Riporto questo articolo apparso sul periodico “Consultiamoci” della Consulta Giovanile di Cerro al Lambro (Mi)
Qualche anno fa, parlando con il grande scrittore messicano, Paco Ignacio
Taibo, mi diceva che, se per sbaglio fosse diventato ministro della cultura,
avrebbe sovvenzionato, stimolato, promosso, convenzionato ovvero fatto di
tutto perché ogni angolo abitato della nazione avesse una libreria. Le
librerie, mi disse, dovrebbero essere come le fontane dell’acqua, ce ne deve
essere una in ogni piazza, libri ovunque perché è soltanto così che si vince
l’ignoranza, l’arroganza, la violenza e la paura. Va da sé che Paco Ignacio
Taibo non è mai diventato ministro (gli scrittori sono troppo scomodi per la
politica, ma questa è un’altra storia), ma in questi giorni, mentre
inauguravamo una nuova libreria, all’interno di Zig Zag, a San Donato
Milanese, ad oggi, l’unica disponibile per qualche decina di migliaia di
abitanti (prima non c’era nemmeno quella), ripensavo a quelle parole. I
libri come l’acqua, una fontana in ogni paese, l’acqua ovunque, una libreria
in ogni città, i libri ovunque. E’ facile pensare che i libri si trovano
anche al supermercato, all’ingrosso, in cartoleria e in edicola, magari con
lo sconto e il prendi tre e paghi due, ma c’è pur sempre una differenza
anche nel trovare l’acqua al cesso della stazione e trovarla quando sgorga a
duemila metri, vedersela servita al ristorante nei bicchieri di cristallo e
scovarla in un’oasi in mezzo alle dune. Come l’acqua, anche i libri hanno il
potere di definire un luogo, di circoscriverlo, di renderlo più abitabile,
se non proprio più civile e il loro luogo d’elezione, la libreria, è anche
la prima trincea della cultura. Trovare un particolare libro piuttosto che
un altro, dedicare uno spazio ai libri scritti dalle donne e per le donne,
offrire una ricognizione sistematica della narrativa contemporanea e magari
provare anche a trovare un rapporto che va oltre all’acquisto e al consumo
del libro, è, oggi, un piccolo atto di eroismo, forse nemmeno tanto piccolo.
Soprattutto se si pensa che il libro è pur sempre un punto di partenza, e
come un disco, un film, una chitarra, una fotografia o questa rivista o
qualsiasi parto dell’immaginazione, è sempre uno scarto di lato, una piccola
rivoluzione, un bivio preso ad occhi chiusi. I libri forniscono argomenti,
anche soltanto per fare quattro chiacchiere, che difficilmente seguono
l’escalation dalla discussione alla rissa, perché è nella natura stessa del
leggere di cercare un po’ di calma, di silenzio, di pace, una parola che
sembra essere abolita nelle notizie e nelle storie che quotidianamente ci
vengono raccontate. Dentro una libreria, anche uno spazio ridotto, dove non
è neanche facile fare un brindisi al libro o allo scrittore di passaggio,
maturano idee e confronti che, ecco ancora l’acqua, possono scorrere via,
moltiplicarsi, confondersi e comunque trovare la loro strada. Una libreria è
un’avventura proprio perché i libri non stanno fermi, sembrano soltanto
degli oggetti fatti di carta, colla e inchiostro, ma sanno parlare anche
senza voce, senza far rumore. Respirano, e così, mantengono viva l’atmosfera
e aveva ragione Paco Ignacio Taibo, una libreria è come una fontana in una
piazza. Un ritrovo, per l’acqua e per la sete. E i libri, e le librerie
restano un bel baluardo per chi crede ancora nel genere umano. A volte,
persino sorprendente. Qualche anno fa frequentavamo una taverna, a
Melegnano, dove ci conoscevamo tutti e condividevamo gli stessi gusti per la
musica e per la sottile arte del tirar notte. Per uno o due mesi, il
“nostro” locale divenne tappa fissa anche di personaggi dai metodi piuttosto
rozzi, che forse non conoscevano nemmeno alcuni dei più recenti e lontani
sviluppi linguistici e avevano atteggiamenti e comportamenti da trogloditi.
Ogni sera, una rissa diversa. Qualcuno propose di ripagarli con lo stesso
sistema, magari con l’ausilio di una mazza da baseball, giusto per mettere i
puntini sulle i con una certa decisione. Qualcun altro propose di
programmare la presentazione di un libro, e all’inizio non si capì molto
bene a cosa servisse. Provammo, e alla fine di presentazioni in calendario
ne abbiamo viste a dozzine, ma già alla prima, un poeta leggeva i suoi versi
in fondo alla sala, silenzio, attenzione, applausi, era chiaro che non si
sarebbero più visti. Non c’era più l’aria giusta ed è difficile cercare una
rissa mentre qualcuno legge una poesia di Eugenio Montale o di Wallace
Stevens o un racconto di Raymond Carver o i sogni di Jack Kerouac. Tutta
acqua che c’è nei libri, e che non ha né controindicazioni né effetti
collaterali. Fa solo bene.



Questo articolo mi ha incantato, bello!
Se penso alle librerie come le fontane, sarebbe sognare…
Grazie..un bacio