ai lettori del suo blog tutti gli elementi necessari per valutare la questione, correggendo subito il dato sullo sconto per le biblioteche, fissato non al 15 ma al 20 per cento.
Al fine di dare l’informazione promessa, come prima cosa ricordiamo qual è la situazione attuale. Nel mercato del libro non esistono oggi limiti agli sconti praticabili. Si assiste, pertanto, a una vera e propria e sempre più aspra “guerra degli sconti”.
Questo, da un lato, porta alla progressiva espulsione dal mercato dei soggetti più deboli, a partire dai librai indipendenti e dai piccoli editori, e, di conseguenza, a un grave impoverimento dell’offerta culturale e del pluralismo dell’informazione; dall’altro lato, crea le condizioni per un tendenziale aumento dei prezzi di copertina, poiché, a fronte di sconti sempre più alti, gli editori sono portati a rispondere con incrementi dei prezzi tali da ricostruire i margini di profitto.
A questo Far-West, la legge risponde con una disciplina che conferma la piena libertà degli editori di fissare i prezzi di partenza, i cosiddetti “prezzi di copertina” dei libri e fissa i seguenti tetti agli sconti: 25 per cento per gli sconti offerti dagli editori nelle loro campagne promozionali, con l’obbligo di garantire le medesime condizioni a tutti i canali della distribuzione; 20 per cento per le vendite alle biblioteche e per quelle effettuate in occasione di particolari manifestazioni; 15 per cento per le vendite effettuate dalle librerie, grandi e piccole, e da tutti gli altri punti di vendita al dettaglio, dal super e dall’ipermecato fino ai grandi siti di vendita on-line (stiamo sempre parlando di libri su carta, non di e-book di cui questa legge non si occupa).
Così stando le cose, le biblioteche possono contare sulle seguenti tutele: grazie alla fine della guerra sui prezzi, vedono protetto il valore reale della loro spesa; avvalendosi in modo oculago delle promozioni degli editori, possono operare acquisti con riduzioni di prezzo fino 25 per cento; acquistando nelle librerie e negli altri punti di vendita al dettaglio con sconti fino al 20 per cento, cioè superiori di 5 punti percentuali a quelli a disposizione di qualsiasi altro acquirente, hanno la certezza di comperare alle migliori condizioni del mercato, cosa che non succede oggi.
Sommando tutti questi elementi, credo onestamente di poter dire che la legge, nel puntare all’obiettivo primario di difendere la ricchezza dell’offerta culturale e il pluralismo dell’informazione – valori di interesse generale, tutelati dalla Costituzione italiana e dall’Unione Europea e sommamente condivisi, ne sono certissimo, da tutti i bibliotecari italiani – si sia fatta efficacemente carico delle giuste e sacrosante ragioni del sistema delle biblioteche.
Se parliamo di biblioteche, tuttavia, non possiamo certo fermarci alla questione degli sconti. Il problema di fondo è quello della lettura e, a questo strettamente legato, delle politiche da mettere in campo per sostenerla, a partire dalle risorse destinate alle autonomie locali e alle biblioteche, tra le quali, preziosissime, le biblioteche civiche.
Questo è il nuovo fronte sul quale ci si deve ora mettere al lavoro e sul quale non mancherà di certo il mio impegno.
Ricardo Franco Levi
***
Ringrazio l’on. Levi per il suo commento lasciato nel “libro degli ospiti” di questo blog.
Le sue precisazioni tuttavia non scalfiscono i dubbi miei e di tanti altri colleghi.
Ho sentito dire da direttori di Sistema Bibliotecari che una limitazione agli sconti, intanto, toglie la dicitura di libero mercato a quello dei libri. Esiste legge che limita gli sconti sulle auto? E sui Pc? Sui mobili?
Aggiungo, poi: noi, che lavoriamo a stretto contatto con la burocrazia, sappiamo che agli uffici addetti ai pagamenti dei comuni medio-grandi non è possibile seguire “mille fatture” proveniente da servizi, oltretutto esterni al palazzo, come le biblioteche. Ergo non ci rivolgiamo a librerie o case editrici singole ma a grossisti (che forniscono tutto o quasi tutto con sconti che erano superiori al 30%). Là dove riuscivamo a contattare i rappresentanti di case singole (sempre comunque “grosse”) gli sconti con bonus acquisto arrivavano al 35% tutto l’anno. Ora al massimo potremo arrivare al 25% purchè si acquisti solo nei tre mesi all’anno concessi per le promozioni. E il resto delle uscite negli altri nove mesi? I libri escono 12 mesi l’anno, non solo tre.
Facendo due conti: 20.000 euro di bilancio acquisto libri:
- con il 30% il risparmio, rispetto al prezzo di copertina, era di 6.000 euro (333 libri con un prezzo medio di 18 euro).
- con il 35% il risparmio, rispetto al prezzo di copertina, era 7.000 euro (388 libri con il prezzo medio di 18 euro).
- con il 20% il risparmio, rispetto al prezzo di copertina, è di 4.000 euro (222 libri con un prezzo medio di 18 euro)
- con il 25% (per tre mesi all’anno) il risparmio, rispetto al prezzo di copertina, è 5.000 euro (277 libri con un prezzo medio di 18 euro).
Nel migliore dei casi acquisteremo 56 titoli in meno l’anno, nel peggiore ben 111 che moltiplicati per le biblioteche in grado di spendere 20.000 euro sono parecchi titoli.
A subire il taglio di sconto non saranno solo gli utenti, ma anche la completezza dei cataloghi.
Per concludere, penso che sarebbe stato sufficiente inserire nella legge un comma in cui si prevedeva l’esclusione dalla limitazione degli sconti, delle biblioteche. Avremmo, in tempo di magra, anche contribuito, seppur poco, a contenere la spesa pubblica.
Cari colleghi a voi la parola.
IL TESTO DELLA LEGGE
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