La valle dei cavalieri di Raffaele Corvi
Lettura del novembre 2008
Un affresco bellissimo dell’Appenino reggiano dalla fine dell’ottocente fino agli anni ottanta del secolo scorso, attraverso gli occhi e il ricordo di un novantenne protagonista della vita politica italiana del dopoguerra. Una terra rossa reinterpretata con lo sguardo di un democristiano. Per chi, come me, è innamorato della sua terra un libro, scritto con la finezza e maestria del grande narratore, da tenere sullo scaffale ricco di spunti, usi e costumi di un tempo andato. Premio Campiello nel 1993. Lettura consigliata.
Voto: 9/10
Incipit
Sono nato orfano, ma ho molti rappori di parentela: li ho con i familiari diretti o acquisiti, ma sento che mi sono parenti anche gli amici o i paesani, e il paesaggio e il clima e gli animali dei luoghi dove sono cresciuto.
Trama. Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera
Quasi un secolo di storia italiana, dal disastro coloniale di Dogali, nel 1887, al terrorismo degli anni di piombo: è questo l’arco di tempo in cui si snoda la vita di Lino Lodi. La terra dei monti e colline, di campi e boschi in cui Lino affonda saldamente le proprie radici è quello spicchio d’Appennino, in provincia di Reggio Emilia, che scende dall’eremo di Bismantova al fiume Enza, in cui si sono incrociati nei secoli i cavalieri di Matilde di Canossa, mercanti, barocciai, contadini, artigiani, tutti uomini animati da un forte sentimento della vita, dalla voglia di conoscere e di cambiare. Figlio di Mezzadro, Lino è via via garzone in Lunigiana, boscaiolo, mediatore di bestiame, infermiere durante la Grande Guerra, maestro elementare, partigiano, poi deputato, ma sempre con il gusto della concretezza e la passione per la fantasia.
Scheda del libro
Autore: Crovi, Raffaele
Titolo: La valle dei cavalieri : romanzo / Raffaele Crovi
Edizione: 3. ed
Pubblicazione: Milano : A. Mondadori, 1993
Descrizione fisica: 311 p. ; 22 cm.
Collezione: Scrittori italiani
Numeri: ISBN – 88-04-36776-8
Nomi: Crovi , Raffaele
Ex Libro
Viaggiavamo con la Balilla che avevo comprato nel 1933. Io guidavo, allora, con piacere. Ora faccio uso dell’auto il meno possibile: e mi fa ridere la samnia con cui tutti scarrozzano nelle ore diurne e notturne, nei giorni di lavoro e di festa, per le strade di città e di campagna; c’è chi usa l’auto per andarwe a fare la spesa, per recarsi al bar o per raggiungere un vespasiano; l’auto non è più uno strumento di mobilità e comunicazione, ma un vestito, una tuta, una divisa: la divisa dei forzati della velocità. Cap. 48.
Collegamenti utili per capire meglio il libro