549 lettura – “La contessa di Melzo”: capolavoro o insopportabile polpettone? Opinioni a confronto


Lucia Marliani

Lucia Marliani

La Contessa di Melzo è un romanzo Storico, con la S maiuscola. Seppur lontano dalla sensibilità del lettore moderno, è un’opera che non dovrebbe mancare nella biblioteca degli appassionati del genere. Eroina della vicenda è la contessa di Melzo, Lucia Marliani amante del terribile Galeazzo Maria Sforza. Il romanzo è di carattere romantico per innumerevoli aspetti (l’ambientazione storica,  i richiami all’amore ideale, la struggente purezza dei sentimenti oltre le convenzioni del tempo, gli intemerati rivali, etc.), che richiamano alla memoria le vicende dell’Amor cavalleresco di gusto medievale.

La vicenda ruota intorno alle imprese dello Sforza, dalla sua ascesa fino alla tragedia finale, e del suo scandaloso rapporto con la sua amante Lucia. Fantasia e intreccio storico sono ottimamente amalgamati tanto da non trovare stacco tra gli accadimenti reali e gli episodi creati dall’autore.

Voto: 8,5/10

CHI NON LA PENSA COME ME

Sergio Villa in “LA FANCIULLA PIÙ BELLA DI MILANO” - LUCIA MARLIANI, LA REALTÀ STORIOGRAFICA E L’IMMAGINE ROMANZESCA non è del mio stesso parere: ecco cosa scrive in “Storia in Martesana” (http://www.bibliomilanoest.it/storiainmartesana/pdf/numero02/villa_sergio_la_fanciulla_piu_bella_di_milano.pdf)

Se proviamo a rileggerlo oggi, il romanzo più noto su Lucia – La Contessa di Melzo di Luigi  Capranica – è, diciamolo pure, un polpettone insopportabile di oltre 500 pagine, che davvero non  finisce mai, e che secondo le regole del suo genere spinge sempre fin troppo sui tasti del romanzesco e dell’improbabile. Lucia ne emerge come un’eroina bella e appassionata, ma gran parte della trama è basata su fatti inventati e l’ambientazione storica è generica e approssimativa.
Basti dire che al principio della storia la straordinaria bellezza di una giovanissima Lucia è notata nientemeno che da Leonardo da Vinci, che secondo il Capranica abitava già a Milano ma non è così, perché in quegli anni l’artista era ancora a Firenze. E basti, infine, osservare, che in un romanzo di 500 pagine dedicato alla Contessa di Melzo, proprio Melzo non compare mai, se non nella scena finale, strappalacrime, nella quale una solitaria Lucia cammina per l’ultima volta nelle sale deserte di quel castello che non sarà più suo, un castello che non viene mai descritto, e che in quelle pagine sembra molto più grande e solenne del palazzotto che era prima del suo ampliamento, avvenuto quasi un secolo più tardi, ma l’autore non lo sapeva, e forse non avrebbe mai rinunciato per un motivo tanto banale al finale romantico che intendeva scrivere.

SCHEDA DEL LIBRO

Autore principale: Capranica, Luigi
Titolo: La contessa di Melzo : storia del secolo 15. / narrata da Luigi Capranica
Edizione: 2. ed
Pubblicazione: Milano : F.lli Treves, 1879
Descrizione fisica: VII, 571 p.

L’AUTORE

Appartenente alla famiglia romana Capranica, ramo dei marchesi del Grillo, fu guardia nobile del papa. Il suo esordio nell’attività letteraria avvenne nel 1848 come drammaturgo con le opere La Congiura dei Fieschi e Francesco Ferruccio.
Nel 1849 appoggiò la Repubblica Romana e combatté in sua difesa. Ritornato Pio IX da Gaeta, Luigi Capranica, dopo un breve periodo detentivo, lasciò Roma esule per recarsi dapprima a Venezia, dove partecipò alle ultime fasi dell’insurrezione, e poi a Milano. Continua su wikipedia

La merenda di Cappuccetto Rosso


Cappuccetto Rosso

Racconto di Gabriele Prinelli

- Cappuccetto! Cappuccetto! Dove sei? Sei proprio una bambina dispettosa. Esci fuori, devi andare dalla nonna!

- No! Oggi, non vado! Si sentì gridare da un cespuglio poco lontano dalla casa, dove Cappuccetto si era nascosta proprio nella speranza di non essere trovata.

- Sei una pigrona, le disse la mamma. – Dopotutto devi solo fare una passeggiata, portando alla cara nonna ammalata un fiaschetto di vino e un tocco di formaggio per la sua magra cena.

- Voglio un carretto, altrimenti da qui non mi muovo.

- Questa poi… magari vuoi anche un asino per tirarlo?

- Sarebbe comodo.

- Vai e non discutere. Nel bosco stai attenta al lupo cattivo.

Cappuccetto partì brontolando: – Ma quale lupo cattivo? Meno male che c’è, altrimenti povera nonna e povera me.

Sulla strada, appena oltre i primi cespugli del bosco, ecco una voce provenire da una casupola malandata. Lì vi era un padre che raccontava una fiaba ai propri bambini…

Nooooo!

Era la storia di Cappuccetto Rosso!

Dovete sapere che ogni qual volta la invocavano, così funziona nel mondo delle favole, lei doveva presentarsi alla porta di chi la nominava e ritirare le merende elencate.

Qui le consegnarono, sempre per la nonna, del pane, una torta e della focaccia e in un baleno il piccolo cestino, che le aveva affidato la mamma, fu colmo.

Poco più in là, in un villino isolato, una balia canticchiava la sua storia (manco a dirlo… Cappuccetto Rosso) a un fantolino in fasce: là, ritirò marmellata, more e stiacciata.

- Dove li metto, ora? Pensò sconsolata Cappuccetto, prendendo con la mano libera la sporta della balia.

Era così ogni giorno. Uff!

Pochi passi ancora e… burro, ciambella e frittata.

Il povero cappuccetto rischiava di essere sepolto dalle merende.

- Lupo! Lupo! Dove sei? Cominciò a gridare Cappuccetto.

Quel dispettoso del lupo, che si divertiva un mondo a vedere Cappuccetto disperato e circondato da tutto quel ben di Dio, ridacchiava dietro un sambuco, ma la fame gli mordeva lo stomaco e quindi… non tardò a soccorrerlo.

Strada facendo a quella lauta cena, altro che magra! come diceva la mamma, si aggiunsero in un amen frutta fresca, salame, biscotti, caffè caldo, frittelle e, ultima, una gigantesca torta di ciliegie.

Cappuccetto e il lupo, avreste dovuto vederli, giunsero dalla nonna barcollando sotto il peso delle vettovaglie. Che fatica! Meno male che la nonna era pratica della disavventura quotidiana della nipotina e l’aspettava sulla porta con una seggiola e un bicchiere d’acqua per dissetarla.

Fu con loro anche il cacciatore, che non aveva alcun motivo di uccidere il lupo, perché lui, il cattivone, non aveva ragione né di mangiare Cappuccetto, né la nonna che tutti i dì lo rimpinzavano di leccornie. Piuttosto, veniva per partecipare alla merenda.

La nonna si contentò del formaggio e di una tazza di vino, il cacciatore di pane e salame e il lupo, ingordo… di tutto il resto.

A Cappuccetto rimase una fetta di torta giusto bastevole per far sì che le gambe la reggessero nel viaggio di ritorno.

A casa, ogni sera, si addormentava nel piatto della minestra e la mamma, guardandola, scuoteva la testa: – Questa bambina dorme sempre…

Avesse mai saputo cosa succedeva alla sua figliola…

La morale di questa favola è che a furia di raccontare la stessa storia, la gente non s’accontenta e allora inventa, inventa, inventa… e a farne le spese è… Cappuccetto Rosso.

Tutti i diritti sono riservati © 2014

Mala tempora currebant


Bernabò Visconti

Bernabò Visconti

Tempi duri per i funzionari pubblici nel XIV secolo…

Galeazzo… puniva spietatamente gli inadempienti: il sovrintendente delle Fabbriche di Milano fu impiccato a Porta Vigentina, e il corpo del sovrintendente di Pavia fu esposto presso il fossato del nuovo castello. Sempre a Pavia, furono condannati alla forca in una sola volta sessanta stipendiari rei di lentezza nell’eseguire le loro incombenze: Galeazzo in quel caso si lasciò indurre a concedere la grazia, ma poi se ne pentì e imprigionò il suo cancelliere Ambrogiolo Crivelli, togliendogli anche lo stipendio per un anno, per punirlo di aver inviato la grazia con troppa tempestività.

Bernabò invece sceglieva i funzionari secondo i meriti. Voleva uomini di bella presenza e poco loquaci, e li pagava in base al rendimento sul lavoro. Dopo un periodo di sei mesi o un anno, se il funzionario non l’aveva soddisfatto, lo licenziava…

(Tratto da DANIELA PIZZAGALLI, Bernabò Visconti, Fabbri, 2001, p. 101)

Estate 2014: bibliografia aggiornata e ragionata per lettori dagli 11 ai 13 anni


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La selezione è stata curata dalla collega Paola Premoli (Biblioteche di San Donato Milanese) che gentilmente mi ha “girato” la sua bibliografia aggiornata e ragionata per giovani lettori. I consigli sono rivolti soprattutto agli insegnanti delle scuole secondarie di primo grado che a breve si troveranno a distribuire i compiti per le vacanze… nuove letture per nuovi lettori.

La cernita dei titoli è basata sul catalogo “Scelte di Classe”, progetto a cura dell’associazione Culturale Hamelin di Bologna, prodotto dall’associazione Culturale PlayTown di Roma in collaborazione con l’associazione Alice nella città. I titoli del catalogo sono stati scelti da un Comitato di Selezione composto da esperti del settore.

Per ogni titolo il catalogo presenta una scheda la cui struttura pone attenzione agli aspetti pedagogici, allo sviluppo delle “grandi domande” che ogni testo pone, con “prolungamenti” di volta in volta verso altri libri che a quello possono essere avvicinati e altri titoli dello stesso autore.

Ecco i consigli di Paola:

Libri pubblicati nel 2011

  • Vango, Timotheè Fombelle
  • La storia di Mina, David Almond
  • L’evoluzione di Calpurnia, Jacqueline Kelly
  • The frozen Boy, Guido Sgardoli
  • Il magnifico lavativo, Andrea Paggiaro
  • Be safe, Xavier-Laurent Petit
  • La vera storia di Capitan Uncino, Pierdomen Baccalario

Libri pubblicati nel 2012

  • Sette minuti dopo la mezzanotte, Patrick Ness
  • La stanza delle meraviglie, Brian Selznick
  • Trash, Andy Mulligan
  • Amleto. Dall’opera di William Shakespeare, Gianni De Luca
  • Un’estate lunga sette giorni, Wolfgang Herrndorf
  • La dogana volante, Francois Place
  • Il canto infinito della balena, Jacqueline Wilson

Consigli di lettura: il Verga che non ti aspetti


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Ai miei lettori insegnanti di scuola secondaria di secondo grado, mi sento di consigliare questo agile volume in cui sono raccolte le novelle milanesi di Giovanni Verga. Perché non proporre ai propri studenti queste novelle meno conosciute, ma ugualmente belle ed efficaci come le più celebri Rusticane?

I protagonisti di Per le vie di Giovanni Verga sono gli emarginati della grande città di Milano, negli ultimi decenni dell’Ottocento. Lo scrittore siciliano, a partire dal 1872, frequentando i ritrovi eleganti del capoluogo lombardo, entra in contatto con gli scapigliati Arrigo Boito, Giuseppe Giacosa e Salvatore Farina. Pubblicata per la prima volta dall’editore Treves nel 1883, la raccolta Per le vie comprende dodici racconti di vita cittadina.

Giovanni Verga (1840-1922) fu il massimo esponente del Verismo. Nato a Catania, per seguire la sua vocazione letteraria si trasferì prima a Firenze e poi a Milano. Negli ultimi anni tornò in Sicilia, smettendo di scrivere. La sua produzione si può distinguere in tre fasi distinte: i romanzi storico-patriottici; i romanzi mondani; i romanzi veristi. Questi ultimi, ambientati in Sicilia, comprendono i suoi maggiori capolavori: I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo.

In copertina: Antonio Cazzamali, piazza Fontana, Milano.

Informazioni bibliografiche

  • Titolo del Libro: Per le vie
  • Autore: Giovanni Verga
  • Editore: Gemini Grafica Editrice
  • Collana: Ad Aemilum nonum
  • Data di Pubblicazione: novembre 2013
  • ISBN-13: 978-88-97742-17-3
  • € 10,00

Come nasce una scumegna (soprannome) secondo Alberto Cantoni


Alberto Cantoni

Alberto Cantoni

… in campagna si profitta volontieri di qualche difetto per distinguere meglio una persona dall’altra. Né questo uso può dirsi affatto mancante di qualche ragione. Mettiamo che ci sieno sei Antonii in un villaggio; come si fa a identificarli alla spiccia tutti sei, dove i pochissimi cognomi abbracciano per solito parecchie famiglie per ognuno, e dove tutti si conoscono davvicino e si nominano continuamente? Il più tarchiato si chiamerà Tognone, il più esile Tonino, e il mezzano Tognetto. Restano tre. Uno o due di costoro, in mancanza di soprannomi, dovranno rinunziare alla loro dignità di padri di famiglia per mutarsi, dal nome e delle apparenze della moglie, in «quel della rossa» o in «quel della Cecchina», e l’ultimo, per piccolo difetto che abbia, lo vedrà tosto mutato in nome. E pazienza ancora se si contentassero di chiamarlo così quando è lontano, ma no, ci si abituano tanto da avviare il discorso con un «senti, monco» ovvero con un «ascolta, guercio», come se fosse la cosa più liscia e naturale del mondo. Eppure questa, come tutte le usanze di quaggiù, ha il suo lato buono anch’essa, ed è che l’uomo, il quale si senta chiamare a quel modo dalla mattina alla sera, termina spesso col non badarvi più, ed incurante della espressione ricorda assai meno anche il difetto espresso.

Tratto dal racconto Bastianino (1877)

Il ritorno di un capolavoro: ARABELLA di Emilio De Marchi


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Sono molto felice di segnalarvi questa nuova edizione di Arabella di Emilio De Marchi (é il seguito del Demetrio Pianelli) curata dalla Gemini Grafica Editrice.  Di questo romanzo, scrivevo qualche tempo fa qui sul blog: http://letture.wordpress.com/2013/09/07/541-lettura-arabella-di-emilio-de-marchi/

Ai colleghi bibliotecari, suggerisco di non lasciarsi sfuggire questa bella pubblicazione, dal costo oltretutto molto contenuto.

Protagonisti della vicenda sono il ricco borghese e affarista Tognino Maccagno, suo figlio Lorenzo, dissipatore delle sostanze del padre, e la moglie di quest’ultimo, Arabella, di estrazione più umile e pronta a sacrificare se stessa per mero senso del dovere.
Per salvare la sua famiglia, rovinata economicamente da un’infame truffa del Maccagno, la ragazza accetta di sposarne il giovane e scioperato figlio. La storia prende spesso pieghe melodrammatiche, in armonia col gusto proprio del feuilleton. Il romanzo di scuola verista e naturalista presenta notevoli pagine di ricostruzione dell’ambiente milanese piccolo-borghese.

Emilio De Marchi (1851-1901), laureatosi in lettere nel 1874, si dedicò all’insegnamento presso l’Accademia Scientifica e Letteraria di Milano.  Accanto alla docenza, De Marchi si impegnò in numerose iniziative benefiche, volte alla diffusione dell’educazione presso i ceti popolari. Si misurò con la Scapigliatura milanese, che dominava l’ambiente letterario meneghino nella seconda metà dell’Ottocento, distaccandosene però quasi subito per trovare una via personale alla scrittura, di impostazione chiaramente naturalista. Il suo romanzo più conosciuto è Demetrio Pianelli, pubblicato nel 1890; di tre anni più tardi è Arabella; nel poemetto in prosa ritmata Milanin Milanon rievoca in dialetto una Milano perduta. Dal suo romanzo Redivivo (edito postumo nel 1909), Pirandello trasse la vicenda narrata in Il fu Mattia Pascal. Fu autore anche di testi teatrali e di opere di critica letteraria.

In copertina: Adolfo Tommasi; contadina, secolo XIX
collezione privata.

Informazioni bibliografiche

  • Titolo del Libro: Arabella
  • Autore: Emilio De Marchi
  • Editore: Gemini Grafica Editrice
  • Collana: Ad Aemilum nonum
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2014
  • ISBN-13: 978-88-97742-19-7
  • € 10,00

Quando l’inquinamento era una risorsa (forse)


La Vettabbia a Viboldone (San Giuliano Milanese)

La Vettabbia a Viboldone (San Giuliano Milanese)

Quanto leggeremo di seguito è a dir poco sorprendente anche se… la chiusa fa intendere che tutto ciò che luccica non è oro.

A scrivere è Domenico Berra, avvocato e proprietario fondiario, nel suo saggio “Dei prati del basso milanese” datato 1822.

Descrive le acque più adatte a bagnare le marcite:

Debbonsi eccettuare quelle che si estraggono dalla fossa che circonda la Città di Milano; giacché esse non solo perdono molto dell’originaria freddezza per tutte quelle materie suscettibili di una forte fermentazione che entro vi cadono derivanti dai cessi e dagli scoli delle lavature delle cucine della città, ma depongono anzi sui prati un feracissimo limo molto più potente di qualunque altro concime.

Il più grande ed il più antico scaricatore di tutte le altre acque riunite nel fossato di Milano è il Canale della Vettabbia, le di cui eccellenti acque infino dal secolo decimoterzo erano di proprietà de’ Monaci di Chiaravalle, non meno che degli Umiliati, i quali per verità non hanno tardato ad approfittarsene per l’adacquamento delle loro praterie, come abbiamo fatto osservare qui sopra.

E tale e tanta è la quantità delle materie feconde che vengono portate da queste acque, che la superficie di que’ prati che sono i primi ad essere innaffiati va gradatamente innalzandosi in modo che dopo qualche tempo non si potrebbero più adacquare, qualora non venisse levata tutta quella posatura statavi dalle acque deposta; la qual posatura è per sé stessa un eccellente ingrasso, e come tale viene comperata dagli agricoltori de’ contorni per concimare altri prati.

I fieni però che si raccolgono da queste praterie sono di una qualità molto inferiore a quelli delle altre, e le erbe delle marcite quantunque siano efficacissime a far sì che le vacche producano molto latte, le snervano in modo tale che in brevissimo tempo non sono buone che da macello.

NOTA: La roggia Vettabbia o Vettabia è un canale agricolo in cui si raccolgono le acque derivanti dal Seveso e dalla Mollia, a sud di Milano.

L’amore? Una porta inghirlandata di fiori, ma…


Piero Pollaiuolo - ritratto di Galeazzo Maria Sforza il protagonista della vicenda

Piero Pollaiuolo – ritratto di Galeazzo Maria Sforza il protagonista della vicenda

L’aforisma, se così vogliam chiamarlo, è di Luigi Capranica ne La contessa di Melzo, opera letteraria della seconda metà dell’Ottocento. Nel capitolo XIV del libro I scrive:

Era sentimento nuovo per lei, ne ignorava l’importanza, le gioie, i dolori che possono esserne conseguenza, tutte le grazie che lo ingemmano, tutti gli artifizii che lo profanano. Era una porta inghirlandata di fiori, nella quale entrava sorridente, senza curarsi di sapere se conducesse ad un giardino o al camposanto.

Che dire? Immagine assai efficacie.

548 lettura – Lo scolaro di maestro Michele di Caterina Benedicti


Lo scolaro di maestro michele di Caterina Benedicti

Lo scolaro di maestro michele di Caterina Benedicti

Un tempo avremmo detto: Lo scolaro di maestro Michele è un romanzo per signorine e signorini. Del resto è scritto anche nel sottotitolo: Romanzo educativo. E’ una storia molto carina di moderata disobbedienza, di buoni sentimenti e amori puri. La storia di Caterina Benedicti è divertente, consolatoria nel finale, garbata nello stile, insomma un testo d’altri tempi. Nel tourbillon dei primi sentimenti amorosi di Gigino (il protagonista) e per i caratteri dei personaggi mi ha ricordato le opere di Jane Austin.

Voto: 8,5/10

CURIOSITA’

Su Lo scolaro scrisse nel 1894 la rivista La civiltà cattolica:

Non possiamo tacere che trattandosi di un romanzo educativo, riesce cosa singolare che la religione non vi trovi un cantoncino; il che ove si fosse avverato, non per questo si avrebbero avute le prediche morali, che sogliono riuscire di sovente più fastidiose che utili (avvertimento agli Editori).

LA STORIA

Gigino è un un vero discolo: salta la scuola, disobbedisce al proprio tutore ed è il cruccio della madre. Un giorno, sfuggendo a una punizione, ascolta suonare Maestro Michele e da quel momento decide che da grande sarà, anche lui, un maestro di musica. Lo zio prete si oppone fieramente, lo vorrebbe in seminario e poi all’università, ma maestro Michele persuade il severo parente ad affidarglielo: il ragazzo frequenterà il liceo e lui stesso provvederà, nel tempo libero, alla sua educazione musicale. Il successo, a seguito di alcune fortunate esecuzioni, sorride a Gigino che, terminata la scuola, vuol frequentare il conservatorio di Milano, entrando in conflitto con lo zio. Il ragazzo, ormai adolescente, s’innamora della nipote di maestro Michele, Elisa; tuttavia a Milano è molto corteggiato da Rosetta, figlia di un suo benefattore. Il trionfo di Spartaco, la sua prima opera, conclude la vicenda e anche la delicata storia d’amore…

SCHEDA DEL LIBRO

Autore principale: Benedicti, Caterina
Titolo: Lo scolaro di maestro Michele : romanzo / Caterina Benedicti
Edizione: 2. ed
Pubblicazione : Milano : G. Agnelli, 1928 (Alba, Scuola Tip.)
Descrizione fisica: 287 p. ; 19 cm.

547 lettura – Nel sogno di Neera


Neera

Neera ovvero Anna Zuccari Radius

Nel sogno è  la drammatica storia di due sorelle gemelle, Maria e Mària, orfane e affidate alle cure di un prete asceta, considerato dai montanari un santo. Lui vorrebbe preservare le fanciulle dal male, crescendole isolate dall’umanità e circondate di pace e di serenità. Se Maria conosce solo il bene, per Mària invece non è così: curiosa indaga la natura umana, allontanandosi spesso da casa, e un giorno fuggirà per amore, distruggendo il mondo ideale dei suoi cari. Il tema dominante della narrativa di Neera è l’analisi della condizione femminile. L’autrice, tuttavia, accetta il ruolo socialmente subordinato della donna e si limita, anche in questa vicenda, a rivendicare le ragioni del cuore e della sensibilità femminile. Il romanzo è ben scritto e scorre veloce sotto gli occhi del lettore; comunque, la parte centrale della storia è decisamente più accattivante dell’incipit e dell’excipit. Lettura per un pubblico femminile e adulto.

Benedetto Croce scrisse di Neera:

Quant’abbondanza di pensieri e di affetti nei libri di Neera: a lei bastava aprire le chiuse dell’anima perché ne prorompesse un’onda copiosa e calda…sentiva e meditava come respirava e scriveva allo stesso modo, senza sforzo.

Voto: 7/10

CURIOSITA’

  • Neera è lo pseudonimo di Anna Zuccari Radius.
  • Dimostrò fin da bambina poca propensione allo studio ed insofferenza alla scuola.

SCHEDA DEL LIBRO

Autore principale: Neera
Titolo: Nel sogno / Neera ; con disegno di G. Segantini
Pubblicazione: Milano : Galli di C. Chiesa e F. Guindani, 1893
Descrizione fisica: 156 p., [2] carte di tav. : ill. ; 20 cm.

546 lettura finita – I racconti del mio orto di Francesco Chiesa


Francesco Chiesa - Racconti del mio orto

Francesco Chiesa – Racconti del mio orto

Per gli amanti dell’orto, una raccolta di racconti imperdibili. Francesco Chiesa tra pomidoro, fagioli, piselli e insalate ci propone una serie di piacevolissime e ben scritte novelle di paese. La morale di ogni capitolo è una metafora tratta dal ritmo delle stagioni e dal conseguente sviluppo vegetativo della rigogliosa natura che circonda Villa Flavia, il luogo ove vive il nostro ortolano-contabile-filosofo. Con sua figlia Mira (una ragazzona di poche parole), la pungente vicina di casa Dirce e la miriade di curiosi personaggi che, per un motivo o per l’altro, si trovano a passare dal suo appezzamento di terra, Chiesa ci narra gustosi sprazzi di vita campestre della Svizzera Italiana. L’opera dispensa perle di saggezza popolare, diversi sorrisi e segreti per migliorare il proprio orticello.

Il critico Pio Fontana scrisse:

Ha dato inizio a una stagione nuova nella cultura della Svizzera italiana, che, dopo gli interessi quasi esclusivamente politici dell’Ottocento, si rivolge alla poesia e alla letteratura con la coscienza precisa della propria condizione e di certi valori da recuperare e da difendere.

Voto: 9/10

CURIOSITA’

  • Francesco Chiesa visse ben 102 anni.
  • Fu, tra altre occupazioni, conservatore artistico tra il 1909 e il 1959, in qualità di presidente della Commissione cantonale dei monumenti storici ed artistici.

SCHEDA DEL LIBRO

Autore principale: Chiesa, Francesco <1871-1973>
Titolo: Racconti del mio orto / Francesco Chiesa
Pubblicazione: Milano : A. Mondadori, 1929
Descrizione fisica: 236 p. ; 19 cm.

Quando il nomen sarebbe meglio non fosse omen


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Bartolomeo Colleoni detto Bartolomeo Coglione

La frase Nomen omen è una locuzione latina che, tradotta letteralmente, significa “il nome è un presagio”…

Vi sono alcuni casi (letterari e, in questo specifico romanzo, storici) in cui sarebbe bene non applicare il detto degli antichi romani.

Si legge infatti, in una nota a pagina 20 de La contessa di Melzo, romanzo storico di Luigi Capranica (terza edizione del 1879), di una Historia della vita et fatti dell’eccellentissimo Capitano di guerra Bartolomeo Coglione, scritta per M. Pietro Spino.

Una rapida ricerca (http://it.wikipedia.org/wiki/Bartolomeo_Colleoni) e apprendo che della casata, orgogliosa del patronimico, appartiene anche un Sozzon de’ Coglioni

Bel modo per finire l’anno…

A tutti gli amici de IL QUADERNO… auguro uno splendido 2014!

 

 

Pubblicato in GU il DECRETO DESTINAZIONE ITALIA in cui vi sono le “Misure per favorire la diffusione della lettura”


gazzetta ufficiale

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DECRETO DESTINAZIONE ITALIA in cui vi sono le Misure per favorire la diffusione della lettura.

Art. 9 Misure per favorire la diffusione della lettura

1. Nell’ambito di apposito Programma Operativo Nazionale della prossima programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali comunitari,
previa verifica della coerenza con le linee di intervento in essa previste ed a seguito dell’approvazione della Commissione europea, e’
disposta l’istituzione di un credito di imposta sui redditi delle persone fisiche e giuridiche con decorrenza dal periodo d’imposta determinato con il decreto di cui al comma 5 e fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2016, per l’acquisto di libri muniti di codice ISBN.
2. Il credito di imposta di cui al comma 1, fermo il rispetto dei limiti delle risorse complessive effettivamente individuate per ciascun anno nell’ambito del Programma operativo nazionale di riferimento, e’ pari al 19 per cento della spesa effettuata nel corso dell’anno solare per un importo massimo, per ciascun soggetto, di euro 2000, di cui euro 1000 per i libri di testo scolastici ed universitari ed euro 1000 per tutte le altre pubblicazioni.
3. L’acquisto deve essere documentato fiscalmente dal venditore. Sono esclusi gli acquisti di libri in formato digitale, o comunque gia’ deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo.
4. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro 30
giorni dall’adozione dell’intervento all’interno del programma operativo nazionale di riferimento, sono definite, conformemente al regolamento (CE) n. 1998/2006 della Commissione del 15 dicembre 2006 relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato sul
funzionamento dell’Unione europea agli aiuti di importanza minore («de minimis»), le modalita’ per usufruire del credito d’imposta e
per la comunicazione delle spese effettuate ai fini della verifica di capienza dei fondi annualmente disponibili, la documentazione fiscale
che deve essere rilasciata dal venditore, il regime dei controlli sulle spese nonche’ ogni altra disposizione necessaria per il monitoraggio dell’agevolazione ed il rispetto del limite massimo di risorse stanziate.
5. Previa verifica della coerenza con le linee di intervento in essa previste, fruibili a seguito dell’approvazione da parte della Commissione europea del Programma Operativo Nazionale relativo alla Competitivita’ di responsabilita’ del Ministero dello sviluppo economico, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per la coesione territoriale, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie e con il Ministro dello sviluppo economico, e’ stabilito l’ammontare dell’intervento nella misura massima di 50 milioni di euro a valere sulla proposta nazionale relativa alla prossima programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali comunitari.
6. Il credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale il beneficio e’ maturato. Esso non concorre alla formazione del reddito, ne’ della base imponibile dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, ed e’ utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni.
7. Le risorse individuate ai sensi del comma 5, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato e successivamente riassegnate, per le finalita’ di spesa di cui al presente articolo, ad apposito programma dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze. A tal fine, il Ministero dello sviluppo economico comunica al Fondo di rotazione di cui all’articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183, gli importi comunitari e nazionali riconosciuti a titolo di credito di imposta da versare all’entrata del bilancio dello Stato.

545 lettura finita – Il ritorno di Bertoldo di Alfredo Panzini


Il ritorno di Bertoldo di Alfredo Panzini

Panzini mi ha divertito con il suo ritorno di Bertoldo: una suggestiva apologia dell’agricoltura di un tempo davanti al progresso che allora avanzava. E’ un’opera narrativa e non un saggio (così secondo l’opac del sistema bibliotecario nazionale), anche se io propenderei più per classificarla secondo quest’ultimo genere piuttosto che per l’altro. E’ opera ricca di citazioni greche e latine dal lessico colto, più orientato a un pubblico “alto” piuttosto che ai Bertoldi, ossia i contadini, di cui ne narra le gesta. Panzini mescola tradizione popolare e cultura classica giocando e stupendo allo stesso tempo il lettore. La critica, però, non ha sempre apprezzato ciò. Infatti, Cesare Angelini, nel 1942 scriveva:

E con la difficoltà a disciplinare l’incoerenza della vita, ne segue spesso la difficoltà a armonizzare i toni della scrittura. Sicché, da una pagina ov’è l’eco lucente d’un pensiero di Platone, caschi in un’altra ove stride la barzelletta di Bertoldo, o in un’altra dove il nostro filosofo, vittima delle contraddizioni in cui s’impiglia, somiglia a don Ferrante che se la prende con le stelle.

L’ultima edizione dell’opera è del 1936 ed è, a mio parere, assente ingiustificata dalle librerie.

Voto: 8,5/10

BERTOLDO, un sagace contadino da Treccani .it

Il personaggio di Bertoldo trae le sue origini dal modello popolare dell’uomo rozzo, incolto, non nobile, ma dotato di naturale intelligenza e di cervello fino. Egli vuole rivendicare la dignità umana di tutti i contadini, soggetti a millenarie umiliazioni. Questo modello era già presente nel Medioevo, soprattutto nelle novelle narrate dai cantastorie nelle piazze, nelle fiere e durante le feste.

CURIOSITA’ cristinacampo.it

Nel 1936 fece pervenire alla segreteria di Mussolini il “romanzo” Il ritorno di Bertoldo, corredato d’una dedica autografa che risentiva, in quel tempo d’autarchia, dei crescenti umori ruralistici “A S. E. Benito Mussolini. (Questa è la prima copia del libro. Possa essere accolto con benevolenza da Lei che ha ridato nobiltà all’agricoltura. Devotamente, Alfredo Panzini, Primavera, 1936. XIV”).

Scheda del libro

Autore principale: Panzini, Alfredo
Titolo: Il ritorno di Bertoldo / Alfredo Panzini
Pubblicazione: Milano : A. Mondadori, ©1936
Descrizione fisica: 165 p. ; 20 cm

Suggestioni macchiaiole / 6


Llewelyn Lloyd, Marciana Marina (Giardino di casa Lloyd), 1916

Llewelyn Lloyd, Marciana Marina (Giardino di casa Lloyd), 1916

Più è forte la luce, più è densa l’ombra.

Così, se camminando per il vialetto di ghiaia non mi scorgerai, non t’inquietare. Si stupiscono ormai solamente coloro che vengono a visitarmi per la prima volta. Chi è di casa, invece, riconosce la mia sagoma atra anche nella più fitta oscurità.

Marta, da molti lustri la mia fedele custode, mi considera un vetusto oriolo. Osservandomi, dice lei, è come guardare le lancette della pendola: la mia positura nel soggiorno scandisce lo scorrere del tempo e i miei richiami consuetudinari sono come  il battere dell’ora.

Mi desto prima dell’alba, quando il Tirreno e il cielo sono tutt’uno: un infinito spazio nero ove le tremole stelle, specchiandosi nell’acqua abbonacciata, si confondono con i lumi dei leudi al largo. Sdraiato attendo paziente il delinearsi dell’orizzonte, l’inesorabile sfumare della tenebra. In quell’ora antelucana, mi sono invisibili compagni il garrire del gabbiano, il fischio del merlo e lo starnazzare della pernice.

Al levar del sole, allorché le chete onde paion essere di oro fuso e i primi raggi accarezzano le solide rocce del monte, dischiudo l’uscio del salotto e, inebriato dal giorno nascente, miro il trionfo di colori che si manifesta innanzi a me.

Sono quelli i fiori della mia Laura che non è più. Di lei mi sono rimasti la lapidea memoria al camposanto, che le mie deboli gambe non possono raggiungere; una sbiadita fotografia sul comò, che non rende giustizia alla sua venustà; una manciata di ricordi felici, che serbo nel cuore, e questo meraviglioso giardino che ancora posso toccare.

Son qui, ora, mi vedi? Oltre l’anta spalancata. Odoro la salmastra brezza intrisa del nidore delle roseto. Lei è lì, china sopra il cespuglio della canina e ne coglie alcuni boccioli. Si volta, mi guarda e accenna di avvicinarmi…

Una mano appoggiata alla spalla mi trattiene sulla seggiola. E’ Marta che delicatamente mi scuote: è il momento del desinare. Al sussurrar delle fronde mi sono assopito e sognavo.  Laura si è dissolta nell’abbacinante lucore del mezzogiorno e il dolore mi preme il petto. Vedo, tuttavia, quel variopinto mostrarsi di petali sgargianti e non posso fare a meno di sorriderle.

© Gabriele Prinelli, 2013 (gprinelli@gmail.com)

Le altre suggestioni macchiaiole

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Chi sono i macchiaioli?

Il movimento dei Macchiaioli nasce di fatto nel 1856, affermando che la forma non esiste, ma è creata dalla luce, come macchie di colore distinte o sovrapposte ad altre macchie di colore, perché la luce, colpendo gli oggetti, viene rinviata al nostro occhio come colore.

Il termine macchiaioli venne usato per la prima volta sulla Gazzetta del Popolo nel 1862.

I giovani pittori proveniente dalle esperienze della guerra che gli italiani avevano combattuto per l’Unità d’Italia, avvertivano, impellente, la necessità di confrontare il loro lavoro artistico con i cambiamenti artistici in ambito europeo, soprattutto con quanto stavano facendo i pittori in Francia.

Molti furono i pittori italiani che lavorarono in questo senso, ma questo è l’unico movimento che merita  il nome di scuola, sia per la comunità di intenti che legava i componenti del gruppo provenienti da diverse regioni e tradizioni artistiche, sia per l’alta qualità complessiva dei risultati pittorici raggiunti. Tratto da: http://www.settemuse.it/arte/corrente_macchiaioli.htm

Llewelyn Lloyd (da wikipedia)

Di origine gallese, mosse i suoi primi passi nella città labronica nella scuola di Guglielmo Micheli con Amedeo Modigliani, Oscar Ghiglia e Gino Romiti. I migliori del gruppo attirarono le attenzioni di Giovanni Fattori, e Lloyd fu uno di quelli che venne invitato all’Accademia di Belle arti di Firenze. Qui entrò in contatto con l’ambiente fiorentino in cui dettavano legge pittori macchiaioli come Telemaco Signorini e Adriano Cecioni, avvicinandosi allo studio dell’arte italiana del Quattrocento.
La sua prima fase pittorica fu all’insegna di un conservatorismo stilistico ammorbidito nei toni, in grado di coniugare tendenze classiche e aspirazioni moderne. Fu, tuttavia, l’ascendente che Plinio Nomellini esercitò su di lui a portarlo nel solco del divisionismo, uno stile che ebbe modo di sviluppare nel tempo, utilizzando come scenari naturali la Liguria (le Cinque Terre) e la Toscana (campagna pisana e livornese).
Divenne allora uno degli esponenti di punta, insieme a Plinio Nomellini, Benvenuto Benvenuti e Guglielmo Amedeo Lori, di quello che a posteriori è stato definito il Divisionismo toscano. L’infatuazione fu però breve, tanto che già al momento del suo soggiorno all’Isola d’Elba evidenziò un cambio di rotta nella sua pittura, che lo riporta su binari più convenzionali.
I successivi trent’anni vennero vissuti in un crescendo di emozioni artistiche, prodotte dal numero elevato di rassegne a cui partecipò. Nel 1929 trovò anche il tempo per dare alla luce un importante saggio di storia dell’arte La pittura dell’ottocento in Italia, in cui celebrava la figura di Giovanni Fattori e si soffermava sul debito virtualmente contratto dalle avanguardie artistiche (espressionismo, cubismo, futurismo etc.) nei confronti dei primitivi toscani (senesi) del Quattrocento.
Le vicende pittoriche di Llewelyn Lloyd si conclusero nel 1944, quando venne internato nel campo di concentramento di Fossoli e poi in Germania, per via delle sue origini gallesi. Ebbe comunque tempo di ritornare in Italia, dove si spense a Firenze.
La pittura di Lloyd, scevra da compromessi ideologici, potrebbe essere definita con tre aggettivi: aristocratica, asciutta, nitida.

“La gocciolina che voleva viaggiare con Babbo Natale” di Gabriele Prinelli


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«Voglio viaggiare con Babbo Natale» disse Paolina la gocciolina.

«A te piace scherzare» le rispose la sua amica Lellina. «Siamo nel Mar dei Caraibi e non al Polo Nord».

 Paolina all’osservazione della sua compagna, non si scoraggiò: «Oggi evaporo e vado da lui».

«A te, manca una rotella» scherzarono le altre goccioline del mare. «Qui fa un bel calduccio, mentre là si battono i denti dal freddo».

 Paolina non le ascoltò nemmeno. Il suo desiderio di incontrare Babbo Natale era troppo forte.

Lo vedeva passare ogni anno con la slitta sopra la sua testa e invidiava tutti coloro che lo accompagnavano a distribuire i doni ai bambini.

 «Come farai?» le domandò un’altra lì vicino.

«Diventerò un fiocco di neve» affermò lei con entusiasmo.

 A mezzogiorno, quando il sole dei tropici scalda come in nessun altro luogo della terra, Paolina salì in superficie e in un momento cominciò a salire in alto. Non era più una goccia del mare; si era trasformata in vapore.

 Nel cielo, incontrò il vento e cominciò così il suo viaggio.

 Com’era bello il mondo visto dall’alto. Il mare era proprio blu, mentre la terra era di tanti colori: verdi le campagne, rossi i tetti delle città, bianche le cime innevate delle montagne…

Più il vento la spingeva a settentrione, più cominciò a sentire freddo.

Sopra la Spagna, Paolina si trovò dentro una grossa nube e insieme alle sue compagne d’avventura attraversò l’Europa.

Si teneva in disparte, chiedendo a tutti dove fosse la casa di Babbo Natale. Non voleva rischiare di diventare pioggia o neve prima della sua meta.

 Alla vigilia di Natale, finalmente, sotto i suoi piedi, notò un gran fermento. Enormi pile di regali erano trasportate da laboriosi gnomi che caricavano una grande slitta, a cui era attaccata una lunga fila di animali con le corna: le renne.

 Subito, fu certa di essere arrivata e sgomitando, si presentò al reparto di lancio. Congelò e poco dopo cominciò a cadere leggera leggera come neve.

 Proprio in quel momento Babbo Natale uscì di casa.

Ora o mai più pensò e, vorticando nel vento, mirò proprio il cappello rosso.

 Che emozione!

 Con un Oh! fortissimo, Babbo Natale incitò le renne a partire e in men che non si dica la slitta si alzò in volo.

 Dopo un’infinità di consegne in tutto il mondo, Paolina passò proprio sopra il mare dove di solito galleggiava.

«Ah» disse tra sé e sé «se mi vedessero le mie amiche come sono felice… è il più bel regalo di Natale che potevo ricevere. Un giorno tornerò e racconterò loro questa incredibile avventura».

I sogni a volerlo, si avverano per davvero.

Bibliografia natalizia


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Una piccola bibliografia  natalizia (non molto ragionata) di autori italiani, per grandi e piccini. Buon Natale e buona lettura!

Genovese, Claudia

Uno strano Natale / C. Genovese

Ozzano Emilia : Malipiero, 1982

Mugliari, Sergio

Il Natale del bandito / Sergio Mugliari

Milano : Guido Miano, 1979

De Dominicis, Lucio

Il regalo di Natale : racconti / Lucio De Dominicis ; prefazione di Angelo Calabrese

Napoli : IGEI, 1982

Pomilio, Mario

Il Natale del 1833 : romanzo / Mario Pomilio

Milano : Rusconi, 1983, stampa 1982

Vitali, Andrea <1956- >

Come fu che Babbo Natale sposò la Befana / Andrea Vitali ; illustrazioni di Gianluca Biscalchin

Milano : Mondadori, 2013

Bellaspiga, Lucia

E se poi venisse davvero? : Natale in casa Buzzati / Lucia Bellaspiga

Milano : Ancora, 2010

Solinas Donghi, Beatrice

Natale non mio / Beatrice Solinas Donghi

Milano : Feltrinelli, 1961

Cappa, Francesco

Il Natale di sempre

Vercelli : SETE, 1975

Tre racconti di Natale / Antonio Greppi, Primo Mazzolari, Lorenzo Milani

Vicenza : La locusta, 1969

Racconti di natale / [di] Giovanni Arpino … [et al.] ; 28 disegni di Fabrizio Clerici

Roma : EDI-Europa, 1966

Celano, Vincenzo

Beccacce di Natale : racconti

Gubbio : Oderisi, 1972

Fiume, Salvatore

Che ansia quel Natale!

Ragusa : Leggio & Diquattro, 1972

Cherchi Tidore, Lina

Natale a Orgosolo / Lina Tidore Cherchi

Cagliari : Editrice sarda Fossataro, \1976!

Guareschi, Giovanni

La favola di Natale / Guareschi ; illustrata dall’autore ; musiche di Arturo Coppola

Milano : Rizzoli, 1971

Moretti, Ugo

Natale in casa d’appuntamento

Roma : Trevi editore, 1976

Bruck, Edith

È Natale, vado a vedere : racconto / Edith Bruck

Milano : V. Scheiwiller, 1962

Longo, Selma

Il vecchio della montagna : racconto di Natale / disegni di Edina Prochet

Torino : Claudiana editr., [1963?]

Ciampitti, Franco

Mille miliardi di miglia : fantasia di Natale / Franco Ciampitti

Roma : ?s.n.?, 1974 (Roma : Istituto grafico tiberino)

Capalozza, Teodosio

Il trittico di Natale : contiene: 1. La piu bella lettera scritta a Babbo Natale; 2. Babbo Natale riceve anche lui un magnifico dono; 3. Anguille, capitoni e capponi

Roma : T. Capalozza, 1965

Buzzati, Dino

Lo strano Natale di Mr. Scrooge e altre storie / Dino Buzzati

Milano : A. Mondadori, 1990

Angelucci, Piero

Dono di Natale : notti di buio, notti di luce a Roma / Piero Angelucci

°Roma! : Archeobiblio, 2004

Moretti, Ugo

Natale in casa d’appuntamento / Ugo Moretti

Firenze : Vallecchi, [1963]

Patrone, Paola

Il nostro Natale / Paola Patrone

Milano : Mursia, 2009

Polita, Chiara

Buon Natale / Chiara Polita

[S.l. : s.n.], 2011

Caricari, Vincenzo

Racconti di Natale / Vincenzo Caricari

Bergamo : Corponove, 2003

Adivincula, Simona

Arriverà Babbo Natale? / Simona Adivincula ; illustrazioni di Cristina La Padula

Barzago : Marna, 2008

Detti, Ermanno

Il Natale dell’asinello / Ermanno Detti ; illustrazioni di Sophie Fatus

Milano : Fatatrac, 2010

Bellemo, Cristina

25 storie di natale / Cristina Bellemo ; illustrazioni di Manuela Simoncelli

Padova : Edizioni Messaggero, 2008

Glorini, Elena

L’ infanzia di Babbo Natale / Elena Glorini

Vidigulfo (PV) : Edigiò, [2008]

Sgardoli, Guido

Natale allo zoo / Guido Sgardoli ; illustrazioni di Stefano Turconi

San Dorligo della Valle : EL, 2009

Morucci, Andrea

Magico Natale, Mr Pym! / di Andrea Morucci

Milano : Il gioco di leggere Edizioni, c2010

Moore, Clement Clarke

La magica notte di Natale / Clement C. Moore, Ted Rand

Milano : Nord-Sud, 2006

Galletti, Rossella

Fra’ Lieto e il tarlo del Natale / Rossella Galletti

Cremona : Nuova editrice cremonese, stampa 2007

Wandrey, Guido

Il Natale : il mio primo grande libro / di Guido Wandrey

Cornaredo : Il castello, 2010

Grazzani, Roberta

Babbo Natale va in vacanza a Riccione / Roberta e Walter Grazzani ; illustrazioni di Lucia Salemi

Casale Monferrato : Piemme junior, 2004

Ferrero, Bruno

25 storie di Natale + una / Bruno Ferrero ; illustrazioni di Franca Vitali

Torino : Piccoli ; Gorle : Velar ; Cascine Vica : Elledici, [2009]

Pasquali, Elena

Storie di Natale… in due minuti / Elena Pasquali, Nicola Smee

Trapani : Il pozzo di Giacobbe, 2012

Mecconi, Beppe

La notte che mio nonno pescò Babbo Natale / testo e illustrazioni di Beppe Mecconi

La Spezia : M-Quaderni, 2013

Mastrangelo, Silvia <regista>

New York : che fine ha fatto Babbo Natale? / di Silvia Mastrangelo ; illustrazioni di Lorenzo Terranera

Milano [etc.! : Bevivino, [2009!

Delitti per le feste / [scritti di] Stefano Tura, Maurizio Matrone

Reggio Emilia : Aliberti, [2005]

Stelzer, Franco

Il nostro primo, solenne, stranissimo Natale senza di lei / Franco Stelzer

Torino : Einaudi, °2003!

Ruggeri, Enrico <1957- >

Non si può morire la notte di Natale : romanzo / Enrico Ruggeri

Milano : Baldini & Castoldi, 2012

De Giovanni, Maurizio

Per mano mia : il Natale del commissario Ricciardi / Maurizio De Giovanni

Torino : Einaudi, 2011