89 lettura finita – Jane Eyre di Charlotte Bronte

Jane Eyre di C. Bronte

Inizio lettura 18 giugno 2007 – Termine lettura 20 giugno 2007

Un “librone”. Sentimento, tragedia, colpi di scena, religione, a tratti persino racconto d’orrore un libro che mi ha conquistato dalla prima all’ultima pagina. Charlotte Bronte affianca una vena narrativa di prim’ordine ad una fantasia effervescente. Scrive e descrive con uno stile tale che il lettore vede ciò che legge, entra nei palazzi, percorre le brughiere, attraversa i boschi, contempla cieli stellati e gode del tepore dell’estate inglese. Una volta tanto i protagonisti non sono dei belli: come scrive la voce narrante: brutto lui e bruttina lei, ma entrambi hanno un fascino che conquista.

Sintesi (da ibs.it)
La storia romantica di una modesta e poco appariscente istitutrice che, con il suo fascino discreto e la sua forza di carattere, riesce a conquistare il tenebroso e avvenente signore di Rochester, la cui giovane figlia è affidata alle sue cure.

Scheda del libro
Autore: Bronte, Charlotte
Titolo: Jane Eyre / Charlotte Bronte ; introduzione di Oriana Palusci ; traduzione di Giuliana Pozzo Galeazzi
Pubblicazione: Milano : Biblioteca universale Rizzoli, 1993
Descrizione fisica: XLIII, 519 p. ; 18 cm.
Collezione : BUR . L ; 924
Numeri: ISBN – 88-171-6924-2

Ex libro

Sulla cima della collina, sopra di me, sorgeva la luna; ancora pallida come una nube, ma più brillante di momento in momento, sembrava contemplare dall’alto il villagio di Hay, seminascosto fra gli alberi, coi suoi fumi azzurri che si alzavano in cielo dai rari comignoli: era ancora distante un miglio, ma nel silenzio assoluto potevo udire distintamente i lievi sussurri della sua vita. Capitolo XII.

Il sentimento senza la ragione è davvero una bevanda annacquata; ma la ragione non temperata dal sentimento è un boccone troppo amaro e duro perchè l’uomo lo possa inghiottire. Capitolo XXI.

Possano i tuoi occhi non versar mai quel diluvio di cocenti lacrime, strappate dal cuore, che versarono i miei. Possa tu non dover mai rivolgere al cielo preghiere così disperate e angosciose come quelle che sfuggirono allora dalle mie labbra; possa non dover mai temere di essere, come me, lo strumento della rovina di colui che soprattutto ami. Capitolo XXVII.